Re Midas: metafora del Giudizio di Dio.

di Charlie Banyangumuka

Sicuramente la figura di Midas, re dei Moschi, è molto nota per la sua volontà di ricevere da Apollo la facoltà di mutare in oro quanto toccato; abilità peraltro che lo condusse quasi alla morte.
Vi è una storia ancor più netta,e interessante, che dice molto anche a noi cattolici circa il peccato e su come questo non possa essere occultato in alcun modo.

Dopo le sue auree sventure, Midas dovette fare da giudice per una gara musicale fra Apollo e Pan. Le abilità del dio della musica, tuttavia, non vennero riconosciute dal re che decretò come vincitore della sfida Pan, in uno slancio di ingratitudine e di oggettiva incompetenza. Furioso Apollo comandò che sulla sua testa comparissero delle orecchie d’asino,marchio vivente della sua colpa, che Midas provò ad occultare giungendo a vietare di parlarne a chiunque del Palazzo, pena la morte.
Un servitore, tuttavia, non si contenne e si diresse sulle rive di un fiume dove raccontò la deformità di Midas in una buca scavata e poi ricoperta. Per volontà del dio della musica, su quel luogo crebbero delle canne che, danzando con il vento, rivelarono le parole del servo a tutti “Re Midas ha le orecchie d’asino”.
Ma cosa può dire a noi questa storia proveniente dal feroce mondo classico?

Due cose ci ricorda: in primis disconoscere la grandezza di Dio è un grave peccato: coloro i quali lo negano o negano il Suo Amore non fanno altro che porlo non al Suo posto, preferendo il mondo (rappresentato da Pan). In sostanza, occorre ricordare come il divino ci è superiore e sopratutto come non vada giudicato secondo criteri umani (se non giudicato del tutto) poichè “I miei pensieri non sono i vostri pensieri,
le vostre vie non sono le mie vie – oracolo del Signore” ricorda Isaia.
In secundis, occorre riconoscere i propri peccati senza nasconderli giacchè il diavolo fa le pentole ma non i coperchi. E se rimarremo imperterriti, Iddio li renderà manifesti a tutti gli uomini nel Giorno del Giudizio.

E ai peccatori toccherà una sorte ben peggiore di Midas, giacchè verranno sbugiardati davanti all’intero universo.

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