Sant’Alfonso Maria de Liguori sull’Immacolata Concezione di Maria (I)

a cura di Giuliano Zoroddu

LE GLORIE DI MARIA, PARTE SECONDA : DISCORSI SULLE SETTE FESTE PRINCIPALI DI MARIA

DISCORSO I. – Dell’Immacolata Concezione di Maria.

Quanto convenne a tutte tre le divine Persone il preservar Maria dalla colpa originale.

Troppo fu grande la ruina che ‘l maledetto peccato apportò ad Adamo ed a tutto il genere umano; mentreché perdendo egli allora miseramente la grazia, perdé insieme tutti gli altri beni di cui nel principio fu arricchito, e tirò sopra di sé e di tutti i suoi discendenti, coll’odio di Dio, il cumulo di tutti i mali. Ma da questa comune disgrazia volle Dio esimere quella Vergine benedetta,ch’egli avea destinata per madre del secondo Adamo Gesù Cristo, il quale dovea dar riparo al danno fatto dal primo.

Or vediamo quanto convenne a Dio e a tutte tre le divine Persone di preservar questa Vergine dalla colpa originale. Vedremo che convenne al Padre preservarnela come sua figlia, al Figlio come sua madre, allo Spirito Santo come sua sposa.

Punto I.

E in primo luogo convenne all’Eterno Padre far che Maria fosse immune della macchia originale perch’ella era sua figlia e figlia primogenita, com’ella stessa attestò: Ego ex ore Altissimi prodivi primogenita ante omnem creaturam (Eccli. XXIV, 5); siccome già viene applicato questo passo a Maria da’ sacri Interpreti, da’ SS. Padri e dalla stessa Chiesa appunto nella solennità di sua Concezione. Poiché o sia ella primogenita in quanto fu predestinata insieme col Figlio ne’ divini decreti prima di tutte le creature, come vuole la scuola de’ Scotisti; o sia primogenita della grazia come predestinata per madre del Redentore dopo la previsione del peccato, secondo vuole la scuola de’ Tomisti: tutti non però si accordano in chiamarla la primogenita di Dio. Il che essendo, ben fu conveniente che Maria non fosse mai stata schiava di Lucifero, ma solo e sempre posseduta dal suo Creatore, come già fu, secondo ella medesima dice: Dominus possedit me in initio viarum suarum (Eccli., loc. cit.)[1]Onde con ragione fu Maria chiamata da Dionigi arcivescovo d’Alessandria: Una et sola filia vitae (Ep. contr. Pau. Samos.)[2]. Unica e sola figlia della vita, a differenza dell’altre che, nascendo in peccato, son figlie della morte.

Inoltre ben convenne che l’Eterno Padre la creasse in sua grazia, poiché la destinò per riparatrice del mondo perduto, e mediatrice di pace tra gli uomini e Dio; come appunto la chiamano i SS. Padri e specialmente S. Giov. Damasceno, il quale così le dice: O Vergine benedetta, voi siete nata per servire alla salute di tutta la terra: In vitam prodiisti, ut orbis universi administram te praeberes (Or. 1, de Nat. Virg)[3]. Perciò dice S. Bernardo che Maria fu già figurata nell’arca di Noè; mentre siccome per quella furon liberati gli uomini dal diluvio, così per Maria noi siam salvati dal naufragio del peccato; ma colla differenza, che per mezzo dell’arca si salvarono pochi, per mezzo di Maria è stato liberato tutto il genere umano: Sicut per illam omnes evaserunt diluvium, sic per istam peccati naufragium. Per illam paucorum facta est liberatio, per istam humani generis salvatio (Serm. de B. Virg.)[4]. Ond’è che Maria da S. Atanasio chiamasi: Nova Heva, mater vitae (Or. de S. Deip.)[5]. Nuova Eva, perché la prima fu madre della morte, ma la SS. Vergine è madre della vita. S. Teofane vescovo di Nicea le dice: Salve, quae sustulisti tristitiam Hevae[6]. S. Basilio la chiama paciera fra gli uomini e Dio: Ave, Dei hominumque sequestra constituta[7]. S. Efrem la paciera di tutto il mondo: Ave,totius orbis conciliatrix[8].

