[RACCONTO DEVOTO] La palma di Lambaesis (Diciottesima parte)

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Seconda parte: https://www.radiospada.org/2018/10/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-seconda-parte/

Terza parte: https://www.radiospada.org/2018/10/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-terza-parte/

Quarta parte: https://www.radiospada.org/2018/10/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-quarta-parte/

Quinta parte: https://www.radiospada.org/2018/11/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-quinta-parte/

Sesta parte: https://www.radiospada.org/2018/11/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-sesta-parte/

Settima parte: https://www.radiospada.org/2018/11/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-settima-parte/

Ottava parte: https://www.radiospada.org/2018/11/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-ottava-parte

Nona parte: https://www.radiospada.org/2018/12/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-nona-parte/

Decima parte: https://www.radiospada.org/2018/12/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-decima-parte/

Undicesima parte: https://www.radiospada.org/2018/12/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-undicesima-parte/

Dodicesima parte: https://www.radiospada.org/2019/01/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-dodicesima-parte/

Tredicesima parte: https://www.radiospada.org/2019/01/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-tredicesima-parte/    

Quattordicesima parte: https://www.radiospada.org/2019/02/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-quattordicesima-parte/

Quindicesima parte: https://www.radiospada.org/2019/02/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-quindicesima-parte/

Sedicesima parte: https://www.radiospada.org/2019/02/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-sedicesima-parte/

Diciassettesima parte: https://www.radiospada.org/2019/03/racconto-devoto-la-palma-di-lambaesis-diciassettesima-parte/

di Charlie Banyangumuka

Cap XVII “La lunga prigionia”

La schiena doleva terribilmente; dopo aver confermato la sua Fede era stato condannato dal Praefectus di Cirta ad una sommaria flagellazione. Convinto che un po’ di nerbate e la prigionia avrebbero fatto rinsavire il ventidueene cristiano, il Praefectus lo aveva messo in ceppi in una cella da dove si udivano le urla dei suppliziati e la puzza della carne in putrefazione. Le stesse esalazioni che aveva sentito a Cartagine e a Caesarea; questa volta, però, toccava a lui. La scelta era semplice e prevedeva o una formula di apostasia, seguita dalla consegna delle Sacre Scritture, o a mesi di torture finchè non fosse giunta l’esecuzione. Sebbene umanamente spaventosa, la seconda via era quella che doveva praticare per non mentire a sè stesso. Guardò le sue mani e a fatica appoggiò la schiena martoriata contro la parete fredda ed umida. La cella si aprì ed un prigioniero fu sospinto all’interno. Defendente lo riconobbe subito :”Flavio?” “In carne ed ossa!” Il ragazzo sis tupì di come avessero catturato anche lui “Stanno battendo la città, ci stanno arrestando a centinaia” un solo pensiero passò per la testa del ragazzo “Tranquillo” lo confortò l’amico “lei è al sicuro. Era al mercato con Donaziano e Metrano quando hanno perquisito la bottega e si è salvata”. La cella si aprì nuovamente “Prendete il più giovane” disse una guardia.

Ancora dolore, quel devastante dolore. Le braccia erano andate. Urlò,sentendo strapparsi anche i muscoli delle gambe. L’eculeo stava funzionando: quell’infernale strumento con il quale lo stavano massacrando funzionava:” Basta così” sentenzio il Praefectus “Allora giovanotto. Ce la sciogliamo la lingua?” Defendente vide che alcuni carcerieri stavano arroventando piccoli uncini di ferro :”Sei cristiano giusto?” “Sì lo sono” urlò “Tu trasporti le Sacre Scritture?” “Sì” “Ora dimmi, dove li tenete nascosti? Chi sono i tuoi complici?” “Questo” Defendente accennò ad una risata “questo non ti è dato saperlo”. Furioso, il Praefectus ordinò che lo straziassero con gli uncini. Il ragazzo si preparò al peggio mentre si sentì nell’aria il rumore stridente del metallo a contatto con la sua pelle. Guardò e vide i suoi carnefici confusi e spaventati :”È impossibile” “Non sente il dolore!” “Silenzio voi!” urlò il magistrato e ordinò di rimettere in funzione l’eculeo che straziò nuovamente le carni del ragazzo. Anche questa volta gridò di dolore :”Sciogliti la lingua!” esclamò esasperato il crudele magistrato. Inutilmente. Defendente pregava e offriva, null’altro che urla e preghiere uscivano dalla sua bocca “Slegatelo e riportatelo in cella! Chissà che nel marciume non si ammorbidisca”. Due lo slegarono e lo trasportarono, uno per i piedi e uno per il torace,, fino alla cella dove lo adagiarono. Una volta che le altre guardie del Praefectus furono andate, uno dei due soldati prese la borraccia che teneva a tracolla e, mentre l’altro faceva da palo, gli diede da bere :”Fratello” gli disse porgendogli l’acqua “tu fungi da radice per la nostra fragile Fede!” “Dio ti benedica” mormorò a bassa voce Defendente e bevve pochi sorsi “Terenzio, arrivano con l’altro prigioniero!” Fu allora che Defendente si rese conto che Flavio non c’era: si voltò verso l’ingresso dove altri due stavani portando il corpo svenuto di Flavio. Si sparse un odore acre di carne bruciata e fu subito chiaro il motivo dello svenimento. I due guardiani fecero la medesima procedura con il nuovo detenuto, anche se fu più difficile visto che era privo di sensi.

