Papa Paolo III Farnese, il padre della Controriforma

di Giuliano Zoroddu

Si dirà che fu eccessivamente nepotista, forse uno dei più nepotisti; che ebbe una gioventù scapestrata; che fu padre di quattro figli (Costanza, Pier Luigi, Paolo, Ranuccio, avuti prima dell’imposizione degli ordini sacri); che si fidava troppo degli astrologi; ma Paolo III – al secolo Alessandro Farnese -, al netto di queste sue fragilità più o meno gravi,  fu Pontefice insigne in spiritualibus come in temporalibus: fu dopotutto il Papa che diede inizio alla Controriforma.

Nato a Canino nel Viterbese nel 1468, si formò coi maestri dell’Umanesimo Romano prima e Fiorentino poi. Alla Corte dei Medici ebbe modo di vivere fianco a fianco con personaggi che faranno la storia del XVI secolo: basti pensare a Giovanni e Giulio de’ Medici i quali siederanno poi sul soglio di Pietro come Leone X e Clemente VII.

La madre Giovannella Caetani, della stessa famiglia di Gelasio II e Bonifacio VIII, decise per lui la carriera ecclesiastica. Carriera invero straordinaria: Protonotario apostolico nel 1491,  Tesoriere generale della Curia Romana nel 1492, Cardinale diacono nel 1493. Fu ripetutamente Legato pontificio in Germania sotto i papati medicei e titolare di varie sedi vescovili (Montefiascone, Parma, Benevento, Bitonto, Frascati, Palestrina, Sabina, Ostia). Giulio II lo costituì fra i suoi rappresentanti al Concilio Lateranense V, i cui canoni applicò nella sua Diocesi di Parma. Sebbene fosse già Vescovo quanto alla potestà di giurisdizione dal 1499, l’episcopato gli fu conferito solamente nel 1509 per le mani di Leone X, suo cui capo aveva peraltro posto la sacra Tiara il 19 marzo 1503.

Alla morte di Clemente VII, fu eletto Papa il 13 ottobre 1534, mentre l’Europa era infiammata dalla guerra di Francesco I contro Carlo V e di quest’ultimo contro i Principi protestanti di Germania e mentre il Turco incombeva sulla Cristianità e menava strage con le scorribande piratesche.

Ma il nuovo Pontefice, noto per la prudenza e la attenta ponderazione, aveva pronto il suo progetto: neutralità fra l’Imperatore e il Re di Francia per la salvaguardia della libertà della Santa Sede e dell’Italia; pace fra i Principi cristiani e Crociata contro l’infedele; lotta serrata al Protestantesimo da una parte e ai vizi che infestavano il giardino della Chiesa dall’altra.

Partecipò alla Lega contro i Turchi che, sotto il comando dell’imperatore Carlo V, riportò nel giugno del 1535 la vittoria di Tunisi. Il medesimo Carlo fu da lui solennemente accolto in Roma, trionfatore.

Zelantissimo si mostrò nella repressione degli eretici, che spaventosamente andavano diffondendosi non solo in Germania, ma anche nelle terre medesime della Chiesa Romana. A tal fine volle istituire, il 21 luglio 1542 con la bolla “Licet ab initio” la Suprema e Sacra Congregazione della Romana ed Universale Inquisizione.

 

  Fin dall’inizio della nostra assunzione al culmine del Sommo Apostolato sempre premé il nostro cuore che la fede cattolica ovunque fiorisse e che per la nostra diligenza ogni eretica pravità fosse allontana dai Cristiani, che nondimeno coloro che erano stati sedotti dalle frodi del diavolo conoscessero la via della verità e fossero ricondotti al seno e all’unità della Chiesa e che quanti, spinti da animo perverso, avessero persistito nel loro dannato proposito fossero repressi in modo che la loro pena fosse di esempio agli altri …  d’autorità apostolica, li costituiamo [i Cardinali Giampietro Carafa (futuro Paolo IV), Juan Álvarez de Toledo, Pietro Paolo Parisio, Bartolomeo Guidiccioni, Dionisio Laurerio e Tommaso Badia., ndr]  Nostri e della Sede Apostolica Cammissari ed Inquisitori generali e generalissimi a riguardo degli affari della fede in tutte e singole le città, i paesi, le terre e i luoghi della res publicaChristiana, al di qua e al di là dei monti, pur risiedendo in Italia e nella Curia Romana […] contro coloro che errano dalla via di Dio e dalla Fede Cattolica, che malamente la credono, contro ogni sospetto di eresia e i loro seguaci, fautori, difensori …  

 

Parimenti, alla fine di tante lungaggini e diatribe iniziate nel 1537, il 13 dicembre 1545 per il tramite dei suoi Legati apriva a Trento il XIX Concilio ecumenico della Chiesa Cattolica “a lode e gloria della santa e indivisa Trinità, Padre, Figlio e Spirito santo, per l’incremento e l’esaltazione della Fede e della Religione Cristiana, per l’estirpazione delle eresie, per la pace e l’unione della Chiesa, per la riforma del clero e del popolo, per la repressione e l’estinzione dei nemici del nome Cristiano”. Per la sua autorità si celebrarono le prime undici Sessioni del Concilio in cui si proclamò chiaramente contro l’eresia protestante la verità cattolica sulla Rivelazione, sulla Scrittura, sul peccato originale, sulla giustificazione e sui Sacramenti, in particolare del Battesimo e della Cresima.

