“L’Immacolata” di padre Gabriele Roschini

Padre Gabriele Roschini (1900-1977), sacerdote dell’Ordine dei Servi di Maria, fu uno dei maggiori mariologi del secolo XX. Tenuto in gran conto da Pio XII, fu Consultore del Sant’Offizio e della Congregazione dei Riti. Attivissimo nella proclamazione dommatica della Assunzione, fu ferventissimo sostenitore delle verità mariane della Mediazione e Corredenzione e della loro definizione dogmatica al Vaticano II. Il progetto fu affossato dai modernisti: secondo l’espressione del padre Congar (poi Cardinale wojtyliano) bisognava porre fine alla febbre mariana! Produsse all’incirca 900 opere, tutte caratterizzate da un impianto concisamente tomista, fra le quali hanno particolare rilievo la Mariologia in 4 volumi (1948)e il Dizionario di Mariologia (1961). Tra il 1946 al 1947 tenne per la RadioVaticana una serie di dotte e al tempo stesso piacevoli Conferenze Mariane.Questa conferenza sull’Immacolata che proponiamo alla meditazione dei nostri lettori fu trasmessa la sera del 6 dicembre 1946. Buona Lettura!

Una donna completamente investita dai raggi del sole, anzi tutta «rivestita di sole» (quale fu veduta dal «rapito in Patmo Evangelista»): ecco l’Immacolata! … Se è vero che la luce è opposta alle tenebre; se è vero che nell’ordine spirituale – come insegna l’Angelico – la grazia è luce e le tenebre sono peccato, dev’essere anche vero che Colei la quale ci si presenta tutta investita dalla luce della grazia, ci presenti del tutto come del tutto immune dalle tenebre della colpa, ossia Immacolata.
Immacolata! Non si pensa e non si può pensare in modo diverso Colei dal seno della quale, come dal seno dell’alba, sorse il sole di giustizia, Gesù. Non si pensa e non si può pensare in modo diverso Colei che è il Cielo sopra la terra, Colei che doveva essere «la degna abitazione di Dio», l’arbitra dei destini del mondo, il capolavoro della potenza, della sapienza e della bontà Divina. E tale – Immacolata – l’ha concepita sempre la più genuina tradizione cristiana, costantemente suffragata dal pio senso dei fedeli, che superò, non di rado, l’intuizione, o meglio, il ragionamento dei più grandi Teologi.
Ci è fisicamente impossibile percorrere, attraverso i venti secoli cristiani, le varie testimonianze relative al dogma dell’Immacolata. Non voglio tuttavia passare sotto silenzio due testimonianze davvero singolari e – diciamolo pure – poco conosciute: quella di Maometto e quella di Lutero, di cui ricorre quest’anno l’infausto centenario della sua morte [l’eretico Sassone morì il 18 febbraio 1846, ndr].
Maometto e Lutero: i due più fanatici capovolgitori dei più sacri valori religiosi e morali, non hanno trovato difficoltà a chinare il capo superbo dinnanzi all’Immacolata. Singolare omaggio di fede – si tratta di un mistero in senso stretto – da parte di due traviati e traviatori di enormi masse popolari. Segni evidente che è quasi impossibile pensare alla Vergine Madre di Dio senza immaginarsela tutta pura, tutta candida, tutta bella: in una parola Immacolata. È lo stesso buon senso che lo reclama. Così è avvenuto in Maometto e in Lutero.
Nelle Sure o Capitoli III, IV, V, XIX, XX, e XXXIII del suo Corano Maometto (571-632) attribuisce a Maria, con qualche alterazione, quegli stessi privilegi di maternità divina, di verginità e di santità che le vengono attribuiti dal cristianesimo. Né diverso è il suo atteggiamento nei riguardi dell’Immacolata Concezione.
Nella Sura III, egli mette sulle labbra di Anna, Madre di Maria, queste parole: «Io l’ho chiamata Maria, e a te (o Signore) io raccomando essa e la sua posterità; perché tu la preservi da Satana il Lapidato». In queste parole, non pochi dottori Moslemi, interpreti del Corano, vedono indicata la preservazione di Maria dalla colpa originale.
