[DA SENTIRE] La redenzione di Cam: i primi regni cristiani in Africa

In esclusiva la registrazione audio della 516° conferenza di formazione militante,

tenuta il 19 ottobre 2018

festa di San Pietro D’Alcantara

e pubblicata su Youtube il  24 ottobre

festa di san Raffaele Arcangelo

a cura della Comunità Antagonista Padana

dell’Università Cattolica del Sacro Cuore:

parla Charlie Banyangumuka, introdotto da Piergiorgio Seveso. Buon ascolto!

Un commento a "[DA SENTIRE] La redenzione di Cam: i primi regni cristiani in Africa"

  1. #Sal   30 Luglio 2019 at 12:11 am

    Non mi piace che Charlie insinui una colpa del Portogallo in quella che è stata una vicenda relativamente facile da decifrare in senso opposto alla luce della Provvidenza divina.

    Papa Niccolò V aveva concesso al re del Portogallo il padronato su tutte quelle regioni africane in cui è incluso il bacino del Congo, e quindi piena libertà nella selezione dei vescovi (fermo restando il potere di veto del Papa).

    La protesta dei congolesi, dalle parole di Charlie, non sembra affatto che fosse motivata da un qualche mancato adempimento dei propri doveri da parte della corona lusitana, (ad esempio penuria di presbiteri), ma da un piuttosto sciocco etnonazionalismo. Chi volesse obiettare che il Portogallo d’altronde esercitava una supremazia imperiale su base etnica, non solo giudica in modo superficiale (esistono molti motivi validi e genuini per cui lo stato e la chiesa portoghesi potessero non fidarsi di ordinare congolesi in quella fase storica) ma soprattutto pone un problema non conferente, perché l’origine etnica dei presbiteri è indifferente per la santità della Chiesa, e non può pertanto essere la base per giudicare la Chiesa e l’autorità legittima (che anzi, non può proprio essere giudicata in nessun caso).

    Di fatto effettuare una spedizione diplomatica per questa ragione, usando la Spagna (quindi in aperta ostilità alle regole sulle zone di influenza stabilite dal Papato col trattato di Tordesillas) fu un atto prossimo allo scisma, e probabilmente questo fu il motivo per cui Dio vessó con numerose prove il diplomatico, che ragionevolmente non aveva colpe personali nella vicenda, ed anzi, la sua eroica fortezza è probabilmente la sola ragione per cui Dio ha concesso la grazia del vescovado di Sao Tomé.

    Nonostante questa grazia non sembra però che il regno del Congo ne sia uscito santificato, visto che anzi, ha iniziato a destabilizzarsi. In nessun caso si può colpevolizzare per ciò la tratta degli schiavi, che fu autorizzata per il re del Portogallo da Papa Niccolò V col medesimo documento precedentemente citato, Romanus Pontifex, e pertanto è per lo meno prossima allo scisma la condanna della tratta mossa da Charlie. (NB in nessun caso le condanne di Gregorio XVI in In Supremo Apostolatus possono riferirsi logicamente e cronologicamente alla tratta portoghese eseguita legamente).

    Non c’è dubbio che l’arruolamento di mercenari olandesi (tra l’altro verosimilmente protestanti) per combattere l’influenza portoghese sia stato un vero e proprio atto di scisma dello stato congolese. Ne segue che non sia biasimevole dal punto di vista cristiano l’impiego di mercenari pagani contro di esso.

    La morte in battaglia del re e la distruzione della cattedrale calata dal cielo dagli angeli sono in tal senso un chiaro segno. Se con una vittoria in battaglia di un re e la comparsa di una cattedrale Dio aveva voluto manifestare la sua benedizione e la volontà del mantenimento dell’autorità portoghese sulla regione (come riconosce Charlie) ha perfettamente senso che gli eventi opposti abbiano significato la maledizione e l’abbandono da parte di Dio dello stato congolese come conseguenza dell’insurrezione antiportoghese.

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