[PODCAST] Conversazioni con Mattia Spaggiari (quarta parte)


In esclusiva la registrazione audio della 534°

conferenza di formazione militante,

tenuta il 13 marzo 2019

a cura della Comunità Antagonista Padana

dell’Università Cattolica del Sacro Cuore:

parla Mattia Spaggiari, introdotto da Piergiorgio Seveso



Un commento a "[PODCAST] Conversazioni con Mattia Spaggiari (quarta parte)"

  1. #Mattia Spaggiari   21 Marzo 2019 at 10:49 am

    Ho dimenticato di commentare l’ultima parte del passo citato: Cecilio dà voce alla teoria –assolutamente tradizionale e condivisa – secondo cui il successo geopolitico dell’Impero Romano fosse derivato dalla singolare pietà dei Quiriti; e dunque venerare tutti gli dei dei popoli vinti sarebbe stato un modo per propiziarsi la pace ed il dominio sui loro territorî. È allora facile capire donde provenga l’accusa rivolta ai cristiani – all’“empietà” di questa nuova religione – dopo il sacco di Alarico del 410, l’accusa cioè secondo cui sarebbe stata loro la colpa della rovina dell’Impero! E proprio per controbattere a tale accusa che, com’è noto, Sant’Agostino compose il suo capolavoro, il “De Civitate Dei”, relativizzando in nome dell’esclusività del Cristianesimo l’esclusività dello Stato Romano, che ancora ad Orosio pareva l’unico possibile ricettacolo della Vera Fede. Ma prima di lui, già Sant’Ambrogio aveva detto che non grazie agli dei pagani, ma solo per la loro virtù militare, i Romani avevano conquistato il mondo, criticando così l’appiattimento mondano della religione proprio di Roma e, pur senza negare la Provvidenzialità del Suo intervento sulla terra, restituendo a Dio quel che è di Dio – giacché “Cesare” è sempre tanto lesto a prendersi il suo, che non è mai necessario sforzarsi di restituirglielo.

    Vorrei poi fare una precisazione riguardo ai Padri: quando ho detto che non vanno considerati assolutamente, intendevo semplicemente dire non che non siano un’autorità vincolante – e lo sono –, ma che al “Sola Scriptura” protestante i cattolici non hanno risposto col “Sola Traditio” ma con il binomio “Scriptura et Traditio”. Dunque di fronte all’evidenza di certi concetti emersi dagli studî scritturistici successivi all’epoca dei Padri, così come di fronte ai normali approfondimenti teologici e magisteriali che ci sono stati nel corso dei duemila anni di storia della Chiesa, è pagano oltre che stupido chiudere gli occhi e far finta di non vedere. Quante volte ho visto traduzioni della Bibbia che Ne storpiavano il Testo per piegarlo all’interpretazione di questo o quel Padre o Dottore della Chiesa! Ed il peggio è che oggi si tende a fare lo stesso per giustificare il Modernismo! Ci vuole onestà intellettuale: perché aver paura della verità? Temiamo forse che sollevandone il velo potremo trovare qualcosa che contraddica la nostra Fede? No, perché la differenza tra il Cattolicesimo e le altre religioni sta proprio qui: più si va a fondo nella ricerca, più la Verità Cattolica ne esce confortata. Si tratta piuttosto di ricondurre la nostra ricerca nell’alveo della Tradizione, di ragionare sulla scorta di essa, non di falsare in nome di essa l’oggetto dell’indagine.

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