Prima parte: https://www.radiospada.org/2018/10/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-prima-parte/

Seconda parte: https://www.radiospada.org/2018/10/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-seconda-parte/

Terza parte: https://www.radiospada.org/2018/10/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-terza-parte/

Quarta parte: https://www.radiospada.org/2018/10/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-quarta-parte/

Quinta parte: https://www.radiospada.org/2018/11/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-quinta-parte/

Sesta parte: https://www.radiospada.org/2018/11/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-sesta-parte/

Settima parte: https://www.radiospada.org/2018/11/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-settima-parte/

Ottava parte: https://www.radiospada.org/2018/11/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-ottava-parte

Nona parte: https://www.radiospada.org/2018/12/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-nona-parte/

Decima parte: https://www.radiospada.org/2018/12/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-decima-parte/

Undicesima parte: https://www.radiospada.org/2018/12/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-undicesima-parte/

Dodicesima parte: https://www.radiospada.org/2019/01/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-dodicesima-parte/

Tredicesima parte: https://www.radiospada.org/2019/01/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-tredicesima-parte/    

Quattordicesima parte: https://www.radiospada.org/2019/02/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-quattordicesima-parte/

di Charlie Banyangumuka

Cap XIV “Arcadio di Caesarea”

Era passata una decina di giorni dalla partenza di Arcadio. Una settimana da quella di Telica e Defendente. Il ragazzo non aveva resistito: aveva disubbidito, in accordo con la moglie, partendo tre giorni dopo sulle orme del suo benefattore. Destinazione; Iol Caesare. La città-capitale della Mauretania Caesariensis, la città che ospitava la biblioteca dove lo zio martire si era rinchiuso. L’antica capitale del regno di Mauretania sorgeva sul mare: il porto ospitava vele provenienti da ogni angolo del Mediterraneo rendendo la città uno dei maggiori snodi della Pars Occidentalis :”Ora viene il difficile” commentò Defendente “dobbiamo trovare Arcadio” “Proviamo nei pressi delle carceri” suggerì Telica “Dopotutto, è qui perchè hanno arrestato i suoi parenti”. I due si diressero verso la zona delle prigioni che si trovavano verso le mura : la puzza si avvertiva già distintamente tanto che Telica si sentì male e le ci volle diverso tempo prima che si riprendesse e si abituasse alla puzza “Se vuoi mia amata” Defendente le prese le mani fra le sue “torniamo un altro giorno” “No! Domani potrebbe essere tardi” e, riavutasi, si ralzò. I due si avvicinarono alle tre guardie atte a sorvegliare la triste porta :”Siamo parenti di Arcadio” disse loro Defendente con voce secca, quasi araldica. Uno dei tre soldati fece cenno di seguirlo. Via via che scendevano, il ragazzo avvertiva un caldo pesante ed umido attanagliarlo. Passarono davanti ad una cella ricolma di persone poi ad un’altra dove vi era qualcuno sotto tortura, o così pareva dalle urla. Come in una caverna infernale, proprio come nelle segrete a Cartagine, sangue per terra e urla :” Ecco, è qui dentro il vostro parene” indicò una cella dove, tra le altre figure, risaltava quella lercia, sorridente ed incatenata di Arcadio.

:”Uscirò di qui martire o niente!” fu la secca risposta di Arcadio “nè corruzione nè fuga”. Defendente sospirò: era proprio un osso duro. Non lo avrebbe mai tirato fuori di lì nemmeno legandolo a mille cavalli per gamba. Era risoluto :” Quando avverrà?” “Domani nel forum, davanti a tutti. È stata ribadita la mia condanna stamani. Sarò ucciso ma non so come” abbassò la testa, la scosse e rise “Chi se lo immaginava che io, Arcadio di Caesaerea di Mauritania, avrei ricevuto la Corona dei Martiri?” “Morirai solo tu domani?” “Anche noi!” urlò una voce alle loro spalle. Un uomo fiero e barbuto li guardò :”Pace a te fratello” rispose Defendente “Qual è il tuo nome?” “Mi chiamo Ambrosius, diacono” a quelle parole i due sposi e Arcadio chinarono la testa e Ambrosius distolse lo sguardo tornando a pregare :”Voglio che domani siate con noi nel Forum, come spettatori ovviamente” “Ci saremo, te lo prometto” “Ora andate” Telica uscì dalla cella. Defendente la seguì e si voltò a  vedere Arcadio salutarlo. Fu allora che lo fece: come aveva fatto mesi prima nelle carceri di Cartagine. Marchiò sè stesso col sigillo della sofferenza e della croce, ribadendo la presenza di Cristo Crocifisso anche lì. La mano destra toccò la fronte, poi il petto, spalla sinistra e spalla destra.

La folla urlava, desiderava sangue. E l’avrebbe ottenuto quel giorno. Defendente aveva saputo che la stragrande maggioranza dei cristiani che aveva visto ieri erano stati mandati ai leoni verso l’hora seconda. Adesso, poco prima della sesta, la folla attendeva il supplizio di tre cristiani tra cui Arcadio. Il Proconsole siedeva sullo scranno di legno rivestito d’oro. Si alzò, facendo cenno alla folla di zittirsi :”Oggi consegno al vostro divertimento i cristiani, gente rozza ed empia. Possa il loro sangue purificare la terra” diede un segnale a dei soldati che trascinarono in catene e con frustate i tre martiri. Fu in quel momento che Defendente notò con orrore un letto di braci in mezzo al Forum. Telica gli strinse la mano e lui la guardò dolente ma impassibile, quasi potesse andare oltre a quello scempio. Furono sospinti e messi in ginocchio di fronte al Proconsole che li chiamò per nome, rivolgendo la sua attenzione poi su Arcadio:” Sei tu Gneo Arcadio?” “Sì, sono io” “Tu credi nel Cristo?” “Sì” alzò la testa “E presto tutte le terre da Cartagine all’Idurar ‘n’ Watlas crederanno”. La folla esplose domandandone la morte. Il Proconsole fece cenno ai carnefici che presero delle pinze dai carboni ardenti e strapparono pezzi di carne ai primi due martiri che, urlando e perdendo sangue, non smettevano di pregare. Telica distorse lo sguardo e scoppiò in lacrime. I soldati presero Arcadio; mentre due lo tenevano fermo, il terzo pinzò il suo torace, strappando urla e carne al povero martire “Rinnega Cristo!” gli venne ordinato. Arcadio li guardò con sfida ed esclamò “Gloria in Excelsis Deo!”. Fu l’inizio della fine: iniziarono a malmenarlo e gli spezzarono il braccio mentre, con una lancia, lo trapassarono all’altezza della spalla destra. Arcadio continuò a benedire Dio anche quando uno di quelli gli tagliò prima il braccio destro e poi il sinistro. Infine lo scaraventarono nei carboni ardenti dove, dopo averlo lasciato dimenarsi per qualche tempo, lo trafissero con la lancia. Poi i tre si rivolsero ai due superstiti, mezzi morti per la tortura appena subita, e li decapitarono.