La scuola cattolica come legittima difesa.

di Andrea Fauro

“Lo zelo che deve assolutamente animare il vostro ministero dev’essere così attivo e vivace che vi permetta di dire ai genitori dei vostri alunni ciò che leggiamo nella Scrittura: Dammi le anime, prendi il resto (Gen 14,21) e cioè che ci incarichiamo di lavorare a salvare le anime. Questo infatti è lo scopo per cui avete assunto l’incarico di guidarli e di istruirli. Dite loro anche ciò che Gesù diceva a proposito delle persone di cui era il Pastore e che doveva salvare: Sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza (Gv 10,10), perché è questo lo zelo ardente che dovete avere per la salvezza dei vostri alunni. È per essi che dovete sacrificarvi, consumando la vita per dare loro un’educazione cristiana e per procurare la vita della grazia in questo mondo e la vita eterna nell’altra”.
Così scrisse San Giovan Battista De La Salle nel XVII secolo ai maestri delle sue scuole cristiane. Da allora ne è passata parecchia di acqua sotto i ponti; dal triste spettacolo attuale però sembra che non abbiamo imparato nulla.
I professori e gli educatori di oggi, privandosi della saggezza dei Santi, pensano di poter fare da soli; il loro faro sono le direttive del Miur, dell’ Onu o dell’Unione Europea non la Religione Cattolica… pertanto sono diventati incapaci di istruire e di educare.
Non ci si interessa più della salute spirituale dei ragazzi, anzi è proprio inconcepibile preoccuparsene.

Dai pericoli per le anime dei nostri ragazzi causati dalla nostra società scristianizzata, non ci si difende con un’educazione schizofrenica: cattolica nei principi ma liberale nella prassi.
Il buonismo educativo, il lasciar fare, il “vietato vietare”, l’esposizione a programmi futili in Tv, ai cellulari o ai tablet, la paura di punire, il privare i ragazzi di ogni più piccolo sacrificio, favoriscono la dissipazione dei giovani. Si tratta di modi di fare che alimentano la deriva intellettuale e morale della nostra epoca e che purtroppo albergano anche nelle convinzioni di molti cattolici.
In questo desolante scenario, spicca l’assenza di una mentalità cristiana che fa la differenza tra civiltà e decadenza, tra virtù e mediocrità, tra spirito soprannaturale e spirito mondano.

La scuola cattolica diventa quindi una forma di legittima difesa al nulla che caratterizza questa epoca sempre più lontana da Nostro Signore Gesù Cristo. Un luogo in cui non si rinnega l’educazione cristiana ricevuta in casa, capace di formare amicizie vere, durature, suggellate dalla fede.

I Sacramenti…ma anche leggere, scrivere, far di conto: ecco i mezzi che adottiamo per disporre i cuori al bene e alle virtù.
Il primo obiettivo della nostra scuola è quello di santificare i nostri studenti, nutrire le intelligenze, fortificare le volontà senza mai separare l’insegnamento dall’educazione.
La Scuola San Pancrazio è una scuola prevalentemente destinata ai ragazzi; con buona pace dei sostenitori della teoria gender, teniamo conto della natura maschile e delle sue differenze da quella femminile, per quanto riguarda l’apprendimento e le scelte educative più convenienti da adottare. Ci prefiggiamo di forgiare gli uomini cristiani di domani, innamorati di Dio e della Sua Chiesa, capaci di essere guida ed esempio anche per gli altri: padri di famiglia, religiosi, sacerdoti da cui poter restaurare la Civiltà Cristiana.

Tutto questo comporta inevitabili sacrifici per quelle famiglie che hanno scelto una scuola che non rinnega pubblicamente i valori cristiani che si sforzano di trasmettere ai propri figli: certo, sarebbe più facile mandare il proprio figlio nella scuola atea sotto casa piuttosto che in Convitto, sarebbe più comodo anche andare nella parrocchia del quartiere, risparmiandosi i chilometri che si fanno ogni domenica per raggiungere la cappella per la Santa Messa di sempre, sarebbe più semplice anche vivere una vita rilassata che non tenga conto di quei doveri che legano l’uomo a Dio… ma ne varrebbe la pena?

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