Ringraziamo il Cammino dei Tre Sentieri – Dio è Verità, Bontà e Bellezza per aver segnalato il bellissimo saggio tolkieniano di Isacco Tacconi, La Compagnia della Croce, pubblicato nel 2017 dalla nostra Casa editrice e recentemente oggetto di ristampa. Da non perdere, se non l’avete già acquistato! Vi invitiamo inoltre a visitare il ricco sito dei Tre Sentieri.

A Tolkien e al suo Signore degli anelli sono stati dedicati decine e decine di saggi. Tutto o quasi è stato scritto sul conto del professore di Oxford.

Isacco Tacconi propone un’analisi seria e appassionata del lavoro di Tolkien, vivacizzata da una prosa frizzante e da un partizione del testo in capitoli brevi, ognuno dedicato a uno dei protagonisti della saga dell’Anello.

Al netto delle qualità strutturali, lo studio di Tacconi – nato dapprima come rubrica “Tolkieniana” sul blog di Radio Spada – merita un plauso speciale soprattutto per il coraggio dimostrato. Ne La Compagnia della Croce, infatti, l’indagine prende le mosse da un punto di vista integralmente cattolico: si tratta di un’assoluta novità, una piccola grande impresa mai tentata prima. La legittimità di tale chiave di lettura, del resto, è affermata dallo stesso Tolkien in una lettera al gesuita Robert Murray: «Il Signore degli anelli è fondamentalmente un’opera religiosa e cattolica; all’inizio non ne ero consapevole, lo sono diventato durante la correzione».

Uno sguardo cattolico è l’unico in grado di svelare l’intima natura del testo, il suo cuore pulsante. La religione sostiene dunque l’impalcatura narrativa del Signore degli anelli (ma anche del Silmarillion e de Lo Hobbit); senza di essa l’epopea dell’unico Anello corre il rischio – come in effetti è stato – di essere violentata da scriteriate letture ideologiche. Di conseguenza, ciò che il professore di Oxford ha prodotto si pone su un livello totalmente trascendente e spiritualmente inimitabile rispetto ai libercoli che vanno a costituire la montagna di carta stampata che è la cosiddetta letteratura “fantasy” post tolkieniana.

Come ricorda Paolo Gulisano nella sua prefazione alla Compagnia della Croce«nel Novecento l’Altrove del mito letterario si è avventurato spesso e volentieri sul terreno dell’utopia, preferendo viaggiare nello spazio e nel tempo, aprendo l’immaginazione su nuovi mondi e nuove frontiere, frequentemente prefigurando scenari decisamente inquietanti.  Non così, al pari di Tolkien, i grandi interpreti dell’epica religiosa, radicata nel realismo ed espressa attraverso il linguaggio simbolico del Mito. L’eroe cristiano di questa nuova epica è diverso da quello antico, poiché ha una diversa consapevolezza del destino, che è disegno di Dio, e non fato inesorabile. L’uomo è un pellegrino, un cercatore di risposte, uno straniero in un mondo ostile, impegnato in una lotta che non può vincere sinché il mondo durerà».

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