[EVELYN WAUGH: LETTERE SUL CONCILIO] Salviamo il latino!

di Luca Fumagalli

Evelyn Waugh

Il 16 marzo del 1963, mentre proseguivano i lavori del Concilio Vaticano II, Evelyn Waugh scrisse una breve lettera al direttore del «Tablet», il più importante settimanale cattolico britannico: «Le Chiese uniate d’oriente conservano ancora un’antica forma di culto a loro cara, e liturgie che in molti casi sono incomprensibili ai fedeli. Non è forse tempo di chiedere simili privilegi per i cattolici romani? Promuoverebbe un appello rivolto alla Santa Sede per la creazione di una Chiesa uniate latina che possa conservare tutti i riti come erano al tempo di Pio IX?».

La curiosa proposta, volutamente provocatoria, nasceva dalla crescente preoccupazione di Waugh – e di molti altri – a proposito della ventilata riforma liturgica. A quanto si diceva, vi era la volontà di sostituire il latino della Messa con le lingue nazionali; ciò sarebbe stato solo un primo passo in direzione di un “aggiornamento” complessivo del rito eucaristico.

Cosa pensasse lo scrittore inglese di tali cambiamenti è discusso nel dettaglio in una epistola del giorno precedente, il 15 marzo, indirizzata all’amica Lady Daphne Acton. La donna, qualche tempo prima, aveva prestato a Waugh un saggio di Padre Charles Davis, Liturgy and Doctrine (Sheed and Ward, 1960), che aveva parecchio indispettito quest’ultimo: «Non mi è piaciuto affatto. Al di là dell’obiezioni che nutro nei confronti della maggior parte dei temi trattati, penso  che essi siano espressi in maniera banale e presuntuosa, qualche volta dando come assodato un fatto che, invece, doveva essere dimostrato, e qualche volta ancora scadendo nel luogo comune. […] Le Chiese uniate sono parecchio importanti. A loro è permesso conservare le antiche abitudini di devozione e avere lingue liturgiche come il siriaco, il greco-bizantino, […] e lo slavo che sono più morte del latino. Perché non dovremmo anche noi avere una Chiesa romana uniate e lasciare ai tedeschi i loro spettacoli comici? Penso sia una grande impudenza da parte dei tedeschi quella di provare a insegnare al resto del mondo qualcosa riguardo la religione. Dovrebbero piuttosto vestire per sempre una tela di sacco e cospargersi di cenere per tutte le enormità da loro commesse, da Lutero fino a Hitler».

L’antipatia di Waugh per i novatori si univa dunque al suo disprezzo per i tedeschi. La prosa, volutamente affilata, ha comunque il pregio di esplicitare la vera natura del problema che si celava dietro la riforma liturgica: non si trattava di una diatriba meramente linguistica, ma si stava subdolamente cercando di manomettere in qualche modo la liturgia tradizionale.

Waugh, di conseguenza, continuava la sua lettera mettendo in discussione altri punti, come la vaghezza dell’aggettivo “vernacolare” riferito alla lingua dei nuovi riti, e la bontà della riforma della Settimana Santa (1955): «Quando Padre Davis dice che la nuova, impoverita Settimana Santa è una cosa buona poiché insegna alle persone l’Antico Testamento, sta delirando. Di Antico Testamento ce n’era sei volte tanto nei vecchi riti».

L’epilogo della missiva è eloquente, e restituisce in termini ironici la rassegnazione di un uomo votato a combattere una battaglia senza speranza: «La decisione che certamente verrà presa al Concilio, ipotizzo, sarà che tutta l’introduzione del canone della Messa diventerà in volgare nei giorni obbligatori. Si dice anche che noi avremo la stessa versione degli americani, il Cielo ci aiuti …».

Per chi si fosse perso le prime due puntate della rubrica:

https://www.radiospada.org/2018/11/evelyn-waugh-lettere-sul-concilio-alec-guinness-evelyn-waugh-e-la-lunga-ombra-del-concilio/

https://www.radiospada.org/2018/11/evelyn-waugh-lettere-sul-concilio-archeologi-liturgisti-e-modernisti/

 

2 Commenti a "[EVELYN WAUGH: LETTERE SUL CONCILIO] Salviamo il latino!"

  1. #bbruno   14 Novembre 2018 at 7:00 pm

    Waugh aveva capito benissimo che l’abbandono del latino significava l’abbandono della messa cattolica. E i citrulli cattolicimoderni, cresciuti a boni sentimenti e ignoranza di dottrina, hanno salutato allegramente l’evento della loro lingua nazionale nella nova missa, per l’esigenza di capire quello che vi si dice, come si addice a ‘celebranti’, per sacerdozio condiviso, della stessa: appunto, celebranti’ di un rito non più cattolico ma protestante!

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  2. #mariagrazia199676221   15 Novembre 2018 at 4:02 pm

    Continuo a seguire il rito romano di San Pio V perché in esso Adorazione, Consacrazione e trasformazione del pane e del vino nel Corpo e nel Sangue di Nostro Signore corrispondono al Sacro Mistero che Gesù ci ha Trasmesso nell’Ultima Cena.
    Ricordiamoci in questo terribile tempo di apostasia che la Santa Messa Tridentina è la risposta all’oltraggio fatto a Dio con le eresie!

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