Aborto tardivo a New York, l’analisi di M. Micaletti

Intervista di Annalisa Teggi al nostro Massimo Micaletti, per Aleteia https://it.aleteia.org/2019/02/19/legge-aborto-new-york-cuomo-pericolo-salute-donna/

Non è in dubbio che il testo ammetta l’uccisione di un feto fino al nono mese. Poi c’è il risvolto nascosto di un testo di legge pensato per favorire le cliniche abortiste: per puri motivi di risparmio le donne corrono il rischio di essere affidate a figure mediche inesperte. Inoltre nessuno dice che l’aborto tardivo procura gravi danni fisici al corpo della madre.

Il testo di legge sull’aborto approvato nello Stato di New York lo scorso gennaio è chiarissimo, a noi è bastato tradurlo per renderci conto di ciò che viene messo nero su bianco: la possibilità di abortire fino ad un momento prima della nascita. C’è stato chi invece ha etichettato la notizia allarmante sulle conseguenze del Reproductive Health Act come fake news. Ma qui non è in gioco il trofeo del bravo giornalista, bensì la vita delle persone. Motivo per cui, armandoci di pazienza e desiderio di chiarezza, approfondiamo ulteriormente il tema.

L’avvocato Massimo Micaletti, esperto di bioetica, ha risposto ad alcune domande, svelando la molta polvere che c’è sotto il tappeto di questo disegno di legge. Oltre all’elemento più aberrante, la legittimità di uccidere un feto fino al nono mese di gravidanza, emergono scenari che non possono lasciare tranquille neppure le donne. Loro sono state invocate come il soggetto da tutelare, un grattacielo si è illuminato di rosa per celebrare la conquista di diritti sul corpo femminile. Ma dietro il paravento di queste bandiere, si nasconde una grande ipocrisia: la donna che sceglie di abortire non è affatto tutelata da questa legge, il vero interlocutore soddisfatto è il mercato delle cliniche abortiste (e i loro guadagni). Vediamo assieme nel dettaglio. Però c’è un buona notizia: tutta quest’urgenza sull’aborto nasce dalla constatazione che un vento nuovo soffia in America, ed è a favore della vita.

Grazie avvocato Micaletti di aver accettato di approfondire con Aleteia For Her il tema scottante della recente legge sull’aborto che è stata approvata nello stato di New York. Arrivando dritti al punto: è una fake new affermare che quel testo consente a una donna di abortire fino al nono mese?

Nel testo della legge l’aborto è consentito fino a un attimo prima della nascita e lo si capisce bene dal perimetro entro cui viene iscritta la soppressione del bambino, o meglio del nascituro, perché viene detto che la persona per essere soggetto di diritto deve essere nata e viva. Quindi, per il diritto, tutto ciò che viene fatto all’ essere umano prima che nasca non esiste.

PERSONA, LEGGE, NEW YORK
Persona, essere umano nato e vivo

Ne abbiamo peraltro avuto una prova recentemente perché nelle scorse settimane c’è stato un caso di incriminazione nello Stato di New Yorkriguardante un marito violento che voleva costringere la moglie ad abortire. L’ha riempita di coltellate al ventre, proprio per uccidere il bambino, e lui non sarà incriminato per l’uccisione del nascituro. È stato incriminato per lesioni nei confronti della donna, ma non per l’uccisione del nascituro.

CRONACA, OMICIDIO, NEW YORK
Uomo accoltella donna incinta e uccide il bambino. Non verrà accusato di omicidio grazie alla legge sull’aborto di New York

Ma in fondo, dicono i sostenitori di quel testo, ci si premura di dire che l’aborto tardivo è consentito solo per problemi di salute del feto e della donna. È così?

L’altro aspetto cruciale, oltre alla possibilità dell’aborto fino al nono mese che è già atroce, è proprio questo. Certi ritengono impossibile che possa accadere una sorta di aborto on demand, visto che la legge lo lega alla salute fisica o psichica della donna. Sappiamo bene che per salute psichica della donna s’intende un’amplissima serie di casi. C’è una sentenza che è coeva alla Roe vs Wade (quella che ha introdotto l’aborto in America) in cui si afferma che l’aborto può essere ammesso per questioni di salute della donna, dove per salute si intenda la serenità fisica e psichica della donna, il che lascia un margine di possibilità molto ampio: l’equazione estrema può diventare che la donna possa affermare “se non faccio quello che mi pare, mi ammalo”. Di fatto la parola salute è un contenitore per dire “la libera volontà, il libero piano di vita di chi porta in grembo il bambino”.

La sentenza a cui faccio riferimento è la Doe vs Bolton, in cui si stabilisce che sulla vita del concepito decide il medico, che deve valutare la salute fisica della donna, con cui si intende non solo la sua serenità ma anche la paura anche solo potenziale, non documentata, delle conseguenze psichiche derivanti dal parto o dal proseguimento della gravidanza. Non si parla solo di parti a rischio, che possono esserci nella storia di una donna, ma di una generica paura derivata dal solo fatto di essere incinta.

Roe vs Wade, Doe vs Bolton. Perché queste sentenze sono così importanti negli USA?

