Lettera “In suprema Petri apostoli sede” di Pio IX ai Cristiani d’Oriente

Mentre vediamo in Oriente nascere da accesi scontri fra “patriarcati” ulteriori chiese settarie e nazionali sedicenti ortodosse, instrumentum regni di potentati mondani ed esatto opposto della vera e libera Chiesa di Gesù Cristo, protestiamo il nostro pensiero di Cattolici Romani, citando il santamente tagliente Girolamo: «La salvezza della Chiesa risiede nell’autorità del Sommo Pontefice e se a lui non viene assegnato un potere superiore e incontrastato, nelle Chiese si avranno tanti scismi quanti saranno i preti» (Contra Lucif., 9); e lasciando la parola all’immortale Pio IX che nel 1848 invitata gli scismatici all’unità della Chiesa, ricevendone tuttavia solo rinnovate accuse di eresia.

Collocati, nonostante la nostra indegnità, per disposizione del Signore, nella sede suprema dell’apostolo Pietro e gravati della sollecitudine tutte le Chiese, riguardammo, fin dall’inizio del nostro Pontificato, le nazioni cristiane dell’Oriente e dei paesi confinanti, qualunque sia il loro rito, che, per molte ragioni, sembrano esigere da noi una particolare sollecitudine. È in Oriente infatti che apparve l’Unigenito Figlio di Dio, fatto Uomo per noi uomini, e ivi si degnò di portare a compimento, per la sua vita, morte e risurrezione, l’opera della umana redenzione. È in Oriente che il Vangelo della luce e della pace è stato prima che altrove predicato dal medesimo divino Redentore e dai suoi discepoli, ed ivi risplendettero le illustri chiese istituite dagli Apostoli. Poi, nel corso del tempo e per un lungo corso di secoli, sempre in seno alle nazioni orientali, fiorirono Vescovi e Martiri altri uomini nobilissimi per santità e dottrina, fra i quali riscuotono la generale lode e celebrazione del mondo Ignazio di Antiochia, Policarpo di Smirne, i tre Gregorii, di Neocesarea, di Nissa e Nazianzo, Atanasio di Alessandria, Basilio di Cesarea, Giovanni Crisostomo, i due Cirilli, di Gerusalemme e di Alessandria, Gregorio Armeno, Efrem di Siro, Giovanni Damasceno, Cirillo e Metodio, apostoli degli Slavi, per non parlare di molti altri, quasi innumerevoli, che hanno anche versato il loro sangue per Cristo, o con i loro scritti sapienti e le loro opere d’esimia virtù, consegnarono i loro nomi alla perenne memoria dei posteri.
Un’altra gloria dell’Oriente sono le numerose assemblee di vescovi, e specialmente i più antichi Concili ecumenici che là furono celebrati, e in cui, sotto la presidenza del Romano Pontefice, la fede cattolica fu difesa contro i novatori di quel tempo e con solenne giudizio fu confermata. Finalmente, negli ultimi tempi, sebbene una non piccola parte dei cristiani d’Oriente si sia allontanato dalla comunione di questa Santa Sede e quindi dall’unità della Chiesa cattolica, e l’Oriente stesso sia caduto sotto il dominio dei popoli estranei alla religione cristiana, mai venne meno un gran quantità di uomini, i quali, fiduciosi nell’aiuto della grazia divina, in mezzo a tutte le calamità e i pericoli sempre crescenti, hanno dimostrato la loro costanza nella vera fede e nell’unità cattolica. E qui non possiamo astenerci dal ricordare con lode singolare quei Patriarchi, Primati, Arcivescovi e Vescovi, che zelarono grandemente la sicura custodia del loro gregge nella professione della verità cattolica, e le cui cure, auspici le divine benedizioni, hanno sortito che, placatasi in seguito l’asprezza dei tempi, in quegli stessi luoghi considerevole fu il numero di coloro che rimanevano nell’unità cattolica.
È quindi a voi innanzitutto che indirizziamo le nostre parole, Venerabili Fratelli e diletti Figli, Vescovi Cattolici, e a voi, chierici di ogni ordine, e laici, che avete perseverato tetragoni nella fede e nella comunione di questa Santa Sede, o che, non meno degni di lode, siete tornati ad essa dopo aver riconosciuto l’errore. Anche se abbiamo già scritto a molti di voi in risposta alle lettere di congratulazione da loro ricevute per la nostra devozione al Sommo Pontificato, e sebbene, con la nostra Lettera Enciclica del 9 novembre 1846 [Qui pluribus, ndr], rivolgemmo la nostra parole a tutti i Vescovi dell’orbe cattolico, tuttavia deliberammo di darvi una particolare assicurazione della ardentissima carità per la quale siamo solleciti nei confronti vostri e di tutto ciò che vi riguarda

