Nomadismo giovanile, europeismo, dissoluzione

di Geranius

Le morti di fine 2018 del giovane giornalista italiano durante l’attentato di Strasburgo e delle due turiste scandinave in Marocco hanno un elemento in comune o meglio più di uno.

Al di là del fatto che gli autori delle uccisioni stiamo stati dei maomettani, motivati dal fanatismo che li contraddistingue oltre che da libidine bestiale e odio senza limiti e che questi si richiamassero alla sigla ISIS, ci interessa soffermarci sulle vittime.

Tanto il giornalista che le ragazze erano infatti persone “aperte alle altre culture”, europeiste consapevolmente o meno, contro ogni tipo di pregiudizio ça va sans dire…non temevano “il diverso” e invece avrebbero dovuto.

Non stiamo parlando di mosche bianche ma di larghi settori della gioventù europea, soprattutto in certi paesi e in certi contesti sociali. Non che in altre realtà più localiste la situazione sia migliore, anzi. Del resto l’idra rivoluzionaria dalle molte teste, partorisce figli apparentemente nemici ma accomunati da una spinta, da un moto che porta alla distruzione di se stessi e della società..ed ecco che consumatori di droga, ultras, lgbt, vegani, frequentatori dei centri sociali, habitués di discoteche e intellettualoidi europeisti e poliglotti sono diversi ma anche tanto simili.

 Proprio su questa classe o gruppo, non completamente omogeneo, ci interessa soffermarci. Di “buona famiglia”, cresciuti nel mito dell’Erasmus, “cervelli in fuga”, europeisti e mondialisti convinti affollano le capitali europee, chi lavorando nella ricerca, chi nelle istituzioni europee, chi per lobbies, think thanks o grandi finanziarie, chi facendo stages più o meno pagati.

Come tutte le realtà sociali figlie della rivoluzione, anche questa ha la sua destra e la sua sinistra, chi lavora per le istituzioni UE e chi per la lobby che difende le balene, i colletti bianchi e i fricchettoni.

Buffets, ricevimenti a cui gli stagisti si intrufolano, cene e feste da tizio e caio, happy hours e via dicendo scandiscono la vita dell’expat mentre in genere i quartieri etnici delle città in cui si trovano a lavorare sono zone off-limits e pronte a scoppiare. Ogni tanto questi due mondi si toccano in modo spesso brusco, per usare un eufemismo, come quando alcuni anni fa immigrati di seconda o terza generazione gettarono uno stagista delle istituzioni europee da un ponte della metropolitana di Bruxelles.

Altri “snowflakes”, “buonisti” o semplicemente poveri illusi ma a questo punto anche imbecilli disprezzano le loro tradizioni, le loro origini, la Fede degli avi e girano per il mondo come le turiste scandinave, convinte che le persone siano per forze buone e pronte ad accoglierle. Invece ecco manifestarsi la dura realtà, perché se è vero che alcuni uomini, i Santi, possono diventare simili agli angeli, la maggior parte assomiglia a diavoli non agli animali, perché questi ultimi nelle loro manifestazioni belluine agiscono secondo natura.

Anche chi scrive ha lavorato per lunghi anni all’estero e nei luoghi più disparati ma a Bruxelles ha iniziato ad aprire gli occhi sul tossico delirio cosmopolita ed europeista, sulla infausta presenza alloctona che grazie alla massoneria è ormai la cancrena di un’Europa già in putrefazione. Successivamente e non senza difficoltà è approdato, per volontà di Dio, alla Fede cattolica (non quella modernista) e a quella rimane attaccato, cattivo cristiano dal pessimo carattere ma consapevole di cosa sia la Verità e da quale parte stia.

Aprire gli occhi, svegliarsi è dunque l’imperativo perché i nemici sono dappertutto e la guerra è in corso da un pezzo, da secoli e su più fronti. Preghiamo Dio che sempre più giovani cosmopoliti e schiavi, consapevoli o meno, del pensiero massonico aprano gli occhi sullo sfacelo attuale e con i mezzi che Nostro Signore metterà a loro disposizione inizino a combattere la buona battaglia.

Un commento a "Nomadismo giovanile, europeismo, dissoluzione"

  1. #Oswald Cobblepot (the Penguin)   16 Gennaio 2019 at 12:50 pm

    E così il vecchio internazionalismo marxista (“Proletari di tutti i paesi, unitevi!”) è diventato il mondialismo di chi è sradicato, ed oltretutto è inconsapevole di esserlo, poichè è (stato) convinto di essere “cittadino del mondo”. Il vecchio Carletto Marx alla fine ha vinto. Magari non propriamente nel modo che intendeva, e sicuramente suo malgrado, ma ha vinto. Da Gotham, il Pinguino.

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