Ora chi tratta la pace, non certamente conviene ch’egli sia nemico dell’offeso, e tanto meno che sia complice dello stesso delitto. Dice S. Gregorio che a placare il giudice non può andarvi un suo nemico, altrimenti in vece di placarlo più lo sdegnerebbe[9].E perciò dovendo Maria esser la mezzana di pace degli uomini con Dio, ogni ragion volea che non comparisse ella ancora peccatrice e nemica di Dio, ma tutt’amica e monda dal peccato.

Di più convenne che Dio la preservasse dalla colpa originale, poiché la destinava a schiacciare la testa al serpente infernale, che col sedurre i primi progenitori recò la morte a tutti gli uomini, come già gli predisse il Signore: Inimicitias ponam inter te et mulierem,et semen tuum et semen illius: ipsa conteret caput tuum (Gen. III, 15). Orse Maria dovea esser la donna forte posta nel mondo a vincere Lucifero, al certo non conveniva ch’ella fosse prima da Lucifero vinta e fatta sua schiava:ma più presto fu ragionevole che fosse esente da ogni macchia e da ogni soggezione al nemico. Cercò il superbo, siccome avea già infettato col suo veleno tutto il genere umano, così anche d’infettare la purissima anima di questa Vergine. Ma sia sempre lodata la divina bontà, che la prevenne a questo fine con tanta grazia, che restando ella libera da ogni reato di colpa, così poté abbattere e confonder la sua superbia, come dice sant’Agostino o chi altro sia l’autor del commento nella Genesi: Cum peccati originalis caput sit diabolus, tale caput Maria contrivit, quia nulla peccati subiectio ingressum habuit in animam Virginis, et ideo ab omni macula immunis fuit (in cit. loc. Gen.)[10]. E più chiaramente S. Bonaventura: Congruum erat ut B. Virgo Maria, per quam aufertur nobis opprobrium, vinceret diabolum, ut nec ei succumberet ad modicum (In3, dist. 3, art. 2, qu. 2)[11].

Ma sopra tutto convenne principalmente all’Eterno Padre che rendesse illesa questa sua figlia dal peccato di Adamo, perché la destinava per madre del suo unigenito. Tu ante omnem creaturam in mente Dei praeordinata fuisti, ut Deum ipsum hominem procreares, parla S.Bernardino da Siena (Serm. 51, cap. 4)[12]. Se non per altro motivo dunque, almeno per onor del suo Figlio ch’era Dio, fu ragione che ‘l Padre la creasse pura da ogni macchia. Dice S. Tommaso l’Angelico che tutte le cose che sono ordinate a Dio, debbono esser sante e monde da ogni lordura: Sanctitas illis rebus attribuitur quae in Deum sunt ordinatae (1 p., q. 36, art. 1)[13]. Che perciò Davide, designando il tempio di Gerosolima con quella magnificenza che si conveniva al Signore, dicea: Neque enim homini praeparatur habitatio, sed Deo (I Par. XXIX, 1). Or quanto più dobbiamo ragionevolmente credere che ‘l sommo Fattore, destinando Maria per essere la madre del suo medesimo Figlio, la dovette adornare nell’anima di tutti i pregi più belli, acciocché fosse degna abitazione d’un Dio? Omnium artifex Deus – afferma il B.Dionigi Cartusiano – Filio suo dignum habitaculum fabricaturus, eam omnium gratificantium charismatum [plenitudine] adornavit (L. 2, de laud. Virg., art. 2)[14]. E la stessa S. Chiesa di ciò ne assicura attestando che Dio apparecchiò il corpo e l’anima della Vergine, per essere degno albergo in terra del suo Unigenito: Omnipotens sempiterne Deus,così prega la S. Chiesa, qui gloriosae Virginis et Matris Mariae corpus et animam, ut dignum Filii tui habitaculum effici meretur, Spiritu Sancto cooperante, praeparasti, etc.[15]