[Il Papa fa una breve relazione dei rapporti diplomatici con il Turco: il 20 dicembre 1847 era stato ricevuto l’ambasciatore della Sublime Porta presso la Santa Sede; e comunica la visita di Mons. Innocenzo Ferrieri, Arcivescovo titolare di Side, per la regolamentazione del governo ecclesiastico locale]

… in virtù della Nostra autorità apostolica, lavoreremo con gioia affinché, conservate le istituzioni dei santi Padri, tutto sia dovutamente disposto ed ordinato a norma dei sacri canoni. Inoltre garantiremo e proteggeremo le vostre particolari, le quali sono di gran pregio, sebbene differiscano in qualche cosa dalla liturgia delle Chiese latine. Invero queste vostre stesse liturgie furono tenute in grande stima dai nostri predecessori, a motivo della venerabile antichità della loro origine, per il fatto che siano scritte nelle lingue che usarono gli Apostoli e i Padri ed infine per la magnificenza e lo splendore dei loro riti, che favoriscono la pietà e la riverenza dei fedeli verso i misteri divini.

[Il Santo Padre brevemente ricorda l’interesse della Sede Apostolica per la celebrazione in ogni luogo dei riti orientali e l’azione benefica di Roma verso l’Oriente]

… in modo particolare ci rivolgiamo a voi che avete autorità sugli altri, qualunque sia la vostra dignità, Venerabili Fratelli, Vescovi Cattolici Orientali, onde, dopo aver ancora una volta lodato il vostro zelo e quello del vostro clero negli affari sacri ed ecclesiastici, eccitare, con la nostra esortazione, i vostri animi alla virtù. Vi esortiamo dunque nel Signore Dio nostro, a vigilare, pieni di fiducia nell’aiuto celeste e con alacrità sempre maggiore, nella custodia del diletto gregge, né desistete dall’illuminarli con la parole e con l’esempio perché possa degnamente diportarsi e piacere a Dio in ogni cosa, producendo i frutti di tutti i tipi di buone opere. Possano i sacerdoti, che vi sono soggetti, darsi alacremente alla stessa cura; insistete perché coloro che hanno il la cura delle anime amino il decoro della casa di Dio, eccitino la pietà del popolo, amministrino santamente le cose sante, e senza minimamente trascurare i loro doveri, mettano tutta la loro attenzione nell’istruire i bambini nei rudimenti della dottrina cristiana e nel nutrire il popolo del cibo della divina parola con sermoni, secondo la capacità di ciascuno. Dovete, voi e loro, prestare la massima attenzione perché il fedeli siano solleciti nel preservare l’unità dello spirito nel vincolo della pace, rendendo grazie al Dio dei lumi e al Padre delle misericordie, perché, nello sconvolgimento generale, sono rimasti, per sua grazia, nella comunione cattolica dell’unica Chiesa di Cristo, o che sono tornati, mentre così tanti dei loro compaesani stanno ancora vagando lontano dall’unico ovile di Cristo, dai loro padri un tempo abbandonato.
Detto ciò, non possiamo astenerci dal rivolgere parole di carità e pace a quegli Orientali che, pur adorando Cristo, sono alieni dalla comunione di questa Santa Sede di Pietro. La carità di Gesù Cristo ci spinge, giusta il di Lui insegnamento ed esempio, a cercare le pecorelle perdutesi in sentieri aspri e pericolosi, a sforzaci di curare le loro infermità affinché un giorno facciano ritorno all’ovile del Signore.
