[RACCONTO DEVOTO] La palma di Lambaesis (undicesima parte)


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Seconda parte: https://www.radiospada.org/2018/10/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-seconda-parte/

Terza parte: https://www.radiospada.org/2018/10/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-terza-parte/

Quarta parte: https://www.radiospada.org/2018/10/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-quarta-parte/

Quinta parte: https://www.radiospada.org/2018/11/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-quinta-parte/

Sesta parte: https://www.radiospada.org/2018/11/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-sesta-parte/

Settima parte: https://www.radiospada.org/2018/11/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-settima-parte/

Ottava parte: https://www.radiospada.org/2018/11/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-ottava-parte

Nona parte: https://www.radiospada.org/2018/12/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-nona-parte/

Decima parte: https://www.radiospada.org/2018/12/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-decima-parte/

di Charlie Banyangumuka

Cap X “Sulle orme del padre”

Strada per Jol, una settimana dopo, estate del 304

Era ormai mattina inoltrata in quell’estate del 304 dalla Redenzione. Ormai era Iulius era alle porte e con esso il duro lavoro nei campi dei contadini e dei servi. Defendente inspirò profondamente: era partito per quel viaggio solo due ore prima. Destinazione la casa paterna: aveva un forte desiderio di rivedere suo padre e, perchè no, anche lo zio Oreste. Desiderava abbracciare la madre e rivedere i luoghi dell’infanzia. Aveva lasciato Flavio e Gaumata, aveva raccomandato loro Telica. Già, quella benedetta catecumena ispanica gli aveva stranamente dato alla testa. Sognava di passare del tempo con lei, di parlare del Padre del Figlio e dello Spirito Santo. Spesso si sorprendeva a pregare per lei come aveva fatto ieri, alla celebrazione eucaristica, quando l’aveva vista uscire assieme agli altri catecumeni. L’aveva abbracciata frettolosamente prima di partire  augurandole il meglio, per il suo cammino di santità, in quelle tre settimane in cui sarebbe stato assente. Ora era lì, a un bel po’ di miglia da casa e altrettante da lei. Guardò la campagna: già i contadini iniziavano a lavorare e darsi da fare per la futura mietitura. Se non fosse stato un soldato, si ripeteva spesso fra sè e sè, sarebbe divenuto volentieri un fattore. Ora il Cristo, però, lo chiamava ad altri lavori ben più pericolosi e celestialmente remunerativi <Ben altre battaglie, però, ti attendono e molto dure> le sue parole facevano capolino molto spesso nella sua testa ultimamente:”Fuori i denari, avanti!” udì improvvisamente. Defendente si voltò e vide a lato della strada  cinque malviventi che avevano fermato un carro con a bordo un uomo, la moglie e i due figli. Si avvicinò smontando da cavallo avendo cura di nascondere la propria spatha “Fuori il denaro ho detto!!” “Non è bene minacciare un padre inerme e la sua famiglia” il ragazzo si pose a pochi passi da loro a braccia conserte “E tu cosa vuoi? Sparisci o ti taglio in due” esclamò il capobanda brandendo un coltellaccio arrugginito “Vi fareste solo male” continuò Defendente col chiaro  intento di provocarlo. Era passato diverso tempo dall’ultimo scontro armato e la foga di quei momenti gli mancava :”Hai sentito quello che ha detto il capo?” uno di quei briganti lo sospinse via ” Levati ragazz…” non fece in tempo a finire la frase che, rapido, Defendente estrasse la spatha e di punta gli trapassò la gola. Il  poveretto mutò espressione trasformando il suo ghigno in una smorfia sardonica di dolore. Subito altri due gli andarono contro: evitato il randello del primo, diede un calcio negli attributi del secondo e gli squarciò il petto. Si rivolse al primo che dopo una serie di bastonate all’aria cercò di colpirlo ma, sbilianciandosi, permise a Defendente di ribaltarlo a terra dove finì infilzato. Ne mancavano due: uno di questi si frappose fra lui e il capo brandendo una lancia. L’ex legionario non si fece prendere dal panico: deviato un colpo, avanzò rompendo il naso col pomo al suo avversario e in seguito, conficcò la lama tra spalla e collo, uccidendolo :” Adesso a noi due” disse voltandosi verso il capobanda. Sentendosi perduto, il brigante provò a fuggire mollando il coltellaccio. Con calma olimpica, Defendente raccolse la lancia e la scagliò nella sua direzione perforandogli il cranio.