Si sa che ‘l primo pregio de’ figli è di nascere da padri nobili: Gloria filiorum patres eorum (Prov.XVII, 6). Ond’è che più si tollera nel mondo lo sfregio d’esser riputato scarso di beni e di dottrina, che vile di nascita; mentre il povero può farsi ricco colla sua industria, l’ignorante può farsi dotto collo studio, ma chi nasce vile difficilmente può giungere a diventare nobile; e se mai vi giungesse,sempre potrà rinfacciarglisi l’antica ed originaria sua macchia. Come dunque possiamo pensare che Dio, potendo far nascere il Figlio da una madre nobile,con preservarla dalla colpa, l’abbia voluto far nascere da una madre infetta dal peccato, permettendo che Lucifero avesse potuto sempre rinfacciargli l’obbrobrio d’esser nato da una madre sua schiava e nemica di Dio? No, che ‘l Signore ciò non permise: ma ben provvide all’onor del suo Figlio con far che la sua madre fosse stata sempre immacolata, affinché fosse una madre qual si conveniva ad un tal Figlio. Così ci attesta la Chiesa greca: Providentia singulari perfecit, ut SS. Virgo ab ipso vitae suae principio tam omnino exsisteret pura, quam decebat illam quae Christo digna mater exsisteret (In Men., die 25 martii)[16].

È assioma comune fra’ Teologi, non essere stato mai conceduto alcun dono ad alcuna creatura, di cui non sia stata anche arricchita la B. Vergine. Ecco come parla S. Bernardo: Quod vel paucis mortalium constat esse collatum, fas certe non est suspicari tantae Virgini fuisse negatum (Epist. 174)[17]. E S. Tommaso da Villanova: Nihil umquam alicui sanctorum concessum est, quod a principio vitae cumulatius non praefulgeat in Maria (Serm. 2, de Ass.)[18]. Ed essendo vero che tra la Madre di Dio ed i servi di Dio vi è una distanza infinita, secondo il celebre detto di S. Giovanni Damasceno: Matris Dei et servorum Dei infinitum est discrimen (Or. 1 de Ass.)[19]; certamente dee supporsi, come insegna San Tommaso, che Dio abbia conferiti privilegi di grazia in ogni genere maggiori alla Madre che a’ servi: Maiora in quovis genere privilegia gratiae deferenda sunt Matri Dei, quam servis (3 p., q. 27, art. 2)[20]. Or ciò supposto, ripiglia S. Anselmo, il gran difensore di Maria immacolata, e dice: Impotensne fuit sapientia Deimundum habitaculum condere, remota omni labe conditionis humanae? (Serm. deConcept.): Forse non poté la divina Sapienza apparecchiare al suo Figlio un ospizio mondo, con preservarlo da ogni macchia del genere umano? Ha potuto già Dio – seguita a parlare S. Anselmo – conservare illesi gli angeli del cielo nella rovina di tanti, e non ha potuto poi preservar la Madre del Figlio, e la regina degli angeli dalla comune caduta degli uomini? Angelos, aliis peccantibus, a peccato reservavit; et Matrem ab aliorum peccatis exsortem servare non potuit? (Loc. cit.)[21]. Ha potuto Dio, io aggiungo, dar la grazia anche ad un’Eva di venir al mondo immacolata, e poi non ha potuto darla a Maria?

Ah no, che Dio ha potuto ben farlo e l’ha fatto; mentre con ogni ragione conveniva, come dice lo stesso S. Anselmo, che quella Vergine, che Dio disponea di dare per Madre all’unico suo Figlio, fosse adorna di una purità[22], che non solo avanzasse quella di tutti gli uomini e di tutti gli angeli, ma fosse la maggiore che può intendersi dopo Dio: Decens erat, ut ea puritate, qua maior sub Deo nequit intelligi, Virgo illa niteret, cui Deus Pater unicum sibi Filium dare disponebat (Dict. lib.de Conc.)[23]. E più chiaro S. Gio. Damasceno: Cum Virginis una cum corpore animam conservasset, ut eam decebat, quae Deum in sinu suo exceptura erat: sanctus enim ipse cum sit, in sanctis requiescit (Lib. 4, de fid. ort., c. 15)[24]. Sicché ben poté dire l’Eterno Padre a questa Figlia diletta: Sicut lilium inter spinas, sic amica mea inter filias (Cant. II, 2): Figlia, fra tutte le altre mie figlie tu sei come giglio tra le spine, giacché quelle sono tutte macchiate dal peccato, ma tu fosti sempre immacolata e sempre amica.



