L’eccentrico monsignore e l’aristocratico snob: quanto di Robert Hugh Benson vi è nell’opera di Evelyn Waugh

di Luca Fumagalli

Oltre ad essere due dei nomi più importanti del catholic literary revival in Gran Bretagna, monsignor Robert Hugh Benson (1871-1914) – autore del celebre Il padrone del mondo – ed Evelyn Waugh (1903-1966) sembrano avere poco o nulla in comune. Del resto appartengono a due periodi molto diversi: mentre il primo era impegnato con le sue doti di predicatore e romanziere a diffondere quel messaggio cattolico che aveva ritrovato diritto di cittadinanza in Inghilterra solo pochi decenni prima, Waugh si situa con la sua opera – in particolare col meraviglioso Ritorno a Brideshead, secondo Jospeh Pearce il romanzo cattolico del secolo – in un’epoca per così dire di consolidamento, successiva a quella dei Chesterton e dei Belloc, dove la Chiesa di Roma godeva ormai di una solida reputazione anche in ambito culturale (sebbene i problemi non mancassero, da ultimo quel Concilio Vaticano II che trovò proprio in Waugh uno dei suoi più fieri oppositori).

Inoltre Benson scrisse libri di taglio storico e strane fantasticherie dal sapore parabolico che, almeno in apparenza, paiono avere poco a che spartire con i lavori di Waugh, satirici fino al midollo, tutti invariabilmente attraversati dalla nostalgia per una bellezza e una verità che non trovano più spazio nel mondo moderno.

Eppure tra la bibliografia dei due esistono diversi quanto insospettabili punti di contatto: tra i vari contributi sull’argomento spiccano per chiarezza e vastità del campo d’indagine il saggio di Greaney, So Much Generosity (2013) – dedicato alla narrativa di Wiseman, Newman e Benson – e l’articolo di Martin apparso sul numero 37 di «Notes and Queries» (1990), intitolato semplicemente Robert Hugh Benson ed Evelyn Waugh. Pure Waugh dedicò al monsignore un interessante scritto posto a mo’ di prefazione all’edizione americana del 1956 de La storia dell’eremita Richard Raynal che rivela la profonda influenza che questi esercitò su di lui.

Prima che del romanziere, Waugh si mostra innanzitutto un estimatore di Benson in quanto uomo e sacerdote: sebbene lo definì “esotico” – un’etichetta non fuori luogo se si considera come il monsignore, una meteora del cattolicesimo inglese, riuscì a godere in poco tempo di una vastissima eco impensabile solo pochi anni prima –, ai suoi occhi Benson era solo «superficialmente un esteta, e la Chiesa cattolica lo stuzzicò poco dal punto di vista estetico […]. Quello che lui cercò e trovò nella Chiesa era l’autorità e la cattolicità». Ancora: «Lavorava senza pensare al dopo, come se il Giorno del Giudizio fosse imminente, attingendo ampiamente da tutti i suoi talenti per portare quante più anime possibile tra i suoi immediati vicini al loro vero fine in Dio». Netto allo stesso modo è il giudizio su Baron Corvo, un oscuro letterato con cui il monsignore intraprese una sfortunata collaborazione editoriale: «Quell’uomo era certamente folle, cattivo e pericoloso. Ci vollero tre anni perché Benson se ne accorgesse».

Dal punto di vista puramente letterario le influenze e le contaminazioni si sprecano.

Se, ad esempio, la tata di Valentine Medd in The Sentimentalists (1906) ricorda da vicino la balia dei Flyte in Ritorno a Brideshead (1945), il cupo romanzo A Winnowing (1910), anticipa per molti aspetti l’humor nero de Il caro estinto (1948). Sempre in The Sentimentalists, con la figura di Mr. Rolls e la grande dimora di Oxburgh Hall – dove si aiutano ex preti, attrici fallite e tutti coloro che hanno commesso gravi sbagli a ritrovare un senso nella loro esistenza – Benson preparò il terreno per Waugh, il quale avrebbe usato un simile entusiasmo per l’aristocrazia cattolica e le loro case come ispirazione per Ritorno a Brideshead. Anche per quanto riguarda il filone escatologico, distopico o utopico che sia, i racconti di Waugh Amore tra le rovine (1953) e Nell’inconscio (1933) vantano diverse analogie rispettivamente con Il padrone del mondo (1907) e L’alba di tutto (1911) – in quest’ultimo caso specialmente nell’espediente del viaggio nel tempo. Infine pare che lo stesso Waugh tornò sui romanzi storici di Benson prima di scrivere il proprio libro sul santo e martire inglese Edmund Campion (1935), e che le opere d’ambientazione edoardiana del monsignore abbiano avuto il merito di ravvivare la sua fiamma satirica.

La letteratura da sempre vive di commerci di idee che fecondano ingegni e danno luogo a capolavori capaci di segnare un’epoca. In tal senso il caso di mons. Robert Hugh Benson e di Evelyn Waugh è illuminante, ma si tratta solo uno dei numerosi esempi che caratterizzano l’affascinante mondo del catholic literary revival britannico, una vera e propria miniera spirituale da cui vale sempre la pena attingere.

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