[GLORIE DEL CARDINALATO] S.E.R. Cardinale Francisco Jimenez de Cisneros (1436-1517)

di Giuliano Zoroddu

“Ho unito la porpora al saio, l’elmo al cappello cardinalizio – Frate, Comandante, Ministro, Cardinale – Ho congiunto senza meritarlo la corona alla tonaca – Quando la Spagna mi obbediva come a un re”. Così parla al pio visitatore l’epitaffio del Cardinale Francisco Jimenez de Cisneros, la cui imponente figura di “clericus et miles” si staglia nelle turbolente vicende ecclesiastiche e politiche spagnole dei secoli XV e XVI. Nato a Torrelaguna (Madrid) nel 1736 e battezzato col nome di Gonzalo, dopo aver studiato Teologia e Diritto ad Alcalà e a Salamca, dal 1449 al 1465 svolse presso al Curia Romana le funzioni di Avvocato Concistoriale. A Roma fu anche ordinato sacerdote verso il 1460. Tornato in patria nel 1466, si scontrò con l’Arcivescovo di Toledo Alfonso Carillo de Acu: il prelato fece incarcerare il Cisneros che rimase inflessibile nella rivendicazione dei suoi diritti e pertanto prigioniero fino al 1480, quando fu liberato e gli fu concesso il beneficio. Tuttavia il Nostro vi rinunziò per averne in cambio quello di Cappellano Maggiore della Cattedrale di Sigüenza, retta dal Cardinale Pedro González de Mendoza, consigliere della Regina Isabella di Castiglia, che poco dopo lo costituì Vicario Generale della Diocesi. Ma proprio nel momento in cui la via della carriera era stata imboccata, all’età di 48 anni decise di entrare nell’Ordine dei Minori Osservanti. Così nel 1484 Gonzalo diventa fray Francisco e, rigettati agi e prebende e cariche altisonanti, tutto si consacra alla preghiera e alla penitenza più aspra: dorme per terra, indossa il cilizio, digiuna il doppio dei suoi confratelli. Ma la vita da semi-anacoreta non durò a lungo: nel 1492 viene nominato, su indicazione del Mendoza, confessore e consigliere spirituale della Regina Isabella e nel 1495 eletto Arcivescovo Metropolita di Toledo e Primate delle Spagne. Francisco fugge davanti a queste cariche, soprattutto la seconda, che lo avrebbero riportato nel mondo che aveva abbandonato, ma riacciuffato dalle guardie della Regina accetta dopo il peso della mitria e del pastorale, per obbedienza al papa Sisto IV e per accondiscendere alle insistenti della sua augusta figlia spirituale. L’11 ottobre 1495 Hernando de Talavera, Arcivescovo di Granada, gli conferiva l’Episcopato. Rigido con se stesso, modello di austerità (solo una lettera personale di papa Alessandro VI riuscì a fargli mitigare l’osservanza delle regola), volle che anche il suo clero, secolare e regolare, eccellesse in santità, fosse gerarchicamente ordinato e ben istruito, anticipando così le riforme che poi saranno introdotte dal Concilio Tridentino. Allo zelo per la buona gestione della sua Diocesi, aggiunse altre e importanti cure pastorali: l’evangelizzazione dei Mori di Granada – innumerevoli ne battezzò di sua mano – e le missioni nel Nuovo Mondo, dove inviò drappelli di Francescani e Girolamini per illuminare gli Indios con la luce della vera Fede e per proteggerli dagli abusi di potere. Uomo di gran cultura, diede lustro al rito mozarabico, proprio della chiesa Toledana, di cui editò il Breviario e il Messale; fondò la Università di Alcalà di Hernares; iniziò e presiedette con rigore sovrumano l’edizione della Bibbia Poliglotta Complutense, contenente Antico e Nuovo Testamento nelle versioni ebraica, greca e latina, pubblicata postuma nel 1522, dopo l’approvazione di Leone X (1520). Benemerito verso l’Altare quindi, ma non meno verso il Trono, in quanto già dal 1495 deteneva il titolo di Gran Cancelliere di Castiglia. Si mostrò valente nel tenere salda la struttura del Regno, reprimendo sia le ribellioni Moresche, sia quelle dei notabili locali a discapito del potere regio. Fu più volte reggente di Castiglia: alla morte della Regina Isabella nel 1504; alla morte di Filippo d’Asburgo nel 1506, mentre Ferdinando il Cattolico successore designato era in Italia; dal 1516 al 1517, tra la morte del Re Ferdinando e l’ascesa al trono di Carlo d’Asburgo (il futuro Carlo V). Nel 1507 fu creato Cardinale Prete di Santa Balbina da Giulio II. Sempre nel 1507 assunse la direzione della Inquisizione di Castiglia e Leon.

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Liberazione dei prigionieri cristiani di Orano

Fu infine promotore convintissimo della Crociata in Africa. Strappate all’Infedele Mazalquivir in Algeria (13 settembre 1505) e il Peñón de Vélez de la Gomera in Marocco (1508), egli stesso, a 73 anni d’età, si pose alla guida delle armante che il 19 maggio 1509 conquistarono Orano in Algeria. Nel 1511 convinse il re Ferdinando ad appoggiare il Papato nella Lega Santa contro i Francesi e allo stesso tempo si schierò dalla parte di Giulio II contro gli scismatici del conciliabolo di Pisa, appoggiati da Luigi XII nemico della libertà della Chiesa. Sebbene non presente nell’assise del Lateranense V (1512-1517), vi inviò alcune richieste circa una maggiore chiarificazione del dogma cattolico contro gli errori dei conciliaristi e circa norme più severe per evitare ed estirpare la corruzione nel clero. Carico, come abbiamo visto, di meriti religiosi e civili, questo penitente prestato alla politica rendeva l’anima a Dio l’8 novembre 1517, consegnando il potere nelle mani di un altro grande personaggio della storia mondiale quale Carlo V.

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