[1] Prov. VIII, 22.

[2] «Una autem et sola Virgo, filia vitae, genuit Verbum vivens» [La sola Vergine,figlia della vita, generò il Verbo vivente] DIONYSIUS ALEXANDRINUS (+ 264),Epistola contra Paulum Samosatensem.MANSI, Conciliorum collectio, I, 1043. – L’autenticità di questa Lettera è ormai accertata.

[3] «Vitam natura potiorem habebis. Habebis autem non tibi ipsa; quippe quae non tui ipsius causa genita sis. Quocirca Deo hanc habebis, cuius gratia in mundum prodiisti; ut orbis universi saluti obsequaris; Deique antiquum consilium, nimirum incarnationis Verbi ac nostraedeificationis, per te impleatur»  S.IO. DAMASCENUS, In Nativitatem B. V. M.hom. 1, n. 9. MG 96-675.

[4] «Arca etiam Noë significavit arcam gratiae,excellentiam scilicet Mariae. Sicut enim per illam omnes evaserunt diluvium:sic per istam peccati naufragium … Per illam octo animae tantum salvantur: per istam omnes ad aeternam vitam, quae per octonarium numerum significata est,vocantur. Per illam paucorum facta est liberatio: per istam humani generis salvatio … Illa superferebatur aquis diluvii: ista non sensit naufragiaullius vitii» [L’arca di Noè significò l’arca della grazia, vale a dire l’eccellenza di Maria. Come infatti per quella tutti scamparono al diluvio, così per codesta al naufragio del peccato … Per quella otto anime soltanto si son salvate, per codesta tutti son chiamati alla vita eterna, significata dal numero otto. Per quella avvenne la liberazione di pochi, per codesta la salvezza del genere umano … Quella galleggiava sulle acque del diluvio, codesta non subì il naufragio di vizio alcuno]. Inter Opera S. Bernardi, Sermo de B. Maria Virgine («Miraculum fuit…»), n. 6. ML 184-1017.D’incerto autore.

[5] «Nova Eva, mater vitae nuncupata…» Sermo in Annuntiationem Deiparae, n. 14, inter Opera (spuria) S. Athanasii. MG 28-938.

[6] S.TEOFANE fu prima monaco nella laura di San Saba presso Gerusalemme. Sotto gli imperatori Leone Armeno e Teofilo ebbe a soffrire persecuzione per il culto delle sante imagini. Col fratello Teodoro, fu due volte condannato all’esilio ed alle verghe; inoltre, vennero loro incisi sulla faccia alcuni versi: donde il loro cognome di Grapti, Graptói. Teodoro morì in prigione sotto l’imperatrice Teodora, Teofane fu fatto arcivescovo di Nicea. Si dice che abbi ascritto un inno In Annuntiationem SS. Deiparae. Restituito il culto delle sante imagini, come scrive il MARRACCI,Familia Mariana, II, Antistites Mariani, cap. 17, § 18, Summa Aurea (Migne-Bourassé) X, col. 1056, «in gratiarum actiones Odas Hymnosque pulcherrimos elaboravit, quibus augustissimae caelorum Reginae laudes celebrat in hunc modum: «Gladii impiarum haeresum iam defecerunt; templum enim tuum, o purissima veneranda Dei Genitrix, imaginibus exornatum omnium pietate conspicimus, et sacro replemur gaudio… Sublata est prima matris Evae maledictio per te, o sancta Dei Genitrix, cum tu universorum Dominum ineffabiliter pepereris Virgo, cuius imaginem nunc in figuris veneramur» [… come azione di grazie, compose bellissime odi e inni, nei quali in tal modo celebra le lodi della augustissima Regina dei cieli: “Già vennero meno le spade delle empie eresie; il tuo tempio, o purissima e venerabile Madre di Dio, vediamo adornato delle immagini della pietà di tutti e siamo ripieni di sacra gioia … Per te, o santa Madre di Dio,fu distrutta la maledizione della prima madre Eva, poiché tu hai dato alla luce ineffabilmente il Signore di tutti, la cui immagine ora veneriamo raffigurata”].- Il Martirologio Romano fa memoria dei due santi fratelli ai 27 di dicembre.

