Come è tristemente noto, nello Stato di New York è stato legalizzato la soppressione prenatale dell’essere umano in qualsiasi stadio del suo sviluppo, anche fino ad un istante prima della nascita.

Per chi difende la Vita umana, a dire il vero, non è che cambi granché rispetto alla legislazione vigente in altri Paesi del mondo e che prevede limiti più o meno stretti ai tempi ed ai modi della distruzione del concepito: lo smembramento di un feto di tre mesi, di sette o di nove è barbarie comunque, la cosa che cambia è la pericolosità dell’intervento per la madre che lo richiede, come qualunque medico mediamente preparato potrebbe confermare. Pure, il profilo della sofferenza fisica dell’essere umano fatto a pezzi conta fino ad un certo punto: gli studi più recenti provano che soffre di più un feto di cinque mesi che uno di nove, perché il secondo ha già dei meccanismi di protezione dagli stimoli dolorosi violenti che il primo non ha; il feto di cinque o sei mesi, infatti, soffre con tutto il corpo simultaneamente e non ha una sorta di “limitatore del dolore” che invece abbiamo noi e che è presente anche nel concepito di otto-nove mesi.

Insomma, da questo punto di vista non c’è grossa differenza tra la 194 e la legge newyorkese, in special modo dopo che sotto il Governo Renzi che tanto piaceva a Mons. Paglia è stato depenalizzato il reato di aborto clandestino (ma la 194 non doveva proteggere le donne dalle mammane? Certo, come Mangiafuoco proteggeva i suoi burattini) che resta sanzionato penalmente per i medici ma per la madre è perseguito con una multa da cinquemila a diecimila euro mentre, giusto per dire, chi fa ammazzare un gatto si becca da due a quattro anni (art. 544bis CP) o chi duplica un dvd è punito sia colla multa che colla reclusione da sei mesi a tre anni (art. 171-ter della legge n. 633 del 1941, e successive modificazioni, ed art. 174-bis della stessa legge).

Ma dobbiamo fare i conti coi tempi che viviamo. Abbiamo perso l’intelligenza, la capacità – letterale – di guardare dentro le cose sicché l’idea della distruzione di un feto di pochi mesi o di un embrione ci risulta tollerabile perché lì l’uomo non si vede (o non ce lo fanno vedere) ma l’immagine di un bambino a forma di bambino che venga afferrato, girato, tirato fuori e distrutto nel cervello o fatto a pezzi è insopportabile, non è mediatica (o meglio, lo è troppo) e bisogna correre a coprire il cadavere, a far girare i bambini e le anime belle a guardare altrove, a rassicurare che non è vero, non può essere vero, nessuno farebbe mai una cosa del genere: l’aborto è e deve restare una questione di grumi di cellule, tizie che strillano in piazza, casi pietosi, medici “caritatevoli” e pillole in quantità alluvionale.

La legge di New York (ma occhio che in Irlanda, ad esempio, si può fare altrettanto se si prevede che il bambino non sopravviverà almeno ventotto giorni alla nascita) ci sbatte sotto gli occhi una cosa diversa, ci fa capire che abbiamo fatto entrare e nutrito un mostro che non risparmia nessuno, ci rende evidente cosa vogliono quelle tizie in piazza e cosa fanno quei medici caritatevoli per campare. Più ancora, nel negare ogni rilevanza alla vita prenatale, anche quando è innegabilmente e violentemente maciullata non solo nell’aborto ma in caso, ad esempio, di morte del concepito in seguito a lite violenta o incidente stradale, la legge di Cuomo ci dimostra plasticamente la brutalità dei nostri tempi, a noi che credevamo di vivere in un’epoca di progresso, diritti ed uguaglianza.


La verità è che viviamo nei tempi più violenti e belluini da che l’uomo ha posato il piede su questo pianeta e la violenza, prima ancora che alla vita umana, è fatta alla verità. Per questo, dicevo, alcuni sono corsi a coprire il cadavere, a portar via noi bambini vecchi ed a rassicurarci che non è vero: con questi, ostinatamente restii a prendere atto dell’evidenza letterale delle cose, veri e propri terrapiattisti dell’informazione, non ha alcun senso discutere. Sono funzionali alla commedia truculenta dell’aborto, che prevede ginecologi che fanno a pezzi i feti, madri che rifiutano i figli, politici opportunisti che condannano soddisfatti la propria gente al suicidio demografico, clero silente e complicione (l’arcivescovo di New York dichiara che la scomunica per Cuomo è “inappropriata” dimostrando di ignorare, poveretto, che la scomunica c’è latae sententiae ai sensi e per gli effetti del canone 1398 del Codice di diritto canonico e non ha bisogno del suo benestare e, appunto, immancabili, giornalisti improvvisati e non, laureati e non, che non si rassegnano ai fatti e portano avanti rassicuranti elucubrazioni.

Non sia mai detto che qualche coscienza si desti.