[AI PIEDI DEL TRONO VUOTO] La sindrome della trattoria semivuota

Gli uomini osservano le lacune dei periodi precedenti; ma le lacune corrispondenti nel proprio periodo sono letteralmente troppo grandi per essere viste.

Gilbert Keith Chesterton – The Daily News  20 aprile 1906.

 

di Luca Fumagalli e Piergiorgio Seveso

Questa rubrica di Radio Spada, agile collezione di appunti sparsi, schegge e notarelle epigrammatiche, non nasce senza una pretesa che, nel suo piccolissimo – per non dire infimo –, ha del rivoluzionario. Per la prima volta, infatti, due laici, con toni volutamente leggeri, senza alcuna pretesa d’esaustività, consegnano ai lettori una sorta di autodiagnosi del cosiddetto mondo “sedevacantista” italiano. Lo fanno, si diceva, con quel poco di acume che Dio ha avuto la benevolenza di donare loro, consapevoli che in tempi ferrigni come quelli in cui stiamo vivendo, ormai privati di tutto, persino della dignità, l’autoironia è forse l’unica cosa che rimane: non ridarà la speranza, non risolleverà i cuori, ma almeno – si spera – strapperà un sorriso e, chissà, magari toglierà un po’ di polvere dalle menti appassite. A tal proposito è bene precisare che non è intenzione degli autori offendere nessuno. Saranno elencati numerosi limiti di un mondo marginale, angusto, a tratti persino fetido, ma un mondo a cui loro sentono irrevocabilmente d’appartenere. Ci potranno essere persino sferzate indelicate. Nel qual caso saranno date con la medesima asprezza di quelle che pure loro meriterebbero. Ogni difetto evidenziato è quindi anche e soprattutto loro, anzi, forse loro stessi sono il peggio che questo piccolo mondo antico abbia mai prodotto. Non è falsa modestia: in tempi di mediocrità diffusa come quelli in cui viviamo, essere pessimi è pur sempre un segno di distinzione [RS].

E’ bello scrivere questo libro giorno per giorno, pezzo per pezzo, attraverso questa rubrica. All’inizio del nuovo anno liturgico ci sembra giusto riprendere il nostro cammino parlando un po’ di noi, con un pezzo volutamente “di colore”.

Contrariamente al pragmatismo del sedevacantismo americano che in un video apologetico di qualche tempo fa presentava questa crisi della Chiesa (circa 55-60 anni senza Papa e senza veri vescovi) quasi come una normale evenienza nella storia ecclesiastica, da affrontare con relativa tranquillità, l’approccio migliore – presa coscienza dell’assoluta eccezionalità e drammaticità del momento che viviamo – rimane quello di avere uno sguardo dal “di fuori”. Questo sguardo, ben lungi dall’essere relativista, terzaforzista o proditorio (come potrebbero sostenere taluni “cani da cortile” o dottor sottili della salamella), è invece l’unico modo per mettersi al riparo da una certa autoreferenzialità comportamentale che in taluni (non in tutti ovviamente) rischia di far molti danni pratici e pastorali. Parliamo della  “sindrome della trattoria semivuota”, cogliendo come al nostro solito un esempio da una divertente scena di un corto minore della produzione pozzettiana “Io tigro, tu tigri, egli tigra”, film a episodi del 1978.

Lo sventurato protagonista, respinto dalla trattoria “Milan Inter”, che potremmo individuare come il Novus ordo (oggi universalmente diffuso, e ce lo permetterete, come tutte le soluzioni Una cum, che per comodità, calcolo, pavidità o timore intellettualistico non hanno risolto correttamente il problema dell’Autorità), si reca, un po’ suo malgrado e armato di buone intenzioni, alla Trattoria semivuota (la Messa romana non una cum). Qui, a parte il contesto un po’ disadorno e di fortuna (e Dio solo sa quanto A VOLTE  possa essere vero), può rischiare di trovare molti degli atteggiamenti che avrete potuto individuare nel frammento cinematografico. Gli atteggiamenti possono essere molti e ne facciamo accurato elenco: disprezzo e sospetto verso i revenants dal neomodernismo (“meno siamo e meglio stiamo”) , primaclassismo da veterani per aver abbracciato anni o … mesi addietro la fede romana cattolica integrale (ovviamente a costo di sacrifici, guasti, incomprensioni etc etc), automatismi e istrionismi incomprensibili ad un neofita (ma talvolta anche a chiunque abbia buon senso), brutalismi e machismi da nuovi crociati della Fede (secondo le  cicliche e ricorrenti “nozze mistiche” tra sedevacantismo ed estremismo politico), trionfalismi carismatici da operetta per cui l’attonito neoarrivato si vede sbalzato in un profumato Eden di verità e assolute certezze dove i conti tornano tutti e sempre (a qualsiasi livello) e gli “altri” sono nella migliore delle ipotesi, dei “cretini” o dei malfattori.

Malgrado un sincero desiderio di fuggire dal porto delle nebbie del neomodernismo trionfante, un clima militarizzato e asseragliato ma genericamente repellente e respingente può in qualche caso soffocare anche le migliori intenzioni, ingenerando reazioni di rifiuto polemico o in qualche (non sporadico) caso di ripiego “prudenziale”. L’ottimo “minestrone” del sedevacantismo è certamente delizioso, come ne canta il baffuto avventore,  ma appunto è un minestrone, gran somma di elementi diseguali e di diverso valore (cattolicesimo romano, integrismo, specimina locali) tutti mescolati tra loro, “combustibile” nutriente per tempi incerti e foschi come questi, ma appunto vivanda “emergenziale”, destinata ad essere sostituita da un vero pasto quando la crisi della Chiesa sarà finita e compiuta.

Questo nella “trattoria semivuota” non deve mai essere dimenticato a tutti i livelli e ad esso va aggiunta la necessità di un’estetica del sedevacantismo e del Non una cum (di cui parleremo in un altro articolo) che si sostanzi in uno stile di comportamento che sappia unire integralità di fede, fortezza e giustizia.

Nella festa di San Francesco Saverio – 3 dicembre 2018.

Elenco delle puntate precedenti

I sottoscala dell’esistenza

Catacombe e osterie

Aberrazione e abitudine

Thuc: un vietnamita per amico

101 personalità sedevacantiste

Monsignor Joseph Selway un nuovo vescovo per la Sede vacante

In morte dell’abbè Jean Siegel

Non possumus arriva in Francia

Non possumus in Francia: una nuova puntata

In mortem di S.E.R. Mons. Francis Slupski CSSR

Policentrismo sedevacantista: una mappa

Sede vacante e guerra civile

Roma senza Papa: un romanzo di Guido Morselli

Rocche, fortilizi e casematte

Un nuovo vescovo sedevacantista James Carroll

Monsignor Paul Petko (1956-2018) In memoriam

Puntate onorarie:

Orgogliosi di essere la vergogna della Tradizione

Radio Spada: cinque anni di battaglie

 

 

 

 

2 Commenti a "[AI PIEDI DEL TRONO VUOTO] La sindrome della trattoria semivuota"

  1. #Ciccio   4 Dic 2018 at 10:28 am

    E infine fu scacciato anche quello coi baffoni…

    Rispondi
    • #guelfonero   4 Dic 2018 at 11:23 am

      Nel film no (e non solo nel film). 😉

      Rispondi

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.