[7]  «Ave, gratia plena, Dei hominumque sequestra constituta» BASILIUS Seleuciensis (+ 458 – non santo, perché non costante nel combattere l’eresia di Eutiche), Oratio 39, n. 5. MG 85-443.

[8] «Ave, totius terrarum orbis conciliatrix efficacissima». S. EPHRAEM, Sermo deSS. Dei Genitricis Virginis Mariae laudibus. Opera, VI, Opera graece et latine (et latine tantum), III, Romae, 1746, pag. 576, col. 2, D. Editio Veneta, 1755, II, pag. 570, col. 2.

[9] «Si… homo, apud hominem de quo minime praesumit, fieri intercessor erubescit, qua mente apud Deum intercessionis locum pro populo arripit, qui familiarem se eius gratiae esse per vitae meritum nescit? Aut ab eo quomodo aliis veniam postulat, qui utrum sibi sit placatus ignorat? Qua in re adhuc aliud est sollicitius formidandum, ne qui placare posse iram creditur, hanc ipse ex proprio reatu mereatur. Cuncti enim liquido novimus, quia cum is qui displicet ad intercedendum mittitur, irati animus ad deteriora provocatur» [Se un uomo si vergogna di farsi intercessore presso un altro uomo che non conosce, con quale animo può attribuirsi la funzione di intercedere per il popolo presso Dio, chi non sa di godere la familiarità della sua grazia con la sua condotta di vita? O come può chiedergli perdono per gli altri uno che non sa se egli è placato verso di lui? A questo proposito, un’altra cosa occorre temere con maggiore sollecitudine, cioè che colui che si crede possa placare l’ira, non la meriti a sua volta a causa del proprio peccato. Giacché sappiamo tutti molto bene che se chi viene mandato a intercedere è già sgradito per se stesso, l’animo di chi è irato viene provocato a cose peggiori]. S. GREGORIUS MAGNUS, Regulae pastoralis liber, pars 1, cap.10. ML 77-23.

[10] Anche S. Bonaventura (in III Sent., dist. 3, pars 1, art. 2, qu. 1, Op., III, adClaras Aquas, 1887, p. 73, col. 1, 2): «Congruum etiam erat, ut beata Virgo Maria, per quam aufertur nobis opprobrium, vinceret diabolum, ut nec ei succumberet ad modicum. Unde de ipsa exponit tam Bernardusquam Augustinus illud Genesis tertio (Gen. III, 15): Ipsa conteret caput tuum. Si igitur suggestio est caput diaboli, nulla suggestio ingressum habuit inmentem Virginis, et ita tam a mortali immunis fuit quam a veniali» [Era conveniente che la beata Vergine Maria,per mezzo della quale fu allontanato il nostro obbrobrio, vincesse il diavolo e non gli fosse punto sottomessa. Onde in riferimento a lei spiegano sia Bernardo sia Agostino il terzo capitolo del Genesi (Gen III, 15): “Ella ti schiaccerà la testa”. Se dunque la suggestione è la testa del diavolo, suggestione alcuna ebbe accesso alla mente della Vergine e così fu immune dal peccato morale come dal peccato veniale ] – Vedi la nota seguente. – Il testo di S. Agostino, a cui allude il Dottore Serafico, è quello della Enarratio in Ps. 103, sermo 4, n. 6, ML 37-1381: «Qual è il capo del serpente? È la prima suggestione del peccato» Ivi, S. Agostino applica alla Chiesa queste paroledel Genesi: Ipsa tuum observabit caput;ma, come notano gli editori di Quaracchi, anche secondo S. Agostino, Maria è iltipo della Chiesa. – Abbiamo, di S. Agostino, tre trattati sul Genesi, ML 34: De Genesi contra Manichaeos, De Genesi liber imperfectus, De Genesi ad litteram. Nel De Genesi contra Manichaeos, II, cap.18, n. 28, ML 34-210, abbiamo solo questo: «Significatur semine diaboli perversa suggestio» [Nella discendenza del diavolo è significata la suggestione perversa] Negli altri due trattati, nulla che possa riferirsi alla presente questione. Le parole riferite da S. Alfonso, non possono essere altro che una interpolazione o una sottile deduzione di qualche interprete. Con ragione S. Alfonso ha dubitato della genuinità del testo citato.

