I fedeli americani e gli scandali omosessuali del clero: quo usque tandem?

di Massimo Micaletti

Il 2 ottobre scorso l’Istituto PEW ha pubblicato gli esiti di un interessante sondaggio[1]. Il PEW Research Center è un think tank statunitense con sede a Washington che fornisce informazioni su problemi sociali, opinione pubblica, andamenti demografici sugli Stati Uniti ed il mondo in generale. Conduce sondaggi tra l’opinione pubblica, ricerche demografiche, analisi sul contenuto dei media, e altre ricerche nel campo delle scienze sociali empiriche. E’ stato fondato nel 1990 ed è definito un ente “non partisan”, ossia che non prende posizioni politiche sui temi che tratta.

I dati resi noti dal PEW[2] avevano ad oggetto due principali temi: l’opinione dei cattolici USA sulla gestione da parte di Roma dello scandalo abusi sessuali e, più in generale, l’atteggiamento verso la figura di Papa Francesco. Sebbene il campione non fosse particolarmente vasto – i cattolici intervistati sono stati 336 – le risultanze meritano comunque una riflessione.

Dalla tabella sopra riprodotta, si vede che tra il febbraio 2014 ed il settembre 2018 i fedeli che ritengono che il Papa stia gestendo la questione abusi in maniera eccellente o buona sono scesi dal 54% al 31%; per contro, quelli che ritengono la conduzione del caso sufficiente o scarsa sono aumentati dal 39% al 62%. Dai dati disaggregati, inoltre, appare drammatico il calo tra i cattolici che vanno regolarmente a Messa: in questo caso, il giudizio positivo sull’operato del Papa sugli scandali crolla dal 71% al 34%. La percentuale degli scontenti segna quindi un netto aumento e va rilevato che pure gli incerti diminuiscono dall’8 al 6%, segno che lo svilupparsi degli eventi ha portato diversi credenti ad assumere una posizione.

Se poi si tratta il tema del “gradimento” di Papa Francesco in generale – per quanto tale concetto possa dirsi appropriato in relazione ad un Pontefice – vediamo che ugualmente le recenti vicende e la linea del silenzio assoluto hanno avuto un peso rilevante: se nel febbraio 2014 l’81% ne aveva una opinione positiva, a settembre 2018 la percentuale scende al 71%.

La tabella sopra indica quattro aree dell’operato pontificio: gestione degli abusi sessuali, nomine di Vescovi e Cardinali, diffusione della Fede, difesa dei valori cattolici tradizionali. In ognuna di queste quattro aree si registra un crollo dell’apprezzamento: sulla questione abusi, come detto, si passa dal 54% al 31% di pareri favorevoli; sulle nomine, dal 58% al 43%; sulla diffusione della Fede, dall’81% al 55%, sulla difesa dei valori cattolici, si scende ugualmente dall’81% al 55%. Sono significativi questi ultimi due aspetti, ossia quello della diffusione della Fede e della difesa dei valori cattolici, poiché l’incremento notevole del numero dei critici segna, sostanzialmente, un giudizio negativo su quello che è sempre stato ritenuto un punto di forza di Francesco, ossia la comunicazione efficace. Attraverso la studiata spontaneità del Pontefice si riteneva (e da molti ancora si ritiene) che la Fede potesse essere trasmessa e diffusa anche ai lontani, mentre dopo quattro anni molti iniziano a tirare le somme concludendo che così purtroppo non è[3]. E’ triste dirlo ma la trasformazione di un Pontefice in fenomeno mediatico è un’arma a doppio taglio, perché poi tutto viene misurato e percepito in termini di comunicazione e colle categorie della comunicazione ed il vero senso del pontificato (occhio: “del pontificato”, non di uno specifico pontificato) si perde nella delusione o sfuma in uno sterile entusiasmo. Così come una Messa non è un concerto, un Pontefice non può divenire una star o un mero maitre a penser.

Come già rilevato da Radio Spada in più articoli, la linea del silenzio assoluto da parte di Bergoglio (e di Ratzinger) sul tema delle aggressioni omosessuali di certi prelati ai danni di seminaristi e fedeli non è affatto rassicurante per i cattolici statunitensi, che hanno visto per anni personaggi al di sotto di ogni sospetto fare carriera nelle gerarchie[4]; non è rassicurante se è accompagnata dalla continua presenza nel dibattito pubblico ed in posti chiave della Chiesa USA (e non solo) di alcuni di detti personaggi o di loro delfini o protetti; non è rassicurante, inoltre, se si pensa che da più voci della Chiesa USA si è chiesto di far chiarezza sul contenuto del dossier Viganò, sia, tra i molti, dal presidente della Conferenza Episcopale Statunitense, Mons. Di Nardo, che dal Card. O’Malley, Presidente della Commissione pontificia per la tutela dei minori, voluta proprio da Papa Francesco[5].

Nella realtà, i cattolici USA assistono ad una perfetta conservazione dello status quo, ancor più stridente se si considera che il documento di Viganò e la rinnovata intensa richiesta di chiarezza e – soprattutto – provvedimenti contro i responsabili hanno seguito di pochissimi giorni l’ennesimo mea culpa del Papa sulla pedofilia, reso il 25 agosto scorso in occasione dell’incontro mondiale delle famiglie a Dublino[6]. L’idea è che, evidentemente, passare dai generici mea culpa alle sanzioni dei colpevoli, quando ci sono nomi e cognomi, sia evidentemente affare troppo difficile per molti e poco chiari motivi, e di questo non si può certo pretendere che i credenti siano felici.

[1] http://www.pewforum.org/2018/10/02/confidence-in-pope-francis-down-sharply-in-u-s/pf-10-02-18_pope_favorability-00-00/

[2] Testo integrale del report in http://www.pewforum.org/wp-content/uploads/sites/7/2018/10/Pope-Francis-WEB-FULL-10-2.pdf

[3] Sui problemi gravi della comunicazione papale, con pesanti ripercussioni anche in tema di certezza del Magistero, si veda questo pezzo de Il Sismografo, sito solitamente schierato solidamente a difesa di Francesco https://ilsismografo.blogspot.com/2018/10/vaticano-la-versione-ufficiale-delle.html?m=1#more

[4] Casi analoghi si registrano, purtroppo, anche in Cile: https://www.globalist.it/world/2018/07/23/pedofilia-della-chiesa-cilena-158-indagati-tra-vescovi-preti-e-laici-2028368.html

[5] https://www.huffingtonpost.it/2018/08/28/la-chiesa-americana-chiede-unindagine-sul-rapporto-vigano_a_23511154/

[6] http://www.famigliacristiana.it/articolo/la-famiglia-collante-della-societa.aspx

Un commento a "I fedeli americani e gli scandali omosessuali del clero: quo usque tandem?"

  1. #bbruno   6 ottobre 2018 at 2:23 pm

    calma tutti, sono solo “illazioni e dicerie”; lui accetta solo le “critiche oneste”. Quindi disonesti siete, se vi permettete di criticarlo in base a dicerie e illazioni!

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