Sant’Alfonso Maria de Liguori sull’Immacolata Concezione di Maria (II)

a cura di Giuliano Zoroddu

Parte prima: Sant’Alfonso Maria de Liguori sull’Immacolata Concezione di Maria (I)

Punto II.

In secondo luogo convenne al Figlio di preservar Maria dalla colpa, come sua madre.

A tutti gli altri figli non si concede di potersi sceglier la madre secondo il lor piacere; ma se a taluno ciò mai si concedesse, chi sarebbe quello che potendo aver per madre una regina, la volesse schiava? potendo averla nobile,la volesse villana? potendo averla amica di Dio, la volesse nemica? Se dunque il solo Figliuolo di Dio poté eleggersi la madre conforme gli piaceva, ben dee tenersi per certo che se la scegliesse qual conveniva ad un Dio. Così parla S.Bernardo: Nascens de homine Factor hominum talem sibi debuit eligere matrem, qualem se decere sciebat (Hom. 3,sup. Miss.)[1]. Ed essendo ben decente ad un Dio purissimo l’avere una madre pura da ogni colpa, tale appunto se la fece, afferma S. Bernardino da Siena con quelle parole: Tertio fuit sanctificatio maternalis, et haec removet omnem culpam originalem. Haec fuit in B. Virgine: sane Deus talem tam nobilitate naturae, quam perfectione gratiae condidit matrem, qualem eum decebat habere suam matrem (Tom. 2, serm. 51, c. 1)[2]. Al che fa ciò che scrisse l’Apostolo: Talis enim decebat ut nobis esset pontifex sanctus, innocens, impollutus, segregatus a peccatoribus, etc. (Hebr. VII, 26). Nota qui un dotto autore che secondoS. Paolo fu decente che ‘l nostro Redentore non solo fosse segregato da’peccati, ma anche da’ peccatori, conforme spiega S. Tommaso: Oportuit eum qui peccata venit tollere, esse segregatum a peccatoribus, quantum ad culpam cui Adam subiacuit (3 p., q.4, art. 6)[3]. Ma come Gesù Cristo potea chiamarsi segregato da’ peccatori, avendo una madre peccatrice?

Dice S. Ambrogio: Non de terra, sed de caelo vas sibi hoc, per quod descenderet, Christus elegit, et sacravit templum pudoris (De Inst. Virg., c. 5)[4].Allude il santo al detto di S. Paolo: Primus homo de terra, terrenus: secundus homo de caelo, caelestis (I Cor. XV, 47).S. Ambrogio chiama la divina Madre Vaso celeste, non perché Maria non fosse terrena per natura, come han sognato gli eretici; ma celeste per grazia, poich’ella fu superiore agli angeli del cielo in santità e purità, come si conveniva ad un re della gloria, che doveva abitar nel suo seno, secondo rivelò il Battista a santa Brigida: Non decuit regem gloriae iacere nisi in vase purissimo et electissimo, prae omnibus angelis et hominibus (Rev. l. I, c. 17)[5].

Alche s’unisce quel che lo stesso Eterno Padre disse alla medesima santa: Maria fuit vas mundum et non mundum. Mundum, quia tota pulchra: sed non mundum, quia de peccatoribus nata est; licet sine peccato concepta, ut Filius meus de ea sine peccato nasceretur (Lib. V, c.13)[6].E notinsi queste ultime parole, cioè che Maria fu senza colpa concepita,acciocché da lei senza colpa nascesse il divin Figlio. Non già che Gesù Cristo fosse stato capace di contrarre la colpa, ma affinché egli non avesse l’obbrobrio di avere una madre infetta dal peccato e schiava del demonio.

Dice lo Spirito Santo che l’onore del padre è la gloria del figlio, e ‘l disonore del padre è l’obbrobrio del figlio: Gloria enim hominis est honor patris sui, et dedecus filii pater sine honore (Eccli.III, 13)[7]. Che però dice S. Agostino (Serm. de Ass. B.V.) che Gesù preservò il corpo di Maria dal corrompersi dopo la morte, poiché ridondava in suo disonore che fosse guasta dalla putredine quella carne verginale di cui egli s’era già vestito: Putredo namque humanae est opprobrium conditionis, a quo cum Iesus sit alienus, natura Mariae excipitur; caro enim Iesu caro Mariae est (Serm. de Ass. B.V.)[8]Or se sarebbe stato obbrobrio di Gesù Cristo nascere da una madre che avesse avuto un corpo soggetto alla putredine della carne, quanto più il nascere da una madre che avesse avuta l’anima infetta dalla putredine del peccato? Oltreché, essendo vero che la carne di Gesù è la stessa che quella di Maria, in tal maniera – come soggiunge ivi lo stesso santo – che la carne del Salvatore anche dopo la sua risurrezione è restata la stessa ch’egli prese dalla Madre: Caro Christi caro est Mariae, et quamvis gloria resurrectionis fuerit glorificata, eadem tamen mansit quae de Maria sumpta est (Loc. cit.)[9]. Onde disse S. Arnoldo Carnotense: Una est Mariae et Christi caro; atque adeo Filii gloriam cum Matre non tam communem iudico, quam eamdem (De laud. Virg.)[10]Or essendo ciò vero, se mai la B. Vergine fosse stata concepita in peccato, benché il Figlio non ne avrebbe contratta la macchia del peccato, nulladimeno sempre gli sarebbe stata una certa macchia l’aver seco unita la carne un tempo infetta dalla colpa, vaso d’immondizia, e soggetta a Lucifero.

Maria non solo fu madre, ma degna madre del Salvatore. Così la chiamano tutti i Santi Padri. S. Bernardo: Tu sola inventa es digna, ut in tua virginali aula Rex regum primam sibi mansionem eligeret (Indepr. ad Virg.)[11]. S. Tommaso da Villanova: Antequam conciperet, iam idonea erat, ut esset Mater Dei (Serm. 3, de Nat. Virg.)[12]. La stessa S. Chiesa ci attesta che la Vergine meritò d’esser madre di Gesù Cristo: B. Virgo, cuius viscera meruerunt portare Christum Dominum (Resp. 1,noct. 2, in Nat. Mar.). Il che spiegando S. Tommaso d’Aquino, dice: B. Virgo dicitur meruisse portare Dominum omnium, non quia meruit ipsum incarnari, sed quia meruit ex gratia sibi dataillum puritatis et sanctitatis gradum, ut congrue posset esse Mater Dei (3p., q. 2, a. 11, ad 3)[13]. Dice dunque l’Angelico che Maria non già poté meritare l’incarnazione del Verbo, ma colla divina grazia meritò tal perfezione, che la rendesse degna Madre d’un Dio, secondo quel che ne scrisse anche S. Pier Damiani: Singularis eius sanctitas ex gratia hoc promeruit, quod susceptione Dei singulariter iudicata est digna (De Ass.,serm. 2)[14].

