[GLORIE DEL CARDINALATO] S.E.R. Cardinale Alfredo Ottaviani (1890-1979)

Alfredo Ottaviani, nasce a Trastevere il 29 ottobre 1890 da padre fornaio in una famiglia cattolica fervente. È un figlio del popolo e al suo popolo, soprattutto ai fanciulli da educare in Cristo, rimase sempre legato anche quando fu esaltato ai vertici della Chiesa: “Romano di nascita, di sangue, di spirito, persino romanesco perché figlio del popolo”. Sacerdote nel 1916, Sottosegretario della Congregazione per gli Affari Ecclesiastici Straordinari nel 1928, Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato nel 1929. Nel 1935 fa il suo ingresso come Consultore nella Suprema Sacra Congregazione del Sant’Offizio: nel 1953 ne diventa Pro-Segretario e nel 1959 Segretario. L’ultimo capo di quella gloriosa istituzione, benemerita alla Chiesa e alla Civiltà, che fu l’Inquisizione Romana, istituita da Paolo III il 21 luglio 1542 e soppressa da Paolo VI il 7 gennaio 1965. Nel 1953 Pio XII lo riveste della Sacra Porpora, assegnandogli la Diaconia di Santa Maria in Domnica. Vescovo nel 1962, eletto e consacrato da Giovanni XXIII. Protodiacono dal 1961 al 1967 annunziò l’elezione di Paolo VI e lo incoronò. Espressione di una Chiesa controcorrente e sicura nella Verità consegnatale, bonario ma inflessibile contro l’errore, avversò fieramente – tra mille difficoltà ed opposizioni e anche fallimenti – il pensiero dominante, dal comunismo all’apparenza intramontabile al neomodernsimo che, sebbene condannato da Papa Pacelli, menava strage nel campo cattolico, fino al democratismo cristiano che si serve della Chiesa e non serve la Chiesa. Non si vergogna neppure di difendere – e con ragione – anche la bestia nera della modernità atea e dei cattolici col complesso di inferiorità verso di essa: l’Indice dei Libri Proibiti (anch’esso abolito da Paolo VI). Durante il Concilio, che pure aveva ispirato e laboriosamente preparato, si batté per l’ortodossia, patendo gli attacchi dell’alleanza renana: il 30 ottobre 1962 si vide il Cardinale Alfrink, uno dei caporioni del progressismo, spegnere il microfono a un vecchio cieco che non si era accorto che il tempo a sua disposizione era passato. Chiuso il Concilio, cercò in tutti i modi arginare la marea montante della contestazione distruttrice del neomodernismo, ma un lento e progressivo eclissamento sia fisico sia morale lo porterà alla morte il 3 agosto 1979. L’epitaffio così lo descrive: “Christum et Ecclesiam vehementer dilexit. Semper Idem”.
Per onorare la memoria di questa Gloria recente ma non meno splendida del Romano Cardinalato, offriamo ai lettori alcuni stralci dei suoi discorsi, interventi ed insegnamenti, eco fedelissima dell’Insegnamento della Chiesa e dei Papi.

Non è più Chiesa se non è maestra; e se non corregge non è maestra. Insegnare significa anche correggere, perché la verità non si porge agli uomini senza respingere gli errori … c’è in particolare la questione dell’Indice. L’Indice si dice è carico di rami secchi … c’è però da documentare che quello che è secco oggi, era verde ieri e seppure oggi si potrebbe fare una revisione, ciò non vuol dire che in passato la Chiesa pur sfidando l’impopolarità non abbia agito rettamente, come il tempo gliene ha dato testimonianza. Ciò che ieri la Chiesa condannò, ieri riempiva il mondo e a condannarlo la Chiesa mostrò quanto sia grande il suo coraggio. Ad esempio Il Mito del XX Secolo di Rosenberg era imposto in tutte le scuole del Reich e in paesi satelliti. La Chiesa non esitò a condannarlo. Ora sanno leggere quasi tutti: ma ben pochi sanno pensare. Soprattutto nei temi di studio, un orecchiante e un saputo è ancora più inerudito dei rozzi e a differenza dei rozzi confessi è inerudibile perché crede di sapere il fatto suo. La segnalazione dei libri da non leggere è come la segnalazione stradale: nessuno si offende per i segni che regolano il traffico, con la scusa che lui è uomo intelligente e pratico e capisce da sé”.
(Discorso al Congresso dei Censori Ecclesiastici, 16 novembre 1959. Pubblicato sull’Osservatore Romano il 18 seguente)

