[RACCONTO DEVOTO] La palma di Lambaesis (sedicesima parte)


Prima parte: https://www.radiospada.org/2018/10/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-prima-parte/

Seconda parte: https://www.radiospada.org/2018/10/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-seconda-parte/

Terza parte: https://www.radiospada.org/2018/10/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-terza-parte/

Quarta parte: https://www.radiospada.org/2018/10/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-quarta-parte/

Quinta parte: https://www.radiospada.org/2018/11/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-quinta-parte/

Sesta parte: https://www.radiospada.org/2018/11/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-sesta-parte/

Settima parte: https://www.radiospada.org/2018/11/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-settima-parte/

Ottava parte: https://www.radiospada.org/2018/11/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-ottava-parte

Nona parte: https://www.radiospada.org/2018/12/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-nona-parte/

Decima parte: https://www.radiospada.org/2018/12/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-decima-parte/

Undicesima parte: https://www.radiospada.org/2018/12/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-undicesima-parte/

Dodicesima parte: https://www.radiospada.org/2019/01/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-dodicesima-parte/

Tredicesima parte: https://www.radiospada.org/2019/01/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-tredicesima-parte/    

Quattordicesima parte: https://www.radiospada.org/2019/02/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-quattordicesima-parte/

Quindicesima parte: https://www.radiospada.org/2019/02/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-quindicesima-parte/

Di Charlie Banyangumuka

Cap XV “Metrano”

Il sole sorse tiepido su quella giornata. Defendente e Telica avevano lasciato Caesarea, non prima di aver aiutato la comunità locale a seppellire i tre martiri. Pensò ad Ambusto e al Contubernio dei Pesci, poi a suo padre, a suo zio e infine ad Arcadio. Si chiedeva quanto sangue ancora avrebbero versato i pagani. Guardò Telica, pensierosa sul cavallo: l’orrore non aveva scalfito in lei nè la bellezza nè tantomeno la letizia che traspariva dal suo volto:” Quando tornerò a Cirta avrò un altro viaggio da compiere” disse per spezzare il silenzio “dovrò recarmi a Madaura a consegnare le epistole del Beato Paolo” “Ti aspetterò, come sempre” disse Telica sorridendo. Defendente si guardò attorno e vide la campagna che pian piano, passati da molto i mesi invernali, si risvegliava nell’ormai prossima estate. Anche le strade tornavano ad essere molto trafficate; un mercante li salutò :”Ave, posso offrirvi qualcosa?” “No grazie” rispose cordialmente il ragazzo “Insisto per donarvi queste focacce ed un po’ di carne secca” estrasse una saccoccia dal carro “come feci l’anno scorso quando mi salvaste dai briganti”. Inizialmente Defendente parve non capire ma poi si ricordò della famiglia incontrata sulla strada quando si era diretto alla casa paterna :”Dove siete diretti?” “A Cirta, dove abitiamo” “Abbiate cura di voi” disse il mercante accennando un inchino e fece ripartire il carro :”Chi era?” chiese Telica “L’anno scorso mentre andavo verso casa ebbi la fortuna di incontrarlo mentre veniva derubato e gli salvai la vita”.

Il cammino riprese finchè non giunsero ad una piccola fontana a lato della strada dove scesero a dissetarsi :” Ti abbiamo preso!” “Lasciatemi!”. I due si voltarono verso la direzione delle voci ed osservarono un ragazzo che veniva malmenato da degli ausiliari :”Stai qui e rimonta a cavallo, torno subito” Defendente mise mano alla spada.

