[RACCONTO DEVOTO] La palma di Lambaesis (prima parte)

Questo breve racconto nasce dalla volontà di raccontare la storia delle persecuzioni sotto l’Imperatore Romano Massimiano (284-304) e dei suoi successori tramite le vicende di un giovane ragazzo della Mauretania Caesariensis, l’odierna Algeria occidentale. Chiedo anticipatamente scusa per eventuali imprecisioni storiche ma ho voluto dare un piglio quasi agiografico alla vicenda senza, tuttavia, esulare dalla situazione effettiva dl IV secolo dopo Cristo. Buona lettura.

di Charlie Banyangumuka

 

“No non così Defendente! Maledizione ragazzo ma mi ascolti?”. Il tonfo e le urla del ragazzo furono la risposta. Mauro scosse la testa al pensiero che suo figlio non sapesse cavalcare all’alba dei diciannove anni. Vent’anni avevano tenuto lontano Mauro da casa, vent’anni di servizio  come auxiliarius eques nella Tertia Legio Augusta, nella <cavalleria selvaggia> come la chiamavano i romani. : “Un giorno chi saprà cavalcare sarà re del mondo” disse avvicinandosi al giovane caduto “fortuna che tu non vedrai quei giorni, figlio mio”. Defendente si rialzò dolorante levandosi l’erba dai capelli: era un giovane  di bell’aspetto e i capelli corvini, assieme alla lieve abbronzatura della carnagione, delineavano perfettamente il ritratto di quel giovane mauritano.: “ Defendente” Mauro gli pose la mano sulla spalla “da chi discendiamo?” “dai Numidi” rispose il ragazzo “e chi furono i nostri padri?” “cavalieri” “e chi siamo noi?” “cavalieri” disse ancora il giovane “ e chi saranno i nostri figli, i loro figli e i figli dei loro figli?” “cavalieri” concluse meccanico Defendente. Era abituato a quella nenia; ogni volta che <deludeva> gli illustri antenati, quella formula, che suo padre diceva tramandarsi da generazioni, era la conseguenza. Il ragazzo volse il suo sguardo ad Oriente, verso le terre della Numidia : “ Laggiù” Mauro indicò col dito la medesima direzione “diverrai un uomo. Ma prima di allora” si voltò verso il figlio “dovrai capire che nella testa di un numida esiste il cavallo”. Defendente aveva per la testa ben altro rispetto agli equini; pensava al suo Dio, al quel padre benevolo che di lassù tutto osserva e governa. Con immenso Amore. Si era fatto battezzare in gran segreto a Cartenna, grazie a suo zio Oreste. Proprio in quel viaggio aveva visto, per la prima volta, un cristiano linciato e deriso al mercato. Essere cristiani in quel 1057 ab Urbe condita, o 303 dalla Salvezza come lo chiamavano i credenti, non era così sicuro. Voci oscure provenivano dall’Oriente. Stava ancora pensando quando suo padre lo chiamò e gli fece cenno di risalire a cavallo: “ Dimostra il tuo valore” Mauro accarezzò il manto del puledro “e non cadere mai più”. Defendente montò, prese in mano le briglie e si preparò “Vai ragazzo!”. Il destriero partì come alla carica e il giovane cavaliere dovette a fatica tenersi in equilibrio e per qualche tempo vi riuscì. Giunto il momento di scartare, il cavallo rovesciò il suo cavaliere che ruzzolò nella polvere. Defendente rimase a terra per qualche secondo: vedendo la bestia nitrire soddisfatta, rimontò in sella ancora più determinato. Spronò ancora una volta il cavallo e ancora una volta, dopo pochi istanti, finì nella polvere. Mauro si avvicinò ridendo “Tu servirai nella Tertia Legio Augusta ma come fante legionario” aiutò il ragazzo a rialzarsi “se ti mettono nella cavalleria, muori prima che inizi il combattimento” per l’ennesima volta si levò l’erba dai capelli “Tutti sanno cavalcare nella tua famiglia. Tutti i maschi” “Beh, non mi sembra che zio Oreste cavalchi tanto meglio” “Tutti i maschi sani di mente” tagliò corto suo padre. Oreste era un personaggio strano: in una famiglia che per metà discendeva da guerrieri numidi e per metà da coloni-legionari, la madre Violentilla, lo zio di Defendente era l’unico che si era interessato davvero alla cultura, trascurando le armi. Si vociferava che un giorno si fosse <chiuso> nella Biblioteca Magna di Iol Caesarea, antica capitale del Regno di Mauritania, all’incirca per una settimana a leggere i trattati del re scienziato Tolomeo e che il custode lo avesse rinvenuto chino e maleodorante in un angolo. Lui, del resto, non aveva mai fatto nulla per smentire il racconto.

Mauro stava per fare segno a Defendente che era ora di andare quando mutò radicalmente idea: “ Defendente, sali a cavallo” gli ordinò “E impara a stare a cavallo”. L’aspirante cavaliere  ubbidì e spronò il cavallo: rimase in sella. Finalmente il ragazzo ci stava riuscendo e Mauro si lascò andare ad una risata liberatoria. Suo figlio fece fare al cavallo un’ampia curva e arrivò quasi vicino al genitore. Qui la risata divenne amara; il ragazzo perse il controllo e finì nuovamente nella polvere “Per fortuna, non ti sei rotto nulla” commentò secco Mauro. [Continua]

L’immagine di copertina è un dettaglio del dipinto “Sant’Alessandro” del maestro Giovanni Gasparro

 

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