Horror vacui: le migrazioni e il deserto della verità

Trascriviamo di seguito la prima parte dell’intervento di A. Giacobazzi al 26° Convegno di Studi Cattolici di Rimini (La geopolitica dell’anticristo – Conflitti reali e controllo virtuale nello scacchiere abbandonato dal katéchon, 26-28 ottobre 2018, organizzato dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X e da La Tradizione Cattolica), sul tema (Im)migrazioni tra storia, senso comune e Tradizione Cattolica. [RS]

 

Il flusso migratorio che sta investendo da decenni le nostre terre è semplicemente riducibile a fattori esterni all’Europa? Si tratta di un fenomeno socialmente irrilevante? Come si pone la Dottrina Cattolica rispetto all’integrazione dello straniero? E ancora, e soprattutto: abbiamo solo timore di ciò che l’altro è o anche, e più, di ciò che noi non siamo? Insomma: rispetto al diverso abbiamo qualcosa di vero da opporre o da proporre?

Queste sono le principali domande a cui tenteremo di dare risposta seguendo un ordine specifico: partire da ciò che è più prossimo (ovvero la situazione del «deserto» europeo, nuova no man’s land) per giungere, attraverso un percorso storico e politico a conclusioni generali, suffragate dal Magistero. In un dibattito in cui i riferimenti alla Tradizione Cattolica latitano e in cui la fine dell’Europa Cristiana e le relative responsabilità sono temi troppo poco entusiasmanti per essere promossi tra quelli spendibili in campo elettorale, cercheremo di dare particolare spazio all’approfondimento di questi aspetti.

Horror vacui: le migrazioni e il deserto della verità

Quello dell’horror vacui è un principio difficile da eludere. Il trasferimento di popolazioni che, come vedremo, già in se stesso implica criticità non trascurabili, ha effetti certamente aggravati dal deserto della verità sempre più esteso sul Vecchio Continente. Si badi: «deserto della verità» prima che «deserto dell’identità», in quanto l’identità è un valore nella misura in cui si fonda sulla verità. L’Europa oggi è una pietraia dove i rivoli che discendono dal principio di (non) contraddizione sono sempre più rari, con tappe della desertificazione che partono lontano: Protestantesimo, Pace di Westfalia, Rivoluzione Francese, Ottocento dei «moti», Rivoluzione d’ottobre, Accordi di Yalta, Rivoluzione del ’68 e occupazione neomodernista della gerarchia ecclesiastica.

Un’Europa che era terra di conquistatori (e di evangelizzatori) divenuta oggi terra di conquista, con una natalità minima, senza unità religiosa, anzi: senza più religione. Una vasta area in cui le chiese si abbandonano, se non si trasformano in discoteche.

Quando si conosce la verità ci si può relazionare con la diversità, e quindi con l’errore, avendo minori paure. Giotto ci ha lasciato il celebre affresco in cui San Francesco, senza esitazione, incontra e ammonisce il Sultano. Il poverello d’Assisi non faceva ecumenismo, cercava di allargare l’ovile cristiano.

La verità, essendo stabile, è forza. In assenza di verità solidamente credute e difese dalla popolazione autoctona, le onde migratorie che coinvolgono un continente smarrito rappresentano dunque una doppia, potenziale, preoccupazione.

La prima domanda da porsi è semplice: a cosa credono e, di conseguenza, chi sono oggi gli «europei» e, più in generale, i cosiddetti «occidentali»? Nosce te ipsum! «Conosci te stesso!» intima Apollo agli uomini con la celebre iscrizione del suo tempio a Delfi. Conosci chi sei e i tuoi limiti, prima di sapere se l’altro, il diverso, può essere una risorsa o un pericolo. Anche Sun Tzu da circa 2500 anni ci ammonisce: «Se conosci il nemico e te stesso di sicuro vincerai; se conosci il Cielo e conosci la Terra, portai far sì che la vittoria sia completa»[1].