Due settimane dopo

La cella si aprì e quattro guardie prelevarono Flavio e Defendente. Il ragazzò ripensò agli avvenimenti delle ultime settimane. Telica era giunta diverse volte a trovarlo, spesso portando cibo, vino ed eucarestia. Era stato interrogato anche in maniera subdola, facendolo mangiare, bere e mostrandogli quali ricchezze avrebbe ottenuto se avesse parlato ma nulla da fare, non aveva aperto bocca. Flavio era stato un ottimo compagno di cella. Ripensò anche alla sera precedente quando il Maestro, accompagnato da Sua Madre, entrambi avvolti nella luce,avevano rassicurato entrambi i prigionieri. Un pensiero lo spese anche per Terenzio e Rogaziano, le due guardie che puntualmente, dopo ogni supplizio, li dissetavano e sfamavano. Furono trasportati al cospetto del Praefectus alla sinistra del quale stava un sacerdote: “La vostra condanna è già scritta, devo solo siglarla ma vi do un’ultima possibilità” fece cenno con la mano a Defendente che si avvicinò :”Se mi consegni questa coppa di vino” disse il magistrato “io la porgerò al sacerdote che la offrirà agli dei”. Il ragazzo non si mosse “Puoi venerare sia il tuo Dio che i nostri dei” “I vostri dei” commentò Defendente “non sono altro che angeli caduti che il mio Dio cacciò dal cielo. Non dei ma demoni, non divini ma creature. Se li adorerete” alzò lo sguardo verso il sacerdote “perirete fra le fiamme dell’inferno”. Il praefectus lo mandò via e fece avanzare Flavio :”Non sarai così folle come il tuo amico, vero?” e gli porse la coppa. Flavio la rigirò nelle sue mani, evitando di far cadere del vino “Avrei voluto essere un sacerdote. Sacerdote dell’Unico Vero Dio” sorrise “Nessuno, eccetto i sacerdoti può toccare il Corpo ed il Sangue di Cristo. Non ho avuto tale privilegio” sorrise ancora e, nello stupore generale, scagliò la coppa contro il muro :”Guai a voi che adorate falsi dei!” urlò “Davanti all’Onnipotente gli idoli valgono come le macchie sul muro!” fu preso a calci e ricondotto a lato di Defendente “Siete condannati al Summum Supplicium che verrà inferto mediante crocifissione.”

Poche ore dopo

Defendente e Flavio non avevano fatto che pregare incessantemente nelle ultime oreera sorveglianza, si erano aggiunti anche Terenzio e Rogaziano, ormai frequentatori abituali della loro cella. Anche in quel momento stavano pregando quando la porta si aprì :”Visite ragazzi” annunciò festante Terenzio e fece il suo ingresso Telica, bellissima e con in braccio il bambino :” Il mio piccolo Donaziano!” Defendente lo prese in braccio e lo strinse forte. Guardò con immenso amore Telica sorridendo e la baciò :” Ti ho portato l’Eucaristia, marito mio. Anche a te Flavio”. Tutti si misero in ginocchio e, dopo aver recitato il Patern Noster, Telica prese due panni bianchissimi e li porse ai due carcerati che,con reverenza, li aprirono. In seguito, avvicinarono alla bocca il Corpo,lo mangiarono senza usare le mani, e lo deglutirono. Dopo altri momenti di preghiera, tutti si rialzarono: “Vi ho portato anche dell’altro cibo” dalla saccoccia estrasse tre focacce all’olio e le porse al marito “Quanto sei bello” gli disse “Così logoro e sanguinante non credo” “Non vi è persona più bella di colei che compie nella sua carne i patimenti del Cristo” rispose lei stringendo mentre Terenzio e Rogaziano giocavano col piccolo Donaziano :”Sì grazie” disse scherzoso Flavio “per me nulla vero?” “Invece ho pensato anche a te, mio grande e fedele amico” mise mano ancora alla saccoccia tirando fuori due salsicce cotte “Sono mesi che non le mangio!” esclamò tutto contento. Quando venne il momento di mangiare,divisero il loro pasto anche con le due guardie in segno di gratitudine “Quando vi uccidono?” domandò Telica “Domani, a quanto ho capito” Flavio fu vago “Sì, è domani” confermò Terenzio, ormai affezionato al piccolo Donaziano :”Voglio fare un’ultima cosa prima di morire, una cosa necessaria” Defendente guardò Rogaziano “Amico, cerca di procurarmi sgabello e pergamena”.

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