[OLTRE VIGANO’] Nuova intervista a K. Enòsas, misterioso autore di COSA VOSTRA, libro-bomba per le Ed. Radio Spada

 

Torna in esclusiva ospite di RS Kyriakos Enòsas, informatissimo e misterioso autore di COSA VOSTRA – Dalla Pro Deo alla ‘mafia di San Gallo’ – Gli ‘affari riservati’ della ‘chiesa della misericordia’, libro appena uscito per i tipi delle Edizioni Radio Spada. Occhio, perché le prenotazioni hanno già quasi “prosciugato” la prima stampa. Affrettarsi, quindi! Buona lettura. [RS]

 

Buongiorno Enòsas, allora il libro è prossimo ad arrivare in libreria! Chi ha letto il libro dice che lei occhieggia ai populisti…

Io occhieggio al popolo di Dio, perché si svegli. È imbottito di “anestetico pastorale” e si fatica a trovare l’antidoto. Ci provo coi ceffoni.

Delicato come al solito…

A mali estremi…

Il Papa all’incontro per il Sinodo dei Vescovi dal titolo “Noi per. Unici, solidali, creativi” dice che…

No, la fermo subito! Ma che titolo è “Noi per. Unici, solidali, creativi”? Primo: “voi per” … che cosa?! Poi “solidali” con chi? Terzo: chi ve l’ha detto che siete creativi? E’ roba da boy scout anni ‘80! Se la cantano e se la suonano. E’ l’autocontemplazione del proprio ombelico.

Beh, lasci almeno che finisca! Il Papa denuncia: “Sono di moda i populismi, che non hanno niente a che vedere con il “popolare”: il popolare è la cultura del popolo che si esprime nell’arte, nelle scienze, si esprime nella festa: ogni popolo fa festa a suo modo”.

Qui non fa festa nessuno, tranne loro. E poi il populismo non ha nulla anche fare con il “popolare” che ha in mente lui.

Si spieghi.

Lui dice le cose che magari dice il Partito popolare, cioè i “mondialisti moderati”, non il popolo. La vox populi dice altro.

Cioè?

Cioè dice basta col Nuovo Ordine Mondiale, che è la fine dei popoli, la scomparsa delle loro culture e identità. I popoli, invece, disperatamente cercano le proprie radici profonde. E vanno giù, sempre più giù, perché le falde di superficie sono essiccate. Ma se li costringono ad andare troppo giù faranno erompere gli inferi. E’ già successo.

Lei ce l’ha con la globalizzazione, ma anche il Cattolicesimo è universale!

Cioè è proprio l’opposto. Il Cattolicesimo è un universalismo che ha portato l’universale nel particolare, mica ha dissolto tutti in un unico grande melting pot. Cristo è stato immolato e ha riscattato per Dio con il suo sangue uomini di ogni tribù, lingua, popolo e nazione. Il Cattolicesimo non è l’United colors of Benetton.

Ma è quello che sembra dire il Papa!

Sembra, ma la realtà che promuove è l’opposto: il politically correct, il mondialismo, l’immigrazione sono la fine delle identità sia di chi parte, sia di chi accoglie. Ciò che unifica allora è solo il consumo delle merci, ma così anche le merci diventano globali. Vada in un supermercato al reparto ortofrutta: tutta uguale in qualsiasi città. L’architettura, l’arte, la musica: tutto omologato. Per dirla con Jovanotti: “Dalle province del grande impero, sento una voce che si sta alzando, questo è l’ombelico del mondo e noi stiamo già ballando”. Peccato che il ponte sia quello del Titanic.

A proposito di grande impero, lei nel libro cita il volume “Impero” di Toni Negri…

Sì, un futuro di moltitudini, derivanti dalla dissoluzione della classe operaia classica e viste come un incremento planetario delle potenzialità eversive, liberatorie di un “essere sociale” indiscriminato, illimitato e senza forma. Con un richiamo blasfemo a san Francesco. A questa visione manca una teologia e la “chiesa” di Bergoglio gliela sta offrendo.

Non la seguo.

Gliela spiego ancora con Jovanotti, quando canta: “Io credo che a questo mondo esista solo una grande chiesa, che passa da Che Guevara e arriva fino a Madre Teresa, passando da Malcom X attraverso Gandhi e San Patrignano, arriva da un prete in periferia che va avanti nonostante il Vaticano”. E, purtroppo, adesso grazie anche al Vaticano…

Il popolo sembra gradire, però.

Il popolo balla, ha sempre ballato, ma, quando smette di ballare e ha smaltito la sbornia, prende… i forconi.