Cosa sia diventato il cosiddetto «Occidente» ce lo suggerisce un’indagine svolta pochi anni fa dai sociologi Christian Smith e Melinda Lundquist Denton, pubblicata dall’Oxford University Press (2005)[2]. I due studiosi hanno preso in considerazione la vita religiosa degli adolescenti americani, considerati secondo un’ampia gamma di retroterra famigliari. La scoperta è interessante sebbene non stupefacente: la maggioranza aderiva «a un miscuglio pseudoreligioso che i ricercatori designavano come Deismo Moralistisco Terapeutico (DMT, o secondo l’acronimo inglese: MTD)»[3].

Cinque i suoi pilastri fondamentali: «1) Esiste un Dio che ha creato e ordina il mondo e custodisce la nostra vita sulla Terra; 2) Dio vuole che le persone siano buone, gentili, leali l’una con l’altra, come viene insegnato nella Bibbia e nella maggioranza delle religioni del mondo; 3) Lo scopo centrale della vita è essere felici e avere una buona autostima; 4) Non serve che Dio sia particolarmente coinvolto nella vita di ognuno, eccetto quando serve per risolvere un problema; 5) Le brave persone, quando muoiono vanno in paradiso».

Il DMT sta colonizzando le menti, «distruggendo il cristianesimo biblico dall’interno, sostituendolo con uno pseudocristianesimo che è legato soltanto in modo tenue all’autentica tradizione cristiana»[4]. In una parte dell’indagine pubblicata in seguito (2011, sui giovani tra i 18 e i 23 anni), il quadro diventava ancora più fosco: si evidenziava come solo il 40% dei «giovani cristiani» interpellati dicesse di fondare le proprie convinzioni morali sulla Bibbia (l’indagine è statunitense, va ribadito) o su qualche altra sensibilità religiosa. Ancora: il 61% non si faceva alcuno scrupolo morale in merito a materialismo e consumismo, un altro 30% esprimeva solo alcuni scrupoli comprendendo però che non ci sarebbe stato niente di cui preoccuparsi[5]. In tale visione «la società, apparentemente, si riduce a un insieme di individui autonomi che mirano a godersi la vita»[6]. Una sorta d’interpretazione luciferina dell’Ama et fac quod vis  – Ama e fa’ ciò che vuoi – di Sant’Agostino.

Da adam4d.com

Se il ruolo causale dell’ecumenismo liberale in questa dinamica banalizzante è fin troppo evidente per essere analizzato, più curiosi risultano essere gli effetti. Ex vero non sequitur nisi verum; ex absurdo sequitur quodlibet: dal vero non può seguire che il vero, dall’assurdo (dal falso) può seguire qualunque cosa. Poche cose sono più immediatamente conoscibili come false dell’ecumenismo interreligioso: se tutte le religioni sono vere (concetto implicato principalmente nel secondo pilastro del DMT, ma de facto in tutti e cinque) allora nessuna è vera. Se ogni ordine è buono allora non esiste alcun ordine buono, dunque non esiste più l’autentica libertà ma una completa anarchia, campo libero di ogni contraddizione. Soggettivismo puro.

Non è il caso di stupirsi: l’individualismo più atomizzante e orizzontale è la vera identità del cosiddetto «Occidente» e dell’Europa. Il tutto e il nulla, una sorta di perenne «ma anche» veltroniano in cui la società più che liquida (Baumann) è diventata gassosa. Non per nulla l’ideologia no border (No ai confini) ha un certo successo. Lo stesso Jacques Attali, banchiere francese, celebre consigliere economico di Mitterrand, grande sponsor di Macron, nonché maître à penser di certo globalismo, ha avuto modo più volte di ribadire come la stanzialità non sia che una breve parentesi nella storia umana: «durante l’essenziale della sua avventura, l’uomo è stato plasmato dal nomadismo e sta ridiventando viaggiatore»[7]. Una società internazionale gassosa e quindi aperta, un’Open Society come recita la ragione sociale della potente fondazione del magnate Soros, sul cui sito opensocietyfoundations.org si parla con franchezza di ciò che si vuole raggiungere: «The Open Society Foundations work to build vibrant and tolerant societies whose governments are accountable and open to the participation of all people. […] We believe in addressing inequalities that cut across multiple lines, including race, class, gender, sexual orientation, and citizenship»[8]. Insomma: una descrizione delicata dei peggiori incubi della Scuola di Francoforte.