A differenza dell’Italia, in America il diritto viene regolato principalmente dalle sentenze dei processi che via via intervengono sui casi dedicati allo stesso tema; solo successivamente, in via ausiliaria e integrativa, il diritto viene regolato delle norme.

Tornando al testo del Reproductive Health Act dello stato di New York: si sbandiera ai quattro venti che è una legge fatta per le donne, un grattacielo è stato illuminato di rosa per celebrare il successo. Questa legge tutela davvero la salute della donna?

No, perché in merito a chi può praticare un aborto, mette le donne in mano a dei non meglio precisati esperti nel campo della salute. La legge parla di esperti certificati, cioè l’aborto può essere eseguito non solo da medici ma da altre figure. Si fa riferimento al capitolo ottavo dell’Education Law, che è una legge sull’istruzione vigente nello stato di New York: in questo documento si elencano quali siano queste figure di esperti nel campo della salute, ed è un elenco lunghissimo. Per cui salta fuori che un aborto potrebbe essere eseguito da assistenti dentisti, esperti in terapia psicologica, addirittura da ausiliari veterinari. Immaginiamoci una donna incinta messa in mano a queste persone.

Praticante della salute, come autorizzato dal capitolo 8 dell’Educational Law

Perché la necessità di introdurre queste figure non del tutto qualificate?

Perché costa meno assumerle. È un profilo a cui pochi pensano, ma è un aspetto decisivo. È, di fatto, un regalo alle cliniche abortive come Planned Parenthood, che hanno sempre più difficoltà a reperire medici che acconsentano di praticare un aborto tardivo (cioè fare a pezzi un feto). Personale non medico, ma con una semplice autorizzazione, costa meno ed è più facilmente reperibile tra gli strati meno ricchi della popolazione. E dato che l’aborto negli USA è un fenomeno che riguarda soprattutto le minoranze etniche e i meno abbienti, è facile tirare le conclusioni.

Il bambino nel grembo corre un pericolo mortale, ma anche la donna corre molti rischi. È questa la legittima conclusione?

L’aborto non tutela mai la salute psichica di una donna, ma i presupposti di questa legge vanno anche nella direzione opposta di una procedura medica sicura. O meglio, ragioniamo onestamente sulla definizione di sicurezza. Intanto la pratica dell’aborto al nono mese è un’operazione che non solo uccide il bambino, ma fa anche molto male alla madre.

Poi: non esistono in letteratura medici che consiglino l’aborto a uno stato così avanzato della gravidanza. Non è mai indicato clinicamente. Semmai si procede il parto, quando una gravidanza si complica. Non serve uccidere il bambino, lo si fa nascere. Anche perché la pratica dell’aborto tardivo è sostanzialmente un parto, però è l’induzione di un parto podalico: a tal fine è necessaria una manovra che può ledere gravemente il corpo della donna. In relazione alla nuova definizione di persona (essere umano nato e vivo) la pratica dell’aborto salino non può essere praticata, perché la testa del bambino in questo caso nasce per prima ed è vitale. Per rimanere entro i termini di legge, la soppressione deve avvenire quando la testa è ancora dentro la pancia, motivo per cui si procederà ad un aborto con nascita parziale (podalico).

Derubricare l’aborto dall’omicidio che scenari apre? Anche in questo caso i difensori del testo di legge affermano: lo si fa per tutelare la donna, sottraendola alle grinfie del governo e affidandola esclusivamente a chi si cura della sua salute.

È un paravento. Quando fu introdotto l’aborto in America lo si propose come forma di tutela della donna da parte dello Stato. Adesso ci si è accorti che chiamare in causa lo Stato significa anche fare i conti con chi fa obiezione di coscienza e con altre incompatibilità con la Costituzione e coi Diritti Umani, allora si decide di togliere ogni impaccio normativo e di ridurre l’aborto a una pratica medica. È la stessa cosa che si è provato a fare con la fecondazione artificiale e con l’eutanasia. In America e in Inghilterra riuscire in questo intento è molto più facile perché nel diritto inglese il diritto alla vita non esiste come noi lo intendiamo; il concetto di diritto inviolabile è molto più malleabile rispetto a come lo intendiamo noi. Risulta a loro più facile, ma non del tutto facile, togliere l’aborto dalla sfera sociale e rimetterlo a quella esclusivamente medica. Banalmente: serve una legge per dire che ti devi togliere le tonsille? Assolutamente no. Ecco, il criterio per l’aborto diventa lo stesso.

Concludiamo con uno sguardo in positivo. L’altra grande battaglia in America è quella che vede alcuni Stati approvare la legge sul battito cardiaco, riconoscendo al feto i diritti della persona dal momento in cui il medico rintraccia la presenza del battito cardiaco. Come commenta questo?