Ascoltate dunque la nostra parola, o voi tutti che, nelle terre d’Oriente e nelle regioni vicine, vi gloriate del nome Cristiano, ma non siete in comunione con la Santa Romana Chiesa; e voi soprattutto che, insigniti di funzioni sacre e rivestiti delle più alte dignità ecclesiastiche, avete autorità su questi popoli. Ripensate e riportate alla vostra memoria l’antico stato delle vostre Chiese, quando dal vicendevole vincolo dell’unità erano unite tra loro e con le Chiese di tutto l’orbe cattolico. Quindi considerate quanto vi giovarono le divisioni che seguirono e per le quali non si poté mantenere non solo con le Chiese occidentali, ma anche tra le vostre stesse Chiese l’antica unità e nella dottrina e nel sacro governo. Ricordatevi del Simbolo della fede, nel quale con noi professate, di credere anche voi “la Chiesa Una Santa Cattolica e Apostolica” ed esaminate attentamente se questa cattolica unità della Chiesa Santa ed Apostolica possa trovarsi in quella grande divisione che esiste tra le vostre Chiese; mentre vi rifiutate di riconoscerla nella comunione della Chiesa Romana, sotto la quale in tutto il mondo così tante Chiesa sempre stettero unite e stanno come in un unico corpo. E per comprendere la ragione di questa unità di cui deve rifulgere la Chiesa Cattolica, richiamate alla memoria quella preghiera trasmessaci dal Vangelo di Giovanni nella quale il Cristo, Unigenito Figlio di Dio, rivolse al Padre per i suoi discepoli: “Padre santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una cosa sola, come noi” e poi soggiunge: “Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me; perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato. E la gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro, perché siano come noi una cosa sola. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo sappia che tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me” (1). Invero lo stesso autore dell’umana salvezza, Cristo Signore, pose il fondamento della sua unica Chiesa, contro la quale non prevarranno le porte dell’Inferno, in Pietro Principe degli Apostoli, al quale consegnò le chiavi del segno dei cieli (2); per il quale pregò affinché la sua fede non venisse meno, aggiungendo il mandato di confermare in essa i fratelli (3); al quale infine diede da pascere i suoi agnelli e le sue pecore (4) e tutta la Chiesa, la quale consiste nei veri agnelli e nelle vere pecore di Cristo. E queste prerogative appartengono parimenti ai Vescovi Romani, successori di Pietro, dal momento che la Chiesa, dopo la morte di Pietro, destinata a durare fino alla consumazione dei secoli, non può restare senza il fondamento su cui fu da Cristo edificata. Per cui sant’Ireneo, discepoli di Policarpo che aveva ascoltato l’apostolo Giovanni, e più tardi Vescovo di Lione, che gli Orientali non meno che gli Occidentali annoverano fra i più importanti luminari della antichità cristiana, volendo esporre contro gli eretici del suo tempo la dottrina trasmessa dagli Apostoli, giudicò superfluo enumerare le successioni delle Chiese di origine apostolica, affermando bastevole per lui, produrre contro quelle eresie la dottrina della Chiesa Romana, per il fatto che a questa Chiesa in ragione della sua più forte preminenza, deve necessariamente essere d’accordo ogni Chiesa, cioè i fedeli che vengono da ogni parte – essa nella quale per tutti gli uomini sempre è stata conservata la tradizione che viene dagli Apostoli (5).
Sappiamo che vi sta a cuore aderire alla dottrina custodita dai vostri padri. Seguite dunque gli antichi Vescovi e cristiani di tutte le regioni orientali, dei quali innumerevoli documenti dimostrano convenissero con gli occidentali nel riverire l’autorità dei Romani Pontefici. Fra i documenti più importanti del medesimo Oriente a riguardo di questa questione (oltre al dianzi lodato di Ireneo) giova ricordare ciò che accadde nel secolo quarto della Chiesa nella causa di Atanasio Vescovo di Alessandria, chiarissimo per santità non meno che per dottrina e zelo pastorale, che condannato ingiustamente da alcuni presuli orientali nel concilio principalmente di Tiro, e scacciato dalla sua Chiesa, venne a Roma; dove vennero anche altri Vescovi dell’Oriente, anch’essi scacciati