 

Il Novus Ordo Missæ, considerati gli elementi nuovi, suscettibili di pur diversa valutazione, che vi appaiono sottesi ed implicati, rappresenta, sia nel suo insieme come nei particolari, un impressionante allontanamento dalla teologia cattolica della Santa Messa, quale fu formulata nella Sessione XXII del Concilio Tridentino”.
(Lettera di presentazione a Paolo VI del Breve esame critico del «Novus Ordo Missæ» 1969)

 

“È stata fatta qualche osservazione per non esservi, in questo schema [sulle fonti della Rivelazione, ndr], l’afflato della Nouvelle Theologie [condannata da Pio XII con la Humani Generis del 12 agosto 1950, ndr]. Ma l’afflato della espressione conciliare deve essere l’afflato dei secoli, non di una qualche scuola teologica che oggi c’è e domani magari viene gettata nella fornace”.
(Intervento in Concilio, 14 novembre 1962)

 

L’8 novembre 1963 (LXIII congregazione generale del Concilio, Sessione II) il Cardinale Arcivescovo di Colonia Joseph Frings, con un discorso scritto dal suo giovane perito Joseph Ratzinger, attacca pesantemente il Sant’Offizio: “il suo modo di procedere non è più consentaneo ai nostri tempi, va a detrimento della Chiesa e dà scandalo a molti”. Ottaviani che è Segretario della Suprema Congregazione oltraggiata reagisce: “Mi sia permesso di levare alta protesta contro le parole dette contro la Suprema Congregatione del Sant’Offizio, il cui Prefetto è il Sommo Pontefice … Quelle parole sono state mosse da ignoranza e non dico altro per non offendere”.

 

Non bisogna credere di essere religiosi comunque lo si fa: bisogna esserlo bene … il periodo che stiamo attraversando sta tra questi due eccessi: o della irreligione aperta e spietata o della religione sconfinata e cieca. La Chiesa perseguitata dagli uni e compromessa dagli altri , non fa che ripetere il suo materno monito, ma la sua parola resta inascoltata tra la negazione degli uni e l’esaltazione degli altri … sentano i cattolici la parola di Dio che la Chiesa, e soltanto la Chiesa, serba e ripete integra e incorrotta; e non corrano, come pecore senza pastore, dove altre voci risuonano, le quali vogliono coprire la voce di Dio … Abbiamo la Sacra Scrittura, abbiamo la Tradizione, abbiamo il Pastore Supremo e cento pastori accanto alle nostre case [evidentemente oggi la situazione dei pastori è diciamo mutata … ndr]; perché a chi ci combatte e ci disprezza dobbiamo dare spettacolo di vacuità o di insana esaltazione?”.
(“Siate, cristiani, a muovervi più gravi!”, Osservatore Romano , n. 28, del 4 febbraio 1951)

 

“Il Signore ha dato un mezzo provvidenziale per mantenere la tradizione e la verità cattolica; le ha fornito un linguaggio che è tutto speciale: il latino”.
(Omelia a San Girolamo della Carità, 13 aprile 1969)

 

Ad un giornalista che lo intervistava sulla collegialità episcopale nel governo della Chiesa rispose: “Solo una volta nella Bibbia gli Apostoli hanno agito in collegialità. Sa quando? Nel giardino del Getsemani, quando tutti fuggirono e abbandonarono Cristo!”. E intervenendo in Concilio ribadì la ortodossa costituzione della Chiesa voluta dal Cristo: “Ricordate, fratelli carissimi, delle parole di Pietro: “Anziano (vescovo) anch’io e teste della Passione di Cristo … scongiuro gli anziani (vescovi) che sono tra voi: Pascete il gregge di Dio, che vi è affidato”. “Che vi è affidato”: non tutto il gregge che è stato affidato solamente a Pietro al quale fu detto “pasci le mie pecore”, le pecorelle “mie” disse. Chi vuole essere pecora di Cristo deve essere portato al pascolo da Pietro, e non le pecore debbono dirigere Pietro, ma Pietro le pecore” (8 novembre 1963).