:”Fatti gli affari tuoi” fu la risposta secca di uno degli ausiliari, seguita dalla risata degli altri. Defendente inspirò a fondo :” Ve lo richiedo” disse ancora “con quali accuse lo detenete?” “Te lo spiego io” un ausiliario con un piccolo otre di vino gli si avvicinò e gli disse “Perchè è un cristiano” se ne andò ridendo. Senza ulteriori indugi, Defendente estrasse la spada e trafisse il petto dell’ausiliario da dietro e gli sussurrò nell’orecchio :” Lo sono anch’io”. Estrasse la lama roteandola. Due gli si fecero sotto: evitato un fendente alla testa del primo, rifilò un calcio  sullo stinco del secondo che poi ricevette una gomitata sul naso. Tornò sul primo e, avendo evitato un secondo colpo, si portò alle sue spalle tagliandogli la gola. Approfittando della confusione, uno degli auxilia stva cercando di disarcionare Telica, ricevendo tuttavia calci sul viso. Defendente corse verso di lui e, dopo averlo atterrato, con entrambe le mani afferrò la spatha e gli squarciò il volto. L’ultimo stava cercando di uccidere il ragazzino a terra: rapido Defendente frugò nella saccoccia di pelle degli aguzzini morti ed estrasse un plumbatum. Fece due passi e lo scagliò; il dardo percorse la traiettoria arcuata e trapassò l’ausiliario facendogli uscire la punta dalla bocca. Immediatamente, Telica scese andando a prestare aiuto al ragazzo riverso a terra, poco più che bambino :”Defendente, corri subito”. Il giovane, concentrato a rassicurare i pochi passanti e stordito dal combattimento, si riprese e andò verso il prigioniero :”Qual è il tuo nome?” “M-m-Metrano” “Va bene Metrano” disse Telica ” Ti porteremo via e ti cureremo”

Metrano giaceva riverso sul tavolo della bottega di Gaumata, fasciato ed addormentato. Nessuno dei quattro, Telica Guamata Defendente e Flavio si capacitava di come fosse sopravvissuto in quei tre giorni di viaggio che separavano Cirta dal luogo dove l’ex legionario gli aveva salvato la vita. Gaumata aveva provveduto ad estrarre unguenti dalle spezie mentre Flavio lo steccava energicamente. Il fanciullo aveva urlato ma era salvo, sarebbe sopravvissuto. Almeno finchè non lo avessero trovato i romani. Defendente era ripartito per Madaura a trasportare l’Apostolo Paolo e Flavio aveva promesso di vegliarlo. Era lì: mentre Gaumata vendenva spezie lui, nel retrobottega, lo accudiva. In quel momento scese Telica e lo salutò. Sin dai tempi della fuga dalla pattuglia, fra Flavio e Telica si era instaurata una sincera amicizia senza alcuna malizia e tale purezza era stata aumentata dal fidanzamento di lei con l’amico Defendente :” Lo stai sorvegliando” scherzò lei “A vista, come fosse il mio comandante” rispose il soldato. La ragazza sorrise ed uscì dal retrobottega :”Prendila!” udì una voce improvvisa “Flavio, prendila” si guardò attorno “Chi sei? Esci allo scoperto!” mise mano alla spada. Guardò a destra e vide un otre appeso :”È vino, prendilo!” una figura incappucciata uscì dal retro, dove si trovavano delle spezie. Flavio sbiancò e , dando le spalle alla figura, inizò a pregare in ginocchio “Bevi e vai da Telica. Lei è sola. Ha bisogno di compagnia” “Sub tuum praesidium confugimus ” “Non vuoi?” l’incappucciato parve deluso “Perchè sai che non vali niente, che sei una nullità e che non ti accetterebbe. Ora bevi, nullità!” l’otre era ai piedi di Flavio ora “Sancta Dei Genetrix”. Il Decaduto ringhiò e Flavio vide la sua mano che stava per artigliare la sua spalla venire fermata da un altra mano. Una mano femminile. Flavio, sempre in ginocchio, alzò lo sguardo a destra dietro di lui e vide una donna bellissima col velo che teneva la mano del losco figuro stritolandola. Alla sua destra, un giovanotto bellissimo con la lorica hamata e lo sguardo severo. L’incappucciato ringhiò, la donna mollò infine la presa e lui scomparve. Scomparve anche la donna. Rimase il ragazzo biondo e severissimo che gli sorrise. Flavio chiuse gli occhi e quando gli riaprì era tutto finito.

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