Il Capo di Sant’Andrea a Roma

L’Apostolo Andrea, il primo chiamato, fratello di san Pietro, dopo la Pentecoste secondo la tradizione recepita anche dal Breviario Romano “andò a predicare la fede di Cristo nella provincia toccatagli, la Scizia d’Europa, poi percorse l’Epiro e la Tracia; e colla predicazione e i miracoli convertì a Cristo innumerevoli persone”. Compì il martirio a Patrasso in Acaia, condannato alla crocefissione dal Proconsole Egea. San Girolamo nel De viris illustribus al libro IX, ci informa che al tempo di Costanzo II le sue reliquie (il cui possesso è attualmente vantato da Amalfi) furono traslate a Costantinopoli. Dopo la caduta di Costantinopoli il 29 maggio 1453, dal 1462 al 1964 fu invece conservata in San Pietro il suo Venerabile Cranio. L’arrivo in Italia di questa reliquia è raccontato con dovizia di particolari da Egidio Fortini nel suo Solenne ricevimento della testa di sant’Andrea Apostolo e cappella presso al Ponte Milvio a lui consacrata (Roma, 1848) i cui punti salienti offriamo ai nostri lettori.

L’arrivo ad Ancona del Capo di Sant’Andrea il 16 novembre 1461 (Basilica di Sant’Andrea della Valle, Roma)