Sebastiano Ricci, Papa Paolo III ha la visione del Concilio di Trento. Olio su tela, 1687-1688, Piacenza, Museo Civico.

Non meno convinta fu la riforma interna del clero nei costumi che passava attraverso la istituzione del Consilium super reformatione Ecclesiae e attraverso la promozione al Cardinalato di uomini favorevoli ad una vera riforma cattolica che dovesse contrastare la falsa riforma dei vari Lutero, Calvino, Zuinglio fino alle pazzie dei gruppi eretici più estremisti.

Si deve a lui l’approvazione dell’Ordine controriformistico per eccellenza, la Compagnia di Gesù, nel 1540.

Notevole fu l’interesse del Farnese verso le realtà americane: numerose Diocesi furono eretti e altre elevati al rango di Arcidiocesi metropolitane. Al Nuovo Mondo è legata anche la famosissima bolla dogmatica “Sublimis Deus” del 2 giugno 1537 sulla umanità degli Indios, monumento più perenne del bronzo che ancora oggi sta lì a proclamare davanti al mondo dei critici, degli atei e degli anticlericali di ogni colore, che la Chiesa di Cristo sempre si batté contro la barbara pratica della schiavitù.

 

  Noi che, sebbene indegni, esercitiamo sulla terra le veci di Nostro Signore e che con tutte le forse cerchiamo di portare all’ovile del suo gregge quanti ci sono stati affidati e che sono fuori dal riparo affidato alla nostra cura, consideriamo tuttavia che gli stessi indios, in quanto uomini veri quali sono, non solo sono capaci di ricevere la fede cristiana, ma, come ci hanno informato, anelano sommamente la stessa; e, desiderando di rimediare a questi mali con metodi opportuni, facendo ricorso all’autorità apostolica determiniamo e dichiariamo con la presente lettera che detti indios e tutte le genti che in futuro giungeranno alla conoscenza dei cristiani, anche se vivono al di fuori della fede cristiana, possono usare in modo libero e lecito della propria libertà e del dominio delle proprie proprietà; che non devono essere ridotti in servitù e che tutto quello che si è fatto e detto in senso contrario è senza valore; [allo stesso modo dichiariamo] che i detti indios ed altre genti debbono essere invitati ad abbracciare la fede in Cristo a mezzo della predicazione della parola di Dio e con l’esempio di una vita edificante, senza che alcunché possa essere di ostacolo  

 

Fu infine gran mecenate. Fondò e beneficò varie università: fu il fondatore nel 1538 della prima Università d’America, la San Tommaso d’Aquino di Santo Domingo. Durante il suo regno fu edificata la Cappella Paolina del Palazzo Apostolico Vaticano; furono avviati i lavori della Sala Regia, la più importante del medesimo Palazzo Apostolico; Michelangelo dipinse il Giudizio Universale della Cappella Sistina. Sempre al Buonarroti furono affidati dal medesimo Papa i lavori della Basilica Vaticana e della Piazza del Campidoglio. Molto caro gli fu anche Tiziano che lo ritrasse varie volte: noto è il Ritratto di Paolo III con i nipoti Alessandro e Ottavio Farnese del 1546 (in foto9 che, come racconta il Vasari, “da molti che passavano veduto, credendolo vivo, gli facevano di capo”.

La morte lo colse all’età veneranda di ottantun anni, il 10 novembre 1549 dopo quindici anni di pontificato.

 

  Sarà sempre celebre la memoria di Paolo III,non solo pel suo costante impegno per la pace della Chiesa e d’Italia, anzi del mondo, degli uomini fino conoscitore, per le sue rare virtù, come per prudenza , giustizia, pietà, grandezza d’animo, umanità, clemenza, affabilità,costanza nelle cose avverse, moderazione, liberalità massime coi letterati, magnificenza,dottrina e cognizione delle cose divine ed umane; ma ancora per le belle opere da lui generosamente eseguite, che lungo sarebbe enumerare … La morte di Paolo III trasse le lagrime di tutti i cristiani, che lo riconoscevano per uno de’più insigni Pontefici” (Gaetano Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da San Pietro sino ai nostri giorni, LI, 126-127).

 

 

 

 

Un commento a "Papa Paolo III Farnese, il padre della Controriforma"

  1. #bbruno   10 Novembre 2018 at 9:58 pm

    e senza più la tempra di questi papi cattolici, ecco la merdaglia, religiosa e civile, nella quale siamo condannati a vivere.

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