Nota di Radio Spada: come in una maestosa orchestra che dona voce alla meraviglia della cultura cattolica, in Radio Spada si alternano i timbri, le coloriture, i movimenti, le partiture. Oggi tocca di nuovo a Simone Gambini, cultore delle sub culture pop, con la sua prosa brillante, appassionata ed eccentrica portare un piccolo e interessante contributo all’apologetica, traendo spunto da un notissimo cartone giapponese, quasi sviluppatosi in una saga e che compie trentacinque anni. Buona lettura!

(Piergiorgio  Seveso)

 

di Simone P.B. Gambini Bolchi

“Hanno la forza dell’umiltà e tanta volontà.” (sigla italiana Che campioni Holly e Benji!!!)

Noi di fine anni 80, abbiamo vissuto i pomeriggi delle elementari, a merendine e cartoni animati, oltre che a partite di calcio nei campetti, giri in bici anche sotto la pioggia, flipper e videogame da bar. Era difficile in quegli anni, vedere ragazzi o ragazze chiusi in casa a giocare con pc o playstation, poiché non era di moda o comunque non tutti li avevano. Il Pc di casa era l’inspiegabile e poco pratico Commodore 64 che tra cavi, apparecchi e aggeggi vari non era certo il gioco più attraente a cui dedicarsi.

Per questo quando non si usciva a giocare ci si trovava in casa di amici e amiche a vedere la TV. Che Spasso e che belli erano quegli anni….i ragazzi del 90 e del 2000 possono solo imparare!

Tra i vari cartoni animati che diventavano irrimediabilmente l’argomento più importante dei nostri intervalli scolastici vi era certamente Holly e Benji, la cui storia nasce da un manga pubblicato con il titolo “Capitan Tsubasa” da Yoichi Takahashi che per realizzarlo nel 1981, si è ispirato ai mondiali di calcio del 1978 in Argentina. Il cartone animato è del 1983 e quest’anno festeggia quindi la bellezza di 35 anni, o per dirla alla Durante “[…] mezzo […] cammin di nostra vita”.

Come dimenticare quelle infinite partite giocate su campi da calcio altrettanto interminabili?

Beh…se allora rappresentavano nulla più che un cartone animato, oggi…per alcuni di noi, quelle partite e quei personaggi, rappresentano, visti con occhio dinamico e attento, un’ ipotetica allegoria della vita.

In essi troviamo infatti valori quali la lealtà, la costanza, la capacità di non arrendersi di fronte agli ostacoli, l’amicizia, la solidità dei legami.

Non v’è partita in cui, al termine, i capitani e i giocatori delle varie squadre riconoscano il reciproco impegno profuso per cercare di vincere un incontro che non resta fine a se stesso, ma che segna un traguardo raggiunto, sia che si tratti di sconfitta o vittoria, dal quale apprendere per migliorarsi sempre più. Ogni partita è vinta non da chi dispone dei migliori giocatori ( non sempre infatti la squadra di Holly o Benji, o quella di entrambi quando giocheranno nello stesso team risulta vincente), ma da quella in cui ogni giocatore da il meglio per aiutare i suoi compagni a trionfare. Ogni club diviene quindi una vera e propria entità in grado di vincere quando ogni suo arto, in questo caso i giocatori che lo compongono, danno il massimo per raggiungere tutti insieme l’obiettivo comune, ossia la Vittoria.

Una grande lezione che questo cartone ci insegna, è anche quello che una squadra risulta vincente anche quando pareggia o perde se coloro che la compongono hanno giocato al meglio e ciò emerge spesso, poiché la squadra vincente si congratula spesso con la perdente o comunque ne riconosce l’impegno, cosa che oggi, non solo nel gioco del calcio, ma anche nei vari settori lavorativi non viene sempre riconosciuto o apprezzato. Se ciò avvenisse più spesso ci sarebbe certamente una crescita morale, collettiva, sociale ed economica ad ogni livello, poiché nei vari settori si creerebbe quello spirito di collaborazione, più che di competizione interna, atto a favorire un vero progresso e benessere sociale.

Ogni volta che cerchiamo di crescere individualmente per primeggiare su chi lavora con noi, non contro o per noi, creiamo un danno all’intera struttura sociale e lavorativa che ci circonda. In questi casi sarebbe bene fermarci, pensare a quanto stiamo facendo e magari fare un tuffo nel passato, ritornando alla nostra infanzia ove più che il successo erano importanti la lealtà e la collaborazione.

Holly e Benji, come del resto altri cartoni animati, ci insegnano spesso questi valori che sono anche alla base del nostro essere e vivere da cristiani.

Non abbiamo bisogno di cristiani adulti! Abbiamo bisogno di cristiani bambini, poiché essi a differenza dei grandi, non sono ipocriti (nel vero senso della parola), non tengono il broncio se le cose vanno male o a chi ha fatto loro un torto, non sono invidiosi, non menzonieri, non ingrati, ma si rialzano insieme ai loro coetanei ed amici ogni volta, per correre insieme su quel meraviglioso e interminabile campo da gioco che è la vita.