Prima parte: https://www.radiospada.org/2018/10/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-prima-parte/

Seconda parte: https://www.radiospada.org/2018/10/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-seconda-parte/

di Charlie Banyangumuka

Capitolo II

Nove giorni. Nove lunghissimi giorni erano passati da quando aveva lasciato casa. Nove giorni in cui aveva cavalcato e dormito all’adiaccio con suo padre. Defendente voleva solo che quel viaggio finisse al più presto, di dormire usando sassi come cuscini o il corpo del cavallo non ne aveva più voglia. Guardò il cielo stellato che volgeva piano piano all’alba: il sole sulle terre della Numidia, che sarebbe sorto di lì a poco, sembrava indicare la fine della vecchia vita e l’inizio della nuova. Dalla Mauretania Caesariensis alla Numidia : il Limes Africanum lo attendeva. Sentì suo padre svegliarsi e riattizzare il fuoco della notte precedente: “Ti stai già abituando all’idea che dormirai il giusto e non di più?” “Osservo il cielo, padre” “Pensi a Cristo?” domandò ancora Mauro. Defendente abbassò la testa “anche” sospirò. Suo padre gli porse una piccola porzione di carne secca e il ragazzo la addentò “Non temere, qualsiasi cosa abbia in serbo, è la cosa migliore”. I due montarono poi a cavallo e si diressero verso la strada “Quanto manca a Lambaesis? E il fuoco?” domandò il giovane “Siamo arrivati ormai”. All’orizzonte vide delle piccole colline e un fiume che si snodava nella vallata circostante. Mauro indicò otto cavalieri sulla strada principale che stavano venendo loro incontro.

: “Hahahhaha!” rise di gusto il cavaliere all’ennesima battuta. Defendente voleva raggiungere al più presto la destinazione: quegli otto cavalieri erano ausiliari getuli che dovevano battere la zona attorno alla città-castrum. Da quando li avevano incontrati non avevano smesso di prendere in giro Defendente per la giovane età e la sua evidente difficoltà a cavalcare. In capo a mezz’ora arrivarono alle porte di Lamabesis e il giovane si guardò attorno; vide la strada snodarsi in mezzo a una doppia fila di croci poste a intervalli irregolari. Alcuni dei crocifissi erano ancora vivi e accennavano movimenti, altri erano morti e per altri il caldo aveva iniziato a fare effetto decomponendoli “Come mai tante croci?” domandò Mauro incuriosito “Sono getuli ribelli, ladri, disertori. Alcuni sono cristiani”. Defendente cercò di non far trasparire il suo terrore, non doveva dare nell’occhio più di quanto già non facesse un nuovo arrivato. Secoli di permanenza della Tertia Legio Augusta avevano modificato le vallate di Lambaesis e aveva trasformato una modesta cittadina in una fortezza-borgo pullulante di soldati e vita. I legionari avevano scavato poi piccoli avamposti per avvistare eventuali piccole incursioni da parte dei nomadi del deserto. Il tutto rendeva quella città una perla di romanità nella Numidia meridionale, l’ultimo serio avamposto prima della barbarie. I dieci cavalieri giunsero alla porta principale: “Rivolgetevi al centenarius Macrone” disse uno indicando un soldato che li stava squadrando appoggiato alla porta. Gli ausiliari lasciarono i due viaggiatori dirigendosi nuovamente verso la strada. Mauro scese da cavallo assieme al figlio e andò incontro all’ufficiale che stava sgranocchiando una persica, sempre osservandoli: “Benvenuti a Lambaesis, in cosa posso aiutarvi?” “Devo far arruolare mio figlio nella gloriosa Tertia Legio Augusta” “Allora” commentò secco il legionario “sei pronto a crepare sotto i dardi dei Getuli?” guardò verso Defendente che trasalì visibilmente. Mauro non riuscì più a contenersi “Non se cambiato di una virgola eh Magister Latrunculorum?” disse ridendo. Inizialmente, l’ufficiale parve infastidito dall’intervento ma in seguito, aguzzando la vista, comprese “Vecchio Ultor! Tanto tempo è passato” “Quasi vent’anni, eques”. Defendente non capì e guardò atterrito i due “Figlio mio, ti presento Macrone: a suo tempo era una recluta nel mio squadrone di cavalleria ma poi…” “Poi una mazza getula mi frantumò la gamba e divenni un legionario appiedato” continuò il Magister Latrunculorum, contento di aver ritrovato un vecchio amico. I due si fecero seri “Non ti ricordavo così alto. Ad ogni modo, come vanno le cose qui al limite della civiltà?” “Bene nel complesso, male nello specifico. C’è risentimento nel sud della Numidia e i getuli fanno leva su ciò per attaccare piccoli villaggi dispersi o interi avamposti avanzati. Per questo” Macrone indicò una pattuglia che stava uscendo dalla porta principale “mandiamo in continuazione isole di otto cavalieri ausiliari ogni hora per vedere se ci sono movimenti” “Mi ricordo le missioni di pattuglia ma non erano così cadenzate. Ad ogni modo” Mauro guardò suo figlio “te lo affido: veglia su di lui e,se necessario, redarguiscilo a bastonate”. Defendente vide suo padre dirigersi a cavallo “Spero che questo sia un arrivederci figlio mio. Ricorda: ascolta sempre i tuoi superiori tranne quando…beh lo capirai” il veterano montò a cavallo e, accennando un saluto, spronò il destriero.

Defendente vide suo padre varcare la porta e sparire; una mano si posò sulla sua spalla “Benvenuto a Lambaesis, ragazzo” la figura torreggiante di Macrone lo rassicurava un po’, forse. Guardò il cielo: chissà cos’aveva in programma il suo buon Dio.

 

 

“E qui ci sono le stalle, dove passerai i prossimi tre giorni per dormire” concluse Macrone: avevano impiegato un’ora per girare l’intero complesso e adesso stavano entrando negli alloggi dei cavalli. Alla notizia che ci avrebbe passato le future notti, assieme ad eventuali nuove reclute o già presenti, Defendente si era mostrato contrariato ma sapeva che il suo parere contava quanto quello del Senato. Zero. Così, controvoglia, aveva cercato un angolo che fosse libero e vi si era sistemato, cercando di non dare troppo alla puzza di sterco. Macrone aveva osservato soddisfatto la scena : “Ragazzo, tra un’ora al campo di addestramento. Non tardare. E neanche voi due!” disse il centenarius guardando due reclute che stavano uscendo. Defendente attese che anche l’ufficiale fosse uscito e, dopo essersi guardato in giro, si mise in ginocchio e rivolse i palmi verso il cielo “Padre d’Amore che sei nei cieli” cominciò “qualsiasi progetto tu abbia per me, fa che sia in grado di accettarlo”. In quel momento passarono due militi e la giovane recluta dovette fingere di stiracchiarsi nonostante i due paressero non interessarsene. Decise quindi di dormire un po’ : dopotutto era reduce da un lungo viaggio. Sistemò la paglia, la ripulì con le mani dagli escrementi secchi e si sdraiò. Il sonno venne subito.