Quando Obi-Wan divenne cattolico: la conversione del grande attore britannico Alec Guinness

di Luca Fumagalli

L’attore britannico Alec Guinness (1914-2000) è ricordato dalle giovani generazioni per aver interpretato il ruolo dell’anziano cavaliere jedi Obi-Wan Kenobi nella prima, memorabile trilogia della saga di Guerre Stellari. In pochi, però, conoscono la sua straordinaria parabola spirituale, che culminò con la conversione alla Chiesa cattolica. Lo stesso Guinness descrisse questa travagliata odissea nella sua autobiografia, Blessing in Disguise, pubblicata nel 1985.  

Guinness aveva perso gli ultimi scampoli di Fede cristiana già durante l’adolescenza. Tutto ciò che gli rimaneva dell’educazione anglicana ricevuta in famiglia era un viscerale anti-cattolicesimo, un pregiudizio che lo accompagnò anche nella maturità. Tra i suoi amici l’unico “papista” era l’attore Ernest Milton, che era stato ricevuto nella Chiesa di Roma nel 1942 insieme alla moglie, la scrittrice Naomi Royde Smith. Grazie a Milton, Guinness assistette alla sua prima messa, un’esperienza che all’epoca non ebbe su di lui un grande effetto, ma che negli anni successivi non mancò di rivelarsi provvidenziale.

Alec Guinness nei panni del sacerdote investigatore Padre Brown nell’omonimo film del 1954

Un altro che ebbe un ruolo importante nella conversione di Guinness fu il reverendo anglo-cattolico Cyril Tomkinson. Questi, oltre a smussare di molto l’indole anti-papista dell’attore, fece dono a Guinness di una copia della Filotea di San Francesco di Sales e gli insegnò a genuflettersi sempre davanti al tabernacolo, in ossequio alla presenza reale di Cristo. La loro amicizia è ricordata da Guinness con toni affettuosi: «Era un tipo brillante e un buon amico […]. La mia gratitudine nei suoi confronti è enorme, nonostante le sue eccentricità, perché mi mostrò un mondo nuovo […]. Era gentile, ma fu molto afflitto quando, anni dopo, divenni cattolico. Mi disse: “Oh cielo! Ti insegneranno a considerarmi un eretico”». Chissà come avrebbe reagito Tomkinson, se solo avesse saputo che furono proprio i suoi insegnamenti ad indirizzare Guinness verso Roma.

Mentre era impegnato a interpretare il ruolo di Padre Brown nell’omonimo film, che sarebbe uscito in sala nel 1954, Guinness e la moglie Merula si trovarono nella circostanza di dover scegliere una nuova scuola per il loro figlio Matthew, affetto da poliomelite. Su consiglio del regista Peter Glenville – e non senza qualche riserva – decisero infine di iscrivere il ragazzo a Stonyhurst, uno dei più famosi collegi “papisti” d’Inghilterra. Matthew, a 15 anni, volle farsi cattolico e venne battezzato sotto condizione.

A questo punto anche Alec iniziò a prendere seriamente in considerazione l’ipotesi della conversione: dopo lunga meditazione, si recò da padre Henry Clarke, parroco della chiesa di St Lawrence, a Petersfield, per essere istruito sui rudimenti della Fede. Durante questo periodo fece anche un ritiro presso il Mount St Bernard, un monastero trappista delle Midlands. Guinness fu favorevolmente colpito dalla vita austera dei monaci, trascorsa nel silenzio della meditazione e della preghiera, e fece la conoscenza di padre Robert Hodge, di cui sarebbe rimasto amico per il resto della vita. Ma ciò che più impressionò l’attore britannico fu lo splendore della messa mattutina celebrata all’abbazia: «Vi era un senso crescente del timor di Dio, come se dovesse riempire ogni angolo della chiesa e dell’intero mondo». Fu così «trafitto dall’inaspettata bellezza» di ciò che vide, che Guinness divenne un ospite fisso del monastero, tornando più volte in visita negli anni seguenti.    

Alec Guinness in udienza da Pio XII (1958)

Il 24 marzo del 1956 venne finalmente battezzato da padre Clarke: «Come un numero infinito di convertiti prima e dopo di me, mi sento come se fossi tornato a casa». Per quanto l’attore fece di tutto per evitare la pubblicità, la notizia fu presto di dominio pubblico, e a Guinness giunsero lettere di congratulazioni da ogni angolo d’Inghilterra (due anni dopo, pochi giorni prima della scomparsa del Papa, ebbe addirittura l’onore di incontrare in Vaticano Pio XII). Nel 1957, mentre si trovava in Sri Lanka per le riprese del film Il ponte sul fiume Kwai, che avrebbe regalato a Guinness un Oscar, pure Merula divenne cattolica, informando il marito solo a cose fatte.

Il candore spirituale con cui Alec Guinness racconta tutti questi eventi nella sua autobiografia è un’eccezione all’interno di un libro che miscela sapientemente il gossip, l’arguzia e l’ironia. La conversione, infatti, è una decisione radicale, profonda, un’opzione esistenziale troppo seria per essere narrata alla stregua di un qualunque altro fatto. Del resto, ci vuole il carisma del protagonista per fare una simile scelta, e Guinness, sullo schermo come nella vita, non fu mai una comparsa.

2 Commenti a "Quando Obi-Wan divenne cattolico: la conversione del grande attore britannico Alec Guinness"

  1. #Isidoro D'Anna   16 Dicembre 2018 at 7:37 am

    Grazie a Luca e a Radio Spada per questa splendida perla 🙂

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    • #lister   16 Dicembre 2018 at 7:15 pm

      Mi associo

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