[RACCONTO DEVOTO] La palma di Lambaesis (tredicesima parte)

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Terza parte: https://www.radiospada.org/2018/10/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-terza-parte/

Quarta parte: https://www.radiospada.org/2018/10/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-quarta-parte/

Quinta parte: https://www.radiospada.org/2018/11/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-quinta-parte/

Sesta parte: https://www.radiospada.org/2018/11/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-sesta-parte/

Settima parte: https://www.radiospada.org/2018/11/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-settima-parte/

Ottava parte: https://www.radiospada.org/2018/11/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-ottava-parte

Nona parte: https://www.radiospada.org/2018/12/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-nona-parte/

Decima parte: https://www.radiospada.org/2018/12/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-decima-parte/

Undicesima parte: https://www.radiospada.org/2018/12/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-undicesima-parte/

Dodicesima parte: https://www.radiospada.org/2019/01/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-dodicesima-parte/

di Charlie Banyangumuka

Cap XII “Battesimo” Pasqua del 305

Estate,Autunno, Inverno. E poi la primavera. Il tempo era volato impetuoso. Parevano passati giorni ma erano stagioni.

Tutto era finalmente pronto,ogni cosa era al suo posto. Defendente guardò la Domus Ecclesiaenche pian piano si trasformava in una vera e propria festa. Quella notte avrebbero celebrato la Pasqua, la Risurrezione di Cristo. Passeggiò per i corridoi della villa guardando schiavi e gente libera assieme, uniti dalla Fede in Dio. Un paio di servi stava sistemando l’altare dove vi era impresso il Sigillo di Cristo, lo stesso davanti al quale era rimasto, a detta di Gulussas, per più di quattro ore. Altri tre stavano issando una croce sul bordo dell’impluvium che avrebbe funto da fonte battesimale. Era così assorto dalla preghiera che non notò la presenza di Flavio alle sue spalle:” Bellissimo vero?” disse quest’ultimo. Riconoscendo la voce dell’amico, il ragazzo sorrise “Manca poco, poche ore” “Stai pensando a Telica, vero?” Defendente si voltò e annuì :”Dopo il battesimo potrai farlo” “E tu che ne sai Flavio?” “Tutti ma proprio tutti nella comunità sanno che voi due vi amate e sanno che dopo il suo battesimo vi sposerete” a quelle parole il giovane trasalì e per poco non svenne. Flavio lo guardò divertito “Timoroso eh? Tranquillo, pregerò al riguardo”.

Il vescovo Paolo si diresse a grandi passi verso l’impluvium. Nonostante l’età, e i paramenti, rimaneva un uomo energico e a fatica lettori, accoliti, ostiari e clero vario gli stava al passo e capitò diverse volte che iniziassero a pregare più forte, quasi a supplicarlo di rallentare. Ventinove catecumeni attendevano sul bordo della vasca; tutto stava per iniziare. Defendente si segnò in ginocchio: fronte, petto, spalla sinistra e spalla destra. Il Vescovo si rivolse ai catecumeni:” Rinunciate a Satana?” “Rinuncio”risposero i catecumeni “alle sue opere?” “Rinuncio” “Alle sue vanità?” “Rinuncio” risposero ancora i futuri cristiani. L’episcopus, soddisfatto, si fece consegnare da un accolito l’olio ed iniziò ad ungere la fronte dei catecumeni. Il vescovo giunse a Telica, si soffermò un istante sorridendo, tracciò col pollice una piccola croce sulla testa e passo al successivo. Defendente osservava rapito la scena tanto che Gaumata e Flavio dovettero svegliarlo più volte. Al ragazzo venne in mente, ormai quattro anni prima, il suo battesimo a Cartenna con  zio Oreste e la presenza defilata del padre. Ora era lì, a vedere il battesimo della sua promessa sposa. Il Successore degli Apostoli poi ascoltò le risposte alle sue domande che costituivano la Redditio Symboli e si posizionò coi piedi nell’Impluvium:” Guarda, o Signore, dal Cielo e santifica quest’acqua,dona ad essa una Grazia tale e una tale virtù sicchè quanti vi siano immersi, come è stato prescritto da Cristo, siano crocefissi” Defendente rabbrividì “muoiano, siano sepolti e con Lui risorgano all’adozione, che egli ha loro meritato, facendoli morire al peccato, e facendoli vivere alla giustizia”  Tracciò u enorme segno di croce sopra la vasca. L’energico sacerdote si immerse fino alla vita e spalancò le  braccia. Ad uno ad uno, spogliati delle loro vesti, i catecumeni scesero nella vasca :”Terenzio” disse afferrando il primo “io ti battezzo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”. Il catecumeno udì soltanto il proprio nome mentre veniva immerso. Uscì annaspando e fu sorretto dallo stesso Paolo e acompagnato al bordo dove venne preso dal padrino. Così tutti e ventisette. Giunse il momento di Telica. La ragazza si avviò in modo solenne al centro dell’Impluvium quasi percependo il peso del Sacramento. Guardò sorridendo Defendente, il suo futuro marito, e venne ricambiata con un cenno del ragazzo. Entrata del tutto, il vescovo la prese cingendole le spalle con un braccio mentre l’altro era proteso al cielo in segno di benedizione: “Finalmente, figlia mia” le sussurrò il Successore degli Apostoli “Telica” una lunga pausa di silenzio “io ti battezzo nel nome del Padre….”

L’acqua era gelida, fredda come la pietra di un sepolcro. L’immersione durò per un tempo interminabile e indefinito. Telica sentì nel gelo dell’acqua scomparire tutto. Sentì il silenzio. Tutto congelato per un eterno istante. Poi il corpo iniziò a scaldarsi. Una mano, anzi un braccio, le serrò la spalla. Si sentì portare in alto, verso il pelo dell’acqua, verso la vita. Riemerse ansimando.

La cerimonia si era conclusa ormai da qualche ora: era stata celebrata l’Eucarestia durante la quale, per volontà dello stesso vescovo, i primi a comunicarsi erano stati proprio i battezzati neofiti. Dopo un’ora circa dalla fine del sacrificio si era consumata un’agape e ora tutti si dirigevano alle rispettive case. Gaumata, Flavio, Telica e Defendente fecero lo stesso: chiedevano cose svariate a Telica e lei conversava amabilmente con loro. Improvvisamente due loschi figuri comparvero dal ciglio della strada e si diressero verso di loro. Defendente, intuendo la minaccia, fece cenno a Flavio e i due estrassero le spade; vedendoli, inizialmente i due incappucciati si arrestarono ma poi uno riprese a camminare verso il quartetto. Si fermò a dieci passi e Gaumata lo illuminò con la torcia “Giù il cappuccio” “Siamo degli anacoreti” “Che cosa volete?” li interrogò Flavio, rinfoderando la spada. L’eremita lo guardò e poi diresse la sua attenzione a Defendente :”Sei tu Tascio Defendente?” “Sì sono io” rispose, sempre con la spada in mano “Abbassa l’arma. Ci sono dei testi sacri da consegnare a Madaura, poi c’è bisogno che ne vengano recuperati alcuni a Timgadi. Dopo il tuo matrimonio, ovviamente” concluse il monaco. Defendente guardò il cielo: pensò a quel Padre d’Amore che di lassù governava. Ora era chiaro che sarebbe morto a causa di quel mestiere; lo avrebbero torturato per farlo confessare. Tuttavia, per la prima volta, si sentì davvero pronto al martirio.

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