[RACCONTO DEVOTO] La palma di Lambaesis (dodicesima parte)

Prima parte: https://www.radiospada.org/2018/10/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-prima-parte/

Seconda parte: https://www.radiospada.org/2018/10/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-seconda-parte/

Terza parte: https://www.radiospada.org/2018/10/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-terza-parte/

Quarta parte: https://www.radiospada.org/2018/10/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-quarta-parte/

Quinta parte: https://www.radiospada.org/2018/11/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-quinta-parte/

Sesta parte: https://www.radiospada.org/2018/11/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-sesta-parte/

Settima parte: https://www.radiospada.org/2018/11/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-settima-parte/

Ottava parte: https://www.radiospada.org/2018/11/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-ottava-parte

Nona parte: https://www.radiospada.org/2018/12/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-nona-parte/

Decima parte: https://www.radiospada.org/2018/12/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-decima-parte/

Undicesima parte: https://www.radiospada.org/2018/12/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-undicesima-parte/

di Charlie Banyangumuka

Cap XI “Cartagine”

:”Vai piano Defendente o rischio di finire a terra!” urlò atterrita Telica “D’accordo, d’accordo” rispose soddisfatto il ragazzo che rallentò prepotentemente l’andatura. Era un situazione strana: Defendente doveva recarsi a Cartagine per recuperare le pergamene e Telica, con la scusa di conoscenze nella città punica, si era “offerta” di accompagnarlo. Risultato lui in sella, lei dietro aggrappata alla sua schiena :”Dovremmo essere a Cartagine tra un paio d’ore” “Lo credo bene! Hai spinto il cavallo fino ai limiti! Ti sei dimenticato che siamo in due sopra di lui?”. Oramai era sicuro che, parola del vescovo Paolo, Telica sarebbe stata battezzata alla Pasqua dell’anno successivo “Ma se dovesse essere martirizzata” aveva aggiunto il Successore degli Apostoli ” Basterà il suo sangue”. Defendente era rabbrividito al solo pensiero ma se fosse stata la Volontà di Dio, tanto valeva adeguarsi. Ad ogni modo era lì, assieme a lei, su quel cavallo che maleodorava, colpa anche del loro sudore. Quei miasmi gli avevano permesso di sorpassare una tentazione che il Decaduto gli aveva inviato, di cui il soggetto era Telica stessa. Odorare quel tanfo equino gli aveva fatto ricordare dove il Nemico volesse relegarlo eternamente e ciò lo motivò a resistere. I due cavalcarono nel silenzio per alcuni istanti: Defendente ammirava la Città Nuova farsi sempre più prossima, sentiva già nell’aria il profumo del mare, quell’intenso profumo che aveva sentito anni prima con zio Oreste quando, durante un viaggio, erano partiti per Iol Caesarea:”Defendente” lo chiamò Telica “Stai per andare incontro al carro dall’altra parte” rapido il ragazzo si destò dai suoi pensieri e reindirizzò il cavallo “Grazie per avermelo detto” “In realtà non è per questo che ti ho chiamato” “E allora per cosa?” “Tu ti ricordi quali sono i doveri di una buona moglie?”. Il ragazzo fermò bruscamente il cavallo e si girò,con un’espressione beota, ad osservare quel meraviglioso viso incorniciato dalla chioma mora. Un viso serio e sorridente allo stesso tempo. Fece ripartire la cavalcatura “Le mogli siano sottomesse ai mariti come al Signore, il marito è il capo della moglie come Cristo è capo dell’Ecclesia. E come l’Ecclesia è e sottomessa a Cristo, così le mogli siano soggette ai mariti in tutto” “Bravo, ricordi a memoria il Beato Paolo” “Merito di mio zio” asserì il ragazzo “ma perchè me lo chiedi?” “Senza un particolare motivo” detto questo Telica appoggiò la testa sulla sua schiena. Comprendendone il motivo, Defendente la incalzò :”E dimmi, quali sono i doveri di un marito?” “I…i.. do.. doveri di un marito?” per la prima volta da quando si conoscevano era Telica ad essere in difficoltà. Il ragazzo frenò il cavallo e si voltò a guardarla :”E voi mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato l’Ecclesia e ha dato se stesso per lei per renderla santa” abbassò lo sguardo arrossendo :”Così anche i mariti hanno l’obbligo di amare le mogli come il proprio corpo perchè chi ama la propria moglie ama sè stesso” sollevò gli occhi e Defendente, guardandola, non rammentò di aver mai visto una tale bellezza. Telica divenne ancor più rossa :”Sarà meglio andare” disse il ragazzo con tenera benevolenza.

