Il partito della Contea: J. R. R. Tolkien e il distributismo

di Luca Fumagalli

«In verità sono un hobbit (in tutto meno che nell’altezza). Mi piacciono i giardini, gli alberi e le campagne non meccanizzate. Fumo la pipa e gradisco il cibo buono e semplice. […] Vado a letto tardi e mi alzo tardi (quando possibile). Non viaggio molto».

Quella di J. R. R. Tolkien è la delicata (e ironica) testimonianza di un uomo appassionatamente innamorato della propria terra. Per il professore di Oxford, infatti, i piccoli abitanti della Contea rappresentano «la rustica popolazione inglese […], di taglia ridotta perché essa riflette la portata generalmente limitata della loro immaginazione, non la scarsa portata del loro coraggio o della loro forza latente». Allo stesso modo, come Tolkien scrisse nel 1956 in una lettera al suo editore, la Contea «è basata sull’Inghilterra contadina», e la sua toponomastica è una sorta di parodia di quella reale.

La “Little England”, la piccola patria in cui affondano le proprie radici, era l’ideale di Tolkien. Di contro ai sostenitori dell’imperialismo britannico, egli professava un genuino patriottismo localista, dal vago retrogusto strapaesano, saldamente ancorato al paesaggio rurale delle West Midlands. Del resto, come ricorda il figlio Christopher, Tolkien «detestava il mondo moderno […] che, per lui, significava essenzialmente la macchina». Difatti un implicito anti-industrialismo caratterizza sia Il Signore degli anelli che Lo Hobbit: i territori della Terra di mezzo che sono in mano alle forze oscure appaiono al lettore come inquinati deserti di fumi e fuochi (basti pensare a Isengard, devastata a seguito dell’abbattimento indiscriminato degli alberi ordinato da Saruman), mentre le zone incorrotte sono modellate su uno scenario da società pre-industriale.

Ne Lo Hobbit il valore intrinseco dell’artigianato tradizionale è contrastato dall’avanzata del mercante e dello speculatore, di coloro, cioè, che sono solamente capaci di accumulare e che sono privi di qualunque abilità creativa (quando il drago Smaug attacca la città di Pontelungo, l’avido governatore – abile negli affari – diserta la scontro, mentre i bravi cittadini si armano per difendere le loro case). Ne Il Signore degli anelli, al contrario, la descrizione della vita nella Contea rimanda alla “Merrie England” (o “Merry England”) medievale, una terra abitata da artigiani laboriosi, contadini e piccoli proprietari.

L’opposizione di Tolkien al mondo moderno – tanto nell’insieme quanto negli addentellati appena descritti – è perfettamente in linea con le idee distributiste professate da G. K. Chesterton e Hilaire Belloc (il distributismo era una filosofia economica, alternativa al capitalismo e al comunismo, che teorizzava la ripartizione dei mezzi di produzione nel modo più ampio possibile fra la popolazione). Come ricorda Charles A. Coloumbe in un saggio dedicato al Signore degli anelli, in un certo senso la Contea tolkieniana è la realizzazione dell’ideale distributista, è il ritratto di una società concepita come un tutto organico, senza conflitti di classe, con una struttura comunale, la stessa società ideale che ha caratterizzato il pensiero cattolico sin dai tempi dell’impero romano (non a caso “Little England” e “Merrie England” sono concetti che ritornano frequentemente anche negli scritti di Chesterton e in quelli di Belloc).

Forse la miglior esposizione del proprio credo distributista Tolkien l’ha affidata ai pensieri di Sam Gamgee, un hobbit generoso e pugnace: «Il piccolo giardino di un libero giardiniere era tutto ciò di cui aveva bisogno, e non un giardino ingigantito alle dimensioni di un reame; aveva bisogno di adoperare le proprie mani, e non di comandare le mani altrui».

Al di là delle analogie, l’aspetto più interessante del pensiero tolkieniano e di quello distributista sta tutto nell’attualità di tali idee che, ancora oggi, potrebbero costituire una valida via di fuga dalla prigione del mondialismo, della globalizzazione e della massificazione culturale. Piccolo è bello, come piccolo è quel giovane hobbit, Frodo, che da solo ha salvato la Terra di mezzo. 

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