Il popolo cattolico, in realtà, continua ancora a ballare…

Il popolo cattolico è stato ingannato. Ma comincia ad accorgersene. E se il popolo è lento, quello cattolico è un bradipo.

Tuttavia la gente anche in chiesa non ne può più di pistolotti sociali, di caricature di preti alla don Mazzi, di “maestri di vita” alla Enzo Bianchi e dei teologi alla Mancuso e quando sente parlare delle loro raccolte di solidarietà della Caritas, oramai nasconde il portafoglio e brucia i cassonetti di vestiti. Nonostante il doping mediatico, è iniziata irreversibilmente la “fuga da Bergoglio”: alle udienze papali il crollo è stato dei 2/3 e la presenza alla Messa, già marginale tra i battezzati, col Papa venuto dalla fine del Mondo è crollata del 28,8%. Se fosse un format televisivo, lo avrebbero già chiuso.

Enòsas, Lei però è un po’ irriguardoso…

Sarà, ma umanamente parlando Bergoglio è un “caudillo” clericale ripescato dalle periferie sudamericane del secolo scorso e “riverniciato” alla svelta. Ma la ruggine salta fuori! Ce l’ha coi populisti perché gli hanno rubato la scena. All’inizio qualcuno parlò di lui proprio come un papa populista (e non protestò), poi non avendo in realtà carisma vero, essendo un prodotto di marketing (un po’ Papa Giovanni, un po’ Fidel Castro, un po’… Belen) si sta afflosciando. Per la prima volta, per “stare su”, un Papa ha il sostegno di tutti i media e dei poteri forti: qualcosa significa!

E che cosa significa?

Ha svelato che il suo “cattolicesimo popolare” è in realtà quello delle élites modernizzanti. Una versione moderata (quindi più accettabile) della teologia della liberazione, che in un continente arretrato come l’America latina è stata perfetta per secolarizzare le masse che erano cattoliche, e gettarle nel mondo globale o in pasto alle sette evangeliche e carismatiche.

…perché la gente cerca il contatto col soprannaturale!

Appunto! E siccome la Chiesa dopo il Concilio offre una Fede calda come… un prisma d’acciaio e parla il linguaggio della sociologia, la gente cerca Dio come può. E le sette evangeliche hanno pure un sacco di soldi.

Il Papa afferma che il populismo “è la chiusura in un modello: “Siamo chiusi, siamo noi soli”, e quando si è chiusi non si va avanti”.

E’ la vecchia patacca dell’aggiornamento e del ricatto morale, l’ennesimo tentativo di imporre a casa altrui “la dittatura della carità”. Amore, solidarietà, amicizia, integrazione: parole con cui i poteri forti mentre ammaliano coscienze intorpidite, trafficano carne, capitali, merci. Altro che “ogni popolo fa festa a suo modo”. Qui a modo loro la festa la fanno ad ogni popolo. E il popolo non gradisce: di ogni razza, lingua, o nazionalità. Dissolvono nazioni per crearne di nuove, con le sostituzioni di popoli. E la benedizione papale.

Nel suo libro lei dice che il Papa è nudo…

… già, e un Papa in mutande, o senza, non è il massimo.

Dopo il clerico-fascismo e il cattocomunismo, lei lancia il “cattopopulismo”?

Lo chiami come le pare: lo schema élites contro popoli ha avuto un celebrato precedente: il Vaticano II. Anche lì una casta ha occupato la Chiesa, prendendosi sedie gestatorie, diocesi, poltrone, cattedre, riviste, cultura, arte, architettura, potere e denaro. E ha imposto il proprio modello contro la devozione tradizionale e popolare. Un po’ tardi, ma la gente si sta svegliando.

Quindi, tutta colpa del Vaticano II!

No, il Vaticano II è stato il detonatore, dove si è sostituita la spada di San Michele con la penna dei filosofi, ma l’incubazione durava da decenni. La polemica tra “cattolici integrali” e “gesuiti modernizzanti” è degli anni ’20 e alcuni atteggiamenti degli “integrali” fecero il gioco di quest’ultimi. Il mio mito non è Mons. Benigni. L’opposizione al neomodernismo deve essere intelligente, gioiosa e irriverente. Non occhiuta, anche se opposizione dev’essere!

