Tradizione e dintorni: alla larga dalle contaminazioni!

Nota di Radio Spada: l’articolo dell’amico Geranius si inserisce con passione in un lungo dibattito tenuto negli scorsi anni sulle pagine del nostro blog. La questione delle interazioni tra cattolicesimo integrale e ideologie politiche (siano esse dell’Ottocento che del Novecento) è oggetto di  discussioni, polemiche, severi scambi di battute, libri e conferenze: Radio Spada, sempre attenta a stimolare dibattito, auspica sia sempre temperato dal buon senso e dal buon gusto. Buona lettura! (Piergiorgio Seveso)
di Geranius
Nel nostro mondo, quello dell’impropriamente detta Tradizione, spesso si passano ore a spaccare il capello in quattro, magari online, sulla spiegazione più plausibile alla catastrofe ecclesiale post CVII, vero e proprio abominio della desolazione. Ci si accapiglia, si arriva spesso all’insulto e alle volte si perde pure del tempo prezioso.
Constatiamo invece come quasi sempre si tenda a glissare su letture ambigue, amicizie pericolose, suggestioni politico-filosofiche che poi influenzano inevitabilmente anche il modo di analizzare ed agire, oltre a creare confusione e fraintendimenti. Tra Forze più o meno Nuove, simboli blasfemi di croci che diventano fasci, pagine che pretendono di accostare il teschio coronato d’alloro degli arditi al Cattolicesimo e ti chiedono pure il like su facebook, non se ne può più. Non se ne può più di mancanza di senso della storia, di semplificazioni e mistificazioni sul “fascismo regime cattolico”, di dimenticanze e omissioni.
Così si esalta il Concordato e la scelta, unicamente personale, dell’eccellente monsignor Benigni di avvicinarsi al fascismo. Ci si dimentica troppo spesso delle prese di posizione chiare della Santa Sede, delle violenze fasciste contro le associazioni cattoliche nel 1931 che «Furono sopraffazioni, spesso sanguinose, devastazioni che giunsero a sacrileghe profanazioni di crocifissi spezzati, di immagini pie sfregiate, di ritratti del papa stracciati e calpestati fra grida di “abbasso” e di “morte” all’Azione Cattolica e al sommo pontefice, e canzoni blasfeme e oscene, ed offese ai sacerdoti» come ricorda il cattolico intransigente conte Dalla Torre. Non ci si rende conto che la troppa dimestichezza con drappi tricolori, mazziniani e garibaldini, rune e pruriti evoliani, portano ad ubriacature che danno alla testa e alla lunga fanno sbattere contro al muro. Significa condividere la propria strada con gli eredi di coloro che hanno fatto della lotta al Cristianesimo e all’autorità spirituale e temporale della Chiesa la loro ragione di vita.
Se è vero infatti che nelle attuali contingenze, temi quali quello della lotta all’invasione allogena e al meticciato imposto dalle forze mondialiste, possono portarci su una lunghezza d’onda simile a quella di altre realtà, bisogna sempre interrogarsi sul perché e a qual fine….il paganesimo e l’annesso culto di una razza? Lo stile di vita “occidentale” e le sue false “libertà” che ci hanno ormai condotto alla rovina? E’ infatti la consapevolezza che “portae inferi non praevalebunt” e che non dobbiamo essere di questo mondo ma siamo fatti per un’altra Vita, ciò che ci deve spronare nel nostro agire politico e sociale, ai fini di edificare o meglio restaurare una civiltà il cui fine sia il condurre gli uomini a conquistare l’ambito premio della Vita Eterna.
Perché senza la Fede e la fiducia nella Divina Provvidenza si rischia di fare la tragica fine del brillante storico francese Dominique Venner, che nel maggio 2013, per protestare contro la perdita d’identità dell’Europa e la grande sostituzione dei suoi popoli, si suicidò nella Cattedrale di Notre Dame.
Non abbiamo dunque bisogno di ideologie figlie della rivoluzione, si fondi invece la nostra azione sull’insegnamento di Nostro Signore Gesù Cristo, sul Magistero Perenne e sulla Dottrina Sociale della Chiesa, sulle Encicliche dei Papi (quelli veri), sul tomismo e sugli scritti di buoni autori cattolici tra i quali, in questa occasione, vogliamo menzionare don Julio Meinvielle per l’importanza da lui data ai temi della politica e dell’economia. Semmai per non doverci affidare a braccia robuste ma dal pedigree ambiguo in situazioni di grave necessità, iniziamo fin da subito a irrobustire e a temprare le nostre braccia e i nostri corpi. Ad Maiorem Dei Gloriam.

 

 

 

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