[11] S. BONAVENTURA,In III Sententiarum, dist. 3, pars 1,art. 2, qu. 1, Opera, III, ad Claras Aquas, 1887, pag. 73, col. 1: «Respondeo: Dicendum quod beata Virgo Maria per sanctificationis gratiam copiosam immunis fuit ab omni culpa actuali, tam mortali quam veniali … Et hoc congruebat advocatam generis humani, ut nullum haberet peccatum, quod eius conscientiam remorderet… Congruum etiam erat,ut beata Virgo Maria, per quam aufertur nobis opprobrium, vinceret diabolum, utnec ei succumberet ad modicum» – Il Dottore Serafico parla solo dell’esenzione da ogni peccato attuale: però i suoi argomenti valgono anche per l’esenzione dal peccato originale.

[12] «Tu ante omnem creaturam in mente Dei praeordinata fuisti, ut omnium feminarum castissima Deum ipsum hominem verum ex tua carne procreares» [Tu, prima di ogni creatura, fosti preordinata nella mente di Dio, acciocché, castissima fra le donne, procreassi dalla tua carne lo stesso Dio veramente Uomo]. S.BERNARDINUS SENENSIS, Sermo 4. Deimmaculata Virginis Conceptione, art. 3, cap. 4. Opera, Venetiis, 1745, IV,89, col. 2. – Quadragesimale de Evangelio aeterno, sermo 51. Feria II post Dominicam Olivarum, et etiam in festivitatibus B. Virginis, et maxime Nativitatis, Conceptionis et Annunciationis, art. 3, cap. 4. Venetiis, 1591,II, 520, col. 2.

[13] «Sanctitas… illis rebus attribuitur quae in Deum ordinantur» [La santità … si attribuisce a quelle cose che sono ordinate a Dio] S. THOMAS, Sum. Theol.,I, qu. 36, art. 1, c.

[14] D.DIONYSIUS CARTUSIANUS, De dignitate etlaudibus B. V. M., lib. 2, art. 2, Opera, XXXVI, Operum minorum, IV,Tornaci, 1908, pag. 71, col. 2.Meglio si direbbe: «Henricus de Hassia (ossia de Langenstein, + 1397)», quantunque Dionigi faccia sue le parole di Enrico. Le avrà prese o dal Sermo de Conceptione B.M. V., in cui Enrico difende l’Immacolata Concezione di Maria; o dal suo trattato Contra disceptationes etpraedicationes contrarias FF. Mendicantium super Conceptione B. Mariae V. etcontra maculam mendaciter S. Bernardo impositam. Cf. Hurter, Nomenclator literarius, IV, Oeniponte, 1899, col. 573. – «De hac plenitudine gratiae Mariae dignissimae, scribit HENRICUS DE HASSIA: «… Omnium artifex Deus ad ipsius (Mariae) formationem in utero supernaturaliter concurrens, Filio suo dignum habitaculum fabricaturus, eam intrinsecus omnium gratificantium charismatum et dignificantium habituum plenitudine adornavit…» Haec Henricus» [A riguardo di questa pienezza di grazia della degnissima Maria scrive Enrico d’Assia: “Dio artefice di tutte le cose, concorrendo soprannaturalmente alla formazione di Maria nell’utero, nel fabbricare una dimora degna al Figlio suo, la ornò della pienezza interiore di ogni carisma apportatore di grazia e dignità”] DIONYSIUS, l. c.

[15] «Omnipotens sempiterne Deu, qui gloriosae Virginis Matris…» Oratio ad Antiphonam Salve Regina.