Caduta miseramente nelle mani di Maometto II la gran città di Costantinopoli l’anno di nostra salute 1453, ebbe fine l’impero de’ Greci colla uccisione eziandio dell’ Imperatore Costantino Paleologo ultimo loro sovrano. Demetrio e Tommaso di lui fratelli conoscendo impossibil cosa per loro riacquistare i dritti perduti, pensarono a provvedersi altrimenti. Demetrio acquistò con molto danaro alcune possessioni, e Tommaso aborrendo di abitare quella terra tolta al dominio de’ suoi, si rifugiò nell’isola detta di s. Maura vicino all’Epiro conducendo seco la moglie e i servi oltre a molti nobili della Grecia che il vollero seguire. Temendo però che la testa di s. Andrea apostolo, la quale con molto onore si conservava nella città di Patrasso della provincia di Achaja nel Peloponneso, non fosse oltraggiata dai barbari Maomettani, qualora si fossero impadroniti di quel luogo, volle seco portarla nella mentovata isola. Molti principini istiani tanto italiani che stranieri offerirono grosse somme di danaro a Tommaso per aver presso di loro una così insigne reliquia ma ciò sapendo il pontefice Pio II, spedì ambasciatori a quel principe, pregandolo a non concedere un tal tesoro ad altri, fuori che al Romano Pontefice, da cui solo poteva più convenientemente custodirsi, aggiungendo essere anche dovere che la testa del santo Apostolo si riposasse più che altrove nel luogo ove giacciono le ossa del suo glorioso fratello, il principe de gli Apostoli s. Pietro, e pensasse in ultimo, che se ciò egli non eseguiva, sarebbe caduto nella indignazione del santo. Promise Tommaso di contentare il papa, ‘e di portare egli stesso fino ad Ancona il‘ bramato dono , come di fatto eseguì. Viaggiava nell’Adriatico il venerabile capo, e parve che il mobile elemento tutto per riverenza si commovesse , giacché più dell’usato molte tempeste in quell’anno vi furono, e sebbene non pochi legni si affondassero, salvo da tanti perigli giunse il bramato ospite negli Stati Ecclesiasti ci e sbarcò felicemente in Ancona l’anno 1461 [il 16 novembre, ndr] ove il Papa mandò a riceverlo il cardinal di s. Susanna [Alessandro Oliva, ndr], acciocché riconosciuta l’ autenticità della reliquia la portasse alla rocca di Narni ed ivi la facesse custodire da quel castellano accerchiata da molti lumi, fintantoché, quietate le guerre, che in quei tempi infestavano lo Stato della Chiesa, potesse condursi in Roma con ogni sicurezza. […] Tre cospicui cardinali furono dal pontefice mandati in Narni a prendere la sagra reliquia , primo de‘ quali fu il Greco cardinal Bessarione vescovo Tusculano, uomo di grandissimo ingegno e sapere, il suddetto cardinale Alessandro di s. Susanna ed il card. Francesco Amministratore della Chiesa Senense [Francesco Todeschini Piccolomini, il futuro papa Pio III, ndr]. Con ogni riverenza condussero eglino [i.e. essi] il sagro capo fino al Ponte Milvio, due miglia circa distante dalla nostra città, nella quale intanto si facevano opportuni preparativi per si grande ricevimento, di cui volle il medesimo Pio che ne partecipassero anche gli esteri, ed a tale effetto pubblicò un generale perdono delle colpe a tutti coloro che si fossero trovati in Roma nel giorno che ciò eseguirebbesi e ne spedì l’avviso per tutta l’Italia […] Giunse la testa di s. Andrea apostolo al Ponte Milvio la domenica delle palme dell’anno 1462 agli 11 di aprile ed ivi fu posta nella torre del Ponte, ove fu custodita tutta la notte da due arcivescovi. In quella mattina celebrata il Pontefice in s. Pietro la messa delle Palme, dopo il desinare se ne venne alla chiesa di s. Maria del Popolo per esser più vicino ad andare il dì seguente a ricevere il gran personaggio. Era il tempo piovosissimo, udivasi tratto tratto romoreggiare il tuono , e l’aria carca di nubi e di acqua fino da diversi giorni innanzi non dava a sperare serenità nel giorno avvenire destinato al grande ricevimento; pur non ostante contro la comune aspettazione, il tutto fu eseguito senza che l’acqua menomamente impedisse la sacra cerimonia. Entrarono la mattina solennemente in Roma i tre cardinali legati, e presentatisi al Papa nell’accennata chiesa del Popolo, riuscirono con esso lui per la medesima porta Flaminia da cui erano entrati. Eglino precedevano la gran cavalcata, composta di tutto il clero romano, di principi romani, di legati dei principi esteri, Di Abbati, Vescovi, Arcivescovi, Cardinali, e Pontefice, tutti con palme in mano ricevute nella mattina della domenica avanti. Seguiva una immensa quantità di popolo, il concorso del quale fu tanto , che né le vigne , né i campi vicini poteano vedersi. Fu alla vicinanza del ponte in mezzo a vasto prato innalzato un gran palco capace a contenere il pontefice , e il clero e nel mezzo di esso fu eretto un altare. Alla vicinanza di questo luogo giunto il papa e tutto il sagro consesso, ciascuno smontò da cavallo e vestitisi di abiti ecclesiastici di color bianco, a lento passo cantando, e coll’ordine consueto s’incamminarono nel prato che sembrava divenuto bianco per le candide vestimenta de’sacerdoti. Duo erano le scale per cui ascendevasi al menzionato altare, una rivolta dalla parte di Roma per la quale salì il Papa ed il seguito sacerdotale, l’altra guardava il ponte, da dove giungeva il cardinal Bessarione con gli altri due legati portando la sagra urna, la quale depositò sull’altare onorata dal canto sacerdotale e circondata da moltissimi lumi. Fatto silenzio, dal cardinal Bessarione fu aperta la sagra custodia, e riconosciutisi i sigilli consegnò nelle mani del Papa con lagrime di compunzione la testa del santo Apostolo, che con pari lagrime fu da lui ricevuta. Si genuflesse Pio innanzi l‘augusta reliquia, e prostratosi con. volto pallido e con tremula voce così parlò.

