Khashoggi? Voce del deep-state obamiano e della CIA.

 

 

di Gabriele Colosimo

 

 

La vicenda Khashoggi è stata squisitamente annacquata dai media, per farla rientrare nel cliché del giornalista dissidente alla ricerca della verità, perseguitato dal regime cattivo.

Le cose non stanno esattamente così. Il regime cattivo c’è ed è quello del clan wahabita dei Saud, aiutato molto dagli americani durante e dopo la guerra fredda, con finanziamenti e “operations” (intelligence, advisor, ecc.) e oggi non solo tollerato, ma spesso elogiato. Sul giornalista dissidente, però, la storia non è esattamente così.

Jamal Khashoggi, doppio passaporto saudita e americano, scriveva pezzi al vetriolo sul Washington Post, utilizzando una retorica che definirei obamiana. Potete farvi voi stessi un’idea qui: https://www.washingtonpost.com/people/jamal-khashoggi/?utm_term=.fbb3c4717c08

Inutile andare troppo a fondo nelle singole questioni trattate, ci vorrebbe una lunga serie di articoli, ma possiamo prendere qualche titolo:

The U.S. is wrong about the Muslim Brotherhood — and the Arab world is suffering for it (Gli americani sbagliano sui Fratelli Musulmani – E il mondo arabo soffre per questo)

Qui si fa l’apologia di Mohammed Morsi e dei Fratelli Musulmani, un’organizzazione terroristica simpatica ai Democratici e finanziata (e armata) dalla CIA. Con Al Sisi l’Egitto è più stabile e indipendente, e questo non piace evidentemente.

 

Saudi Arabia’s crown prince must restore dignity to his country — by ending Yemen’s cruel war (Il principe saudita Mohammad Bin Salman deve ridare dignità al suo paese – terminando la guerra in Yemen)

Bene, giusto. Ma poi aprendo l’articolo si legge “Saudi Arabia does not deserve to be compared to Syria, whose leader seemingly did not hesitate to use chemical weapons against his people.” (L’Arabia Saudita non merita di essere paragonata alla Siria, il cui leader non ha esitato a usare armi chimiche contro il suo popolo). La fake news di Assad che gassa i civili siriani.

 

E infatti scorrendo troviamo un altro bell’articolo:

It’s time to divide Syria (E’ tempo di dividere la Siria)

Che caso! E’ il piano esplicitato da Kissinger di balcanizzazione della Repubblica Araba Siriana, che risolverebbe una serie di questioni politiche, economiche e israeliane.

 

La retorica e gli argomenti utilizzati da Khashoggi sono quelli di uno ben addentrato nel deep state, non a caso scrive sul giornale di Jeff Bezos (CEO di Amazon, legatissimo all’intelligence cui fornisce buona parte dei servizi informatici), con simpatie (interessate) per l’Iran, contro Assad e l’Arabia Saudita. La folle politica estera degli 8 anni di Obama è tutta lì. La sua uccisione probabilmente va vista come una prova di forza di Bin Salman, che non è nuovo a idiozie simili. Del resto un’intelligence un pelo organizzata non si sarebbe fatta registrare su Skype dai servizi turchi, non avrebbe fatto mettere gli abiti del defunto a un suo agente per depistare le indagini e, soprattutto, non lo avrebbe ucciso nel proprio consolato (!!).

 

Ma tanto è accaduto e adesso vediamo che succede. Perché se è vero che gli agenti segreti di Riad come cabarettisti non sarebbero male, farebbe assai meno ridere un riposizionamento saudita negli equilibri regionali. Ancor meno i 200$ al barile che hanno promesso in caso di sanzioni americane.

 

 

 

Un commento a "Khashoggi? Voce del deep-state obamiano e della CIA."

  1. #mariagrazia199676221   24 ottobre 2018 at 4:48 pm

    ricordiamoci sempre come la cricca capital massonica sionista di cui fa parte anche Kissinger voglia destabilizzare io momdo per poi presentare il suo falso messia: in Israele hanno prodotto il vitello rosso e indicato il ritorno della vita nel mar morto…..

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