Così il celebre commentatore turco Cottada scrive: «Ogni uomo che nasce da Adamo è ferito nel fianco pel tocco di Satana, quando egli viene nel mondo, all’infuori di Gesù e di sua Madre; poiché Iddio pose fra loro e Satana un velo, di modo che il toccamento di Satana si affermò nel velo e non giunse fino ad essi in nessuna parte. Oltre di che fu a noi raccontato che né l’uno né l’altra commise mai alcun peccato, come invece fanno gli altri figlioli di Adamo». In termini equivalenti si esprimono Gelal, Ahmed, Abuhercira, Naui ed altri dottori Moslemi. La testimonianza resa da Maometto all’Immacolata è tra le più antiche, ed è tratta di peso dalla tradizione cristiana del secolo VI.
Lutero è ancora più esplicito di Maometto. Nel 1516 egli credeva fermamente all’Immacolato Concepimento di Maria. «Ella – diceva – è la sola goccia d’acqua (Stilla Maris) veramente pura nel vasto oceano della massa perditionis». E ne indicava la ragione dicendo: «Era al sommo conveniente e giusto che la persona della Santa Vergine fosse preservata dal peccato originale. Non doveva forse Essa dare a Cristo la carne che avrebbe trionfato di ogni peccato?» (Verke, Weimar, t. I, p. 107). Nel 1517 riteneva ancora una tale verità (Werke, Erlange, t. 15, p. 38). Dopo il 1528, in una nuova edizione del suo Discorso sopra l’Immacolata Concezione, fece togliere il passo relativo all’Immacolata, poiché «Maria – diceva – è nata da parenti peccatori e nel peccato come tutti noi» (l. c. f. VI, p. 433). Ciò nonostante, nelle Enarrationes seu postillae Martini Lutheri maiores, stampate a Basilea precisamente quattro secoli fa, nel 1546 (l’anno stesso della morte di Lutero) il buon senso ebbe di nuovo il sopravvento e a pagina 375 si legge: «L’Angelo Gabriele diceva a Maria: “Tu sei benedetta fra le donne”. Orbene, egli non avrebbe potuto dire “tu sei benedetta”, se per qualche istante fosse stata soggetta alla maledizione. D’altra parte era conveniente, era giusto che fosse preservata dal peccato originale Colei nel cui seno doveva incarnarsi Cristo per espiare i peccati di tutti. Beato infatti propriamente si dice colui che è fornito del dono della grazia divina, cioè, che è senza peccato».
Il giornale l’Espérance di Nancy , ci fa sapere che nel 1855, allorché i Protestanti si sollevarono contro il nuovo dogma definito da Pio IX, i cattolici della Germania e della Francia per ridurli al silenzio si appellarono al suddetto testo di Lutero. Sono queste – direbbe Tertulliano – «testimonianze dell’anima naturalmente cristiana» e aggiungiamo noi, di conseguenza, «naturalmente mariana».
L’Immacolata è un astro di prima grandezza acceso dalla mano stessa di Dio sul mistico orizzonte dell’umanità, non solo per adornarlo, ma anche per illuminarlo e salvarlo.
Mi tornano alla mente i robusti versi di Giovanni Papini all’Immacolata: «Tu che calpesti il serpente e la morte – cambia del mondo la faccia e la sorte!». L’Immacolata ha tutta la forza per farlo.
Ed infatti quale e quanta pioggia di luce candida e fecondatrice Ella fa discendere sull’individuo e sulla società!
L’Immacolata diffonde nuova candida luce sull’individuo facendogli sempre meglio conoscere qual è il suo vero male, la radice di tutti gli altri mali che han desolato e che vanno ancora desolando la terra: il peccato. L’ineffabile odio di Dio per il peccato, fonte di tutti gli altri mali, è tale – come osserva Pio X nell’Enciclica “Ad diem illum” – da sentirsi spinto a far sì che la sua futura Madre del suo divin Figlio non solo fosse esente da qualsiasi colpa attuale come anche da quella che tutti i figli di Adamo, per funesta eredità, contraggono per necessità di natura. Era più che conveniente infatti che il torrente limaccioso del peccato originale, il quale ha invaso e continua ad invadere tutta la terra, deviasse, per improvviso cenno della destra di Dio, davanti a quella elettissima pianta che avrebbe dovuto produrre il mirabile frutto risanatore dell’inferma umanità. Cosa singolare, eccezionale. Ma che cosa non è singolare, eccezionale in Maria? … Non è essa, per dirla con Pio IX nella Bolla “Ineffabilis”, l’ineffabile prodigio di Dio, anzi il vertice di tutti i prodigi, nel triplice ordine della natura, della grazia e della gloria? … Cosa degna di tutta la nostra riflessione: Dio non ha voluto preservare la Madre sua dalla povertà, dall’umiliazione, dal dolore più straziante. L’ha preservata invece dalla colpa. In tal mondo Egli ha voluto far comprendere all’uomo che la colpa è un male incomparabile più grande di qualsiasi altro male. Ma se il peccato è l’unico vero male, fonte di tutti i mali, la grazia è l’unico vero bene, fonte di tutti i beni.
