IL NATALE E L’EUCARISTIA di san Pier Giuliano Eymard

Pierre-Julien Eymard (La Mure d’Isère, Francia, 4 febbraio 1811 – 1 agosto 1868), del clero secolare della Diocesi di Grenoble, fu prima membro della Società di Maria poi, ardendo d’amore per Gesù Sacramentato, fondò, nel 1856, la Congregazione del Santissimo Sacramento, approvata da Pio IX nel 1863. Pio XI gli decretò il culto dei beati (1925) e Giovanni XXIII quelli dei santi (1962).  

Pio XII mentre celebra la Messa di Mezzanotte

Che cara festa, quella della nascita del Salvatore! ne salutiamo sempre con gioia il ritorno, la riviviamo nel nostro amore, continuata nell’Eucaristia. Tra Betlemme e il Cenacolo sono intime relazioni che si completano a vicenda. Studiamole in questo giorno

I. L’Eucaristia fu seminata a Betlemme. Infatti l’Eucaristia è il frumento degli eletti, il pane vivo: ora il frumento si semina, poi bisogna che dal seno della terra germogli, maturi fino a che, mietuto, si macina per farne il pane che ci sostenta. Nascendo oggi sulla paglia nella stalla, il Verbo prepara la sua Eucaristia, che tiene presente in tutti i suoi misteri come loro complemento.
Egli viene ad unirsi all’uomo: durante la sua dimora sulla terra, stringe con lui unione di grazia, di esempi, di meriti; ma soltanto nell’Eucaristia farà l’unione più perfetta di cui l’uomo sia capace su questa terra. Non perdiamo di vista questo pensiero divino, questo scopo che Nostro Signore si è prefisso, se vogliamo comprenderne l’adorabile disegno: unione di grazia in virtù dei misteri della sua Vita e della sua Morte; unione di persona per mezzo dell’Eucaristia: preparazione, l’una e l’altra, del compimento dell’unità nella gloria.
Come il viaggiatore sempre mira alla meta e ad essa dirige tutti i suoi passi, così durante tutta la sua vita Gesù prepara segretamente, mette avanti l’Eucaristia.
Questo frumento celeste è dunque come seminato a Betlemme, casa del pane. Vedetelo sulla paglia: la paglia calpestata, infranta, è la povera umanità; di per se stessa è sterile, ma Gesù in sé la rialzerà, le restituirà la vita, la renderà feconda: Nisi granum frumenti cadens in terram mortuum fuerit, ipsum solum manet; si autem mortuum fuerit, multum fructum affert; eccolo seminato il divin frumento: le lacrime di Gesù sono l’umore che lo farà germogliare; lo stelo si leverà bello e rigoglioso. Betlemme è su di un colle che guarda Gerusalemme, e questa spiga, quando sarà matura, s’inclinerà verso il Calvario, ove sarà macinata e messa al fuoco del patimento, per diventare il pane della vita eterna. Verranno i re a mangiarne e se ne delizieranno: Pinguis panis eius, et praebebit delicias regibus: è il pane delle nozze regali dell’Agnello. Currunt Magi ad regales nuptias: i Magi rappresentano là le anime regali e padrone di se stesse che oggi se ne cibano nel Sacramento.
Le relazioni della nascita del Salvatore a Betlemme con l’Eucaristia Sacramento si ritrovano con l’Eucaristia Sacrificio.
E’ davvero un agnellino quegli che nasce a Betlemme: come un agnello Gesù nasce in una stalla e com’esso non conosce che sua Madre. Col suo primo grido già si offre al Sacrificio: Non hai voluto ostie né oblazioni, ma a me hai formato un corpo: eccomi.
Questo corpo è la condizione per essere immolato, e Gesù l’offre al Padre. Crescerà questo piccolo Agnello presso la Madre, a cui fra quaranta giorni sarà svelato il mistero dell’immolazione. Essa lo nutrirà del suo latte verginale: lo custodirà per il giorno del sacrificio. Il carattere di vittima sarà talmente impresso su di lui che il Precursore, vedendolo quando starà per cominciare il suo ministero, non saprà altrimenti designarlo che sotto il nome di Agnello di Dio: Ecco l’agnello di Dio, ecco Colui che toglie il peccato del mondo.
Il sacrificio cominciato a Betlemme ha il suo ultimo compimento sull’altare nella santa Messa. Com’è commovente in tutto il mondo cristiano la Messa di mezzanotte! Se ne saluta con gioia il ritorno, molto tempo prima! E come mai la festa di Natale ha per noi un sì dolce incanto, e mette sì vivo ardore nei nostri cuori, tanto entusiasmo nei nostri cantici, se non perché Gesù rinasce realmente sull’altare sebbene in stato differente? I nostri canti, tutti i nostri omaggi non vanno dritto alla sua Persona? L’oggetto del nostro amore e della nostra festa è presente: in realtà noi andiamo a Betlemme e vi troviamo non un ricordo, non un’immagine, ma il divino Infante in persona. Inoltre vedete come l’Eucaristia incomincia a Betlemme: ivi è già l’Emanuele (Dio con noi) che viene abitare in mezzo al suo popolo; comincia oggi ad abitare tra di noi, e l’Eucaristia perpetuerà la sua presenza. Là appare il Verbo fatto carne; nel Sacramento si fa pane per darci la sua carne senza che vi proviamo ripugnanza.
Là, inoltre, cominciano le virtù dello stato sacramentale. A Betlemme Gesù nasconde la sua divinità, perché l’uomo si avvezzi ad appressarsi a Dio senza tema, vela la sua gloria divina per giungere gradatamente a velare la stessa sua umanità. Lega la sua potenza nella debolezza di membra infantili; più tardi la farà prigioniera sotto le sante specie.
A Betlemme il Creatore e Signore di tutte le cose è povero, spoglio di ogni cosa; che la stalla non è sua, gli si fa l’elemosina; con sua Madre vive delle offerte dei pastori e dei doni fatti dai Magi: a suo tempo nell’Eucaristia domanderà all’uomo un ricovero, la materia del Sacramento, un altare, le vesti sacerdotali. Ecco in qual modo Betlemme annunzia l’Eucaristia.
Là troviamo pure l’inaugurazione del culto eucaristico, nel suo atto principale che è l’adorazione. Maria e dopo di lei S. Giuseppe sono i primi adoratori. Essi credono fermamente; la fede è la loro virtù: Beata es, Maria, quae credidisti. E’ l’adorazione di virtù. All’adorazione di Maria e di Giuseppe vengono unirsi i pastori ed i Magi.
Maria si da’ tutta al servizio del suo divin Figlio, con premurosa sollecitudine prevenendo i suoi minimi desideri per appagarli. I pastori presentano le offerte proprie della loro condizione, semplici e rustiche, i Magi porgono i magnifici loro doni. E’ l’adorazione di omaggio.
All’Eucaristia converranno altresì tutte le classi sociali; essa sarà il centro della famiglia cattolica. Le si renderà un doppio culto di adorazione: adorazione interna di fede e d’amore, adorazione esterna con la magnificenza dei doni, delle chiese, dei troni su cui si mostrerà Iddio fatto Sacramento.