Or ciò supposto che Maria fu degna Madre di Dio, quale eccellenza mai, dice S.Tommaso da Villanova, e qual perfezione a lei non si convenne? Quae autem excellentia, quae perfectio decuit eam, ut esset Mater Dei? (Serm. 3, de Nat. Virg.)[15].

Insegna lo stesso dottore Angelico che quando Dio elegge taluno a qualche dignità, lo rende ancora idoneo a quella; onde dice che Dio avendo eletta Maria per sua madre, certamente ne la rendette ancora degna colla sua grazia: Beata autem Virgo fuit electa divinitus ut esset Mater Dei; et ideo non est dubitandum quin Deus per suam gratiam eam adhoc idoneam reddiderit iuxta illud: Invenisti gratiam apud Dominum: Ecce concipies, etc. Luc. I (3 p., q. 27, a. 4). E da ciò ricava il santo che la Vergine non commise mai alcun peccato attuale, neppur veniale; altrimenti, dice, ella non sarebbe stata degna Madre di Gesù Cristo, poiché l’ignominia della Madre sarebbe stata anche del Figlio, avendo una peccatrice per madre: Non fuisset idonea Mater Dei, si peccasset aliquando, quia ignominia matris ad Filium redundasset (Loc. cit.)[16]Or se Maria, peccando con un sol veniale, che non priva già l’anima della divina grazia, non sarebbe stata Madre idonea di Dio; quanto più se Maria fosse stata rea della colpa originale, la quale l’avrebbe renduta nemica di Dio e schiava del demonio? Che perciò S. Agostino disse in quella sua celebre sentenza che parlando di Maria non volea far parola di peccati, per onore di quel Signore ch’ella meritò per Figlio e per cui ebbe la grazia di vincere il peccato per ogni parte: Excepta itaque S. Virgine Maria, de qua propter honorem Domini nullam prorsus, cum de peccatis agitur, habere volo quaestionem. Unde enim scimus quod ei plus gratiae collatum fuerit ad vincendum ex omni parte peccatum, quae concipere et parere meruit eum, quem constat nullum habuisse peccatum (De Nat. et grat. contr. Pel., t. 7, c.36)[17].

Sicché dobbiamo tener per certo che ‘l Verbo Incarnato si elesse la madre quale gli conveniva, e di cui non se ne avesse a vergognare, come parla S. Pier Damiani: Christus talem matrem sibi elegit, quam meruit habere, de qua non erubesceret[18]. E parimente S. Proclo: Intra viscera, quae citra ullam sui dedecoris notam creaverat, habitavit (Or. de Nat.Dom.)[19] .Non fu già d’obbrobrio a Gesù il sentirsi chiamar dagli Ebrei figlio di Maria per disprezzo, come figlio di una povera donna: Nonne mater eius dicitur Maria? (Matth. XIII, 55), mentr’egli venne in terra a dar esempi d’umiltà e di pazienza. Ma senza dubbio all’incontro gli sarebbe stato d’obbrobrio, se da’ demoni avesse potuto sentirsi dire: Nonne mater eius exstitit peccatrix? E che forse egli non è nato da una madre peccatrice ed un tempo nostra schiava?Anche indecenza sarebbe stata il nascere Gesù Cristo da una donna deforme estorpiata di corpo, o pure nel corpo invasata da’ demoni. Ma quanto più poi il nascere da una donna deforme un tempo nell’anima, e nell’anima invasata da Lucifero?

Ah che questo Dio ch’è la stessa Sapienza ben seppe fabbricarsi in terra quale gli si conveniva quella casa dove doveva abitare: Sapientia aedificavit sibi domum (Prov. IV, 1). Sanctificavit tabernaculum suum Altissimus… Adiuvabit eam Deus mane diluculo (Ps. XLV, 5, 6). Il Signore, dice Davide, santificò questa sua abitazione mane di luculo, cioè dal principio di sua via, per renderla degna di sé; poiché ad un Dio santo non conveniva eleggersi una casa che non fosse santa: Domum tuam decet sanctitudo (Ps. XCII, 5). E se egli si protesta che non entrerà mai ad abitare in un’anima di mala volontà e in un corpo soggetto a’ peccati: In malevolam animam non introibit sapientia, nec habitabit in corpore subdito peccatis (Sap. I, 4); come mai possiamo pensare che il Figlio di Dio abbia eletto d’abitare nell’anima e nel corpo di Maria, senza prima santificarla e preservarla da ogni sozzura di peccato;giacché, siccome insegna S. Tommaso, il Verbo Eterno abitò non solo nell’anima,ma anche nell’utero di Maria: Dei Filius in ipsa habitavit, non solum in anima, sed etiam in utero (3 p., q. 27, a.4)[20]. Canta la S. Chiesa: Signore, voi non avete avuto orrore di abitare nell’utero della Vergine: Non horruisti Virginis uterum[21]. Sì, perché un Dio avrebbe avuto orrore d’incarnarsi nel seno di una Agnese,d’una Geltrude, d’una Teresa; poiché queste vergini, benché sante, furono nonpertanto un tempo macchiate dal peccato originale; ma non ebbe poi orrore di farsi uomo nel seno di Maria, perché questa Vergine prediletta fu sempre pura da ogni neo di colpa e non mai posseduta dal nemico serpente. Onde scrisse S.Agostino: Nullam digniorem domum sibi Filius Dei aedificavit, quam Mariam, quae numquam fuit ab hostibus capta, neque suis ornamentis spoliata[22].

