“La Chiesa cattolica, che abbraccia tutti gli uomini con carità di madre, quasi nulla ebbe più a cuore, fin dalle sue origini … che di vedere abolita e totalmente eliminata la schiavitù, che sotto un giogo crudele teneva moltissimi fra i mortali … prese nelle proprie mani la causa negletta degli schiavi, e fu la garante imperterrita della libertà, sebbene, come richiedevano le circostanze e i tempi, si impegnasse nel suo scopo gradualmente e con moderazione”. Così fieramente affermava Leone XIII nella sua Enciclica “Catholicae Ecclesiae” del 20 novembre 1890 e non diceva nulla che non corrispondesse alla verità storica. Il Cristianesimo, rifuggendo ogni irrazionale utopia, sempre fu sollecito della condizione degli schiavi e il Pontificato Romano, progressivamente consolidatosi nella potenza, non ebbe timore ad ergersi vindice di tanti poveretti e – sebbene non di rado inascoltato se non ostacolato – a condannarne le vessazione e il barbaro commercio adoperando l’arma spirituale della scomunica, come fece per esempio Paolo III con la sua celebre “Sublimis Deus“. Sebbene non manchino pronunciamenti dei Papi anteriori, fu Eugenio IV (1431-1447) il primo ad emanare una bolla solenne in merito – la “Creator Omnium (o “Sicut Dudum”)[1] – a seguito della riduzione in schiavitù di alcuni indigeni delle Canarie.