Cartagine era bellissima. Circa questo fattore Defendente era certo sin da quando l’aveva vista nei racconti di zio Oreste. Come al solito, la realtà superò l’immaginazione e ciò che vide fu uno spettacolo di basiliche,anfiteatro e colonne. Ripensò a come i suoi antenati lottarono aspramente per quella città, come alleati prima e come nemici poi. I due viaggiatori contemplarono la fiumana di gente di ogni stirpe che popolava le vie. Si diressero verso una piccola fontana dove Telica scese e, dopo essersi rinfrescata e aver bevuto, dolcemente avvicinò il muso del cavallo che nitrì soddisfatto:” Ora come troveremo Maternus?” “Dici a me ragazzo?” i due si voltarono verso una figura incappucciata che si avvicinò a passi decisi “Gran bel cavallo. Tuo?” disse accarezzando il manto della bestia che, smettendo di bere, iniziò ad annusarlo “Vi manda l’Episcopus Paolo?” “Sì è così” rispose Defendente “Ci ha mandati al vescovo Mensurio per recuperare le Sacre Scritture” “Fai silenzio! E non dire più quella parola ad alta voce!” lo zittì Maternus “venite, vi porto da Mensurio.” Lasciato il cavallo in custodia a due amici di Maternus, che fino ad allora Telica e Defendente non avevano notato, si avviarono per le tortuose vie di Cartagine e giunsero al carcere della Città Nuova. Entrati che furono, un odore terribile di sudore, morte e putrefazione investì i tre e a stento Defendente trattenne i conati di vomito. I carcerati erano ammassati in celle minuscole, in attesa di torture ed esecuzioni. Sul pavimento strati di escrementi e sangue. La cella dell’Episcopus Mensurio era a dir poco sovraffollata e maleodorante e si intravedevano sul pavimento vermi e mosche a non finire. Defendente si ricordò dei discorsi con Flavio circa l’inferno e gli parve di essere finito nelle mani del Decaduto. Il carceriere aprì la porta e i tre entrarono :” Episcopus” disse inchinandosi Maternus “Sono arrivati” “Aah finalmente” rispose quello “Temevo non fosse nei piani dell’Altissimo”. Defendente osservò il vescovo; la lunga prigionia e i tormenti non avevano piegato l’animo del Successore degli Apostoli, il suo volto era una maschera di letizia e beatitudine. Telica, non appena il vescovo si alzò, si inginocchiò, seguita a ruota dall’ex legionario “Siate benedetti, figli miei. Il mio supplizio è ormai al termine e sebbene io sia sfigurato” mostrò un taglio dalla fronte alla gola ” sono stato abbellito della corona dei martiri. Ricordate, non vi è persona più bella di colei che compie nella sua carne i patimenti del Cristo” Tracciò un segno di croce e si mise a sedere. Uno dei presenti, poco più che bambino, rapido smosse due rocce del pavimento estraendo un paio di rotoli “Genesi e Maccabei” commentò con un filo di voce il Successore degli Apostoli. Defendente ne diede uno a Telica e si accinse ad uscire ma si voltò e guardò il vescovo ed il fanciullo. Si ricordò di un gesto, un gesto che aveva visto fare al Contubernio dei Pesci per la prima volta. O forse non ci aveva mai fatto caso. Pose la mano sulla fronte, la spostò sul petto, poi spalla sinistra e spalla destra. Ed uscì.

Avevano deciso di ripartire subito invece che restare a Cartagine, troppo pericoloso. Avevano con loro le Sacre Scritture e se per caso una pattuglia di vigiles li avesse intercettati sarebbero andati a far compagnia al vescovo Mensurio. Ora erano accampati poco fuori la città con Defendente che stava dormendo, poco dopo aver finito la ronda. Telica era sveglia, non riusciva a dormire :”Non riesci a prendere sonno, stabularia?” una voce le sussurrò da dietro le sue spalle. La giovani si voltò e vide una figura incappucciata attraente ma inquietante. Il losco figuro si avvicinò a lei “è bello il tuo caro Defendente, vero?” guardò il ragazzo addormentato “è vero che è tuo marito?”. Telica non rispose a quella domanda ma anzi iniziò a pregare “Se è tuo marito è lecito giacere con lui”. In quel momento il suo futuro sposo parve ancora più bello. La giovane ispanica cominciò a pregare ad alta voce “Inutile Telica, non ascolterà le tue preghiere. Sottomettiti a me e ti renderò felice, più di quanto tu possa mai esserlo” “Non ho intenzione di ascoltarti, Satana” “Cosa ti costa, Telica? Infondo il tuo battesimo è prossimo, manca qualche mese a Pasqua”. L’ispanica cadde a terra iniziando a sudare vistosamente “Pater noster, santificetur nomen tuum” “Lui non ti potrà salvare da questa situazione. Morirai anche tu in croce!” “Meglio la morte” rispose Telica. L’essere incappucciato lanciò un urlo acuto che fece svegliare Defendente. Il ragazzo si guardò attorno e vide Telica a terra, prostrata. Subito l’abbracciò :”Il Decaduto ha cercato di prendermi” “Ora è tutto finito, è tutto finito” disse cullandola fra le sue braccia “Sub tuum praesidium confugimus” cominciò a pregare “Sancta Dei Genetrix” continuò lei. Osservarono il cielo: ormai l’alba era alle porte.

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