J. R. R. Tolkien era fascista?

di Luca Fumagalli

Sin dalla pubblicazione, avvenuta tra il 1954 e il 1955, il giudizio sul Signore degli anelli non è mai stato unanime. Diversi letterati, come C. S. Lewis e il poeta W. H. Auden, hanno ampiamente elogiato il capolavoro di J. R. R. Tolkien, ma molti altri hanno preferito intingere la penna nel fiele, vergando articoli dai toni virulenti, a volte al limite del denigratorio. Di conseguenza, nel corso dei decenni, sul Signore degli anelli sono piovute critiche di ogni tipo: il romanzo è stato accusato di volta in volta di essere un prodotto infantile, modaiolo e soprattutto di favorire l’ “escapismo” (cioè la fuga del lettore dalla vita reale e dai problemi ad essa connessi). Né sono mancate strampalate interpretazioni, che vanno da quella fruediana di stampo sessuale a quella ambientalista, da quella paganeggiante a quella libertaria.

Tale varietà di voci si spiega con il semplice fatto che, al di là della ricchezza intrinseca del Signore degli anelli, furono in molti – e sono ancora parecchi – a non cogliere la profonda natura cristiana del testo e, di conseguenza, a non capire l’opera nel suo complesso. Infatti, come ribadì lo stesso autore in una lettera del 2 dicembre 1953: «Il Signore degli anelli è ovviamente un lavoro fondamentalmente religioso e cattolico». Vale dunque anche per Tolkien quello che G. K. Chesterton scrisse nel 1929 a un altro grande prosatore “papista”, Maurice Baring, all’indomani della pubblicazione del racconto The Coat Without Seam: «È incredibile come il mondo esterno possa vedere ogni aspetto del libro tranne ciò che è fondamentale».

Tra i vari delatori, qualcuno arrivò ad affibbiare al professore di Oxford e al suo romanzo più noto l’etichetta di “fascista”. Fred Inglis, solo per fare un esempio, nel suo saggio Gentility and Powerlessness: Tolkien and the New Class pretese addirittura di scorgere nel Signore degli anelli una sorta di mito reazionario e razzista. Del resto Tolkien, almeno in Italia, seguita ad essere generalmente considerato un autore “di destra” (e questo a dispetto del vasto consenso ottenuto anche dai film di Peter Jackson). Le ragioni di tale nomea sono molteplici, riconducibili tanto ai pregiudizi di certa critica progressista – che delegittima qualsiasi narrazione che non ricada negli angusti ranghi del cosiddetto “realismo” – quanto all’adozione del repertorio tolkeniano da parte del Fronte della Gioventù tra gli anni ’70 e ’80 (“Campi Hobbit” et similia).

Ma Tolkien fu davvero fascista? In verità basta una rapida indagine tra le sue carte per smentire un’affermazione come questa. Non solo Mordor, di fatto, è un terribile stato totalitario – e Sauron un tiranno tutt’altro che affascinante –, ma anche nelle sue lettere l’inventore della Terra di Mezzo mostra di osteggiare con pari veemenza sia il socialismo che il conservatorismo britannico di estrazione imperialista. Così scrisse nel novembre del 1943: «Le mie opinioni politiche mi portano sempre più a propendere per l’anarchia (intesa filosoficamente come abolizione di ogni controllo, non come uomini baffuti che lanciano bombe), oppure per una monarchia non costituzionale. Arresterei chiunque usi la parola Stato (intendendo qualsiasi cosa che non sia la terra inglese e i suoi abitanti, cioè qualcosa che non ha poteri né diritti né intelligenza)». Nella stessa epistola predisse pure l’imminente egemonia culturale degli Stati Uniti su scala globale, un’idea che lo disgustava profondamente.

Verso il nazismo il giudizio dello scrittore inglese fu ancora più severo. Hitler con le sua farneticazioni a proposito della razza superiore aveva irrimediabilmente compromesso la bellezza di quei miti nordici che Tolkien tanto amava (si veda a tal proposito la lettera del 9 giugno 1941 indirizzata al figlio Michael). Quando nel 1938, poi, la casa editrice Rutten & Loening di Potsdam lo contattò per una possibile edizione tedesca del Lo Hobbit, Tolkien non mancò di fare del sarcasmo a proposito della ridicola richiesta di certificare la propria origine ariana. La risposta è datata 25 luglio: «Temo di non comprendere quello che voi intendete con la parola “ariano”. Non sono di estrazione ariana: che sarebbe indo-iraniana; per quanto ne sappia nessuno dei miei progenitori parlava l’indiano, il persiano o il gitano, o qualsiasi altro dialetto affine. Ma se ho capito bene, e voi mi state chiedendo se ho origini ebraiche, posso solo rispondere che mi dispiace di non avere antenati di quel popolo dotato».

Se è pur vero che Tolkien fu sempre avverso alla democrazia moderna, quella falsamente egualitaria, nata dalla Rivoluzione francese, e che durante la Guerra civile spagnola mostrò una certa propensione per la parte nazionalista, queste posizioni furono esclusivamente figlie del suo essere cattolico; cercare un ulteriore retropensiero sarebbe dunque sleale. Di fascista, come dimostra quello che scrisse per tutta una vita, nel grande professore non vi era assolutamente nulla.

Un commento a "J. R. R. Tolkien era fascista?"

  1. #luca antonio   27 Ottobre 2018 at 10:10 pm

    Bisogna capire che l’ attuale avversione al “fascismo” non ha piu’ nulla a che vedere con il movimento originario degli anni venti italiani ma rappresenta l’opposizione ad ogni ordine e legge, l’avversione violenta e demoniaca ad ogni aspirazione superiore; “ogni spirito superiore aspira ad un ordine e a una legge” scriveva Goethe.
    Il movimento Antifa sostanzialmente trova la sua linfa vitale nell’opposizione ad ogni istanza superiore per la quale l’ uomo, per realizzare se stesso, deve forgiarsi attraverso la fatica e la sofferenza.
    Nessun dovere, invece, per gli antifa, solo diritti, ovviamente usurpati a spese di altri.
    Tolkien e’ quindi, con il suo senso del combattimento contro la parte infera di se stessi e il senso del destino, anche tragico dei suoi personaggi, ma di matrice superiore, e’ assolutamente, completamente “fascista”.

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