Sei arrivato alfine, sacratissimo e adoratissimo capo del santo Apostolo! Il furore dei Turchi ti ha scacciato dalla tua sede. Esule, ti sei rifugiato presso il tuo fratello, il principe degli Apostoli […] Ti quanta gioia ci riempi oggi, o beatissimo Apostolo Andrea, predicatore della verità e assertore esimio assertore della Trinità, mentre ammiriamo questo tuo capo sacro e venerabile, che fu degno che su di esso si posasse visibilmente sotto forma di fuoco, il santo Paraclito il dì di Pentecoste! […] Noi odiamo i Turchi, quali nemici della religione cristiana, ma in questo frangente non li odiamo perché sono stati la causa della tua venuta: infatti cosa poteva capitarci di più desiderato dell’ammirare il tuo onoratissimo capo ed essere pervasi dalla suo fragrantissimo profumo? […] Entra nella Città Santa e sii propizio al popolo Romano: sia salutare a tutti i cristiani la tua venuta, pacifico sia il tuo ingesso, felice e fausta la tua permanenza fra noi. Sii nostro avvocato in cielo, e assieme ai beati Apostoli Pietro e Paolo conserva questa città e piamente provvedi a tutto il popolo cristiano; affinché per i vostri patrocinii venga su noi la misericordia di Dio; e la sua indignazione motivata dai nostri peccati, che son molti, passi sugli empi Turchi e sulle nazioni barbare che combattono Cristo Signore.  

Questa orazione proferita dal vicario di Cristo fece lacrimare tutti i prelati astanti e niuno vi fu che non si percotesse il petto e non piangesse implorando il perdono de’ suoi falli per intercessione del santo Apostolo  […] Stava intanto tutto il popolo in silenzio ad aspettare il fine della commovente funzione, allora il papa baciata per il primo la sagra testa diè luogo a baciarla a tutto il clero che ivi stava d’ intorno. Ciò fatto riprese «Onnipotente e sempiterno Iddio, che governi il regno celeste come quello terreno, che oggi ti sei degnato di consolarci con l’arrivo del prezioso capo del tuo santo Apostolo Andrea: concedici, te ne preghiamo, che per i suoi meriti e la sua intercessione, atterrata la superbia della perfida gente Turca, e tolta di mezzo ogni molestia causata dagli Infedeli, il popolo cristiano ti serva in sicura libertà». Tutti risposero Amen. Allora presa, ed elevata la veneranda reliquia la mostrò d’ ogni intorno a tutti gli astanti che con altissimi gridi imploravano da Dio misericordia, e perdono ad intercessione di un tanto Apostolo. Dopo di che intuonato l’ inno Ambrosiano ed un altro inno composto in tale occasione per ordine del Pontefice da Agabito Vescovo Anconitano celebre poeta romano, scese il gran Pio in mezzo a moltissimi lumi portante egli stesso l’urna sacrata fino alla città accompagnato da prelati, da Cardinali, e da tutto il seguito con palme nelle mani e con il solito ordine della gerarchia ecclesiastica. Fra tanta moltitudine di gente che a gran fatica si poteva proseguire il cammino. Giunta alle porte di Roma la testa fu ricevuta da una porzione del clero romano che ivi stava ad aspettarla, e poiché l’ebbe adorata devotamente, la introdusse nella predetta chiesa di s. Maria del Popolo, ove il Papa depositò l’ urna presso l’ altare della Beatissima Vergine, e la diede in custodia a diversi vescovi acciocché l’ adorassero vegliando la notte, ed egli andò a riposarsi in una stanza contigua, ove passò la nottata per esser pronto il veniente giorno alla solennissima funzione dell’ altro trasporto alla Basilica Vaticana. Declinava il sole di un giorno così fortunato, e l’ aria di nuovo tutta si ricopriva di nubi, e una dirotta pioggia seguiva durante l’ intera notte […] Ed ecco già di più bella luce ammantarsi lai felice aurora del desiato giorno duodecimo del mese di aprile […] tutti i cardinali, eccetto uno solo, vollero a piedi accompagnare il Santo, sebbene taluni fossero e vecchi e pingui e malaticci e non soliti a tali disagi, e pochissimi ancora furono i prelati che da sì devoto viaggio si esentarono. Vi erano tutti i sacerdoti delle chiese di Roma, portando le reliquie de’ Santi. Andavano in splendidi vestimenti i cittadini romani, i conservatori della camera, i principi de’Rioni e gli altri magistrati, i legati de’principi esteri, i baroni romani portando palme e ceri ardenti secondo l’ordine del rispettivo lor grado. Parte dei legati, e nobili era collocata vicino al Pontefice portando le aste del baldacchino , mentre altri precedevano il clero. Evvi chi afferma che in’ quella processione si contassero trenta mila lumi accesi parte dal popolo, e parte dal clero portati. Giungeva in s. Pietro, ed. il Papa ancora aveva da uscire dalla chiesa del Popolo. Suonavano le ore tredici quando egli si mosse , e ricevuto dalle mani di due cardinali il sagro capo, lo baciò, e benedetto il popolo s’ incamminò per la via della ripa del fiume , ora poeto di Ripetta, di là voltando verso il mausoleo di Augusto, passò per diverse strade, finché giunse al Pantheon, indi prese la via di s. Eustachio, poi la Via Papale fino al palazzo dei signori Massimi, indi Campo di fiori, la Cancelleria e verso l’ altra ripa del fiume si diresse per ponte s. Angelo alla Basilica Vaticana […] Entrò nella Basilica tutta risplendente di lumi, non solo per candelabri e per lampade accese in gran copia, ma per i ceri che portava in mano l’immenso popolo d’ambo i sessi, e tanta era la calca, che appena dalle milizie poteasi diradare, con le armi, onde fare strada al sagro convoglio. Suonavano intanto gli organi, cantavano i sacerdoti e rendevasi ivi lo spettacolo più commovente e magnifico. Sull’ara del Principe degli Apostoli depositò Pio II il capo di s. Andrea, e quivi fu da tutto il clero adorato e baciato. Allora il Cardinal Bessarione pronunciò una bellissima orazione in lodo dell’Apostolo, e così si diè termine alla sorprendente funzione

