[GLORIE DELL’EPISCOPATO] Don Juan de Ribera. Il Santo che espulse i Moriscos dalla Spagna

Vicente López, S. Giovanni de Ribera e l’espulsione dei Mori, XIX sec., Cattedrale di Valencia

Nacque a Siviglia nel mese di marzo [il 20, ndr] del 1532. L’illustre suo genitore, don Pietro Parafan di Ribera, duca di Alcalà, marchese di Tariffa e conte di Meralles, che fu governatore dell’Andalusia, per qualche tempo viceré di Catalogna e poscia di Napoli, pose ogni sollecitudine nell’educazione del figlio. Gli fece cominciare gli studi a Salamanca, lo mandò a continuarli a Siviglia, indi lo richiamò a Salamanca, nella cui celebre università ricevette la laurea dottorale. Don Giovanni abbracciò lo stato ecclesiastico, e a’ 7 maggio 1557 fu ordinato sacerdote. L’edificante maniera colla quale esercitò il suo santo ministero, e la stima generale che si acquistò, mossero Filippo II re di Spagna a nominarlo alla sede vescovile di Badajoz [1562, ndr]; ma poco dopo egli fu chiamato ad occupare un posto più eminente. Prima ch’ei fosse stato consacrato e che avesse preso possesso della sede di Badajoz, l’anno 1568, il titolo del patriarcato d’Antiochia in partibus venne a vacare, come altresì l’arcivescovato di Valenza. Lo stato di questa ultima diocesi esige va delle cure particolari. I mori, che avevano per sette secoli signoreggiata quasi tutta la Spagna, sebbene fossero stati nel 1492 interamente soggiogati da Ferdinando il Cattolico, conservavano tuttavia, sotto la fede dei trattati, i loro costumi e la loro religione; essi erano ancora possenti pel loro numero, per le loro ricchezze, e andavano sempre crescendo, a malgrado dell’oppressione. Di questi ve ne aveva soprattutto un gran numero a Valenza, dove la mescolanza delle due religioni portava molta rilassatezza fra cattolici. Un tale stato di cose recava inquietudine al consiglio di Spagna; le ragioni politiche e religiose faceano desiderare la conversione dei mori, e si pensava che la collocazione di Ribera sulla sede di Valenza avrebbe potuto affrettare il compimento di questo desiderio. Il Pontefice s. Pio V secondò le intenzioni del re di Spagna, e mentre Filippo II nominava Ribera al l’arcivescovato di Valenza, il santo Padre gli dava il titolo del patriarcato d’Antiochia. La cerimonia della sua consacrazione si fece l’anno 1569, e il Papa gli mandò subito dopo il pallio, con una lettera affettuosa [San Pio V lo definiva “lumen Hispaniae”, ndr]. Il santo prelato applicossi tosto indefessamente a togliere i disordini della sua diocesi, e rimettervi i buoni costumi. Molto travagliò per procurare la con versione de mori, ma scarso frutto raccolse; per cui disperando della buona riuscita, approvò e persuase l’espulsione totale di quegl’infedeli ostinati ed incorreggibili, che venne rigorosamente eseguita d’ordine di Filippo III, succeduto a suo padre Filippo II sul trono di Spagna. Ribera fu in vestito da Filippo III della dignità di viceré della provincia di Valenza. Fondò nella sua città arcivescovile il collegio del Corpus Christi, lo dotò riccamente, e lo provvide di saggi professori. Egli favoriva tutte le pratiche di pietà, spezialmente la divozione al ss. Sagramento: la sua dolcezza, la sua umiltà, la sua pazienza, le sue cure pei poveri, le sue abbondanti limosine edificavano tutti. Morì nell’età di ottant’anni, a 6 gennaio 1611, e fu onorato con magnifici funerali. Il Papa Pio VI lo beatificò ai 30 agosto del 1796 [Altrove è riportata la data 18 settembre 1796. La canonizzazione fu celebrata dal Giovanni XXIII il 12 giugno 1960, ndr].

[Gaetano Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da San Pietro sino ai nostri giorni, Venezia, 1849, vol. XXXI, pp. 42-43. Testo raccolto da Giuliano Zoroddu] [

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