All’incontro, dice S. Cirillo Alessandrino, chi mai ha inteso che un architetto s’abbia per suo uso fabbricata una casa, e poi n’abbia conceduto il primo possesso al principal suo nemico? Quis umquam audivit architectum qui sibi domum aedificavit, eius occupationem et possessionem primo suo inimico cessisse? (In Conc. Eph., n. 6)[23]. Sì, perché quel Signore, ripiglia S. Metodio, che ci ha dato il precetto d’onorare i genitori, non ha voluto egli, facendosi uomo come noi, lasciar di osservarlo, con dare alla sua Madre ogni grazia ed onore: Qui dixit, honora patrem et matrem, ut decretum a se promulgatum servaret, omnem Matri gratiam et honorem impendit (Or. in Hypap.)[24]. Perciò dice sant’Agostino che dee certamente credersi che Gesù Cristo abbia preservato dalla corruzione il corpo di Maria dopo la morte, come di sopra si è detto, giacché, se egli non l’avesse fatto, non avrebbe osservata la legge, la quale sicut honorem matris praecipit, ita inhonorationem damnat (Serm. de Ass. B.V.)[25]. Or quanto meno avrebbe atteso Gesù all’onor di sua Madre, se non l’avesse preservata dalla colpa di Adamo? Ben peccherebbe quel figlio, dice il P .Tommaso d’Argentina agostiniano, che potendo preservar la madre dal peccato originale, non lo facesse; or quello che sarebbe a noi peccato – dice il suddetto autore – dee credersi non essere stato decente al Figlio di Dio, che potendo render la Madre immacolata, non l’abbia fatto[26]. Ah no, soggiunge il Gersone: Cum tusummus princeps velis habere Matrem, illi certe debebis honorem. Nunc autem appareret illam legem non bene adimpleri, si in abominationem peccati originalis permitteres illam quae essedebet habitaculum totius puritatis (Serm. de Conc. B. Mar.)[27].

Inoltre si sa che ‘l divin Figlio venne al mondo più per redimer Maria, che tutti gli altri uomini, come scrisse S. Bernardino il Senese: Christus plus pro redimenda Virgine venit, quam pro omni alia creatura[28]. Ed essendoché vi son due modi di redimere, come insegna S. Agostino[29]: uno con sollevare il già caduto, l’altro con prevedere che quegli non cada: Duplex est redimendi modus, unus redimendo lapsum, alter redimendo non lapsum, ne cadat. E senza dubbio questo è il modo più nobile: Nobilius redimitur cui providetur ne cadat, quam ut lapsus erigatur (S. Anton.)[30], perché in tal modo si evita anche quel danno o quella macchia che sempre ne contrae l’anima dalla caduta fatta. Quindi in tal più nobile modo, qual si conveniva alla Madre d’un Dio, dee credersi che fu redenta Maria, come parla S.Bonaventura: Credendum est enim quod novo sanctificationis genere in eius conceptionis primordio Spiritus Sanctus eam a peccato originali – non quod infuit, sed quod infuisset – redemit, atque singulari gratia praeservavit (Serm. 2, de Ass.)[31]. Questo sermone prova esser veramente del S. Dottore, Frassen (Scot. Acad., to.8, a. 3, sect. 3, q. 1, § 5)[32]. Sul che elegantemente scrisse il cardinal Cusano: Alii liberatorem, Virgo sancta praeliberatorem habuit[33]:Altri hanno avuto il Redentore, che gli ha liberati dal peccato già contratto; ma la Santa Vergine ebbe il Redentore,perché figlio, che la liberò dal contrarre il peccato.

In somma per conclusione di questo punto, dice Ugone di S. Vittore che dal frutto si conosce l’albero. Se l’Agnello fu sempre immacolato, sempre immacolata dovette essere ancora la Madre:Talis Agnus, qualis mater Agni; quoniam omnis arbor ex fructu suo cognoscitur (Coll. 3, de Verb. Inc.)[34].Onde questo medesimo Dottore salutava Maria chiamandola: O digna digni: O degna madre d’un degno figlio; e volea dire che non altri che Maria era degna madre d’un tal Figlio, e non altri che Gesù era degno figlio d’una tal Madre: O digna digni – e siegue a dire – formosa pulchri, excelsa Altissimi, Mater Dei (Hug. de S. Vict., serm. de Ass.) [35]. Lattate dunque – diciamole con S. Idelfonso – lattate, o Maria, il vostro Creatore; lattate colui che vi fece, e tal vi fece pura e perfetta, che meritaste ch’egli da voi prendesse l’essere umano: Lacta o Maria, Creatorem tuum, lacta eum qui te fecit, et qui talem fecit te, ut ipse fieret ex te (Serm. de Nat. Virg.)[36].



[1] «Deus siquidem – Deus enim est quem peperit – matrem suam singulari in caelestibus donaturus gloria, singulari in terris praevenire curavit et gratia … Proinde factor hominum, ut homo fieret, nasciturus de homine, talem sibi ex omnibus debuit deligere, imo condere matrem, qualem et se decere sciebat, et sibi noverat placituram» [Dio – Dio è infatti quello che ha dato alla luce – dal momento che nella gloria avrebbe donato alla madre sua una singolare gloria nei cieli, curò di prevenirla anche con una singolare grazia sulla terra … Di conseguenza il fattore degli uomini, per farsi uomo, nascituro da uomo per sé fra tutti dovette prediligere anzi creare una madre, tale quale sapeva a sé decente e a sé gradita] S. BERNARDUS, De laudibus Virginis Matris, Homiliae«super Missus», hom. 2, n. 1. ML 183-61.

[2] «Triplicem sanctificationem … discutiamus … Prima est sanctificatio generalis, … qua sanctificantur homines per ecclesiastica sacramenta… Secunda est sanctificatio specialis … Ponit autem haec sanctitas in statu iustitiae consummatae (come si dimostra nel Precursore, e negli Apostoli dopo la Pentecoste). Tertia vero fuit sanctificatio maternalis: et haec removet culpam originalem, et confert gratiam: et haec etiam removet pronitatem ad peccandum tam venialiter quam mortaliter. Et haec fuit in B. Virgine Maria Matre Dei. Sane Deus ipse aeternus, sicut mira sua sapientia creavit omnia: sic illam benedictam Matrem suam talem condidit et sanctificavit in tempore, qualem eam sanctam elegit insua aeternitate. Et talem, tam nobilitate naturae quam perfectione gratiae,condidit matrem, qualem eam decebat sumere quod in aeternum sibi erat unitum unitate personae, de quo exiret pretium totius liberationis, iustificationis,et beatificationis humanae» [Una triplice santificazione … discerniamo …  La prima è la santificazione generale … in cui gli uomini sono santificati a mezzo dei sacramenti della Chiesa … La seconda è la santificazione speciale … Questa santità pone in una stato di giustizia perfetta. La terza invero fu la santificazione della madre: questa rimuove la colpa originale e conferisce la grazie e in più rimuove la inclinazione al peccato sia veniale sia mortale. E questa fu nella beata Vergine Maria Madre di Dio. Senza dubbio lo stesso Dio eterno, come nella sua mirabile sapienza creò ogni cosa, così creò e santificò nel tempo la benedetta Madre sua tale quale l’elesse santa nella sua eternità. E tale, tanto nella nobiltà della natura quanto nella perfezione della grazia, creò la madre, quale s’addiceva a prendere ciò che in eternò era unito per l’unità della persona, dal quale venisse il prezzo di tutta la liberazione, giustificazione e beatificazione umana] S. BERNARDINUS SENENSIS, Sermonespro festiv. SS. et Imm. V. Mariae, sermo 4, De immaculata Virginis Conceptione,art. 1, cap. 1. Opera, Venetiis, 1745, IV, 83, col. 1. – Quadragesimale deEvangelio aeterno. Sermo 51, Feria II post Dominicam Olivarum, et etiam infestivit. B. V., et maxime Nativit., Conception. et Annunc., art. 1. Opera,Venetiis, 1591, II, pag. 510, col. 2, pag. 511, col. 1, 2.

