Auguri a Gesù per l’anno nuovo

I. Venga, Gesù, il tuo regno e si dilati, ed estenda ovunque le sue conquiste gloriose!
Ecco l’augurio che dobbiamo rivolgere a Nostro Signore in questo primo giorno dell’anno: sia conosciuto e amato là dove non lo è ancora: tutti compiano in sé l’opera della sua Incarnazione e Redenzione. E dov’è conosciuto e amato Gesù? Ah, quanto si è ristretto il regno di Gesù Cristo in questi ultimi trecento anni con la guerra ai suoi diritti e a quelli della sua Chiesa! Si da la caccia a Nostro Signore; gli si rubano chiese e popoli. Quante rovine nel campo eucaristico!
E quanti popoli che non ebbero mai la fede! Come Gesù giungerà mai a stabilirvi il suo regno? Basterebbe un santo!
Augurate dunque a Nostro Signore buoni sacerdoti, veri apostoli. Sia questa la nostra preghiera incessante. Quei poveri infedeli non conoscono il loro Padre celeste, né Gesù loro Salvatore, né la tenera loro Madre e noi li lasciamo in tale misero stato! Oh, crudeltà! Estendiamo, dilatiamo con le nostre preghiere il regno di Gesù Cristo. Gl’idolatri vengano alla fede e conoscano il loro Salvatore; gli eretici ed i scismatici rientrino nell’ovile, docili sotto la verga del Buon Pastore.
In qual modo regna Gesù Cristo sui cattolici? Domandate senza posa la conversione dei cattivi cattolici che oramai hanno persa la fede. Domandate che la conservino quelli che l’hanno ancora. Voi che avete una famiglia, domandate che tutti i membri conservino la fede: vi sarà speranza finché avranno ancora questo legame che li unisce a Gesù Cristo. Finché Giuda restò con il divin Maestro aveva facili l’occasione ed i mezzi di salvarsi: una parola sarebbe bastata. Ma quando lo abbandonò, fu finita, e Giuda precipitò nel fondo dell’abisso. Domandate dunque, per tutti i vostri cari, almeno la conservazione della fede in Gesù Cristo. So che si dice spesso: meglio un buon protestante che un cattivo cattolico. Niente affatto! Ciò significherebbe che ci possiamo salvare senza la vera fede. No, no; il cattivo cattolico è sempre il figlio; prodigo, è vero, ma figlio; quindi ha diritto alla misericordia, per quanto peccatore. Il cattivo cattolico per la sua fede è più vicino a Dio che il protestante: è tuttora nella casa, mentre l’eretico sta fuori, e quanto è difficile farvelo entrare!
Ora, per lavorare alla conservazione della fede, abbiate un parlare cristiano, tutto di fede. Cambiate il linguaggio del mondo. Per una colpevole tolleranza noi abbiamo lasciato cacciar Gesù Cristo dagli usi, dalle leggi, dalle convenienze sociali, ed in una sala di convegno un po’ misto non si oserebbe parlare di Lui. Ed anche tra cristiani praticanti sarebbe cosa strana il parlare di Gesù Cristo in Sacramento. Vi sono tanti, dicesi, che non fanno Pasqua, non vanno a Messa, che si teme di offendere un convitato, forse lo stesso padrone di casa. Si parlerà di arte sacra, di verità morali, delle bellezze della religione, ma di Gesù Cristo, dell’Eucaristia, giammai. Orsù, cambiate tutto ciò; fate professione della vostra fede; sappiate dire: Nostro Signor Gesù Cristo, non mai soltanto: Cristo. Bisogna finalmente mostrare che Nostro Signore ha diritto di vivere e di regnare nel linguaggio sociale. E’ una vergogna per i cattolici, tenere Nostro Signore nascosto sotto il moggio. Bisogna farlo vedere dappertutto.
Chi fa apertamente la sua professione di fede e pronunzia il nome di Gesù Cristo, si riveste della forza della sua grazia. In pubblico tutti debbono sapere qual è la nostra fede!