dalle proprie sedi vescovili. “Il Vescovo di Roma (che era allora il Nostro predecessore Giulio), avendo esaminato la causa di ognuno di loro e avendoli trovati tutti fedeli alla dottrina della fede di Nicea, e in accordo con lui, li ricevé nella sua comunione. E perché a lui, a motivo della dignità della Sede, apparteneva la cura di tutti, restituì alla propria chiesa ciascuno di quei Vescovi. Scrisse anche ai vescovi d’Oriente, rimproverandoli, perché nelle cause di quelli non giudicarono secondo giustizia e perché non turbassero lo stato della Chiesa” (6).
Al principio poi del secolo quinto, Giovanni Crisostomo, Vescovo di Costantinopoli, anch’egli uomo nobilissimo, poiché era stato condannato ingiuriosamente dal Sinodo della Quercia tenutosi a Calcedonia, ricorse anche lui a mezzo di lettere e di legati a questa Sede Apostolica e dal Nostro predecessore sant’Innocenzo I fu dichiarato innocente.
Il Concilio di Cacedonia, che si tenne nel 451, è un altro preclaro monumento della venerazione dei vostri antenati verso l’autorità dei Romani Pontefici. I seicento vescovi che vi convennero, quasi tutti, eccetto pochi, Orientali, dopo aver ascoltato, nel seconda sessione, la lettera del Romano Pontefice san Leone Magno, gridarono ad una voce: “Pietro ha parlato per bocca di Leone”. E allo scioglimento del Sinodo, che era presieduto dai Legati Papali, gli stessi Padri del Concilio, nella relazione inviata a Leone, affermarono che egli stesso, per mezzo dei suoi Legati, aveva presieduto ai Vescovi riuniti, “come il capo alle membra” (7).
E del resto non sono solo dagli atti del Concilio di Calcedonia, ma anche dagli atti di tutti gli altri Concili antichi dell’Oriente, potremmo addurre molti documenti, per i quali consta che i Romani Pontefici ebbero grande parte nei Concili, specialmente nei Concili ecumenici, e che la loro autorità fu invocata prima della celebrazione dei Concili e anche dopo il loro scioglimento.
Ed oltre ai Concili, possiamo addurre più scritti e gesta dei Padri e degli antichi scrittori dell’Oriente, dai quali si ricava come la suprema autorità dei Romani Pontefici vigesse presso i vostri antenati in tutto l’Oriente. Ma poiché sarebbe troppo lungo riportarli tutti, e quelli che abbiamo indicati già son sufficienti a dimostrare la verità; avviandoci alla conclusione, ricorderemo qui solamente come, in un’epoca antichissima, nell’evo stesso degli Apostoli, si comportarono i fedeli di Corinto quando la loro Chiesa fu gravissimamente turbata da divisioni interne. I Corinti per mezzo di lettere recapitate da Fortunato esposero quelle loro divisioni a san Clemente, il quale, pochi anni dopo la morte di Pietro, era stato nominato Pontefice della Chiesa Romana. Clemente, considerata appieno la grave faccenda, rispose a quelli per mezzo di Fortunato, a cui aggiunse i suoi legati Claudio Efebo e Valerio Vitone, dai quali a Corinto fu portata quella celebratissima lettera del santo Pontefice e della Chiesa Romana (8) che i Corinti e gli alti Orientali tennero in grande considerazione, tanto da leggerla pubblicamente in molte chiese anche nei secoli successivi (9).
Vi esortiamo e vi supplichiamo di far ritorno, senza ulteriore indugio, alla comunione con questa Santa Sede di Pietro, nella quale, come dimostrano la tradizione dei vostri e degli altri Padri e le parole del Signore nei santi Vangeli che abbiamo dianzi ricordato, è il fondamento della vera Chiesa di Cristo. Né infatti potrà mai accadere che siano nella comunione dell’unica Santa, Cattolica ed Apostolica Chiesa, coloro che vogliano starsene disgiunti dalla solida pietra su cui divinamente fu edificata la Chiesa.