[3] «Oportuit eum qui peccata venerat tollere, esse a peccatoribus segregatum quantum ad culpam cui Adam subiacuit, et quem Christus a suo delicto eduxit, ut dicitur Sap. X, 2» [Colui che era venuto a togliere i peccati doveva essere separato dai peccatori quanto alla colpa, alla quale Adamo soggiacque, e dalla quale Cristo «lo liberò», come sta scritto in Sap 10, 2] S. THOMAS, Sum. Theol., III, qu. 4, art. 6, ad 2.

[4] «Maria… nobis non solum virginitatis incentivum attulit, sed etiam Deum intulit. Unde laetus et exsultans tanto munere dicit Isaias: Ecce virgo in utero accipiet, et pariet filium, et vocabitur nomen eius Emmanuel (Is. VII, 14),quod est interpretatum, nobiscum Deus (Matth. I, 23). Unde hoc munus? Non de terra utique, sed de caelo vas sibi hoc per quod descenderet Christus elegit, et sacravit templum pudoris» [Maria …non solo ci ha dato un incentivo alla verginità, ma anche Iddio. Pertanto lieto ed esultante di un dono tanto grande dice Isaia: “Ecco la vergine riceverà nel seno e partorirà un figliolo, e questi sarà chiamato Emmanuele”, “che vuol dire Dio con noi”. Donde viene questo dono? Non dalla terra, ma dal cielo il Cristo ha scelto questo vaso dove discendere e ha consacrato il puro tempio] S.AMBROSIUS, Liber de institutione virginiset S. Mariae virginitate perpetua, cap. 5, n. 33. ML 16-313.

[5] «Apparuit ei beatus Ioannes Baptista, qui ait illi: «… Ista Regina caeli sic pura fuit, quod una macula peccati inveniri numquam potuit in ea, a principio ingressus eius in mundum usque ad ultimam diem mortis ipsius. Nec omnes diaboli tantam impuritatem reperire poterant in ea, ubi cuspis acus poni posset. Ipsa vere erat purissima. Nam non decuit Regem gloriae iacere nisi in vase purissimo, et mundissimo, et electissimo prae omnibus angelis et hominibus» [Apparve a lei il beato Giovanni Battista,che le dice: “Codesta Regina del cielo fu talmente pure che mai si potè trovare in essa macchia alcuna di peccato, dal principio del suo ingresso nel mondo fino al giorno estremo della sua morte. Né tutti i diavolo avevano potuto trovare tanto grande impurità in lei, dove potesse porsi la punta dell’ago.Ella era veramente purissima. Infatti non convenne che il Re della gloria giacesse se non in un vaso purissimo e mondissimo, ed elettissimo fra tutti gli angeli e tutti gli uomini”] S. BIRGITTAE Revelationes, lib. 1, cap. 31. Coloniae Agrippinae, 1628, pag. 37,col. 2, 38, col. 1.

[6] Revelationes S. BIRGITTAE, comesopra, pag. 342, col. 2, Revelatio XIII in libro Quaestionum (lib. 5),Expositio et declaratio praedictorum in figura: «Pater loquitur. Vas illud de quo dixi tibi, Maria filia Ioachim, mater humanitatis Christi, fuit. Ipsa enim fuit vas clausum, et non clausum: clausum diabolo, et non Deo … Secundo, fuit Maria, Mater Filii mei, vas parvum, et non parvum: parvum et modicum in humilitatis suae contemptu; magnum, et non parvum,in caritate Deitatis meae. Tertio, fuit Maria vas vacuum, et non vacuum: vacuum ab omni voluptate et peccato; non vacuum, sed plenum caelesti dulcedine et omni bonitate. Quarto, fuit Maria vas luminosum, et non luminosum: luminosum, quiaomnis anima pulchra a me creata est, sed anima Mariae crevit ad omnem perfectionem luminis, in tantum quod Filius meus fixit se in anima eius, ex cuius pulchritudine gaudebant caelum et terra; sed vas istud non luminosum fuit apud homines, quia mundi honores et divitias contemnebat. Quinto, Maria fuit vas mundum et non mundum. Mundum vero fuit, quia tota pulchra, et tanta immunditia non inveniebatur in ea, ubi cuspis acus infigeretur. Sed non mundum fuit, quia de radice Adae processit et de peccatoribus nata est, licet sine peccato concepta, ut Filius meus de ea sine peccato nasceretur» [Parla il Padre: “Quel vaso del quale ti dissi, fu Maria la figlia di Gioachino, madre dell’umanità di Cristo. Fu ella un vaso chiuso: chiuso al diavolo, non a Dio … In secondo luogo fu Maria, Madre del mio Figliolo, un vaso piccolo ma anche non piccolo: piccolo e modesto nella disistima della sua umiltà; grande e non piccolo nell’amore della mia Divinità.In terzo luogo fu Maria un vaso vuoto e allo stesso tempo pieno: vuoto di ogni voluttà e peccato; non vuoto, ma pieno di ogni celeste dolcezza e di ogni bontà. In quarto luogo fu Maria un vaso luminoso e al contempo non luminoso:luminoso perché tutta l’anima sua fu creata bella da me, e delle sua bellezza godevano cielo e terra; ma codesto vaso non fu luminoso presso gli uomini,poiché disprezzava gli onori e le ricchezza del mondo. In quinto luogo Maria fu un vaso puro e non puro al contempo. Invero puro perché tutta bella e in lei non v’era alcuna impurità, ove infiggere la punta dell’ago. Ma non fu puro,perché procedette dalla radice di Adamo e nacque da peccatori, sebbene senza peccato, affinché senza peccato da lei nascesse mio Figlio”]

[7] Gloria enim hominis ex honore patris sui, et dedecus filii pater sine honore. Eccli. III, 13.

[8] «Putredo namque et vermis humanae est opprobrium conditionis, a quo opprobrio cum Iesus sit alienus, natura Mariae excipitur, quam Iesus de ea suscepisse probatur. Caro enim Iesu, caro est Mariae» [L aputredine e i vermi sono l’obbrobrio della condizione umana, obbrobrio da cui essendo Gesù alieno, è esente la natura di Maria, per il fatto che da lei Gesù assunse la natura umana] De Assumptione B. M. V. liber unus, «incertiauctoris ac pii», cap. 5. Inter Opera S. Augustini, ML 40-1145.

