Quattro giorni alla strage degli innocenti

Quello appena trascorso è stato, per l’Irlanda, l’ultimo Natale prima della strage degli innocenti. Infatti, per effetto del referendum svoltosi nel maggio scorso, come è noto nell’Isola Verde è decaduto l’ottavo emendamento nella carta costituzionale che proteggeva la vita del concepito. Adesso, i soliti noti si fregano le mani, mentre sono iniziate le copiose e redditizie commesse della Sanità irlandese per l’acquisto dei macchinari macellafeti e di tutte le apparecchiature ed i presidi farmacologici necessari.

 

È superfluo dire che tutto questo è avvenuto nel disarmo totale della Chiesa Cattolica che, a parte qualche coraggioso che non manca mai, ha visto in tutti i suoi ministri irlandesi e non un silenzio raggelante che purtroppo ha toccato anche il Pontefice. Certo, c’è stato il famoso e condivisibilissimo discorso del “sicario” ma è arrivato parecchio dopo il referendum e parecchio in ritardo; pure, la presa di posizione dei Vescovi irlandesi è arrivata solo dopo l’approvazione della Legge mentre durante il dibattito parlamentare s’erano ben guardati dal proferir parola.

Ma ormai, su questi temi siamo abituati (giammai rassegnati, giammai!) al disimpegno quando non alla vera e propria intelligenza con il nemico. Qualcuno ipotizza che si tratti di una strategia per evitare lo scontro aperto, facendo sì che temi come l’aborto, il testamento biologico, le unioni civili, non siano etichettati come strettamente cattolici onde non scattino dei trigger ideologici: sarà pure, ma allora al basso profilo apparente dovrebbe accompagnarsi una fortissima attività di lobbying che però non c’è stata quando addirittura non è stata espressamente sconfessata e scoraggiata (chi ha dimenticato il tremendo “non mi immischio” con  Bergoglio liquidò  la sua posizione in merito alle unioni civili allora in discussione in Italia ed in pieno Family Day?). Beh, se la strategia è questa, basta tirare le somme guardando ai risultati perché se ne comprenda l’efficacia e se sia il caso di continuare così.

Oltre agli esiti rovinosi su tutti i fronti, non va dimenticato un altro profilo, pure cruciale:  si dice che la Chiesa di questi tempi sia una chiesa che punta molto sulla pastorale (ormai, quando sento questa parola, corro a ripararmi e aspetto il botto) ma il silenzio quando non lo schierarsi dalla parte opposta nel dibattito legislativo su concepito, famiglia, fine vita ha l’effetto di disorientare i credenti, confermando che su questi punti ci siano state le famose aperture che tanto vengono sbandierate dalla stampa. Non mi pare un gran traguardo pastorale.

 

La legge che è stata firmata dal Capo dello Stato si chiama Regulation of Termination of pregnancy Bill, entrerà in vigore il 1° gennaio 2019 ed è una delle più crudeli sulla faccia della terra (ammesso ed assolutamente non concesso che possa farsi una gradazione tra norme che tutte prevedono la possibilità che un medico sopprima un innocente su richiesta).

L’aborto è assolutamente libero entro le dodici settimane di gestazione: non ci sono neppure quelle ipocrite foglie di fico che troviamo, ad esempio, nella Legge 194/78 che indica delle condizioni – labilissime – perché l’intervento venga effettuato.

L’aborto del concepito disabile (inteso quale il concepito che attenti alla “salute fisica e mentale” della madre) è permesso fino a che esso non sia “viabile”, ossia capace di vivere fuori dal grembo (Quindi? Ventuno settimane? Ventidue? Ventitrè?). Ma se il feto si presenta “anormale”, ossia affetto da patologia che potrebbe portarlo a morte entro ventotto giorni dalla nascita, può essere abortito a qualsiasi età di gestazione, quindi anche al nono mese di gravidanza come avviene nelle barbare legislazioni di alcuni Stati USA.