Sentiamo proclamarsi principi atei, vediamo certuni farsi gloria di non credere a nulla; perché mai noi non oseremmo affermare la nostra fede e pronunciare il nome del nostro divin Maestro? Sì, dovete pronunziarlo: questi sciagurati empi sono indemoniati, opponete ai demoni il nome di Nostro Signore Gesù Cristo: se tutte le persone di fede prendessero la risoluzione di parlare francamente di Nostro Signore, rendendone naturale il pensiero, in breve cambierebbero la faccia del mondo. Il gran secolo si avvicina, i due eserciti sono di fronte. L’eclettismo, per grazia di Dio, è finito. Bisogna essere buoni o cattivi, di Gesù Cristo o di satana. Ebbene, affermate Gesù Cristo, ditene il nome; questo è il vostro stendardo, portacelo nobilmente levato.
Finalmente, il regno di Gesù Cristo venga in voi, nell’anima vostra. Nostro Signore certo è in voi, ma vi è ancora molto da fare perché regni completamente. Siete solo conquistati; Gesù non regna ancora tranquillamente con un regno di pace e di amore; non tutti i confini sono in suo potere; ora qual sovrano può veramente regnare se non possiede tutte le frontiere del suo stato?
Crescete nella cognizione di Nostro Signore: entrate nella sua vita, nei suoi Sacrifici, nelle sue virtù in Sacramento; entrate nel suo amore. Invece di restare sempre in noi, ascendiamo sino a lui: è già bene vedere noi in lui, ma è meglio vedere lui in noi; invece di coltivare voi stessi, coltivate, fate crescere Gesù Cristo in voi. Pensate a lui, studiatelo in se stesso, entrate in lui, e troverete di che vivere in lui che è grande, infinito: è questa la via larga e regale, percorretela e vi si dilaterà l’orizzonte della vita.