[9] «Caro enim Iesu, caro est Mariae… Caro… Christi, quamvis gloria resurrectionis fuerit magnificata, et potenti super omnes caelos ascensione glorificata, eadem tamen carnis mansit et manet natura, quae suscepta est de Maria» [La carne di Gesù infatti è la carne di Maria  … Per quanto la carne di Cristo fu magnificata sommamente nella gloria della resurrezione e glorificata al disopra di tutti i cieli nella maestosa ascensione, la natura della carne rimase tuttavia la stessa che fu ricevuta da Maria] Id. op., ibid.

[10] «Nec a dominatione vel potentia Filii Mater potest esse seiuncta. Una est Mariae et Christi caro, unus spiritus, una caritas; et ex quo dictum est ei: Dominus tecum, inseparabiliter perseveravit promissum et donum. Unitas divisionem non recipit nec secatur in partes, et si ex duobus factum sit unum, illud tamen ultra scindi non potest; et Filii gloriam cum Matre non tam communem iudico quam eamdem» [Dalla dominazione o potenza del Figli non può essere separata la Madre. La stessa è la carne di Maria e di Cristo, lo stesso lo spirito, la stessa la carità; e in virtù di ciò le fu detto:  “Il Signore è con te”, inseparabilmente preservò la promessa e il dono. L’unità non recepisce divisione né si divide in parti, e se da due se ne fa uno, quello non si può oltre scindere; e la gloria del Figlio non la giudico tanto comune con la madre quanto uguale] ERNALDUS(Arnoldus, Arnaldus) Carnotensis, Abbas Bonaevallis, De laudibus B. M. V., ML 189-1729.

[11] «Quando enim placuit gratiae supernae ut habitaret in nobis, a quibus diu elongata fuerat: tu sola inventa es digna, ut in tua virginali aula Rex regum et Dominus dominantium, a regalibus sedibus veniens, primam sibi mansionem inter filios hominum eligeret» [Quando infatti piacque alla grazia superna di abitare in noi, da cui per molto tempo fu lontana, tu sola fosti trovata degna perché nel tuo seno verginale elesse il Re dei re e Signore dei signori, discendendo dalle sedi regali, la sua prima dimora fra gli uomini] EGBERTUS, Abbas Schonaugiensis, Ad B. Virginem Deiparam sermo panegyricus, seu Ad gloriosam Virginem Mariam deprecatio et laus elegantissima, n. 2. – Inter Opera S. Bernardi,ML 184-1011. – Paulus Winfridus, Homiliarius, hom. 52, In Nativitate B. M. V. ML 95-1515. – Vedi Appendice, 3, B, nel nostro volume precedente, pag. 353.

[12] «Eligendo Virginem, fecit eam idoneam Matrem suam: haec enim est dignitas ad quam electa est, sicut Ioannes electus est ut sit Praecursor. Unde et antequam conciperet ilium Dei, iam idonea erat ut esset Mater Dei» [Nell’eleggere la Vergine, la fece sua degna Madre: questa è infatti la dignità cui ella infatti fu eletta, come Giovanni Battista ad essere Precursore.Quindi anche prima di concepire il Figlio di Dio, già era idonea ad essere Madre di Dio] S. THOMAS A VILLANOVA, Infesto Nativitatis B. V. M., Concio 3, n. 2. Conciones, Mediolani, 1760, II,col. 398.

[13] «Ad tertium dicendum, quod beata Virgo dicitur meruisse portare Dominum omnium, nonquia meruit ipsum incarnari, sed quia meruit ex gratia sibi data illum puritatis et sanctitatis gradum, ut congrue posset esse Mater Dei» [Si dice che la Beata Vergine meritò di portare il Signore di ogni cosa non perché meritò l‘incarnazione di Dio, ma perché con la grazia che le era stata concessa meritò un tale grado di purezza e di santità da poter essere degnamente madre di Dio] S. THOMAS, Sum Theol., III, qu. 2, art. 11, ad 3.

[14] Non già S. Pier Damiani, come neanche S. Agostino, ma l’autore «incertus acpius» del Liber de Assumptione B. M. V., cap. 4, ML 40-1144; «Maria… etsi communicat aerumnis Evae, non communicat pariendo cum dolore. Promeruit enim hoc singularis sanctitas eius et singularis gratia, qua susceptione Dei singulariter aestimata est digna» [Maria anche se comunica all’afflizione di Eva, non vi comunica partorendo con dolore. Questa sua singolare santità e singolare grazia meritarono che in modo singolare che fosse stimata degni di accogliere Dio].

[15] «Sed qualis est haec dignitas (Matris Dei)? Utique habet quamdam infinitatem esse Matrem Infiniti et Omnipotentis. Quae autem excellentia, quae perfectio, quae magnitudo decuit eam, ut esset idonea Mater Dei? Hic iam sileat lingua carnis: excedit enim intellectum et loquelam Virginis magnitudo» [Ma qual è questa dignità della Madre di Dio?Invero ha qualcosa di infinito essere Madre dell’Infinito e dell’Onnipotente.Che eccellenza dunque, che perfezione, che grandezza le convennero per essere stata idonea Madre di Dio? Qui taccia la lingua della carne: la grandezza della Vergine eccede infatti l’intelletto e la loquela] S. THOMAS A VILLANOVA, Infesto Nativitatis B. V. M., Concio 3, n. 3. Conciones, Mediolani, 1760, II.col. 398.