L’obiezione di coscienza è consentita ma il Medico deve indicare un collega non obiettore cui la gestante possa rivolgersi per far distruggere il concepito: già il 68% dei ginecologi si è dichiarato obiettore. Ben più complicata la posizione d Farmacisti, Infermieri ed Ostetriche che infatti hanno protestato vivamente con il Ministro della Sanità Harris. Cinquecento infermieri e ostetriche pro-vita hanno tentato di incontrare Harris e il capo dell’opposizione Michéal Martin senza successo. Gli esponenti del gruppo “Infermieri e ostetriche per l’Irlanda” affermano di essere stati “continuamente ignorati nella fretta di introdurre questo disegno di legge estremo nonostante gli avvertimenti sulla sicurezza da parte dei colleghi ostetrici“. Restano comunque fermamente e coraggiosamente convinti che non commetteranno aborti.”Siamo entrati nelle nostre professioni per salvare vite umane, […] non per ucciderle“, hanno affermato.”Continueremo a prenderci cura dei nostri pazienti con compassione e impegno, ma non parteciperemo a procedure mediche volte a porre fine alla vita di un”feto“che è moralmente discutibile e un affronto alle nostre convinzioni sulla santità della vita“. Non si hanno statistiche sul numero di obiettori tra Infermieri ed Ostetriche ma ci sono ragioni per credere che esso sia anche più alto rispetto a quello dei Medici.

Dal conto suo, il Ministro Simon Harris ha twittato che crede che la solitudine delle gravidanze problematiche e lo “stigma” dell’aborto saranno cancellati dalla nuova legge. Beato lui.

 

Del tutto isolata nel suo partito, è continuata la battaglia della Deputata del SinFeinn Carol Nolan, che, anche dopo la sconfitta al referendum, si è battuta in ogni modo perché la legge fosse la più restrittiva possibile: da ultimo, ha avanzato un emendamento, purtroppo respinto, perché il costo dell’intervento abortivo non gravasse sulle finanze statali ed alla fina ha lasciato il suo partito, in cui militava da sempre, per l’assoluta contrarietà alla legislazione abortiva.

 

L’Irlanda come la conosciamo non esisterà più, forse non esiste più da un pezzo. E’ una terra che frequento, conosco ed amo ma che da tempo era assediata e corrosa dalla secolarizzazione rozza e sbandata che ha travolto l’Europa e che l’aveva risparmiata forse anche troppo a lungo. Una delle cose che più mi colpisce, da sempre,è il numero di persone con Sindrome di Down che si vedono in giro: ne trovi già a Dublino all’aeroporto, tra gli addetti alla manutenzione; nelle cittadine, al lavoro negli ortofrutta, dai meccanici, persino in un ufficio informazioni turistiche; in una fiera, ricordo una famiglia che aveva un ragazzo con trisomia che faceva ottimi cioccolatini che poi vendevano nella loro bancarella; al parco, li si vede correre, sporcarsi e litigare cogli altri bambini; in Chiesa a Messa; li si vede, ragazzi, al pub a bere cogli amici, magari coi fratelli. Tutto questo non ci sarà più, nel giro di qualche anno. Non c’era già più a Dublino, l’ultima volta che ci sono andato, l’anno scorso. I primi a far le spese di questa barbarie sono i più deboli, gli indifesi, gli inaccettabili, gli inaccettati, quelli che non siamo più capaci di amare. Saranno loro, i primi ad essere fatti a pezzi, assieme a tanti altri magari coi cromosomi a posto ma, in fin dei conti, cosa cambia? Se si possono far fuori a piacimento, possono avere tutti i cromosomi che vogliono: la madre chiede, il Medico esegue, il politico gongola.

 

E’ dunque perduta? Molto probabilmente sì e certamente no.

Probabilmente sì, perché si può solo sperare in una fiera e fortissima resistenza degli operatori sanitari ed in un fronte politico che, attualmente, sebbene minoritario, è agguerrito e non esattamente su percentuali dello zero virgola; si può sperare anche che qualche Giudice dica la sua perché sono stati preannunciati già diversi ricorsi per vagliare la costituzionalità della legge approvata. Ma sono speranze flebili, c’è poco da dire.

Certamente no, perché per un cattolico la battaglia non è mai perduta ma è sempre di trincea. Il Nemico si muove di questi tempi con assalti roboanti e devastanti, mentre noi dobbiamo guadagnare e riguadagnare metro per metro, anche se, come ha scritto Mario Palmaro, persino le gerarchie cattoliche hanno “deciso di mollarci nella giungla del Vietnam: gli elicotteri sono ripartiti e noi siamo rimasti giù, a farci infilzare uno dopo l’altro dai vietcong relativisti”.

Era necessario che anche il popolo irlandese passasse attraverso questo tremendo castigo che si è autoinflitto: noi, qui, che scontiamo da quarant’anni la vergogna della soppressione dei concepiti, siamo maturando una coscienza che consentirà, tra molto tempo ma con sicurezza, di cambiare le cose. L’importante è aver pazienza, costanza, coerenza e la certezza che non è una battaglia contro le donne ma per la vita dei concepiti, la serenità delle madri, la gloria di Dio.

 

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