Come si vede, i principi che stanno alla base di queste rivendicazioni hanno conseguenze che vanno ovviamente ben oltre l’immigrazionismo senza regole e il pacifismo d’accatto. No border nei sessi (teoria gender), No border nelle relazioni famigliari (divorzio, unioni civili), No border nella bioetica (aborto e fecondazione assistita), No border tra uomo e animali (antispecismo, animalismo, vegetarianesimo nelle sue varie forme), No border per quanto concerne, in termini più ampi, la sovranità nazionale (entusiasmo per gli organismi sovranazionali). Lo stesso ecumenismo, del resto, è una forma d’ideologia No border in campo religioso.

Il No border portato alle sue estreme conseguenze è, in fin dei conti, un No al primo dei confini: il principio di (non) contraddizione. L’essere è l’essere, il non-essere, il non-essere. Sì sì no no, ciò che è in più vien dal maligno (Mt 5, 37).

Una sintesi

Riflette giustamente Padre Battista Mondin: «oggi il principio non è più l’essere, ma il nulla e il nichilismo costituisce il carattere dominante della nostra epoca»[9]. Quale potrà essere la forza del nulla rispetto alle sfide contemporanee (dall’immigrazione a tutte le altre)? La risposta è fin troppo semplice.

Il nulla, il vuoto, è inscindibile dall’horror vacui. I ragazzetti abituati alla filosofia di massa del DMT (nella migliore delle ipotesi) se non dello schiettissimo carpe diem, perché dovrebbero barattare l’happy hour con il pannolino del figlio, il weekend trasgressivo con la domenica in famiglia che inizia la mattina in chiesa, il partner intercambiabile secondo il gusto del momento con un marito o una moglie che invecchiano, si affaticano e sono da assistere quando hanno la febbre?[10] Le prime scelte sono per chi crede che tutto sia contingente e relativo, le seconde per chi crede che esista qualcosa di necessario, assoluto, eterno, trascendente e personale. Qualcosa di vero che superi le mode. Anche in relazione al tema migratorio, prima di domandarci quanto sia pericolosa la costruzione di una nuova moschea, dovremmo forse domandarci quanto sia pericolosa la costruzione di una nuova discoteca; prima di chiederci quanto sia assassina l’ideologia terroristica di questo o quell’imam, dovremmo forse chiederci quanto sia assassina l’ideologia dello sballo a tutti i costi. La cronaca ce lo racconta molto spesso sui quotidiani del sabato e della domenica attraverso la narrazione di stragi meno eclatanti. E se persino il cosiddetto terrorismo islamico non va esente da una componente di modernissimo nichilismo che si innesta sulla lettera coranica, va riconosciuto che ancora prima che l’attentato delle Torri Gemelle si verificasse, negli USA non sono mancate stragi fatte da folli, allucinati da un nichilismo ispirato alla selezione naturale, mutuata da certo darwinismo sociale: pochi ricordano come la strage di Columbine (aprile 1999) fu attuata da due giovani di cui uno – Eric Harris – ammirava a tal punto questo approccio teorico da condurre il massacro con una maglietta recante la scritta Natural selection[11].

Ma ci sono anche esempi di selezioni decisamente innaturali. Nella sola famiglia italiana si contano sei milioni di morti (abortiti), spariti dalle cronache, sacrificati negli ultimi quarant’anni al totem dei comodi propri, almeno in larga parte. E ora si è passati oltre: nemmeno si concepiscono più i figli[12]. Il deserto della verità ha conseguenze sociali: il deserto sociale, che, per definizione, è un campo libero e abbandonato.

Quello della negazione della verità, del resto, è un processo di desertificazione progressiva che, lo abbiamo accennato, partendo dalla sfiducia nei mezzi soprannaturali di certo naturalismo umanista (XV secolo), è passato al rifiuto del ruolo della Chiesa da parte delle eresie protestanti (XVI secolo), al rigetto della centralità di Cristo con l’Illuminismo e con i risvolti deisti e laicisti della rivoluzione francese (1789), alla negazione esplicita di Dio rappresentata dalla rivoluzione russa (1917), fino all’alienazione definitiva dell’uomo (dal 1968 ai giorni nostri).