[16] «Respondeo dicendum quod, illos quos Deus ad aliquid eligit, ita praeparat et disponit, ut, ad id ad quod eliguntur, inveniantur idonei, secundum illud II Cor. III, 6: Idoneos nos fecit ministros novi Testamenti. Beata autem Virgo fuit electa divinitus ut esset Mater Dei. Et ideo non est dubitandum quin Deus per suam gratiam eam ad hoc idoneam reddidit, secundum quod Angelus ad eam dicit (Luc. I, 30): Invenisti gratiam apud Deum: ecce concipies, etc. Non autem fuisset idonea Mater Dei, si peccasset aliquando: tum quia honor parentum redundat in prolem, secundum illud Prov. XVII, 6: Gloria filiorum, patres eorum; unde et per oppositum ignominia matris ad Filium redundasset; tum etiam quia singularem affinitatem habuit ad Christum, qui ab ea carnem accepit; dicitur autem II Cor. VI, 15: Quae conventio Christi ad Belial? tum etiam quia singulari modo Dei Filius, qui es Dei Sapientia, in ipsa habitavit, non solum in anima, sed etiam in utero; dicitur autem Sap. I, 4: In malevolam animam non introibit sapientia, nec habitabit in corpore subdito peccatis. Et ideo simpliciter fatendum est quod beata Virgo nullum actuale peccatum commisit, nec mortale, nec veniale; ut sicin ea impleatur quod dicitur Cant. IV, 7: Tota pulchra es, amica mea, et macula non est in te» [Quelli che Dio sceglie per un compito speciale, li prepara e li dispone in modo che siano idonei ai loro doveri, secondo l‘affermazione di S. Paolo): «Ci ha resi ministri adatti di una nuova Alleanza». Ma la Beata Vergine fu scelta per essere la madre di Dio. Non si può quindi dubitare che Dio con la sua grazia l‘abbia resa idonea a ciò, secondo le parole dell‘Angelo: «Hai trovato grazia presso Dio: ecco, tu concepirai …». Ma ella non sarebbe stata degna madre di Dio se avesse talvolta peccato. Sia perché l‘onore dei genitori ridonda sui figli, come dice la Scrittura): «Onore dei figli i loro padri», per cui all‘opposto la colpa della madre sarebbe ricaduta sul Figlio. – Sia anche perché ella aveva un‘affinità singolare con Cristo, che da lei prese il corpo.Ora, S. Paolo afferma: «Quale intesa tra Cristo e Belial?». – Sia ancora perché in lei abitò in modo del tutto singolare, non solo nell’anima, ma anche nel seno verginale, il Figlio eterno, che è «la Sapienza di Dio», di cui sta scritto: «La sapienza non entra in un‘anima che opera il male, né abita in un corpo schiavo del peccato». Dobbiamo quindi affermare in modo assoluto che la Beata Vergine non commise mai alcun peccato attuale né mortale né veniale, così da avverare le parole del Cantico: «Tutta bella tu sei, amica mia, in te nessuna macchia»S. THOMAS, III, qu. 27, art. 4, c.

[17] «Excepta itaque sancta virgine Maria, de qua propter honorem Domini nullam prorsus, cum de peccatis agitur, habere volo quaestionem: unde enim scimus quod ei plus gratiae collatum fuerit ad vincendum omni ex parte peccatum, quae (al. quod) concipere ac parere meruit, quem constat nullum habuisse peccatum? hac ergo Virgine excepta, si omnes illos sanctos et sanctas, cum hic viverent,congregare possemus et interrogare utrum essent sine peccato, quid fuisse responsuros putamus? … Nonne una voce clamassent: Si dixerimus quia peccatum non habemus, non ipsos decipimus, et veritas in nobis non est?» [Escludiamo dunque la santa vergine Maria,nei riguardi della quale per l’onore del Signore non voglio si faccia questione alcuna di peccato. Infatti da che sappiamo noi quanto più di grazia, per vincere il peccato sotto ogni aspetto, sia stato concesso alla Donna che meritò di concepire e partorire colui che certissimamente non ebbe nessun peccato?Eccettuata dunque questa Vergine!, se avessimo potuto riunire tutti quei santi e quelle sante durante la loro vita terrena e interrogarli se fossero senza peccato, quale pensiamo sarebbe stata la loro risposta?  …  non avrebbero forse gridato ad una sola voce: Se dicessimo di essere senza peccato,inganneremmo noi stessi e la verità non sarebbe in noi?] S. AUGUSTINUS, De natura et gratia lib. unus, cap. 36,n. 42. ML 44-267.

[18] «Quiantequam nasceretur, talem creavit eam, ut ipse digne nasci potuisset ex ea» [Prima di nascere la creò tale perché egli potesse degnamente nascere da lei] S. PETRUS DAMIANI, Hom. in Nativitate B. V. M. (sermo 46). ML 144-752.

[19] «Nequicquam Deum purissimum polluit, quod ex virginali utero prodierit. Quam enim citra omnem sui labem formaverat, ex ea nulla contracta macula processit» S.PROCLUS, Archiep. Constantinopolitanus (+ 446), Oratio I, Laudatio in SS. Deiparam Mariam, n. 3, MG 65-683.

[20] Vedi sopra, nota 40.

[21] Hymn. Te Deum.

[22] Di chi siano queste parole, o chi le abbia attribuite a S. Agostino, non sappiamo.

[23] Questo solo ha detto S. CIRILLO: «Ecquis hominum laudabilissimam illam Mariam pro dignitate celebrare queat? Ipsa et mater et virgo est; o rem admirandam!Miraculum hoc me in stuporem rapit. Quis umquam audivit aedificatorem prohiberi, ne proprium templum, quod ipse construxerit, inhabitaret?» [Chi mai sarà in grado di celebrare la lodabilissima Maria per la sua dignità? Ella è Madre Vergine: cosa ammirabile! Questo miracolo mi rapisce nello sturpore. Chi udì mai che all’architetto fosse proibito abitare quel medesimo suo tempio che egli stesso ha costruito?] S. CYRILLUS Alexandrinus, Homiliae diversae, hom. 4, Ephesi in Nestorium habita. MG 77-991.

[24] «Deo debemus omnes: tibi ipse obstrictus est. Nam qui dixit: Honora patrem tuum et matrem, longe potius, talibus ipse accenseri volens, gratiam propriamque ipse legem in eam servaverit, quae ultro assumptam ipsi nativitatem ministravit;quamque, sine patre, velut sine viro, Matrem inscripsit confirmavitque; divinoquodam decore, et supra hominem glorificaverit» S. METHODIUS, De Simeone et Anna, n. 10. MG 18-374.

[25] «Numquid non pertinet ad benignitatem Domini, matris servare honorem, qui legem non solvere venerat, sed adimplere? Lex enim, sicut honorem matris praecipit, ita inhonorationem damnat» [Forse che non attiene alla benignità del Signore, il quale era venuto non ad abolire ma a compiere la legge, serbare l’onore della Madre? La legge infatti come prescrive di onorare la madre così condanna il non onorarla] Liber de Assumptione B. M. V., cap. 5. Inter Opera S. Augustini, ML40-1145. Autore incerto e pio.