[16] «Hominum amator ac misericors Deus noster…cum contemplaretur hominem … a diabolo in servitutem redactum, voluit Filium suum unigenitum … mittere, qui illum ex diaboli manibus eriperet… Effecit autem per suam providentiam, ut sancta Virgo pura et immaculata nasceretur, quae tanti boni digna foret» [Il nostro Dio che ama ed ha misericordia degli uomini … contemplando l’uomo …ridotto in servitù del diavolo, volle inviare il Figlio suo unigenito … che lo strappasse dalle mani del diavolo … Fece dunque per sua provvidenza nascere pura ed immacolata la Santa Vergine, che fu degna di tanto bene]. Menologium Basilianum (iussu Basilii Imperatoris descriptum), pars 3, mensis martius, dies 25, Annuntiatio SS. Deiparae. MG 117-367.

[17] «Quod itaque vel paucis mortalium constat fuisse collatum, fas certe non est suspicari tantae Virgini esse negatum, perquam omnis mortalitas emersit ad vitam» [Ciò che consta esser stato concesso a pochi, non è bene sospettare sia stato negato a Vergine tanto grande, per cui tutto ciò che era morto risorse alla vita]. S. BERNARDUS, Epistola174, ad Canonicos Lugdunenses, de Conceptione S. Mariae. – È vero che, nella detta Lettera, S. Bernardo non cava, da questo principio, altra conclusione chela santificazione di Maria in utero,non già in conceptione. Resta però il principio, con tutte le conclusioni che legittimamente se ne possono dedurre.

[18] «Vere turris David (Virgo sacratissima) … Ibi est enim omnis fortium armatura: ibi fides Apostolorum, ibi fortitudo Martyrum, ibi puritas Virginum, Doctorum sapientia, Anachoritarum paupertas, devotio Confessorum; ibi denique omnium Sanctorum virtus agglomerata reperitur. Nihil enim usquam (alicui) Sanctorum speciali privilegio concessum est, quod non a principio vitae accumulatius praefulgeat in Maria» [Veramente è la Torre di David la Vergine sacratissima… In essa è infatti tutta l’armatura dei forti: ivi la fede degli Apostoli, ivi la fortezza dei Martiri, ivi la purità delle Vergini, ivi la sapienza dei Dottori; ivi la povertà degli Anacoreti; ivi la devozione dei Confessore; ivi infine si reperisce tutta insieme la virtù di tutti i Santi. Nulla è stato concesso per privilegio a qualche Santo che al principio della vita non rifulgesse maggiormente in Maria].S. THOMAS A VILLANOVA, Archiep. Valentinus, Ord. Eremitarum S. Augustini, In festo Assumptionis B. V. M., Concio 1, n. 2. Conciones, Mediolani, 1760, II, col.296, 297.

[19] «Infinitum Dei servorum ac Matris discrimen est» S. IO. DAMASCENUS, In dormitionem B. V. M., hom. 1, n. 10. MG 96-715.

[20] «Respondeo dicendum quod de sanctificatione B. Mariae, quod scilicet fuerit sanctificata in utero, nihil in Scriptura canonica traditur, quae etiam nec de eius nativitate mentionem facit. Sicut tamen Augustinus (o piuttosto l’autore del Sermo de Assumptione B.M. V., inter Opera S. Augustini) raionabiliter argumentatur quod cum corporesit assumpta in caelum, quod tamen Scriptura non tradit, ita etiam rationabiliter argumentari possumus quod fuerit sanctificata in utero. Rationabiliter enim creditur quod illa quae genuit Unigenitum a Patre, plenum gratiae et veritatis, prae omnibus aliis maiora privilegia gratiae acceperit. Unde, ut legitur Luc. I, 28, Angelus ei dixit: Ave, gratia plena. Invenimus autem quibusdam aliis hoc privilegium esse concessum ut in utero sanctificarentur: sicut Ieremiae … et sicut Ioanni Baptistae … Unde rationabiliter creditur quod B. Virgo sanctificata fuerit antequam ex utero nasceretur» [Sulla santificazione della Beata Vergine nel seno materno nulla viene detto dalla Scrittura canonica, che non parla neppure della sua nascita. Ma come S. Agostino argomenta con ragione che essa deve essere stata assunta in cielo con il corpo, sebbene su ciò la Scrittura taccia, così pure con ragione possiamo pensare che sia stata santificata nel seno materno.Infatti è ragionevole credere che abbia ricevuto maggiori privilegi di grazia,al di sopra di tutti gli altri, colei che generò «l‘Unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità» (Gv 1, 14), così da essere salutata dall‘Angelo con le parole: «Ave, piena di grazia» (Lc 1, 28). Ora, risulta che ad alcuni altri fu concesso il privilegio della santificazione nel seno materno: a Geremia, p.es … e a S. Giovanni Battista … Per cui è ragionevole credere che la Beata Vergine sia stata santificata nel seno materno prima della nascita] S. THOMAS, Sum. Theol., III, qu. 27, art. 1, c

