[RACCONTO DEVOTO] La palma di Lambaesis (diciassettesima parte)

Prima parte: https://www.radiospada.org/2018/10/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-prima-parte/

Seconda parte: https://www.radiospada.org/2018/10/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-seconda-parte/

Terza parte: https://www.radiospada.org/2018/10/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-terza-parte/

Quarta parte: https://www.radiospada.org/2018/10/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-quarta-parte/

Quinta parte: https://www.radiospada.org/2018/11/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-quinta-parte/

Sesta parte: https://www.radiospada.org/2018/11/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-sesta-parte/

Settima parte: https://www.radiospada.org/2018/11/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-settima-parte/

Ottava parte: https://www.radiospada.org/2018/11/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-ottava-parte

Nona parte: https://www.radiospada.org/2018/12/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-nona-parte/

Decima parte: https://www.radiospada.org/2018/12/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-decima-parte/

Undicesima parte: https://www.radiospada.org/2018/12/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-undicesima-parte/

Dodicesima parte: https://www.radiospada.org/2019/01/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-dodicesima-parte/

Tredicesima parte: https://www.radiospada.org/2019/01/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-tredicesima-parte/    

Quattordicesima parte: https://www.radiospada.org/2019/02/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-quattordicesima-parte/

Quindicesima parte: https://www.radiospada.org/2019/02/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-quindicesima-parte/

Sedicesima parte: https://www.radiospada.org/2019/02/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-sedicesima-parte/

di Charlie Banyangumuka

Cap XVI “La cattura”

maggio del 306

Viaggi su viaggi. La vita di Defendente era per due terzi occupata dalle attenzioni a Telica e per un terzo dai viaggi per portare le Sacre Scritture laddove ce ne fosse bisogno. Uno trascriveva, l’altro portava, funzionava più o meno così. In quei dieci mesi era successo di tutto: Defendente era stato quasi catturato, il vescovo Silvano era succeduto a Paolo, sua moglie aveva partorito e Gaumata era stato condannato ai lavori forzati e spedito nell’Idurar a scavare ferro. Aveva assistito al suo processo durante il quale il persiano si era limitato a pregare e sorridere. Cinque mesi dopo non si sapeva se fosse vivo o morto. Ora Defendente doveva difendere la vita di Telica, Metrano e del piccolo Donaziano, suo figlio. Non appena Telica lo aveva partorito, e la nutrice ripulito, lo aveva stretto forte a sè ed innalzato al cielo, come immaginava avesse fatto suo padre Mauro con lui. Pensò a tutte queste cose mentre cavalcava verso Sigus a portare le lettere del Beato Pietro. La persecuzione si era fatta feroce negli ultimi mesi e la Numidia era illuminata dalla Fede e dai roghi dei martiri. Il ragazzo rallentò e guardò ai lati della via dov’erano poste una decina di croci. Rabbrividì vedendo al collo dei condannati un titulus con la scritta “Christianus” bene in vista. Spronò la cavalcatura a ripartire: ormai Sigus era vicina.

La piccola cittadina di Sigus ospitava una nutrita comunità cristiana ma, come tutte, era sottoposta alla dura prova della persecuzione. Anche lì, come in ogni angolo della Numidia, servivano testi sacri e anche lì coloro che li trasportavano, eroi silenziosi che nessuno conosceva, erano preziosi. Arrivò al mercato dove avrebbe dovuto cercare una figura incappucciata :”Sei tu Defendente?” il ragazzo si voltò e vide un uomo col volto coperto dal cappuccio e col saio di lana grezza “Sei tu quello a cui devo consegnare il <vaso>?” disse usando un termine evasivo “È bello rivederti dopo tutti questi anni” si levò il cappuccio.  Inizialmente non venne riconosciuto ma poi la mente tornò indietro, alle lontane rupi di Lambaesis :”Giuba!” non riusciva a crederci “Com’è possibile che tu sia ancora vivo?” “Ebbi paura, fui codardo”

Lambaesis, anni prima

:”Bene ora che Flavio e Defendente sono fuggiti, prepariamoci” Galerio guardò Ambusto con assenso e soddisfazione: Il Mare si sarebbe presentato presto al Maestro :” Giuba? Stai bene?” Afro notò l’amico, scosso e sudato :” Ho paura” “Paura?” Macrone lo guardò incredulo “tra poco saremo nella Gloria di Dio e..” “Ho paura punto e basta! Non ci posso fare niente” urlò sconsolato Giuba “Vi prego… fatemi fuggire” “Stai scherzando vero?” Antonio lo canzonò “Ormai ci siamo e tu vuoi andartene sul più bello?” “Buttatemi nelle fogne, tanto sono qua vicino” Ambusto sospirò e diede l’ordine a Macrone e Galerio di buttarlo nella cloaca. Rimase lì due giorni, due giorni a piangere. A peggiorare le cose, come se già vermi e scorpioni non fossero abbastanza, vennero lanciati diversi cadaveri nella fogna; uno di questi era quello di Macrone che aveva uno squarcio sulla gola. La puzza e il verme si unirono alla consapevolezza del tradimento, al dolore dell’apostasia.

:”Compresi quel giorno cosa subiscono i dannati” commentò Giuba “passai i successivi mesi a vagare e pregare nei deserti della Getulia finchè non giunsi a Sigus” indicò la cittadina “il vescovo Silvano, che mi assolse, mi diede in penitenza il trasporto delle Sacre Scritture”. I due si diressero verso la casa di Giuba, poco distante da lì. Una donna li accolse e porse loro una bacinella d’acqua per lavarsi le mani :”La mia serva, Vera” Giuba gli fece cenno di sedersi ad un tavolo dov’erano state appoggiate focacce e pezzi di carne “Da quanto tempo lavori?” chiese il padrone di casa versandogli del vino ” Un anno e mezzo” “E ti hanno mai catturato?” “Solo una volta ci sono andato vicino ma nulla più” rispose Defendente ripulendosi la bocca dal sugo. Mangiarono all’incirca per un’ora abbondante finchè Defendente si alzò e, dopo aver consegnato la lettera di Pietro e  l’evangeliario, si diresse verso il suo cavallo. Salutò Giuba, lasciò Sigus passando per una via secondaria finchè per caso, voltandosi, notò una pattuglia di cavalieri sulla strada. Non ci fece caso e, raggiunta una fonte, fece abbeverare il cavallo, esausto per il lungo viaggio. Si accorse, infine,del fatto che la pattuglia, composta da dieci uomini, stava immobile dietro di lui. Si mosse quello che sembrava il Decurio :”Ave civis” “Ave” “Sei un viator?” “Certamente” rispose Defendente sciacquandosi. Era pronto a mettere mano alla spada; non era giorno per farsi catturare. Guardò nervosamente l’ufficiale e si sciacquò di nuovo :”Sei un cristiano pr caso?”. Per un istante, tutto parve fermarsi, anche l’aria :”Sì” rispose il ragazzo e riprese a sciacquarsi “Da dove vieni?” “Cirta” rispose ancora “Seguici, ti ci portiamo noi” concluse il Decurio scatenando l’ilarità generale. Stava per estrarre la spatha quando ripensò alle Sue Parole “Ben altre battaglie ti attendono e molto dure”. Sorrise, consegnò la spada all’ufficiale e montò a cavallo. Destinazione, le prigioni di Cirta. Guardò il cielo e pensò a quel Padre d’Amore che di lassù governava: era giunto il suo momento? Si ricordò di quando aveva fatto visita al sepolcro paterno. Sorrise, ringraziando Dio. E si preparò al peggio.

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