[26] «Prima (conclusio) est, quod Deus potuit Virginem Matrem praeservare ab originali culpa … Secunda conclusio est, quod decuit Dei Filium Virginem Matrem ab huiusmodi macula praeservare. Quia hoc decuit Dei Filium in propria Matre observare, ad quod obligatur quilibet purus homo ex praecepto divino: sed quicumque filius posset matrem suam praeservare etiam a minori malo quam fuerit originalis culpa, ipse ad hoc tenetur ex praecepto divino: quia alias non honoraret matrem, nec in maxima necessitate ei subveniret: ergo, etc» [La prima conclusione è che Dio poté preservare la Vergine Madre dalla colpa originale … La seconda conclusione è che fu conveniente al Figlio di Dio che preservasse la Madre da una macchia di tal genere. Poiché convenne al Figlio di Dio osservare nella sua propria Madre ciò cui è obbligato dalla legge divina ogni semplice uomo: chiunque può potesse preservare la madre sua anche da un male minore rispetto alla colpa originale,egli è tenuto a ciò in virtù del divino precetto etc …] THOMAS AB ARGENTINA, Ord. Erem. S. Augustini, Comment. in IV libros Sententiarum. Parssecunda. In lib. III, dist. 3, qu. 1, art. 1. Genuae, 1585, II, fol. 8, col. 4.

[27] «Prima mater Eva in hoc habuisset maius privilegium in nativitate sua, quam illa quae erat Mater tua: nam ipsa Eva sine rebellione facta fuit. Addo huic quod… ius naturale est, quod filius debet honorare matrem suam… Sed quomodo sufficienter honoraretur, si inhonestum peccatum in ea aliquo tempore dominaretur?… Cum tu, summus Princeps, vis habere Matrem carnaliter in terra, illi debebis honorem, reverentiam, servitium, obedientiam … Nunc autem apparet illam legem non bene adimpleri, si in huiusmodi abominatione, immunditia et subiectione peccati, aliquo tempore permitteres illam quae esse debet habitaculum, templum et palatium totius puritatis» [La prima madre Eva in ciò ebbe un maggior privilegio nella sua nascita, rispetto a quella che era tua Madre: infatti Eva fu fatta senza la ribellione. Aggiungo a ciò questo … è di diritto naturale che il figlio debba onorare la madre sua … Ma come sufficientemente sarebbe onorata se per qualche tempo fosse stata dominata da un peccato disonorevole? … Quando tu, o sommo Principe, vuoi avere una Madre carnale sulla terra, a lei dovrai onore, riverenza, servizio,obbedienza … Ora dunque sembra che non sarebbe adempiuta giustamente quella legge se permettessi che per qualche tempo soggiacesse in tale abominazione,immondezza e soggezione al peccato colei che deve essere la dimora, il tempio e il palazzo di ogni purezza] Io. GERSONIUS, Sermo de Conceptione B. M. V.,habitus in Ecclesia S. Germani, anno 1401. Opera, III, Antverpiae, 1706, col.1322.

[28] «Primogenita Redemptoris Filii sui Iesu fuit beata Virgo. Et plus pro ipsa redimenda venit quam pro omni alia creatura» [Primogenita del Redentore e Figlio suo Gesù fu la beata Vergine. E venne più per redimere lei che ogni altra creatura] S. BERNARDINUS SENENSIS, Sermo de immaculata Virginis Conceptione (Pro festivitatibus B. M.V. sermo 4), art. 3, cap. 3. Op., Venetiis, 1745, IV, pag. 88, col. 2. -Quadrag. de Evang. aeterno, Sermo 51, Feria II post Dom. Oliv., et etiam in fest.B. V., et maxime Nativ., Conc., et Annunc., art. 3, cap. cap. 3. Opera,Venetiis, 1591, II, 518, col. 2.

[29] «Eruisti animam meam ex inferno inferiore… Eruisse Deum animam suam ab inferno inferiore dixit, quia liberavit se a talibus peccatis per quae posset deduci ad tormenta inferni inferioris. Quemadmodum si medicus videat tibi imminentem aegritudinem forte ex aliquo labore, et dicat: «Parce tibi, sic te tracta, requiesce, hic cibis utere; man si non feceris, aegrotabis:» tu autem si feceris et salvus fueris, recte dicis medico: «Liberasti me ab aegritudine,»non in qua iam eras, sed in qua futurus eras. Nescio quis habens causam molestam, mittendus erat in carcerem; venit alius, defendit eum: gratias agensquid dicit? «Eruisti animam meam de carcere.» Suspendendus erat debitor; solutum est pro eo: liberatus dicitur de suspendio. In his omnibus non erant; sed quia talibus meritis agebantur, ut nisi subventum esset, ibi essent; inde se recte dicunt liberari, quo per liberatores suos non sunt permissi perduci» [Hai liberato l’anima mia dall’inferno più basso … diceva che Dio aveva liberato la sua anima dall’inferno più basso,in quanto lo aveva liberato da quei peccati per i quali poteva essere trascinato ai supplizi dell’inferno più basso. Come quando un medico vede che sta per colpirti una malattia, magari a causa di qualche fatica, e ti dice:” Risparmiati, trattati bene, riposati e nutriti con questi cibi! Se non farai così, ti ammalerai”. Se tu lo ascolti e conservi la salute, dici giustamente al medico: Tu mi hai liberato dalla malattia. Non dalla malattia nella quale eri già caduto, ma da quella nella quale stavi per cadere. Ancora:ecco un tale che aveva una causa pericolosa e stava per essere gettato in carcere. È venuto un tizio e lo ha difeso. Ringraziandolo, che cosa dice? Hai liberato l’anima mia dal carcere. Ecco un debitore che doveva essere impiccato.Qualcuno paga per lui; e lui riconosce di essere stato liberato dall’impiccagione. Non che fossero, tutti costoro, già colpiti da tali sciagure; ma, poiché per quelle colpe stavano per esserlo se non fossero stati aiutati, giustamente dicono di essere stati liberati dai mali da cui i loro liberatori li hanno tenuti lontani] S. AUGUSTINUS, Enarratioin Ps. 85, Sermo, n. 18. ML 37-1094, 1095. – Cf. SUAREZ, De incarnatione, pars 2, disp. 3, sect.5, n. 28, Opera, Venetiis, XVII, 1746, pag. 23.

