La vera unità dei cristiani spiegata dal Cardinale Ernesto Ruffini

Nel contesto dell’Ottavario di preghiera detto “per l’unità dei Cristiani” (18-25 gennaio), devozione piissima ma sempre più insozzata dall’empietà dell’ecumenismo eretico, offriamo alla meditazione dei nostri Lettori le chiarissime parole che il Cardinale Ernesto Ruffini di Palermo (1888-1967) pronunziò in Concilio il 2 dicembre 1963, a proposito del giusto modo di intendere l’ecumenismo e l’unità dei cristiani. Tema su cui già il magistero pontificio si era infallibilmente pronunziato, soprattutto con l’enciclica Mortalium animos di Pio XI, che la nostra casa editrice ha ripubblicato all’interno de Il tridente antimodernista.

«[…] Tutti teniamo per certo che Gesù Cristo abbia fondato una sola Chiesa e che queste Chiesa sia la Cattolica Apostolica Romana, il cui capo e fondamento, costituito da Cristo Signore, è il Sommo Pontefice. La Chiesa è infallibile ed indefettibile, sebbene mutino nel tempo quelle cose che in essa, sono per loro stessa natura mutevoli.
Se delle colpe all’interno della Chiesa Cattolica Apostolica Romana offrirono appiglio a molti fratelli, così in Oriente come in Occidente, per abbandonare la Sede Apostolica Romana, esse non si debbono imputare alla Chiesa Romana ma a quanti, figli della Chiesa Romana, che non osservando la dottrina della Chiesa o male interpretandola, non ottemperarono alle monizioni della stessa Chiesa Romana.
Non si può d’altro canto ignorare che assieme a questi pochi [colpevoli], i quali sono come la zizzania nel campo del Signore, nella Chiesa Cattolica Romana mai venne meno il rigogliosissimo grano, propriamente cioè uomini, maschi e femmine, insigni per santità, che dovunque rifulsero con esempi mirabili di umiltà e carità.
Del resto se questi figli della Chiesa Romana, invero nient’affatto molti, che coi loro costumi dissoluti o con modi d’agire inconsulti offesero molti fratelli, sono da riprovare – e per loro volentieri chiediamo e imploriamo perdono – non è lecito ritenere del tutto innocenti quelli che, per le colpe dei fratelli, non consolarono la Madre Chiesa, accrescendola con la probità dei loro costumi, ma miseramente la abbandonarono.
Noi, congregati in uno, fortemente bramiamo che i fratelli ahimè! ancora da noi separati – che non possiamo dimenticare – rientrino nella Chiesa Apostolica Romana cui per molti secoli furono deditissimi congiunti: la vera Chiesa di Cristo, pia e clemente Madre di tutti, li attende ogni giorno con ansia.
[…] Venerabili Padri, ora con insistenza sempre maggiore pregiamo tutti assieme il Padre delle misericordie, per mezzo della beatissima Vergine Maria, Madre di Dio e Madre di tutti gli uomini, specialmente dei Cristiani, affinché quanto prima sorga il giorno felicissimo nel quale tutti coloro che si gloriano del nome di Cristo, vengano dall’Oriente e dall’Occidente, per formare finalmente con noi l’unico ovile sotto il Romano Pontefice, Vicario di Cristo, unico Supremo Pastore, professando la stessa fede nel vincolo della carità e della pace».

[Testo raccolto e tradotto da Giuliano Zoroddu]

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