[GLORIE DEL CARDINALATO] S.E.R. Cardinale Adeodato Piazza OCD (1884-1957)

«Il volontario oscuramento della verità è uno dei fenomeni più sconcertanti del nostro tempo».
(Card. Piazza, Lettera pastorale “I diritti della verità”, 1947 [1])

  

 

di Giuliano Zoroddu

Giovanni Piazza nacque a Vigo di Cadore il 30 settembre 1884. Nel 1897 entra nel Seminario dei Carmelitani Scalzi di Treviso. Dopo gli anni di noviziato, gli studi filosofici, il servizio militare e gli studi teologici, fra’ Adeodato di San Giuseppe (questo il nome assunto in religione) venne ordinato sacerdote il 19 dicembre 1908 dal Cardinale Patriarca di Venezia Aristide Cavallari. Dal 1909 al 1914 esercitò l’insegnamento della filosofia e della teologia presso i collegi dell’Ordine. La prima Guerra Mondiale lo strappa all’amato Carmelo: venne chiamato a svolgere le funzioni di Cappellano Militare; vi ritornerà solo nel 1919. Negli anni Venti assume posizioni sempre più importanti nella gerarchia dei Carmelitani Scalzi, fino a diventarne Procuratore Generale nel 1925. Nel 1923 Pio XI lo aveva già nominato Consultore della Sacra Congregazione dei Religiosi. Lo stesso Papa Ratti il 29 gennaio 1930 lo elesse Arcivescovo metropolita di Benevento: riceverà la sacra consacrazione episcopale dalle mani del Cardinale Basilio Pompilj, Vescovo di Velletri e Arciprete di San Giovanni in Laterano, il 24 febbraio successivo. Dopo cinque anni di archiepiscopato beneventano, il 16 dicembre 1935 venne promosso Patriarca di Venezia. Due anni dopo, il 13 dicembre 1937, venne creato Cardinale Prete di Santa Romana Chiesa del titolo di Santa Prisca: «Il Padre comune mi ha fatto recentemente il Suo dono …  la sacra porpora romana … veste di sangue»[2].  Il suo governo patriarcale fu caratterizzato evidentemente dagli eventi legati alla Seconda Guerra Mondiali, eventi nei quali diede prova della sua risolutezza di carattere e della sua autorevolezza nel trattare con le varie parti belligeranti. Levò alta la voce, assieme al vescovo di Trieste e Capodistria, Antonio Santin, nel denunziare le barbarie dei comunisti titini. E con pari forza non esitò a riprendere coloro che entrati nella Costituente grazie ai voti dei cattolici, non facevano gli interessi del Cattolicesimo, ma erano zuppi di quel modernismo sociale, forma politica di schizofrenia, «che fa credere lecito in politica ciò che la morale cristiana proibisce nella vita privata». Ne è un esempio eclatante la seguente lettera.

 Per il Piazza infatti, come ben si evince nelle 28 lettere pastorali redatte in 27 anni di Episcopato, una sola cosa contava: Dio e Dio solo, senza compromessi. Dio che ci ha redenti, Dio che ci salva per mezzo della Chiesa, Dio che ci istruisce per mezzo della Chiesa e che ci ha donato il Papa, Dio che deve regnare nella società umana in tutte le sue strutture politiche ed economiche. Insomma solo la Regalità di nostro Signore Gesù Cristo conta veramente.                                                                                                             Quindi bisognava creare l’ unità dei cattolici, originata e vivificata dai Sacramenti soprattutto l’Eucaristia – il Cardinale fu devotissimo del Preziosissimo Sangue – e dalla conoscenza della Dottrina Cristiana, sotto l’autorità suprema del Romano Pontefice, «depositario e maestro di tutte le verità religiose e morali che sono necessarie all’uomo per raggiungere il fine della salvezza eterna»[3] contro i nemici della Chiesa e della società, per  una «profonda reintegrazione dell’ordinamento giuridico, riposante nel sommo dominio di Dio e custodito da ogni arbitrio umano»[4]. E questi nemici da combattere in schiera compatta erano civile: il protestantesimo internazionale che divulga un Vangelo falso, l’ateismo che nega Dio e conduce all’arbitrio del piacere senza freni, il liberalismo egoista, il comunismo antiumano, la statolatria antinaturale.                                                                                                                                         Dopo tredici anni di apostolato veneziano, il 1° ottobre 1948, Pio XII lo chiamava a Roma come Segretario della Sacra Congregazione Concistoriale, affidandogli l’anno dopo, il 14 marzo, il governo della Diocesi suburbicaria di Sabina e Poggio Mirteto. Illustre nello zelante espletamento dell’apostolato sabino, morì a Roma il 30 novembre 1957. L’epigrafe, posta sulla sua tomba nella basilica romana di Santa Teresa, sintetizza in maniera perfetta la vita di questo figlio del Carmelo: INCENSISSIMO IN ECCLESIAM CHRISTIQVE VICARIVM AMORE PRAECLARVS EXSTITIT. 

 

[1]  Adeodato Giovanni Card. Piazza , vescovo di Sabina e Poggio Mirteto, Problemi religiosi e insegnamenti pastorali. Lettere, Roma 1953, p. 559.

[2] Ivi, p. 201.

[3]  Ivi, p. 517.

[4]  Ivi, p. pp. 465-466.

 

Figure già trattate sul sito (sono escluse le innumerevoli figure trattate sulla pagina Facebook)

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