Aubrey de Vere: il poeta che rivestì la Madonna del verde vessillo d’Irlanda

di Luca Fumagalli

Aubrey de Vere (1814-1902) è uno dei pochi poeti del XIX secolo che è riuscito – almeno in parte – a sfuggire alle strette maglie di quel sentimentalismo e di quella banalità che purtroppo affliggevano molta della lirica cattolica dell’epoca.

De Vere era nato in Irlanda, rampollo di una nobile famiglia protestante di origine inglese. A Oxford rimase colpito dalla personalità di John Henry Newman, ma per la sua conversione si dovette attendere il 1851.

Negli anni precedenti, quando la tristemente nota carestia irlandese stava mietendo vittime in tutta l’isola, de Vere si era distinto come abile polemista, scrivendo un libro, English Misrule and Irish Misdeeds (1848), in cui il malgoverno britannico veniva messo alla berlina senza troppi complimenti. L’Irlanda, paese al quale si sentì sempre di appartenere nonostante il retaggio inglese, gli ispirò pure alcuni dei suoi versi migliori (colmi di rimandi a Wordsworth e Coleridge, i suoi autori preferiti).

Un ottimo esempio è la poesia Róisín Dubh (The Black Rose). Il titolo, tratto da una celebre canzone del XVI secolo, si riferisce a una triste figura femminile, metafora delle sofferenze ingiustamente patite dagli irlandesi a causa degli inglesi. Nel testo di de Vere i riferimenti biblici sono molteplici così come le allusioni alla donna per eccellenza, Maria, la madre di Dio, una figura che lentamente va a sovrapporsi alla Black Rose della canzone originale.

Per quanto i componimenti religiosi di de Vere non raggiungano mai la qualità di quelli profani, le sue poesie mariane – Mater Salvatoris, Sancta Maria e Mater Christi – sono affettuosi prodotti di una Fede sincera, solo parzialmente rovinati da un tono generalmente troppo enfatico e da un uso tutt’altro che misurato delle esclamative. W. B. Yeats, il bardo d’Irlanda, colse perfettamente nel segno quando, con malcelato sarcasmo, scrisse che per godersi appieno le liriche di de Vere, il lettore ha bisogno «di un abito domenicano, di un chiostro e di un breviario».

Al netto dei limiti, la poesia di Aubrey de Vere merita comunque una certa attenzione. I suoi versi, al pari di quelli di padre Frederick William Faber o di Coventry Patmore, furono all’origine del revival culturale cattolico nel Regno Unito, una resurrezione artistico-letteraria che, verso la fine dell’Ottocento, avrebbe prodotto piccoli e grandi capolavori.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.