[30] Ciò dice S. ANTONINO riferendol’opinione altrui, non già esprimendo il proprio pensiero. «Quidam alii dicunt non fuisse conceptam inpeccato originali Virginem ipsam, et praecipue Ioannes Scotus, Ordinis Minorum, doctor subtilissimus; et pro sua opinione allegant autctoritates et assignant rationes … Quinto sic: Decuit quod Christus eam singulari, et nobiliori modo redimeret et liberaret, quam alios; sed hoc fuit, si sine peccato concepta fuit. Decuit enim magis honorare eam, quia Mater eius, quam ceteros: sed nobilius et melius liberatur et redimitur, cui providetur ne cadat et in servitutem incurrat, quam ut lapsus erigatur, et factus servus redimatur. Ergo,etc.» [Certi altri, soprattutto Giovanni Scoto, dell’Ordine dei Minori, dottore sottilissimo, dicono che la Vergine non fu concepita nel peccato originale, e in appoggio della loro opinione adducono delle autorità e delle ragioni … In quinto luogo (dicono) fu conveniente che Cristo la redimesse e liberasse in un modo singolare e più nobile rispetto agli altri e ciò avvenne se fu concepita senza peccato (originale).Fu infatti conveniente che la onorasse più degli altri in quanto sua Madre:cosa più nobile e migliore è infatti che sia liberato e redento colui cui si provvede perché non cada né incorra in servitù, rispetto a che sia rialzato colui che è caduto e che sia redento colui che fu fatto schiavo] Sum.Theol., pars 1, titulus 8, cap. 2. Veronae, 1740, I, col. 551. – Alla fine del capitolo, col. 554, osserva S. Antonino: «Conclusive circa istam materiam, sic uni istarum opinionum debet homo inhaerere … quod paratus sit tenere contrarium, si Ecclesia contrarium determinaret; et ante determinationem, non iudicet haereticum, vel impium et malum alteram tenentem quaecumque sit»

[31] Opera S. Bonaventurae, Romae, (ed.Vaticana), Moguntiae, Lugduni (1668), III, Sermo 38 de Sanctis in communi, Sermo 2 de B. V. Maria, pag. 365, col. 2. – Vedi Appendice, 1, pag. 505.

[32] Claudius FRASSEN, Ord. Min. de Observ., Scotus Academicus, VIII, Romae, 1720, De divini Verbi Incarnatione pars altera, tract. 1, disp. 3, art. 3, sect. 3, qu. 1, § 5, pag. 224, 225. -Vedi Appendice, 1, pag. 505.

[33] NICOLAUS CUSANUS (+ 1464),Cardinalis, Excitationes ex Sermonibus R.P. Nicolai de Cusa, lib. 8, Ex Sermone: Sicut lilium inter spinas, Opera,1514, fol. 153: «Hoc cedit ad laudem Dei et Virginis Mariae Matris: quod ipsa sub principatu auctoris mortis nullo umquam tempore fuit, in qua vita debuit incarnari. Non indiguit Virgo liberatore qui ipsam absolveret a sententia in Adam et in posteros ex voluptate carnis lata, cui numquam subiacuit: quia praevenit succurrere misericordia electae matri misericordiae. Qui concipitur et nascitur liber, non indiget liberatore a servitute, in qua numquam fuit. Praeliberatorem enim Virgo sancta habuit, ceteri liberatorem et postliberatorem. Christus enim sic omnium liberator, quod et Virginis liberator et praeliberator, ceterorum vero liberator et postliberator. Ipsa sola post Adae lapsum non indiga, sed plena originali iustitia ut Eva, et multo magis, creata fuit: sicut Christus secundum humanitatis naturam in omni plenitudine iustitiae multo magis quam Adam creatus. Sola ipsa electissima Dei Mater hoc habet: quod in initio essendi subservitute maligni deficere nequivit, puta quod in creatione rationalis animae in corpore, et in separatione a corpore, in potestate maligni numquam fuit. Sola igitur gloriosissima Virgo non reperitur tempore ullo peccato originali subiacuisse… Non est Maria deleta de libro mortis principis mortis: quia numquam in eo scripta fuit; sed inscriptio eius ex aeterna praefinitione antequam concepta ad librum vitae pervenit». [Questo va a lode di Dio e di Maria Vergine e Madre: che ella, in cui doveva incarnarsi la Vita, non fu in nessun momento sotto la potestà dell’autore della morte. Non ebbe bisogno di un liberatore che la assolvesse dalla sentenza che per la voluttà della carne era stata scagliata contro Adamo e i suoi posteri, cui mai soggiacque: la misericordia venne a soccorrere in anticipo colei che era stata eletta Madre di misericordia. Chi è concepito e nasce libero non ha bisogno di colui che lo liberi dalla servitù in cui non fu mai.La Vergine santa ebbe infatti un pre-liberatore, gli altri un liberatore e post-liberatore. Cristo infatti in tal modo è il liberatore di tutti: della Vergine liberatore e pre-liberatore; degli altri invero liberatore e post-liberatore. Ella sola dopo il peccato di Adamo fu creata non bisognosa, ma piena della giustizia originale come e molto di più di Eva: come Cristo secondo la natura umana fu creato nella totale pienezza di giustizia molto di più che Adamo. Solo ella come elettissima Madre di Dio non poté cadere all’inizio della sua esistenza sotto la schiavitù del Maligno, poiché nella creazione dell’anima razionale nel corpo e nella separazione dal corpo non fu mai in potere del Maligno. Solo la Vergine gloriosissiama dunque non soggiacque mai al peccato originale … Maria non è stati cancellata dal libro del principi della morte per il fatto che mai vi fu iscritta; fu isciritta ancor prima di essere concepita, per eterna definizione, nel libro della vita]

[34] «Tali ergo Angus, qualis mater Agni; ex munda mundus, ex Virgine incorruptus … Quoniam omnis arbor ex fructu suo cognoscitur» [Tale dunque l’Agnello quale la madre dell’Agnello; puro da colui che è pura, incorrotto da colei che è vergine … Poiché ogni albero si riconosce dal frutto]. De Verbo Incarnato Collationes seu Disputationes tres, Collatio 3, inter Opera Hugonis de S. Victore, ML 177-321.

[35] «O digna digni, formosa pulchri, munda incorrupti, excelsa Altissimi, Mater Dei, sponsa Regis aeterni!» [O degna del Degno, bella del Bello, pura dell’Incorrotto, eccelsa dell’Altissimo, Madre di Dio, sposa dell’eterno Re!] Sermo de Assumptione B. Virginis, inter Opera Hugonis de S. Victore. ML177-1212.

[36] «Lacta, Maria, Creatorem tuum, lacta panem caeli, lacta praemium mundi … Tu illi mater temporalem ministra substantiam, ut ipse nobis et tibi vitam tribuat sempiternam. Lacta ergo eum qui fecit te, qui talem fecit te, ut ipse fieret inte» [Allatta, o Maria, il tuo Creatore, allatta il pane del cielo, allatta il premio del mondo … Tu che gli sei madre temporale, amministragli l’alimento, affinché egli che a noi e a te conceda la vita sempiterna. Allatta dunque il tuo Fattore, colui che ti tale perché lui si potesse nascere in te] Inter Opera S. Hildefonsi, Sermones dubii, Sermo 7, In Assumptione B.M. V., ML 96-268.

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