 

“L’Ordo Missae [così com’è, ndr] lo possediamo da molti secoli, la Messa è il centro di tutto il culto liturgico; cosa santissima, bene conosciuta dai singoli fedeli, che ora, grazie al lavoro di pastorale liturgica ben conoscono le singole parti, e vi è pericolo che si crei stupore se non scandalo dalla eccessiva riforma [della Messa, ndr]. Si tratta di cosa santissima, che non si può mutare a piacimento di generazione in generazione: cosa santissima che deve essere trattata santamente e con venerazione. Mi vengono ora in mente le parole di Dio rivolte a Mosè che si avvicinava al roveto ardente: “Togliti i sandali, questo luogo in cui stai è infatti una terra santa”. Dunque siamo cauti nel proporre riforme della Messa
(Intervento in Concilio, 30 ottobre 1962. L’anziano Cardinale continua esponendo la sua contrarietà al reintrodurre la comunione sotto le due specie e alla concelebrazione. Non si accorge di aver superato il tempo prestabilito. Il Cardinale Presidente, il progressista Alfrink – che aveva esposto tesi contrarie a quelle di Ottaviani – gli fa staccare il microfono)

 

“… una sete di piaceri che ha portato alle guerre; una corruttela che finisce spesso in quelle conseguenze che oggi si sono moltiplicate: suicidi, assassinii, pazzie. Questi i frutti della civiltà laica, dell’anti-Chiesa, ottenuti soltanto, per avere la soddisfazione di gridare: Non vogliamo che Cristo, per mezzo della sua Chiesa, abbia il suo influsso nella società … il laicismo che ho cosa ha tirato fuori? Il piacere, il piacere fino alle estreme conseguenze, fino alla putrefazione, fino a quella mania luciferina di godere … ha ripudiato la pax cristiana … ha voluto la sua pace, il pacifismo dei laicisti; e nei Congressi della pace si è escluso il rappresentate del Principe della Pace [i modernisti nei loro incontri interreligiosi lo stesso Cristo, Principe della Pace, ndr]. E le guerre si sono moltiplicate, le guerre condotte con tanta ferocia, senza distinzione di colpi, con tutti gli orrori che abbiamo lamentato negli ultimi conflitti”.
(Discorso ai dirigenti studenti della Gioventù Italiana di Azione Cattolica, 1° novembre 1956)

 

Il vero e primario e oggettivo diritto alla libertà religiosa compete alla vera Chiesa ossia alla Religione da Dio rivelata che professiamo essere la Chiesa Cattolica. Malamente fondando le nostre considerazioni sulla dignità della persona porremo la Chiesa Cattolica nella stessa condizione, in cui sono, quanto a verità e a quanto a diritti”, le altre religioni. E mi pare che il ragionamento strida visto che parliamo non come una qualunque istituzione civile, come la Società delle Nazioni, ma come i portavoce della società religiosa fondata da Cristo Figlio di Dio
(Intervento in Concilio, 17 settembre 1965)

 

