“Per l’onore d’Irlanda”: Paolo Gulisano racconta la rivolta di Pasqua del 1916

di Luca Fumagalli

«Il Signore di tutto soffi l’alito della libertà». Così recita l’ultimo verso di Weeping winds, una delle più belle poesie scritte in carcere da Bobby Sands. Parole delicate, che restituiscono l’anima dell’Irlanda, una terra misteriosa, pregna dello spirito cristiano e del sangue di coloro che si sono battuti per la sua indipendenza. Solo un popolo di uomini innamorati e folli, come ricorda G. K. Chesterton nella Ballata del cavallo bianco, poteva regalare al mondo un’epica tanto affascinante, fatta di lotte e amori, di sconfitte e resurrezioni.

Il saggio di Paolo Gulisano Per l’onore d’Irlanda  (Il Cerchio, 2016) ripercorre con piglio appassionante la storia dell’Irlanda, dalle prime colonizzazioni fino a giungere alla tragica insurrezione avvenuta durante la Pasqua del 1916, un momento drammatico ma cruciale, che ha gettato i semi della futura proclamazione dello Stato Libero. Pearse, Connolly, la contessa Markiewicz, Collins e De Valera sono solo alcuni dei protagonisti che hanno dato il via a una romantica e disperata ribellione per liberare l’isola dal dominio inglese, un’occupazione da sempre brutale e omicida.

L’Impero britannico, che all’epoca amava presentarsi come il faro mondiale del progresso e della tolleranza, ha infatti condotto in Irlanda – nella colpevole indifferenza dei paesi europei – una delle più violente stragi della storia.  Basti citare a titolo esemplificativo il caso della cosiddetta “Irish Famine”, una terribile carestia che, a metà Ottocento, devastò l’economia irlandese causando oltre un milione e mezzo di morti. Per non parlare poi delle innumerevoli persecuzioni anti-cattoliche condotte senza scrupolo dai protestanti: partendo da Cromwell fino ad arrivare agli orangisti dell’Ulster, in molti hanno tentato inutilmente di sradicare l’odiato “papismo” dal cuore degli irlandesi.

Davanti a questi grandi dolori si ergono come campioni i numerosi martiri che nei secoli si sono battuti per la libertà, tutte quelle persone che con il coraggio e il sacrificio hanno donato una speranza a un popolo che non conosceva altro se non il giogo e la sofferenza. I protagonisti del 1916, asserragliati a Dublino, lasciati soli, sostenuti unicamente dall’ardore che scaturiva dal loro petto, sono stati dunque gli ultimi discendenti di un’antica stirpe di eroi che, ancora nel XX secolo, evidentemente non si era esaurita.

Per quanto oggi l’Irlanda si stia avviando a diventare una delle “società liquide” della post modernità, con una classe dirigente alla rincorsa di ogni possibile espressione del politically correct, la speranza non è ancora morta. L’isola di smeraldo è nuovamente colonizzata, questa volta non dall’Inghilterra, ma dalle mode culturali del momento. Per cambiare le cose bisognerebbe tornare allo spirito di quella Pasqua del 1916, alla forza morale di una nazione in rivolta, che mal sopporta ogni forma di schiavitù. La guerra non è finita. Occorre battersi ancora, e battersi meglio.

 

Il libro: P. Gulisano, Per l’onore d’Irlanda. L’insurrezione irlandese del 1916, Il Cerchio, Rimini, 2016, 158 pagine, 18 Euro.

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