Ugonotti a caccia di Gesuiti. Una storia di stragismo eretico.

I manuali scolastici, anche al netto di una storiografia sempre più equilibrata, presentano quasi sempre i cattolici come dei fanatici persecutori di eretici e dissidenti vari, rappresentando questi ultimi come mitissimi agnelli barbaramente scannati sull’altare del potere ecclesiastico. Protestando anzitutto la assoluta falsità di questa visione, proponiamo al lettore la storia di 40 gesuiti per lo più ventenni,che, inviati in Brasile da san Pio V, furono massacrati a largo delle Canarie il 15 luglio 1570 dagli Ugonotti (i Calvinisti di Francia), capitanati da Jacques Sória, corsaro francese a servizio della calvinista Giovanna III regina  di Navarra. Una storia fra le tante che non si insegnano nelle scuole: la storia della Chiesa perseguitata a morte dagli eretici,non miti agnelli, ma barbari assassini. 


La strage [della Notte di san Bartolomeo,ndr] fu esagerata[1], ma ricordiamo le innumerabili commesse da gli ugonotti e le loro inaudite scelleratezze crudelissime e saccheggi; e solo qui dirò ch’essi nelle diverse guerre distrussero 200.000 chiese, uccisero 256 sacerdoti e 112 religiose,arsero 900 tra città e villaggi, diedero alle fiamme le reliquie de’santi o ne gettarono ne’fiumi le ossa, abbatterono i sepolcri de’Papi avignonesi, come di Clemente V e Clemente VI, de’cardinali, de’sovrani e altri, e ne sparsero le ceneri al vento per ludibrio; di che sono piene le storie sanguinolenti e crudelissime, ed in tanti articoli anch’io riprovai. La veneranda Compagnia di Gesù conta quaranta martiri della ferocia degli ugonotti, tutti uccisi nello stesso giorno per odio della fede nel 1570. Destinati a portare la luce dell’evangelo tra gl’infedeli e nel Brasile, salparono da Lisbona sopra 3 navi.Erano 39 gesuiti, e tutti sotto la guida del p. Ignazio di Azevedo gesuita portoghese[2].Trovandosi tutti nella sua nave denominata s. Giacomo, mentre navigava verso l’isola di Palma, comparvero 5 navi d’eretici ugonotti, e subito l’assalirono e fermarono agevolmente. Scoperti da’padroni delle navi per missionari cattolici romani, cominciarono ad essere maltrattati, ed il p. Ignazio fra’ primi ad essere costretto a detestare la religione che professava, e per la propagazione della quale avea lasciato la patria e movea in lontane regioni. E perché si stette fermo nella medesima, fu sottoposto a crudeli tormenti, finché orribilmente trafitto venne gettato in ma re. E dopo lui ebbero egual sorte 38 altri, dopo essere stati uccisi in varie guise crudelissime, tra cui alcuni giovani novizi, e il loro maestro p. Benedetto di Castro. Uno ne rimanea, e siccome desso accettò d’essere schiavo anziché imitare il glorioso esempio de’compagni, acompie re il numero de’quaranta martiri, come a Sebaste[3], presentossi il nipote del capitano della nave s. Giacomo, giovinetto che ardeva del desiderio di essere novizio della compagnia di Gesù. Egli fu visto afferrare una veste de’trafitti, ed acconciatovisi dentro, mostrarsi in essa;ma non andò spazio di tempo tra il vederlo e l’ucciderlo, col gettarlo in mare,e con ciò dare in se la maggior prova che potesse desiderarsi della sua costanza nella fede. Questi martiri furono subito onorati come tali, non solo in Europa, ma nell’Indie ancora, ed in Roma specialmente per molti anni, finché pubblicati i decreti d’Urbano VIII, si credette erroneamente che anco il loro culto fosse compreso nella proibizione data da quel Papa di venerare i non beatificati solenne mente. Interrotto perciò il culto in Roma e altrove, si diè poi da Benedetto XIV il solenne giudizio, constare del martirio e della causa del martirio de’ Quaranta Martiri,e potersi procedere avanti. Ma essendosi ultimamente osservata che questa causa non era compresa ne’ casi eccettuati da Urbano VIII, chiese la società di Gesù che fosse restituito a’suoi Quaranta Martiri quel culto che già si era loro dato per l’innanzi, e l’ottenne per decreto della s. congregazione de’Riti degli 8 aprile 1854, confermato l’11 maggio dal Papa Pio IX, per cui furono reintegrati all’onore del culto pubblico.

(Gaetano Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da San Pietro sino ai nostri giorni, vol. LXXXIII, pp. 22-23)

[1] Eccidio di Ugonotti, iniziato a Parigi nella notte fra il 23 e il 24 agosto 1572, ordinato da Carlo IX su consiglio della madre Caterina de Medici, originato dal tentato assassinio dell’ammiraglio Gaspard de Coligny, continuato per sette giorni in tutto il Regno. “Gravissimi furono i motivi che a propria difesa indussero il governo del re, in quei lagrimevoli tempi, a ricorrere a questa estrema misura, senza la quale forse il calvinismo, e la repubblica, o piuttosto le repubbliche federative in cui agognavano i capi ugonotti frastagliare la Francia, avrebbero trionfato della Chiesa cattolica e dell’ unità della monarchia. E fu per sì gravi motivi che in s. Luigi de’francesi di Roma si cantò il Te Deum, e si fecero altre pubbliche dimostrazioni,non perché si avesse avuto parte, o si gioisse della strage (Gaetano Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da San Pietro sino ai nostri giorni, XXVII, 17) ”.

[2] P. Inácio de Azevedo; P. Diogo de Andrade; Gonçalo Henriques; Afonso de Baena; Aleixo Delgado; Álvaro Mendes; Amaro Vaz; André Gonçalves; António Correia; António Fernandes Soares; Bento de Castro; Brás Ribeiro; Diogo Pires; Domingos Fernandes; Estêvão de Zuraire; FernãoSanchez; Francisco Pérez Godoy; Francisco Álvares; Francisco de Magalhães; Gaspar Álvares; Gregório Escrivano; João Adaucto; João de Mayorga; João de San Martín; João de Zafra; João Fernandes; João Fernandes; Luís Correia; Luís Rodrigues; Manuel Álvares; Manuel Fernandes; Manuel Pacheco; Manuel Rodrigues; Marcos Caldeira; Nicolau Dinis; Pero de Fontoura; Pero Nunes; Simão da Costa; Simão Lopes.

[3] Riferimento al martirio dei Quaranta soldati uccisi a Sebaste (Armenia) in odio alla fede cristiana sotto Licinio nel 320.

[Testo a cura di Giuliano Zoroddu]

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