La Chiesa e la condanna dell’antisemitismo.

Già in passato abbiamo trattato la problematica dell’Antisemitismo e della Questione Ebraica: rimandiamo dunque agli articoli riportati in calce. Tuttavia siccome in occasione dell’ottantesimo anniversario della promulgazione in Italia delle leggi razziali – le quali peraltro non poche rimostranze causarono da parte della Santa Sede a riguardo di quelle persone di razza ebraica che tuttavia avevano abbandonato il Giudaismo per abbracciare il Cattolicesimo – qualche Porporato  ha sentito lo spasmodico bisogno di battersi il petto per le colpe e/o i ritardi della Chiesa e dei cattolici in generale (Leggi razziali, il “mea culpa” di Bassetti: i cattolici non fecero abbastanza, Vatican Insider, 19/11/2018), ci piace ricordare, a difesa dell’onore della nostra immacolata Madre la Chiesa, che il Magistero già nel 1928 riprovava l’odio razziale verso gli Ebrei, volgarmente noto come antisemitismo (anche se a rigore pure gli Arabi sono semiti, ma non ci soffermiamo). E lo faceva nel documento (riportato integralmente di seguito) per mezzo del quale il Sant’Offizio – allora retto dal Cardinale Rafael Merry del Val, parente del santo fanciullo Dominguito del Val martirizzato in un omicidio rituale ebraico nel 1250 – l’Associazione Amici Israel che partendo da premesse buone come il favorire la conversione dei Giudei, arrivò a richiedere la abolizione della preghiera del Venerdì Santo “Pro perfidis Iudaeis” (poi modificato da Giovanni XXIII e abolita da Paolo VI) e a sostenere conclusioni che saranno esplicitate dal documento conciliare “Nostra Aetate” e dai pontefici Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, i quali, calpestando i Vangeli, la Tradizione e i Padri, nega la colpa di deicidio e la riprovazione del popolo che un dì fu eletto, ma che ora non lo è più. La Chiesa Romana, erede della Sinagoga e vero Israele di Dio, che è animata dalla carità di Dio che vuole che ogni uomo sia salvo, prega per questi infelici su cui cade a condanna il Sangue del Redentore, coi quali sempre ha intrapreso una polemica a volte anche accesa sul campo teologico (un antigiudaismo pienamente cattolico, già proprio di san Paolo che era Ebreo), affinché essi, accettando Gesù come Messia e Dio possano nuovamente fruire dei beni che Dio promise ai Patriarchi. Quanto alla azione pratica basta la seguente citazione di Emilio Pinchas Lapide, ex console di Israele a Milano, «La Santa Sede, i nunzi e la Chiesa cattolica hanno salvato da morte certa tra i settecentomila e gli ottocentocinquantamila ebrei».

SUPREMA SACRA CONGREGAZIONE DEL SANT’OFFIZIO
DECRETO SULLA ABOLENDA ASSOCIAZIONE “AMICI ISRAEL

Poiché la natura ed il fine dell’associazione chiamata “Amici di Israele” sono state sottomesse al giudizio della Suprema Sacra Congregazione del Sant’Offizio, unitamente ad un opuscolo intitolato “Pax super Israel”, edito recentemente dai dirigenti della Associazione e abbondantemente diffuso per farne meglio comprendere i caratteri e il metodo, gli Eminentissimi Padri preposti alla preservazione della fede e dei costumi, hanno innanzitutto constatato l’aspetto lodevole di questa Associazione, che è quello di esortare i fedeli a pregare Dio e a lavorare per la conversione degli Israeliti al regno di Cristo. Non c’è da stupirsi se ai suoi inizi questa Associazione, che non si proponeva che quest’unico scopo, abbia ottenuto la adesione non solo di molti fedeli e sacerdoti, ma anche di un buon numero di Vescovi e Cardinali. Infatti la Chiesa Cattolica ha sempre avuto l’abitudine di pregare per il popolo ebraico, che fu il depositario delle promesse divine fino a Gesù Cristo, e questo malgrado il continuo accecamento di questo popolo, anzi proprio a causa di questo accecamento. Con quanta carità la Sede Apostolica ha sempre protetto questo popolo da ogni ingiusta vessazione! Poiché essa riprova tutti gli odi e le animosità tra i popoli, così condanna pure massimamente l’odio contro il popolo una volta eletto da Dio, odio che ai nostri giorni si usa designare comunemente con la parola “antisemitismo”. Tuttavia notando e considerando che questa “Associazione degli Amici di Israele” ha adottato in seguito un modo di agire e di pensare contrari al senso e alla spirito della Chiesa, al pensiero dei Santi Padri e alla Liturgia, gli Eminentissimi Padri, dopo aver ascoltato il parere degli Eccellentissimi Signori Consultori, nell’assemblea plenaria del 21 marzo 1928, hanno decreto che l’Associazione degli Amici di Israele doveva essere soppressa. L’hanno dichiarata abolita di fatto e hanno prescritto che nessuno, in futuro, si permetta di scrivere o stampare libri od opuscoli di natura tale da favorire in qualunque modo tali erronee iniziative. Il giovedì seguente, 22 dello stesso mese ed anno, nell’udienza accordata all’Assessore del Sant’Offizio, il Santissimo Padre e Signor Nostro Pio per divina provvidenza Papa XI ha approvato la decisione degli Eminentissimi Padri e ne ha ordinato la pubblicazione.

Dato a Roma, dal Palazzo del Sant’Offizio, il 25 marzo 1928.

A. Castellano
Notaro della Suprema Sacra Congregazione del Sant’Offizio.

In Acta Apostolicae Sedis, XX (1928), pp. 103-104.

[A cura di Giuliano Zoroddu]

 

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Un commento a "La Chiesa e la condanna dell’antisemitismo."

  1. #bbruno   20 Nov 2018 at 7:46 pm

    niente contro il popolo ebraico in quanto popolo, ma tutto contro gli ebrei che
    manovrano – politicamente finanziariamente e moralmente – contro i non ebrei, e in particolar modo contro il mondo cristiano. Ci deve essere una condanna contro ogni ANTI-.

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