Dio Creatore di tutte le cose, per il fervore del suo straordinario amore, ha costituito la natura umana a sua immagine e somiglianza, e, per riscattare dal giogo perpetuo della schiavitù anche ciò che era incorso nella perdita della salvezza eterna per il peccato del primo uomo, alla pienezza del tempo, mandò dalla sommità del cielo alle bassezze di questo mondo il suo Figlio Unigenito, perché assumesse dalla purissima Vergine Maria la mortale natura umana e infine, sull’altare della croce, con l’effusione del suo prezioso sangue restituisse il genere umano alla desiderata libertà.
Noi dunque, facendo le veci del Creatore sulla terra – benché con meriti insufficienti –, per la felicità e la buona riuscita di ogni fedele cristiano, e soprattutto di coloro che, afflitti dal giogo della schiavitù, sono considerati privati della gloria della libertà, tra le costanti preoccupazioni dalle quali siamo ogni giorno assillati sosteniamo spontaneamente ogni sforzo affinché, per il servizio del nostro zelo, tra tutti i fedeli aumentino l’onestà salvifica e la libertà auspicata.
Dunque, come abbiamo da poco saputo dalla relazione del Nostro venerabile fratello Fernando, Vescovo di Rubicón, mediatore tra i fedeli cristiani e gli abitanti delle isole Canarie, e del nunzio designato da loro alla sede apostolica, e di altri testimoni degni di fede, benché nelle suddette isole, quella chiamata Lanzarote e alcune altre isole adiacenti, i cui abitanti e cittadini, seguendo la sola legge naturale, non avevano in precedenza conosciuto alcuna gruppo di fedeli o di eretici, siano state da poco tempo condotte alla fede cattolica ortodossa con l’aiuto della misericordia divina; tuttavia per il fatto che, con il passare del tempo, in alcune altre delle predette isole sono mancati governatori e protettori adeguati che guidassero i loro abitanti e cittadini nelle questioni spirituali e temporali all’osservanza della retta fede, alcuni cristiani (lo diciamo con dolore), dopo aver inventato diversi espedienti e sfruttato occasioni, giungendo alle predette isole con le loro navi e in armi, hanno portato con sé come prigionieri verso i territori al di qua del mare molti individui di entrambi i sessi, incautamente catturati anche grazie alla loro ingenuità, alcuni già rinati nell’acqua del battesimo e anche altri, con la speranza e la promessa che li avrebbero insigniti del sacramento del battesimo, e talvolta anche in modo fraudolento e ingannevole con una promessa non mantenuta di sicurezza. Dopo aver esposto i loro beni alla rapina o averli rivolti a loro uso e consumo, hanno sottoposto alcuni degli abitanti e cittadini suddetti alla schiavitù perpetua e ne hanno venduti alcuni ad altre persone e hanno commesso tanti altri crimini contro di loro, a causa dei quali molti degli abitanti rimasti delle suddette isole, disprezzando moltissimo una schiavitù di tal fatta, rimangono avviluppati nei precedenti errori, e per lo stesso motivo rinunciano al proposito di ricevere il battesimo, con grande offesa della divina maestà e pericolo delle anime e non piccolo danno della religione cristiana.
Noi dunque, cui spetta di guarire dal peccato ogni peccatore, soprattutto riguardo alle cose dette sopra, non volendo ignorare queste cose fingendo di non vederle, e desiderando, come è nostro dovere secondo il ministero pastorale, provvedere per quanto possiamo in modo vantaggioso, ed essendo ben disposti con devoto e paterno affetto verso le sofferenze dei predetti cittadini e abitanti, preghiamo nel Signore tutti e ciascuno dei principi laici, i signori, i capitani, gli armigeri, i baroni, i soldati, i nobili, le comunità e tutti gli altri fedeli cristiani – di qualunque ceto, grado o condizione essi siano – e li esortiamo per l’effusione del sangue di Gesù Cristo e li obblighiamo per la remissione dei loro peccati a desistere dalle azioni menzionate, e a frenare i loro sudditi da esse e a contenerli con fermezza.
E nondimeno ordiniamo e raccomandiamo a tutti e ciascuno dei fedeli cristiani di entrambi i sessi che, entro quindici giorni dal giorno di pubblicazione della presente, da effettuare nel luogo in cui essi vivono, restituiscano alla libertà precedente tutti e ciascuno di coloro, di entrambi i sessi, che prima abitavano dette isole, chiamate Canarie, imprigionati fin dal tempo della loro cattura, che hanno sottoposto alla schiavitù, e che li rendano liberi per sempre, e li lascino andare senza alcuna esazione o accettazione di denaro; altrimenti, trascorsi i giorni predetti, incorrano nella scomunica immediata, dalla quale non possano essere sciolti se non dalla Sede Apostolica o dal vescovo spagnolo temporaneamente in carica, o dal predetto vescovo Fernando, e non prima di aver restituito alla libertà le persone così catturate e reso i beni che appartenevano loro, a meno che non si trovino in punto di morte.
Vogliamo che incorrano in una analoga sentenza di scomunica tutti coloro che tenteranno di catturare o vendere o ridurre in schiavitù gli stessi battezzati delle Canarie o quelli che liberamente si preparano al battesimo, e da essa non possano essere sciolti se non come riportato sopra.
Coloro che obbediranno effettivamente e umilmente alle nostre esortazioni e ai Nostri comandi, oltre alla grazia e alla benedizione Nostra e della Sede Apostolica, che di conseguenza ottengono in modo più abbondante, meritino di diventare testimoni della beatitudine eterna, e di essere collocati alla destra di Dio insieme agli eletti nel riposo eterno.
Noi infatti comandiamo e ordiniamo a tutti e a ciascuno dei patriarchi, arcivescovi, vescovi, e agli amati figli eletti, agli abati, priori, decani, arcidiaconi, preposti, cantori, tesorieri e agli altri prelati delle chiese che leggano, pubblichino, annuncino e facciano in modo che siano lette, pubblicate e annunciate e proclamate anche in lingua volgare nelle chiese, nelle domeniche e nei giorni festivi e in altri opportuni (quando la maggior parte dei fedeli si è radunata per le celebrazioni) la presente lettera e le cose in essa contenute, affinché siano note a coloro che sono coinvolti e che questi non possano addurne l’ignoranza.
[…]

Dato a Firenze, nell’anno dell’incarnazione del Signore 1434, il 17 di dicembre, nel quarto anno di pontificato.



[1] La bolla fu emanata il 17 dicembre 1434. Il Cardinale Baronio (Annales, vol. 28, p. 219) ne riporta solo la parte che inizia con le parole Sicut dudum e la data alle idi di Gennaio del 1435.