L’abisso che invoca l’abisso: sfogliando “Brighton Rock” di Graham Greene

di Luca Fumagalli

La Brighton di Graham Greene, la località turistica da cartolina, con torme di persone che si affollano sul pontile o lungo la spiaggia, nasconde un lato oscuro. La periferia, tutta quartieri mal costruiti, tristi aree commerciali e abitazioni fatiscenti, è un covo di piccoli criminali che ruotano attorno all’ippodromo cittadino. Tra di essi vi è Pinkie Brown, capo di una banda che estorce denaro agli allibratori in cambio di protezione. Il ragazzo, appena diciottenne, si è dovuto improvvisare gangster dopo che il suo mentore, Battling Kite, è stato ucciso per ordine del potente Colleoni. Mentre raccoglie i cocci di un’esistenza in frantumi, Pinkie pianifica la sua vendetta. Riesce a eliminare con facilità il doppiogiochista Fred Hale – soffocato con un bastoncino di Brighton Rock, una sorta di caramella dura, rossa e bianca, tipica delle località litoranee inglesi –, ma la presenza di una testimone pericolosa, la giovane e riservata Rose, rischia di mandare in fumo i suoi piani. Il matrimonio, anche se Pinkie lo trova sgradevole, a questo punto pare essere l’unica soluzione praticabile per garantirsi il silenzio della ragazza. Solo Ida Arnold, una donna paciosa e godereccia che Hale ha conosciuto nell’ultimo giorno di vita, sospetta l’omicidio, ed è pronta a fare di tutto per salvare la povera Rose dalle grinfie di Pinkie, consegnando quest’ultimo alla giustizia.

BrightonRock (1938) è la trasposizione su carta delle inquietudini di Greene. Il romanzo,seguito di Una pistola in vendita (1936), si insinua con la malizia di una scheggia di legno nell’anima del lettore e lo assale con quel portato d’angoscia che è il marchio di fabbrica dello scrittore britannico. Non ci sono eroi e nemmeno speranze concrete: tutto è grigio e misero. Se Brighton assume l’inquietante aspetto della Terra desolata di Eliot, i suoi abitanti sono spettri di polvere che si arrabattano inutilmente tra i guai dell’esistere.

Solo in un simile scenario poteva prendere corpo la paradossale storia d’amore tra i due giovani protagonisti. Pinkie è un prodotto degli squallidi bassifondi della città, cresciuto senza una famiglia, amorale, privo di fascino, e colmo di rancore. Diffida delle donne ed è prigioniero di una verginità di cui si vergogna, ma dalla quale non sa come liberarsi. Rose, dal canto suo, è un’umile cameriera, con dei genitori abominevoli, pronta a venerare chiunque si accorga di lei. A tenerli uniti è il fatto che sono entrambi cattolici, figli della Vera Chiesa, dei cui insegnamenti non hanno che una pallida infarinatura, ma è quanto basta a dare loro un irremovibile senso di superiorità innata. Per quanto i due siano ignoranti (non tanto, però, da non saper formulare frasi in latino), la loro percezione di sé è tutta compresa nella consapevolezza, esclusiva e negata agli “altri”, di un destino superiore che li attende (memorabili, a questo proposito, i continui paragoni col “giustizialismo” laico di Ida). La grazia e la dannazione fanno spesso capolino nelle loro conversazioni, e l’eternità è invocata con sfumature via via sempre più inquietanti. È proprio questo senso martellante della predestinazione all’origine di alcune critiche mosse a Brighton Rock, ad esempio quella di Orwell: «Lo scrittore sembra condividere l’idea, in circolazione fin dai tempi di Baudealire, che ci sia qualcosa di piuttosto distinguénella dannazione».

In verità, se a tratti Greene pare appoggiare Pinkie nella sua concezione romantica del cattolicesimo come fede dell’emarginato byroniano, in altri momenti l’apparato escatologico del protagonista si rivela come una precaria difesa contro il ridicolo del mondo. Di certo i dubbi non mancano, anzi, l’intero romanzo, in fin dei conti, è un grande punto interrogativo esistenziale (è noto come lo scrittore amasse citare il vescovo Blougram di Robert Browning: «È l’ambiguo confine delle cose che ci attrae»).

Dentro un vortice di negatività montante, letteralmente un abisso che invoca l’abisso, Brighton Rock ha dalla sua la capacità di restituire a chi legge un senso di trascendete che pervade il quotidiano; e questo è ottenuto senza misticismi d’accatto né miracoli pirotecnici. Alla fine sta a Pinkie e Rose, invischiati fino al collo nel dramma della libertà, compiere la scelta eterna che è comune a ogni uomo: quella tra Inferno e Paradiso.  

Il libro: G. GREENE, Brighton Rock, Milano, Mondadori, 2013, pp. 288, Euro 12

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