La società moderna è travagliata da una febbre di rinnovamento che fa paura ed è infestata da uomini che si prevalgono di tanta sofferenza per costruirvi l’impero dei loro arbìtri, la tirannide dei loro vizi, il nido delle lussurie e delle rapine. Mai il male ha assunto caratteristiche tanto vaste e apocalittiche, mai abbiam conosciuto altrettanto pericolo. Da un’ora all’altra noi possiamo perdere non la vita soltanto, ma tutta la civilità e ogni speranza. Sembra che anche a noi il Signore dica “non è ancor giunta la mia ora”, ma l’Immacolata, la Madre di Dio, la Vergine che è l’immagine e la tutela della Chiesa, Essa ci ha dato, già a Cana, la prova di saper e poter ottenere l’anticipo dell’ora di Dio. E noi abbiamo bisogno che quest’ora venga presto, venga anticipata, venga resa immediatamente, poiché quasi potremmo dire: O Madre, noi non ne possiamo più! Per i nostri peccati noi meritiamo gli ultimi eccidi, le più spietate esecuzioni. Noi abbiamo cacciato il suo Figlio dalle scuole e dalle officine, dai campi e dalle città, dalle vie e dalle case. L’abbiam cacciato dalle stesse chiese, abbiamo preferito Barabba. E’ veramente l’ora di Barabba […]. Con tutto ciò, fiduciosi in Maria, sentiamo che è l’ora di Gesù, l’ora della redenzione […]. Dica Maria, come a Cana: “non hanno più vino”; e lo dica con la stessa potenza d’intercessione e, se Egli esita, se si nega, vinca le sue esitazioni come vince, per materna pietà, le nostre indegnità. Sia Madre pietosa a noi, Madre imperiosa a Lui. Acceleri l’ora sua, che è l’ora nostra. Non ne possiamo più, o Maria. L’umana generazione perisce, se tu non ti muovi. Parla per noi, o silenziosa, parla per noi, o Maria!”.
(Discorso di chiusura del Congresso Mariano Internazionale, Lourdes, settembre 1958)

 

[A cura di Giuliano Zoroddu]

 

 

Figure già trattate sul sito (sono escluse le innumerevoli figure trattate sulla pagina Facebook)

Cardinale Gaetano de Lai

Cardinale Bernardo Dovizi detto il “Bibbiena”

Cardinale Alfredo Ildefonso Schuster O.S.B.

Cardinale Ercole Gonzaga

Cardinale Domenico Serafini OSB

Cardinale Clemente Micara

Cardinale Ranuccio Farnese

Cardinale Francesco Sforza di Santafiora

Cardinale Ernesto Ruffini

Cardinale Gil Albornoz

Cardinale Miguel Paya y Ricò

Cardinale Edward Manning

Cardinale Vives y Tuto

Cardinale Carlo Oppizzoni

Cardinale Giulio Maria della Somaglia

Cardinali Antonio Marzato e Carlo Odescalchi

Cardinali Luigi di Guisa e Robert de Lenoncourt

Cardinale Galeotto Franciotti della Rovere

Cardinale Bartolomeo d’Avanzo

Cardinale Agostino Rivarola

Cardinale Costantino Patrizi Naro

Cardinale Benjamin de Arriba y Castro

Cardinale Isidoro di Kiev

Cardinale Fabrizio Ruffo

Cardinale Bertrando del Poggetto

Cardinale Alojzije Viktor Stepinac

Cardinale Ludovico Scarampi Mezzarota

Cardinale Bessarione di Nicea

Cardinale Giuliano Cesarini

Cardinale Tommaso de Vio detto il Cajetano

Cardinale Philippe d’Alencon de Valois

Cardinale Josif Slipyj

Cardinale Pietro Bembo

Cardinale Juan de Torquemada 

Cardinale Nicholas Wiseman 

 