È una cosa buona, anche se non è il meglio. In America è sempre più forte, anzi fortissima, la volontà di mettere paletti all’aborto. Dall’ultimo sondaggio rilasciato dallo staff di Trump si legge che il 73% degli americani vorrebbe che l’aborto venisse limitato rispetto alle concessioni attuali. Questo è un segnale importantissimo perché significa che si può tornare indietro. Che poi non è tornare indietro, ma tornare a essere umani. Molto più concretamente, l’America ha scoperto che il voto cristiano è premiante; anche solo per opportunismo certi politici appoggiano una certa visione della società. Questo è esattamente complementare alla legge sull’aborto fino al nono mese, perché i Democratici sanno che l’aria sta cambiando e perciò cercano di usare tutte le cartucce che sono rimaste per remare contro la vita. Non è un caso che la legge newyorkese di Cuomo sia mirata ad ampliare la Roe vs Wade, perché sanno che la Roe vs Wade potrebbe essere travolta. Se crollasse quella sentenza, tutto il supporto giuridico all’aborto verrebbe a mancare negli Stati Uniti.

4 Commenti a "Aborto tardivo a New York, l’analisi di M. Micaletti"

  1. #Antonio Diano   7 Marzo 2019 at 3:29 pm

    Più volte anche in questa stessa sede ho documentato l’orrore del cd. aborto post partum. Allego qui un articolo che documenta ampiamente un simile orrore, avvertendo – anzi ribadendo – però che, dal punto di vista strettamente morale, omicidio è in pancia e omicidio è fuori pancia. Ma è ovvio che la pratica post partum contribuisce molto a distruggere, almeno sul piano della psicologia sociale, anche le poche (ahinoi) riserve restate al mondo contro l’abominio dell’aborto. E si badi che in alcuni stati USA tale orrore è consentito, anche se nella maggioranza dei casi ci si “ferma”, come ricorda l’autore dell’intervista, alla mancata uscita della testa per compiere l’omicidio (tale comunque, come detto, in ogni caso: l’infanticidio avviene e tale è ante così come post partum).
    Mi sorprende molto, tutto ciò detto, che Micaletti non ricordi questi aspetti visto l’argomento del suo intervento. Si badi: sarebbe uno scandalo senza pari anche la pura riflessione teorica di cui parla l’intervento che allego, non del tutto convincente ma efficace sul piano documentario: in ogni caso sarebbe una giustificazione (pseudo)scientifica all’atto che ne conseguirebbe (ma che ne è già conseguito, purtroppo). I due maledetti operano in Australia ma sono italiani, che vergogna!
    Non capisco perché, nonostante Internet e – si parva licet – il sottoscritto qui e altrove abbiano reso di pubblica ragione l’oggetto di questa nota, se ne voglia prescindere in un’occasione come la presente. Da notare inoltre la diabolica coerenza esibita dai due assassini: il neonato non è un uomo (a fortiori il concepito), quindi lo si può eliminare senza macchiarsi di omicidio. Non servono commenti, mi auguro vivamente. Ma ancora un’ultima cosa: della “sofferenza psicologica” di una donna che ha ucciso suo figlio me ne strafotto, chiaro? Soffre? Bene, se lo merita appieno. Si salvi l’anima con un pentimento conseguente, se vuole (e c’è da augurarglielo, sicuramente), altrimenti bruci per l’eternità nel fuoco dell’inferno, a giustissima punizione di una colpa tanto orribile.

    https://www.ilfoglio.it/articoli/2013/05/13/news/l-aborto-dopo-il-parto-60652/

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    • #Diego   8 Marzo 2019 at 1:59 am

      Ha perfettamente ragione, caro Prof. Diano!
      L’aborto è omicidio al 100% e non c’è differenza di gravità morale fra l’uccidere uno zigote concepito da un’ora, un feto di 9 mesi, una bambina di 7 anni, una donna di 30 ed un uomo di 120.
      La “sofferenza psicologica” di una donna che ha ucciso suo figlio con l’aborto mi commuove né più ne meno della “sofferenza psicologica” di un mafioso che ha ucciso un uomo (od una donna od un bambino: la gravità morale è la stessa)…e ad entrambe quelle persone auguro la medesima identica cosa: pentimento, confessione, riparazione e sincero proponimento di non commettere più quell’orrendo peccato!

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  2. #lister   8 Marzo 2019 at 10:10 am

    È la “finestra di Overton”, Diano: un concetto, un’idea, una proposta, da impensabile potrà diventare-per gradi- legalizzata.
    Basta parlarne: trovi sempre, il sociologo, il filosofo, il bioetico, il genetista, il “politically correct”, il morammazzato che ti sputa fuori qualche bella opinione sempre più “convincente” finché anche l’assassinio potrà diventare prassi.
    Sic transit gloria Mundi.

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  3. #Antonio Diano   15 Marzo 2019 at 5:46 pm

    Vero, Lister. Purtroppo però l’assassinio è GIA’ DA UN PEZZO prassi. Si dirà: l’aborto, anche se in proporzioni ben diverse, c’è sempre stato, le mammane esistevano anche nell’antichità. Rispondo: anche il peccato c’è sempre stato, il fatto è che nella modernità “occidentale” (nel senso usraeliano) entrambi, sotto varie specie e forme e modi, sono LEGALIZZATI e, purtroppo, assunti come diritti dalla falsa coscienza delle masse, giusta le intuizioni di Ortega.

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