II. Inoltre dovete consolare Nostro Signore, che attende le vostre consolazioni e le riceve con gioia. Domandategli che susciti buoni Sacerdoti, di quei Sacerdoti apostoli che santificano un secolo, che danno a Dio nazioni intere. Esprimetegli il vostro vivo desiderio che Egli sia tutto in tutti, non solamente Salvatore – ciò suppone troppe miserie nel mondo – ma Re, Re assoluto e pacifico. Consolatelo della freddezza e disobbedienza di tanti suoi sudditi.
Povero Gesù, è come un vinto! In cielo regna Signore sugli Angeli e sui Santi ed è fedelmente obbedito. Quaggiù no! Gli uomini, suoi redenti e suoi figli, hanno prevalso su di lui! Più non regna negli stati cattolici. Facciamolo regnare almeno in noi e lavoriamo a ricondurre dovunque il suo regno.
Nostro Signore, assai più che alle chiese monumentali, guarda ai nostri cuori e li cerca; poiché dunque i popoli hanno cacciato Nostro Signore, rialziamo il suo trono sull’altare dei nostri cuori. I barbari si facevano un re elevandolo sui loro scudi; noi proclameremo re Gesù in Sacramento elevandolo sui nostri cuori, servendolo con fedeltà e devozione. Ah! quanto ama i nostri cuori, Gesù! Li brama: si fa il mendicante dei nostri cuori, domanda, supplica, insiste. Cento volte gli fu risposto con un rifiuto, ma sempre ci tende la mano! Veramente noi diremmo che è un disonorarsi, domandare ancora dopo tante ripulse. Invece noi dovremmo morir di vergogna al pensare che Gesù viene così mendicando e che nessuno gli da quel che domanda. Oh! quanti affronti sostiene nella ricerca dei nostri cuori! Egli insiste soprattutto presso i cattolici, le anime devote, i religiosi, che non vorrebbero dargli tutto il loro cuore. Gesù vuol tutto: e la ragione, il movente di tali ricerche appassionate, è il suo amore. Ma fra i trecento milioni di cattolici, quanti lo amano con l’amore dell’amico, che da la vita, dal fondo del cuore? Almeno quelli che si danno alla pietà, i suoi figli, i suoi religiosi, le sue vergini fossero totalmente suoi! Ma lo si lascia avanzare d’un passo nel cuore e poi gli si oppone un ostacolo; gli si accorda una cosa e se né ricusa un’altra. E Gesù vuol tutto, domanda tutto; aspetta e non si stanca.
Amiamolo dunque per noi stessi, per quelli che non l’amano, per i parenti e gli amici; paghiamo il debito della nostra famiglia, della nostra patria. Così fanno i santi, imitatori di Nostro Signore, che ama per tutti gli uomini e si fa mallevadore per tutto il mondo.
Ah, questo amabile Salvatore che tanto ci ama, diventi infine il re, il signore, lo sposo dell’anima nostra! Può mai darsi che non amiamo Nostro Signore almeno come i nostri parenti, i nostri amici, noi stessi? Ma ci hanno dunque ammaliati!
Certo, se potessimo con un sol atto pagare tutto il debito di amore, via, lo faremmo; ma perché si deve incessantemente rinnovare il dono di noi stessi, il coraggio ci viene meno. Ebbene, questo prova manifestamente che il nostro non è vero amore.
Povero Gesù! qual pena gli facciamo! Si videro madri morire dal dolore cagionato da figli indegni. Se Nostro Signore non fosse immortale, sarebbe morto mille e mille volte dopoché si è velato nel SS. Sacramento. Nel Giardino degli Ulivi, senza un miracolo sarebbe morto alla vista dei peccati che doveva espiare. Qui è glorioso in se stesso, ma nelle sue opere, nel suo cuore, è umiliato e ridotto al nulla! Tactus dolore cordis intrinsecus!
Ebbene, consolate l’amantissimo Nostro Signore. Gli uomini trovano sempre qualcuno che corrisponda al loro amore, ma il Signore?…
Consolatelo dell’ingratitudine di tutti i peccatori; ma soprattutto della vostra propria ingratitudine. Piangete con lui le defezioni dei suoi ministri infedeli, delle sue spose stolte. Se giustamente si dice che queste cose sono troppo ributtanti ed è meglio nasconderle, pensateci però ai piedi di Gesù e consolatelo. Giuda da solo dovette far versare lagrime di sangue a Nostro Signore. Oh! non avremmo un momento di gioia, se conoscessimo le offese che si fanno a Gesù, E il sacerdote non vorrebbe consacrare, se Gesù fosse ancora soggetto al dolore. Grazie a Dio, egli non può più morire, e il suo amore solo porta il peso di tutti gli oltraggi.
Mi accorano vivamente le anime pie, le spose di Gesù Cristo in mezzo al mondo, le quali sempre rimandano la perfezione ai religiosi, dicendo che non vi sono obbligate, non avendo fatto i voti di religione. La verità è che non si ha il coraggio di amare. L’amore è lo stesso da per tutto, e voi potete amare di più nel vostro stato che un religioso nel suo: lo stato del religioso è più perfetto in se stesso, ma il vostro amore può sorpassare il suo amore.
Orsù, il regno di Gesù Cristo si stabilisca in voi. L’Esposizione del SS. Sacramento è l’ultima delle grazie, dopo la quale non vi è più che il Cielo o l’inferno. L’uomo si lascia attirare da quel che splende. Orbene, Nostro Signore è salito sopra un trono raggiante, si fa vedere da tutti, e non vi è più scusa. Se lo si lascia solo o gli si passa innanzi senza convertirsi, Gesù si ritirerà, e che sarà di noi? Dunque servite Nostro Signore, consolatelo, portate il fuoco del suo amore dappertutto ove non è ancora acceso, lavorate alla dilatazione del suo regno che è il regno dell’amore: Adveniat regnum tuum, regnum amoris!

[S. Pier Giuliano Eymard*, La Presenza Reale, cap. XXXVI. Testo raccolto da Giuliano Zoroddu]

*Pierre-Julien Eymard (La Mure d’Isère, Francia, 4 febbraio 1811 – 1 agosto 1868), del clero secolare della Diocesi di Grenoble, fu prima membro della Società di Maria poi, ardendo d’amore per Gesù Sacramentato, fondò, nel 1856, la Congregazione del Santissimo Sacramento, approvata da Pio IX nel 1863. Pio XI gli decretò il culto dei beati (1925) e Giovanni XXIII quelli dei santi (1962).

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