8 Commenti a "[GLORIE DEL CARDINALATO] S.E.R. Cardinale Alfredo Ottaviani (1890-1979)"

  1. #bbruno   30 ottobre 2018 at 5:33 pm

    Ma se il nostro cardinale, prefetto del Sant’Uffizio, custode e controllore della dottrina cattolica, aveva capito bene e detto pubblicamente che “la Chiesa, se non è maestra, non è più Chiesa”,
    …. ,che dietro alla volontà di abolire quel sant’ Ufficio , c’era ben altro che” ignoranza”, ma esattamente quella volontà prevaricatrice di stravolgere tutto quanto sapeva di cattolico, come platealmente espresso in quel gesto del maledetto Alfrink di togliergli la parola…se aveva capito fin troppo bene che in definitiva quella chiesa che stava nascendo era posseduta dalla volontà satanica di togliere Cristo dalle chiese, anzi, dalla Chiesa…. e che il tutto veniva condensato in quel N.O. dove vi vedeva lucidamente rappresentato, ”sia nel suo insieme come nei particolari, un impressionante allontanamento dalla teologia cattolica della Santa Messa”…. perché limitarsi a “levare alta protesta” per tutto ciò, e non mandare tutto al diavolo, e tutti quegli Alfrink quei Frings quei Ratzinger, quei Suenens.. (ch’era la naturale destinazione di tutto quello che stava compiendosi in quel maledetto consesso e quei maledetti che lo stavano realizzando…)?

    .”Offendere” doveva,e duramente, altro che trattenersi, per non offendere , in nome di quale carità poi, se ne andava di mezzo la vera carità, quella che doveva preoccuparsi della salvaguardia del Gregge di Dio…
    Non saremmo forse a sopportare lo scempio di questo concilio del diavolo…

    Rispondi
  2. #Leo   1 novembre 2018 at 1:15 am

    I miei interrogativi sono i medesimi di Bruno .Posso solo supporre che a trattenerlo dall’ ” offendere ” siano state alcune remore . 1)La supposizione che basti l’appello alla ragionevolezza e alla logica per convincere l'” avversario “. 2) Lo ” spirito di corpo “- come nell’esercito , che gli impedì di ribellarsi per non sentirsi ” disertore “.3 )L’aver introiettato profondamente il precetto : ” non giudicare ” ( che è utile come lobotomia in molti, tropppi casi) 4) L’altro timore ,connesso al precedente , di trovarsi nella posizione di Sedevacantista e di vedersi in qualche modo costretto a ” fondare “una nuova chiesa-o meglio- a ” rifondare la vecchia “. Un atteggiamento simile , per certi versi, a quello del Card. Lefebre. Qualcuno è così cortese da rispondere , dicendo la sua ?

    Rispondi
  3. #Nicòla   1 novembre 2018 at 9:44 am

    Faccio presente che, come ben sanno i Vecchi di Una Voce, per tutta la vita celebrò SEMPRE & SOLO la Messa Tridentina, ma, in pubblico, lo fece in lingua italiana usando il messale del 1965.

    Rispondi
  4. #bbruno   1 novembre 2018 at 3:31 pm

    ma come poteva sentirsi in pace con se stesso lasciando gli altri con quella ‘messa’ allontanarsi irrimediabilmente dalla dottrina cattolica? Che strana concezione di chiesa, se quest di definisce come “Gruppo di persone che professano la medesima fede, che fanno parte della medesima confessione religiosa”(Treccani)!

    Rispondi
  5. #Leo   1 novembre 2018 at 4:26 pm

    Da tener presente : erano i tempi in cui il latino venne epurato dalla scuola con la riforma della scuola media. Perchè lingua di un potere aristocratico che bisognava ghigliottinare con qualche anno di ritardo sulla Rivoluzione francese –

    Rispondi
  6. #angela   1 novembre 2018 at 6:02 pm

    Io sono giunta a questa conclusione x cui tacquero tutti: erano tutti ricattabili x aver accettato il conclave del 1958. Inoltre avevano giurato tutti, lessi, GXXIII nella notte fece indire un’ ultima seduta extra in cui fece giurare di mantenere il segreto. Segreto che quindi il card.Ottaviani mantenne e tacque anche su altre cose, segreto per cui il card.(?) Siri affermò di avere l’obbligo del segreto. Si erano venduti in quel conclave, la chiave x me è quella. Attendo responsi. Comunque dopo 50 anni dovrebbero desecretarsi i segreti di Siri. Lessi 1929 quindi – 50 = 1979.

    Rispondi
    • #mah   1 novembre 2018 at 7:40 pm

      “E’ una concidenza? Io non credo” (cit. Adam Kadmon)

      Rispondi
  7. #bbruno   1 novembre 2018 at 9:25 pm

    Tutti venduti…e quindi alla malora, loro e i loro riti.

    Rispondi

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.