Iddio infatti non ha voluto concedere alla sua dilettissima Madre né ricchezze, né gioie, né onori terreni. Le ha dato, invece, fin dal primo istante della sua esistenza, la grazia, anzi la pienezza della grazia. In tal modo Egli ha voluto far comprendere all’uomo che la grazia è un bene incomparabilmente più prezioso di qualsiasi altro bene. Fuga dal peccato e ricerca della grazia sono i due grandi ammaestramenti dell’Immacolata all’individuo. Ecco la candida luce ch’Ella fa piovere così abbondantemente sulla sua mente e sul suo cuore. Ad Essa – all’Immacolata – più che Dante a Beatrice, deve rivolgere lo sguardo ogni cristiano per elevarsi e trasformarsi.
L’Immacolata inoltre ha fatto e continua a far piovere la sua candida luce sopra la società civile. Le frenetiche convulsioni alle quali è in preda la società da due secoli, affondano le loro radici in qual naturalismo che, dopo aver innalzato l’uomo oltre le stelle, l’ha sprofondato negli abissi. L’uomo-angelo, ossia l’uomo naturalmente buono di Rousseau; l’uomo-bestia, ossia l’uomo naturalmente cattivo di Machiavelli, sono due miti, due opposte mostruose creazioni sorte dal naturalismo negatore dell’ordine soprannaturale, vale a dire, della elevazione dell’uomo al fine soprannaturale (la visione di Dio a faccia a faccia) mediante la grazia santificante, della perdita di questa grazia santificante, della perdita di questa grazia santificante a causa del peccato dei nostri progenitori e della trasmissione di questo peccato a tutti i loro naturali discendenti, eccezion fatta per la Vergine alla quale venne applicata preventivamente la redenzione di Cristo.
Orbene, il dogma dell’Immacolata proclamato dal Pontefice Romano in un epoca di pieno naturalismo ha in se stesso la forza per soppiantare questo mostruoso errore che sta alla base di tutte le deviazione delle società moderne. L’Immacolata infatti ci dice che esiste un peccato originale che ha inquinato la nostra natura e che esiste una redenzione ordinata a risanare le ferite dell’umanità prodotte dal peccato. Colpa e Redenzione. Col primo dogma l’uomo viene a conoscere intimamente se stesso; col secondo invece viene a conoscere intimamente Cristo. Col primo viene a trovare una piena ed esauriente spiegazione del tremendo mistero del dolore che dal primo peccato in poi non ha cessato di torturare, per punirlo, tutto il genere umano; col secondo viene invece a vedere la mirabile fecondità del dolore divinizzato, in un certo senso, nell’adorabile persona di Cristo e da Lui stesso elevato a strumento di redenzione e di vita. Col primo l’uomo viene a comprendere il doloroso perché di quella lotta continua che sperimenta in se stesso fra l’appetito sensitivo e l’appetito razionale, tra il male che ci abbassa e il bene che ci eleva, lotta che si riflette anche fuori di lui suscitando odi, dissensi, guerre, distruzioni; col secondo invece l’uomo impara che la forza per riuscire vincitori nella lotta tremenda che sconvolge individui e nazioni ci può venire solo da Colui che si è fatto nostro Redentore, dalla grazia che Egli ci ha riconquistato e che diffonde sulle anime attraverso quei sette canali da Lui istruiti. Tutto questo ha insegnato e insegna alla sconvolta società moderna il radioso dogma della Immacolata. Il giorno in cui essa comprenderà queste sublimi e pratiche lezioni coinciderà col giorno della sua resurrezione e della sua salvezza.

[Testo a cura di Giuliano Zoroddu]

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