II. La nascita di Nostro Signore mi suggerisce un altro pensiero.
L’angelo annunzia il Salvatore ai pastori con queste parole: Vi annunzio un gaudio grande che sarà per tutto il popolo, perché oggi vi è nato il Salvatore, che è il Cristo Signore, nella città di David. E questo annunzio significa che comincia un’era nuova, che la caduta di Adamo sarà riparata da un’opera di restaurazione divina. Vi sono due Adami, padri ciascuno di un gran popolo. Il primo Adamo, terrestre, padre del mondo degenerato, de terra terrenus; ed il secondo Adamo, padre del mondo rigenerato, de caelo caelestis.
Ora, il secondo viene a ristabilire tutto quello che il primo ha distrutto. Ebbene questa restaurazione ha il suo compimento quaggiù nell’Eucaristia. Il forte della tentazione diabolica, come il più grave nella colpa di Adamo ed Eva stava nelle parole: Sarete come dei e nell’orgoglio che ne concepirono i nostri progenitori.
Diventerete come dei? Ohimè, diventarono simili alle bestie! Or bene, Gesù viene a ripeterci la medesima promessa per compierla: satana sarà preso nella propria rete. E noi diventeremo simili a Dio, mangiando la Carne e bevendo il Sangue di Gesù.
Sì, saremo simili a Dio. Si cambia di stato con l’unirsi ad una persona di condizione superiore, e così una figlia del popolo diventa regina allorché è sposata da un re. Ora Nostro Signore con il darsi a noi ci associa alla sua divinità: noi diveniamo sua carne e suo sangue; riceviamo la celeste e divina regalità del Creatore. Come la natura umana fu divinizzata in virtù dell’unione ipostatica, così la Comunione ci solleva all’unione con Dio, ci rende consorti della natura divina. Gli alimenti, inferiori a noi, si trasformano in nostra sostanza; ma noi siamo trasformati in Gesù Cristo che ci assorbe: noi diveniamo membra di Dio, e in Cielo saremo tanto più gloriosi, quanto più saremo stati trasmutati in Gesù Cristo, per la frequente partecipazione al suo Corpo adorabile.
Voi non morrete. Questa parola sarà vera nella bocca di Gesù, che ci assicura essere la Comunione pegno d’immortalità, dicendo: Chi mangia la mia Carne e beve il mio Sangue ha la vita eterna ed io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Ci promette la vita eterna, non la perpetua durata della vita presente, che è soltanto una preparazione alla vera vita. Infine, voi saprete ogni cosa. Del male, sì, purtroppo. Del bene, certo che no. La scienza del bene l’acquisteremo nella Comunione. Udite quel che dice Nostro Signore agli Apostoli dopo aver loro data la Comunione: Non vi chiamerò già più servi, perché il servo non sa quel che faccia il suo padrone. Ma io vi ho chiamati amici, perché tutto quello che intesi dal Padre mio, l’ho rivelato a voi.
Nell’Eucaristia la scienza ci è insegnata da Dio stesso, nostro immediato e personale maestro: Saranno tutti ammaestrati da Dio. Non ci manda più i profeti; egli stesso è il nostro dottore. Sapremo tutto, perché egli è la Scienza divina, increata, infinita.
Ecco in qual modo l’Eucaristia compie la restaurazione cominciata nella grotta di Betlemme. Rallegratevi dunque in questo bel giorno in cui spunta sull’orizzonte il divin sole dell’Eucaristia. La vostra riconoscenza non disgiunga mai il Presepio dall’Altare, il Verbo fatto carne dall’Uomo-Dio fatto pane di vita eterna nel SS. Sacramento.

[S. Pier Giuliano Eymard, La Presenza Reale, cap. XXXV. Testo raccolto da Giuliano Zoroddu]

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