[21] «Insciane  fuit et impotens sapientia Dei et virtus mundum sibi habitaculum condere, remota omni labe conditionis humanae? Angelis aliis peccantibus, bonos a peccatis servavit, et feminam, Matrem suam mox futuram, ab aliorum peccatis ex sortem servare non valuit?» Tractatus de Conceptione B. M. V. Inter Opera S. Anselmi, ML 159-307. – L’autenticità di questo opuscolo fu già sospetta a Baronio. Gerberon, O. S. B., editore delle Opere di S. Anselmo la nega recisamente: ML 158, col. 42-45.

[22] La I ed. napol. e le venete del 1760 e ’84 hanno: Che quella vergine, a cui Dio disponea di dare l’unico suo Figlio, fosse adorna d’una tal purità… -L’ediz.. del 1776, «accresciuta e corretta dal medesimo Autore», (Napoli,Stasi), come nel testo.

[23] «Nempe decens erat, ut ea puritate, qua maior sub Deo nequit intelligi, Virgo illa niteret, cui Deus Pater unicum Filium suum, quem de corde suo aequalem sibi genitum tamquam seipsum diligebat, ita dare disponebat, ut naturaliter esset unus idemque communis Dei Patris et Virginis Filius; et quam ipse Filius substantialiter facere sibi matrem eligebat; et de qua Spiritus Sanctus volebat et operaturus erat ut concipereturet nasceretur ille de quo ipse procedebat» [Certamente era decente che di quella purezza, che maggiore non può concepirsi al di sotto di Dio, risplendesse quella Vergine cui Dio Padre disponeva dare il suo unico Figlio, che eguale a sé dal suo cuore come se stesso amava, onde per natura fosse unico e comune Figlio di Dio Padre e della Vergine; quella Vergine che lo stesso Figlio  sostanzialmente eleggeva ad essere sua Madre; quella Vergine da cui lo Spirito Santo voleva e operò la concezione e la nascita di colui da quale egli stesso procedeva] S. ANSELMUS, Cantuariensis Archiepiscopus, Liber de conceptu virginali et originali peccato, cap. 18. ML158-451.

[24] «Nascitur autem in domo probaticae Ioachim, atque ad templum adducitur. Tum deinde in domo Dei plantata, et per Spiritum saginata, instar olivae fructiferae virtutum omnium domicilium instruitur; utquae, abstracta mente ab omni saeculi carnisque cupiditate, animum una cum corpore virginem conservasset, veluti decebat illam, quae sinu suo conceptura Deum erat, qui, cum ipse sanctus sit, in sanctis requiescit. Unde sanctimoniam consectando, templum evadit sanctum et admirabile, Deique altissimi hospitio dignum» [Nasce nella casa dell’ovile di Gioacchino ed è condotta al tempio. Poi, piantata nella casa di Dio e alimentata dallo Spirito a guisa di ulivo fecondo, divenne dimora di ogni virtù, allontanando la mente da ogni desiderio mondano e carnale e in questo modo custodendo l’anima vergine insieme al corpo, come conveniva a colei che stava per ricevere nel seno il Signore, infatti egli che è santo riposa fra i santi . E quindi in questo modo pratica la santità e si mostra degnamente tempio santo e meraviglioso dell’altissimo Dio] S. IO. DAMASCENUS, De fide orthodoxa, lib. 4, cap. 14. MG 94-1159.

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