Un tempo erano in pochi ad ardire la negazione dell’esistenza di Dio, oggi sono in molti a negare – in pratica – l’esistenza dell’uomo, ridotto ad essere sopprimibile a piacere, incapace di relazioni sociali stabili e, ancor meno, di trascendenza. Siamo in una società in cui si accetta serenamente un vegano pronto a opporsi fermamente allo sforzo che deve affrontare la gallina per deporre un uovo presso un allevamento campestre ma disponibilissimo a far triturare un bambino nel ventre della madre.

Uova vegane e infanticidio

Una società che rende necessaria la dimostrazione dell’esistenza dell’uomo, in cui non esiste un ordine fondato su limiti precisi (no border) e quindi dove tutto è possibile (ex absurdo sequitur quodlibet) è ispirata da quel nichilismo che rende ancor più grave la minaccia esterna rappresentata da un continuo trasferimento di popolazione. Si faccia però attenzione: se è vero che tout se tient, è altrettanto vero che esiste un percorso preciso nella disamina dei problemi. Come abbiamo detto in precedenza, prima di affrontare un problema che viene dall’esterno, va vagliato il problema che viene dall’interno, cogliendo quanto di ciò che preme da fuori risulti favorito e aggravato da quanto presente dentro. Prima di temere la minaccia dell’immigrato alla nostra Europa, va capito cosa è rimasto di questa Europa; prima di preoccuparci di chi sono gli altri, dobbiamo sapere cosa siamo diventati noi. Curare solo i sintomi non è saggio. Un’Europa veramente cristiana – dunque non semplicemente con vaghe «radici cristiane» ma con tronco, rami, foglie e soprattutto frutti cristiani – avrebbe molto meno da temere di quanto non abbia oggi.

Ci sono ampie prove storiche: è già capitato che l’Europa fosse «invasa» e non da immigrati sbarcati alla disperata da barconi o navi ONG, ma da eserciti a tutti gli effetti. Le Spagne vissero secoli sotto il giogo islamico, i Balcani pure, Vienna fu assediata, Bari fu sede di un celebre emirato, così come avvenne in Sicilia. I saraceni arrivarono a devastare le basiliche di San Pietro e San Paolo: se abbiamo le mura leonine fu perché Papa Leone IV volle creare una protezione al Colle Vaticano che era fortemente a rischio e già aveva patito assedi[13]. Minacce decisamente più acute delle attuali, ma i nemici esterni furono sconfitti perché l’interno era vivo e reattivo, non un deserto.

 

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[1] Sun Tzu, L’arte della guerra, X-31. (a cura di M. Conti, Feltrinelli, 2006)

[2] C. Smith e M. Lundquist Denton, Soul Searching: The Religious and Spiritual Lives of American Teenagers, Oxford University Press, New York, p. 86.

[3] R. Dreher, L’Opzione Benedetto, Ed. San Paolo, 2017, p. 25.

[4] Ivi, p. 26.

[5] Ibidem.

[6] Ibidem.

[7] Jacques Attali, L’uomo nomade, 2006, Spirali.

[8] https://www.opensocietyfoundations.org/about/mission-values

[9] B. Mondin, Manuale di filosofia sistematica, Bologna, ESD, 1999,vol. III, Ontologia e Metafisica, p. 365

[10] Te la do io la predica (ovvero: perché i populisti non vi salveranno), Radio Spada, 31 marzo 2018.

[11] G. Toppo, 10 years later, the real story behind Columbine, USA TODAY, 13 aprile 2009, https://usatoday30.usatoday.com/news/nation/2009-04-13-columbine-myths_N.htm

[12] Ibidem.

[13] http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/44479.html “Dall’anno 827 gli arabi avevano conquistato la Sicilia, che mantennero sotto il loro dominio due secoli e mezzo. Roma era seriamente sotto minaccia ravvicinata. Nell’847, l’anno dopo l’assalto, il nuovo papa Leone IV iniziò la costruzione di mura attorno a tutta l’area vaticana, alte 12 metri e munite di 44 torri. Le completò in sei anni. Sono le mura “leonine” di cui restano ampi tratti. Ma pochissimi oggi sanno che esse furono erette per difendere la sede di Pietro dal jihad musulmano. E tra chi lo sa molti tacciono per pudore. “Non muri ma ponti”, è lo slogan che oggi è di moda”.

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