Hilaire Belloc: la lotta era il suo destino, e non l’amava…

di Luca Fumagalli

Hilaire Belloc nel 1910

Se l’opera di Hilaire Belloc non fosse stata recentemente riesumata dall’editoria cattolica – con nuove edizioni e ristampe –, il suo nome sarebbe rimasto ancora per lungo tempo nascosto dietro l’ingombrante personalità di G. K. Chesterton, quello che fu il suo più grande amico e il sodale di tante battaglie. Eppure non furono pochi i critici e i lettori che ritennero Belloc superiore a Chesterton, per lo meno dal punto di vista stilistico. La sua poesia sembrava infatti destinata a rimanere immortale, e la prosa, che svelava una grande abilità nel maneggiare la lingua inglese, era di certo il prodotto di un artista talentuoso. La sua bibliografia può vantare oltre centocinquanta pubblicazioni in circa mezzo secolo di attività, e qualcuno ebbe a dire che i suoi numerosi libri potrebbero formare – da soli – l’intera letteratura di una piccola nazione. Del resto Belloc era un uomo appassionato, uno spirito indomabile; fu giornalista, saggista, storico, apologeta cristiano e addirittura politico, venendo eletto per ben due volte nel Parlamento di Londra. Soprattutto, fu tra gli intellettuali più significativi della cultura cattolica inglese ed europea del Novecento, un grande che fece del grido di battaglia di Pio IX, Pro Ecclesia contra mundum, il suo programma di vita. L’essenza della sua esistenza è riassunta nelle parole di un amico, a sua volta tra i protagonisti del revival “papista” in Inghilterra, monsignor Ronald Knox: «La lotta era il suo destino, e non l’amava…».

La celeberrima fotografia che ritrae insieme G. B. Shaw, Hilaire Belloc e G. K. Chesterton (1927)

Joseph Hilaire Pierre Belloc era nato il 27 giugno del 1870 in un paesino francese, La Celle Saint Cloud, a pochi chilometri da Parigi, da madre inglese, di nome Elizabeth “Bessie” Parkes, e da padre francese, Louis. Aveva una sorella maggiore di due anni, Marie, che sarebbe anch’essa diventata scrittrice (di lei si ricorda in particolare il romanzo The Lodger, che ispirò l’omonima pellicola di Alfred Hitchcock del 1927). Con lo scoppio del terribile conflitto franco-prussiano – che fece germogliare nel giovane Hilaire un sentimento anti-tedesco che durò per il resto dei suoi giorni – e con la prematura scomparsa del padre, la famiglia si trasferì a Londra, trovando alloggio vicino a Westminster. Anche se servì per un periodo nell’esercito francese e sempre dimostrò un certo attaccamento per il suo paese natale, Belloc da quel momento divenne un inglese a tutti gli effetti.

Bessie – di estrazione protestante – fu convertita alla Chiesa di Roma dal futuro cardinale H. E. Manning, un modello e una guida spirituale pure per Hilaire. Questi ne ereditò la solida dottrina e lo spirito pugnace, compresa la convinzione che ogni conflitto umano fosse ultimamente teologico. Dunque non è un caso se Belloc, nella maturità, divenne un fiero rivale dei laicisti e dei modernisti, con cui incrociava volentieri le spade a ritmo di confutazioni e battute sagaci.

Presto la famiglia si trasferì nel Sussex, che per Hilaire fu come una seconda casa, un luogo in cui piantare radici. La piccola contea dell’Inghilterra meridionale prese a essere nel suo immaginario il simbolo di quella Little England che con Chesterton avrebbe difeso in molte occasioni, un modello di localismo pacifico da opporre all’ingordigia espansionistica dell’Impero britannico.

James Gunn, “Conversation Piece” (G.K. Chesterton, Maurice Baring e Hilaire Belloc), 1932

Mandato a studiare dalla madre presso il cardinale J. H. Newman e gli Oratoriani di Birmingham, Belloc concluse il percorso scolastico nel 1887, distinguendosi per talento e dedizione. Dopo una breve parentesi francese, caratterizzata dal riaccendersi degli ardori repubblicani e dalla pubblicazione del «Paternoster Review», una rivista anti-decadente da lui ideata, nel 1893 Hilaire venne accettato nel prestigioso Balliol College di Oxford. Energico ed eloquente, fino alla laurea, nel 1895, animò l’attività culturale dei circoli studenteschi. Nel frattempo continuò a coltivare la passione per le lunghe passeggiate, e intraprese i primi di molti viaggi che lo avrebbero portato in Africa, in Asia e persino in America.

Agli inizi del 1890 Belloc aveva infatti conosciuto Elodie Hogan, una ragazza californiana di origine irlandese che si trovava in vacanza in Inghilterra insieme alla madre e alla sorella. Belloc, appena la vide, decise che quella sarebbe stata la donna della sua vita. Con grande determinazione mise da parte il denaro necessario, e l’anno seguente compì la lunga traversata oceanica col solo scopo di dichiararsi all’amata. Le cose, però, non andarono per il verso giusto: Elodie confidò al povero pretendente che voleva farsi suora. Finalmente, qualche tempo dopo, quando la ragazza fu certa di non essere adatta alla vita religiosa, diede il suo consenso: i due si sposarono a San Francisco nell’estate del 1896. Il loro matrimonio, spezzato nel 1914 dalle morte di Elodie, fu singolarmente felice, coronato da cinque figli.