Il ragazzo continuò a cavalcare nonostante il cavallo fosse ormai esausto. Ripensò al combattimento coi briganti sei giorni prima; la fortunata famigliola lo aveva ringraziato con delle piccole focacce e della carne secca, un gran bel bottino. Quello che per ore era stato un puntino all’orizzonte pian piano andava ingrandendosi,casa sua era vicina. Poteva già pregustare il saluto dei servi, l’abbraccio di sua madre e lo sguardo severo di suo padre Mauro. Aveva un sacco di cose da dirgli e anche se non avrebbe apprezzato la scelta della diserzione sarebbe stato comunque felice di rivederlo. Giunse alla villa in capo a mezz’ora e vide gli schiavi avvicinarsi verso la casa. Tra di essi notò Gulussas che, appena lo vide, lo riconobbe e lo salutò con un inchino :”Bentornato padrone” “Dove state andando?” domandò Defendente :”Alla Villa” rispose sincero Gulussas “La Missa, padrone. Ti unisci a noi?” Improvvisamente si chiarì la mente di Defendente che si ricordò che era il Dies Dominicus “Mi rinfresco e arrivo”.

Il sacerdote alzò il pane e lo consacrò. Defendente chinò la testa: gli parve di rivivere quel giorno nella lontana piana di Lambaesis quando Cristo gli parlò. L’unica differenza era che ora si trovava in ginocchio e non addossato, lacero e sanguinante, alla parete di una rivetta. Pensò a Telica: sicuramente anche lei era andata alla missa, probabilmente con Gaumata e Flavio, ma lei e i suoi bellissimi capelli neri, avvolti in un velo, erano dovuti uscire al momento del sacrificio vero e proprio, come previsto per i catecumeni. Quando fu il momento, Defendente ricevette la Santa Ostia in ginocchio e pregò sommessamente. Pregò per Telica, Gaumata, suo padre, Flavio, sua madre, Gulussas, Oreste; fu una lunga preghiera. Terminata la funzione, rimase inginocchiato davanti al Chi-rho scolpito nell’altare. Dopo poco giunse Gulussas che gli posò una mano sulla spalla:”Padrone, tutto bene?” “Sì Gulussas, mi sto in attimo trattenendo col Re dei Cieli” “Vi dovete essere detti molto in queste quattro ore”. Defendente guardò storto l’amico servo e si alzò, non dopo essersi ancora una volta inchinato davanti all’altare. I due uscirono nell’atrio dove ad aspettarlo c’erano i servi e la madre che corse ad abbracciarlo:” Quanto tempo, figlio mio” “Solo un anno madre” lei per tutta risposta gli arruffò i capelli “Allora padrone, com’è il Limes?” domandò un servo “un posto terribile e glorioso, Parvulus. Guarda qui” si tolse la tunica e mostrò la cicatrice sul cuore, suscitando sorpresa nei presenti “Ma dov’è mio padre? Mi aspettavo di vederlo qui”. Tutto si bloccò, anche il canto degli uccelli “Vieni” disse Violentilla “Ti porto da lui”.

Lacrime, più di commozione che di dolore. Defendente si asciugò le gocce che scendevano lungo le guance. Il sepolcro di suo padre era al limitare della proprietà, sul ciglio della strada. Accanto a lui era sepolto lo zio Oreste:” Li hanno uccisi a inizio estate” disse Gulussas tenendo lo sguardo fisso sulle tombe “Oreste si era messo a predicare il Vangelo a Cartenna ed è stato linciato e pugnalato. Per aver dato provvisoria sepoltura al suo corpo,e per non aver abiurato i dettami di Cristo, tuo padre è stato prima fustigato e poi decapitato” Defendente guardò le lapidi dei due fratelli: su quella di Mauro era incisa un’aquila mentre su quella di Oreste un rotolo di pergamena. Le lacrime si fermarono e il giovane soldato volse lo sguardo al Cielo pensando alle Sue parole :” Io sarò con te in ogni momento” abbassò lo sguardo “Come lo sono stato finora”. Gulussas gli pose una mano sulla spalla “Ragazzo” Defendente lo guardò; era la prima volta che non lo chiamava padrone “Tuo padre è un martire. Ha versato il sangue per Cristo”. Guardò il cielo ancora: pensò a quel Padre d’Amore che di lassù governava e pensò al suo di padre, sicuramente ora al suo fianco. Probabilmente sarebbe stato ucciso per aver portato le Sacre Scritture. Era certo, però, di avere due santi, Mauro ed Oreste, che pregavano per lui incessantemente. Ed era ancor più certo che avrebbe seguito le orme del padre e dello zio e, come in una legione, avrebbe preso il loro posto in prima linea come fece a Lambaesis quel giorno. Le lacrime non erano più presenti sul volto, solo una determinata e ferrea fede.




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