Rilievo centrale della Tomba di Pio II con la rappresentazione della consegna della reliquia della testa di S. Andrea al Papa. (Fonte: Scuola Ecclesia Mater)

Questa preziosa reliquia, venerata l’ultima volta nella Basilica Vaticana il 23 settembre 1964 (foto 1 e 2), fu restituita al “Metropolita” scismatico Costantino di Patrasso il 26 successivo dal Cardinale Agostino Bea sj, delegato di Paolo VI e Presidente del Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani (foto 3). Un esempio di quanto l’ecumenismo teorico e pratico sia contrario al Vangelo che insegna a non dare le cose sante ai cani e le perle ai porci (cfr. Matth. VII, 6).

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Il Cardinale Paolo Marella, Arciprete di San Pietro, celebra la messa all’altare del Concilio davanti al Capo di Sant’Andrea, il 23 settembre 1964 alla presenza di Paolo VI

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[Testo e immagini a cura di Giuliano Zoroddu]

3 Commenti a "Il Capo di Sant’Andrea a Roma"

  1. #AlDa   30 Nov 2018 at 12:23 am

    Gloriosissimo Sant’Andrea, intercedi per la Chiesa Militante da tempo priva del proprio Capo visibile, successore del tuo Beatissimo fratello Pietro. Amen.

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  2. #bbruno   30 Nov 2018 at 10:47 am

    Se il Vangelo dice di non dare le cose sante ai cani e le perle ai porci, allora tanto meglio che la Sacra Reliquia di sant’Andrea sia tornata nel luogo da cui proveniva, piuttosto che rimanere tra le zampe dei cani e porci che ora imperversano a Roma, facendo scempio di ogni cosa santa che vi fu stabilita dal beato Pietro.
    A sopportare la vergogna dello scempio basta il fratello suo Pietro, nell’attesa, certo, di compiervi al tempo opportuno la giusta e santa vemdetta.
    Davvero l’immondo paolo sesto con questo suo gesto fece cosa buona e giusta.

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  3. #bbruno   30 Nov 2018 at 3:51 pm

    belli questi” hermanos separando”, MITICI! E va bene così, che se seprados non sono più, che fine fa l’ECUMMENISMO? (Quel card. Bea, quella faccia de marrano, e faceva il confessore di Pio XII…questa non l’ho mai capita….)

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