In realtà nella Chiesa vigerebbe il principio di autorità e specularmente di obbedienza, quindi…

Vero, ma – mi passi il paragone politico – il Papa non è un sovrano assoluto, non è legibus solutus, non può fare a capriccio ciò che gli pare. E se va contro la Tradizione (perché nella Chiesa ci stanno pure i morti), diventa un tiranno. Cito il Catechismo di san Pio X: “Gesù Cristo ha fondato sulla terra una società visibile che si chiama Chiesa cattolica e tutte le persone che fanno parte di questa Chiesa sono in comunione tra loro”. Qui ci si dimentica della Chiesa trionfante che sta in Paradiso! Mica si va in Paradiso credendo contro quelli che ci hanno preceduto! E – continuo col parallelismo – il Papa non è nemmeno un monarca costituzionale: nessun “parlamento espiscopale” può legiferare contro Dio. Il Papa è il custode, colui che è chiamato a confermare i fratelli nella Fede, non a conformare la Chiesa allo spirito dei tempi. Un Papa che occhieggia a Lutero, si denuda da solo.

C’è una crisi d’autorità?

Sì, a tutti i livelli. E’ proprio il meccanismo della mediazione che è saltato.

Politicamente questo spiega il populismo?

Il populismo ne è solo l’indicatore. Mi chiedo – ed è un dubbio che pongo – se anch’esso non sia la conseguenza naturale dello spirito protestante e del libero esame. Inutile guaire ora: il dentifricio è stato premuto fuori dal tubetto…

Non colgo il nesso tra Lutero e il dentifricio…

La mediazione presuppone l’autorità di chi interpreta. Se – come riteneva Lutero – la verità è contenuta nelle sacre scritture e ciascuno ha il diritto e il dovere di leggerle e interpretarle da solo e secondo la propria coscienza in un rapporto diretto con Dio, salta la mediazione dell’autorità che interpreta. E, quindi, salta l’autorità.

E in politica?

Prima con Lutero si è sancita la preminenza dell’autorità secolare su quella ecclesiastica, poi sono stati decapitati i Re a favore dei parlamenti o delle Assemblee nazionali. Spiace, ma come negli anni ’20 e ’30, ora tocca ai parlamenti. In politica sono saltate le mediazioni che pretendevano di interpretare la volontà del popolo. La rappresentanza politica è delegittimata: uno vale uno. Oggi c’è la Rete ed è tecnicamente possibile la democrazia diretta: è’ la “piattaforma Rousseau”.

E Rousseau parlava di quello strano concetto che è la volontà generale…

Per Rousseau “la sovranità non può essere rappresentata per la medesima ragione per cui non può essere alienata; essa consiste essenzialmente nella volontà generale, e la volontà non si rappresenta: o è essa stessa o è diversa”. Per dirla con Grillo: il parlamento può essere superato, la democrazia deve essere superata, dato che la rappresentanza non ha più valore.

Il contatto ineffabile tra il capo e il Popolo…

Questo era il Fascismo e il Fascismo non ritorna. Oggi non c’è più un capo. Oggi i capi durano lo spazio di un reality, the Voice.

Il capo è il portavoce. Grillo è intelligente. Oggi c’è il contatto ineffabile del popolo non con i propri rappresentanti o con il Capo carismatico, ma con l’immagine che ci rappresentiamo, cioè col nostro look. Questo vuol dire Grillo quando dice che “potremmo scegliere una delle due camere del Parlamento così. Casualmente. In maniera proporzionata per età, sesso, reddito, del Sud, del Nord, cosicché queste persone rappresentino veramente il Paese”.

In sintesi?

Alla rappresentanza si sostituisce la rappresentazione.

E’ il ritorno del mito?

Grillo dice: “I giovani hanno bisogno di narrazione. Perché la sinistra è crollata, qual è la ragione? Non hanno narrativa, non raccontano più storie. Stiamo tornando alle Città-Stato, le nazioni stanno scomparendo”. E io aggiungo che torneranno gli dei della città.

Accidenti, il dentifricio fuori dal tubetto!

Inutile lamentarsene ora, detronizzato Cristo, è ovvio che qualcuno si mette sempre la corona in capo: Napoleone insegna. I francesi decapitarono un Re, per avere un Imperatore. Eterogenesi dei fini, ma anche lì una casta stava a Versailles, mentre il popolo viveva in miseria. Ora il popolo fa lo stesso: si è messo in testa la corona.

E da noi…

… la sovranità appartiene o no al popolo? La Costituzione lo dice, ora la gente lo vuole. Mi viene in mente – a proposito di crisi della rappresentanza – l’esperienza di un popolo che “animato dalla volontà di servire la causa della pace interna ed internazionale e di promuovere il progresso sociale”, si diede una costituzione che all’art. 1 proclamava che il Reich era in realtà una repubblica, ove “il potere statale emana dal popolo”. Ops!

 

 

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