Di nuovo in Inghilterra, falliti i tentativi di assicurarsi una carriera in ambito accademico, Belloc si accontentò di dare lezioni private agli studenti universitari. Solo dopo una lunga gavetta le vendite delle sue prime pubblicazioni, le conferenze e le varie collaborazioni giornalistiche gli permisero di dedicarsi a tempo pieno alla letteratura. Le sue finanze, comunque, non furono mai floride. Per tutta la vita Hilaire si sottopose a ritmi di lavoro massacranti e si contano vari episodi in cui, per sostenersi, fu costretto ad appellarsi alla generosità degli amici o dei parenti.

Alcuni dei più celebri libri di Hilaire Belloc

Nel 1900, in un piccolo bar-ristorante di Londra, Belloc fece uno degli incontri più importanti della sua vita, quello con G. K. Chesterton: «Fu da quel caffè di Soho, piccolo e sporco, che, come da un covo stregato, emerse il quadrupede, il mostro bifronte al quale G. B. Shaw ha dato il nome di “Chesterbelloc”». La loro amicizia, che presto coinvolse anche Cecil, il fratello di Chesterton, fu la scintilla che appiccò il fuoco di quella buona battaglia contro le eresie moderne che i due condussero al motto di “scrivere tanto, scrivere per la verità”. A partire da Emmanuel Burden (1904), il primo romanzo di Belloc, illustrato, come molti altri a venire, dalla matita di Gilbert, il “Chesterbelloc” si concretizzò in una collaborazione stretta e proficua. Le due parti di questo strano ircocervo di pura genialità vivevano di influenze reciproche, e non è difficile scorgere lo zampino del buon vecchio Hilaire nella conversione al cattolicesimo dei due fratelli Chesterton (così come in quella di un altro scrittore suo amico, Maurice Baring, immortalato con Belloc e Gilbert dal pittore James Gunn nel famoso quadro Conversation Piece, datato 1932).

Dato che l’esperienza parlamentare si era dimostrata fallimentare, Belloc decise di portare avanti la propria battaglia politica sulla carta stampata. Il candidato che nel 1906 si era presentato agli elettori col rosario in mano, non nascondendo l’appartenenza alla Chiesa di Roma, non voleva mollare. Insieme a Cecil Chesterton fondò nel 1911 un periodico, l’«Eye-Witness», sempre pronto a rivelare le malefatte del sistema partitico e dei suoi esponenti (nello stesso anno i due scrissero un interessante saggio sul tema, intitolato The Party System). Col tempo Cecil subentrò a Belloc nella direzione del settimanale e ne cambiò il nome in «New Witness». Nonostante i successi, questa nuova impresa si concluse presto, nel 1918, con la morte in Francia del più giovane dei Chesterton.

Hilaire Belloc durante una conferenza a Brighton (1935)

Qualche anno prima, nel 1912, Belloc aveva dato alle stampe uno dei suoi saggi più famosi, The Servile State. Con esso venivano gettate le basi teoriche del cosiddetto “distributismo”, una filosofia economica, alternativa al capitalismo e al comunismo, che teorizzava la ripartizione dei mezzi di produzione nel modo più ampio possibile fra la popolazione. Il progetto, che traeva ispirazione dalla dottrina sociale della Chiesa, coinvolse numerosi intellettuali, tra cui lo stesso G. K. Chesterton e il domenicano Vincent McNabb; per quanto innovativo e affascinante, il “distributismo” non produsse tuttavia alcun risultato duraturo.

Una nuova speranza brillò tra le due guerre con l’emergere dei fascismi mediterranei verso cui Belloc – come buona parte dell’intellighenzia cattolica britannica – si mostrò sostanzialmente ben disposto (almeno fino a quando l’Italia decise di introdurre le leggi razziali). Forse un po’ ingenuamente venne coltivata la speranza che il “distributismo” potesse infine trovare un’applicazione concreta al di fuori dell’Inghilterra, ma così non fu.

Nel frattempo la fervida immaginazione di Hilaire non dava segni di cedimento. Poesie di gusto squisito si alternavano ad epigrammi taglienti o a filastrocche per bambini. Negli anni scrisse pure svariati saggi e diversi romanzi satirici, polizieschi e storici (in quest’ultimo campo si era messo in testa di continuare l’opera di mons. R. H. Benson, un autore che stimava, scomparso nel 1914 poco più che quarantenne). Non mancarono nemmeno lavori di carattere spiccatamente apologetico, come Europe and the Faith (1920) e Great Heresies (1938), pubblicati innanzitutto con lo scopo di difendere le ragioni del cattolicesimo e di sfatare i più grossolani miti dei protestanti. Impossibile, poi, non citare The Path to Rome (1902), il migliore tra i libri di viaggio di Belloc: si tratta dell’avvincente resoconto del pellegrinaggio che l’autore fece, a piedi, fino a Roma. Il testo fa il paio con un’altra prosa di qualità, The Four Men (1911), la narrazione di un’avventura picaresca nel Sussex, alla riscoperta della campagna inglese.

Un anziano Hilaire Belloc (1948)

Lo scoppio del secondo conflitto mondiale gettò Belloc nello sconforto. Anche se l’odiato nazismo venne infine sconfitto, non c’era più pace nel suo cuore. Chesterton e Baring, gli amici di una vita, erano morti e, a complicare ulteriormente le cose, un’incipiente demenza gli causava saltuari vuoti di memoria: in tali condizioni era impossibile lavorare. Con l’avanzare degli anni il crocifisso divenne dunque la sua unica consolazione. Belloc si spense a Guildford il 16 luglio del 1953, undici anni dopo l’uscita del suo ultimo libro.

Si racconta che quando la madre di Hilaire era all’ultimo stadio del parto, un violento temporale sconquassò i cieli di Francia. Per questo motivo Bessie avrebbe voluto chiamare il figlio “Vecchio Tuono”: col senno di poi nessun altro nome sarebbe stato più azzeccato.

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