E non v’è ragione che possa scusarvi se non farete ritorno alla vera Chiesa e alla comunione di questa Santa Sede. Sapete infatti che in ciò che riguarda la professione della religione divina nulla è così duro che non si debba sopportare per la gloria di Cristo e per la ricompensa della vita eterna. Quanto a noi, vi assicuriamo, nulla sarebbe più importante del vedervi tornare alla nostra comunione; e, senza affliggervi con qualche prescrizione che possa sembrare assai dura, vi accoglieremo con benevolenza paterna e con il più tenero amore, secondo l’usanza costante di questa Santa Sede. Non vi graveremo di alcunché se non del necessario: che tornati all’unità consentiate con noi nella professione della vera fede, che la Chiesa tiene ed insegna, e che conserviate la comunione con la stessa Chiesa e con questa suprema Sede di Pietro. Per quanto riguarda i vostri sacri riti, saranno da espungere solo quelle cose contrarie alla fede e all’unità cattolica che furono aggiunte al tempo della separazione. Cancellate queste, le vostre antiche liturgie orientali rimarranno intatte; esse che per la loro venerabile antichità e per le cerimonie, così idonee a nutrire la pietà, furono tenute in grande considerazione dai nostri predecessori e ugualmente in grande considerazione le teniamo noi come abbiamo dichiarato nella prima parte di questa lettera.
Inoltre, abbiamo deliberato rispetto ai sacri ministri, ai sacerdoti e ai presuli delle nazioni orientali che torneranno all’unità cattolica, di tenere la stessa condotta dei Nostri predecessori: a loro lasceremo il grado e la dignità propri, e faremo affidamento su di loro, non meno che sugli altri chierici cattolici d’Oriente, per mantenere e propagare tra i loro connazionali il culto della religione cattolica.
Finalmente, esprimiamo la stessa benevolenza ai cattolici dell’Oriente e ai laici che avranno fatto ritorno alla Nostra comunione.
Si degni il clementissimo Iddio di dare efficacia alle Nostre parole; benedica i voti dei Nostri fratelli e figli che con Noi sono solleciti nella salvezza delle vostre anime; allieti la nostra umiltà con la consolazione di vedere restaurata l’unità fra i Cristiani d’Oriente e di avere in questa stessa unità un sussidio per la progressiva propagazione della vera fede di Cristo fra le genti che da Cristo sono lontane. Noi non cessiamo mai di chiederlo supplichevolmente con ogni genere di preghiere e suppliche al Dio delle misericordie e al Padre dei lumi, per il suo Unigenito nostro Redentore; non cessiamo di invocare il patrocinio della beatissima Vergine Madre di Dio, e dei santi Apostoli e Martiri e Padri, per la cui predicazione, per il cui sangue, per le cui virtù, per i cui scritti, fu propagata e conservata in Oriente a vera religione di Cristo. Desiderando ardentemente di gioire del vostro ritorno nel seno della Chiesa Cattolica, e di benedirvi come fratelli e figli Nostri; nel frattempo a tutti quanti in Oriente e nelle regioni vicine sono Patriarchi, Primati, Arcivescovi, Vescovi, chierici e laici cattolici, ancora una volta offriamo la attestazione del nostro ardentissimo amore e a tutti amantissimamente impartiamo la apostolica benedizione.

Dato a Roma, presso Santa Maria Maggiore, il 6 gennaio 1848, anno secondo del Nostro Pontificato.

PIUS P.P. IX

(1) Joann. XVII, 11, 20-22
(2) Matth. XVI, 18-19
(3) Luc. XXII, 31, 32
(4) Joann. XXI, 15 ss.
(5) S. Ireneo, Adversus haereses, III, 3, 1-2.
(6) Sozomeno, Hist. eccles.. lib. III. c. 8. Vedi anche S. Atanasio, Apologia contra Arianos.
(7) Labbe, Collectio Conciliorum, tom. IV, pp. 1235 et 7755.
(8) Bibliotheca veterum patrum, a Gallandio edita, tom.1, p. 9 et seqq.
(9) Eusebio di Cesarea, Hist. ecclesiast., lib. III, cap. 16; lib. IV, cap. 23.

[Traduzione a cura di Giuliano Zoroddu]

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